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MARINO FUORI, A ROMA VINCE MAFIA CAPITALE (di Stefano Olivieri)


Per farlo fuori alla fine si sono uniti tutti. Da Il Fatto Quotidiano: “Ventisei consiglieri hanno depositato le proprie dimissioni dall’Assemblea capitolina decretando la decadenza di giunta e consiglio. Con i 19 esponenti del Pd hanno rimesso il mandato altri 7 consiglieri, di cui due della maggioranza (Centro democratico e Lista civica Marino) e 5 dell’opposizione. Tra questi ultimi anche due della Lista Marchini, Alfio Marchini compreso, due della lista di Fitto Conservatori riformisti, uno del Pdl.”


Come Cesare fu colpito alle spalle, coperto dal suo mantello dagli assalitori affinchè il suo sguardo non potesse incrociare quello dei suoi assassini, così a Roma gli assessori comandati da Renzi hanno preferito dimettersi e mescolarsi ai consiglieri di destra pur di non affrontare in aula il confronto con il sindaco dimissionario. Perché i romani, gli italiani tutti non possano vedere quanto il PD, il suo PD è ormai distante dall’etica della politica professata da Marino e apprezzata da quel 64% di elettori romani che lo elessero sindaco.

Marino però esce a testa alta e il re, travicello, invece è nudo. L’ombra del malaffare incombe sul suo partito che non ha saputo, o forse non ha voluto, selezionare al suo interno e poi controllare le persone giuste che all’indomani della giunta di Alemanno potessero ripulire l’amministrazione comunale, infettata dal malaffare. C’è voluta l’inchiesta giudiziaria su Mafia capitale per mettere a nudo il re e la sua triste corte, quella che lucrava sui più indifesi come i migranti e i disabili, quella degli Odevaine e dei Buzzi che facevano soldi e mortificavano questa grande bella città e i suoi inconsapevoli cittadini. Il PD non è stato estraneo e a poco serve oggi dire che i cattivi sono stati cacciati, che il bubbone è stato espulso. Perché, insieme e in testa ai cattivi, Renzi ha voluto cacciare l’unico onesto che mafia capitale, per ammissione dei suoi stessi capi, non è riuscita a corrompere. L’unico alieno, l’unico “marziano” che questo PD ormai diventato ben altro che un partito democratico, non è più in grado di riconoscere non da oggi, ma dalla data della discesa in capo di Marino, che vinse il Campidoglio utilizzando una sua lista civica, perché già allora erano marcate le differenze di programma, di vedute, di idea della politica fra Ignazio Marino e il suo partito di appartenenza.

Il sogno di Marino si infrange qui e già si sente rumore di forchette e di ganasce pronte al banchetto. Ma non si fermerà la rabbia e la voglia di pulizia dei suoi sostenitori.
Renzi dice : “E adesso tutti al lavoro!” Non dubiti, presidente, che ci metteremo subito in movimento. Sappia il prossimo sindaco e i suoi assessori che conteremo le pulci a tutti, con meticolosità e senza timore, e non faremo sconti a nessuno. Da oggi ogni uomo e ogni donna eletta del PD e i suoi parenti e affini, fosse anche il padre del premier, saranno passati al setaccio perché quando è troppo è troppo, e davvero non se ne può più.


Il dado è tratto e il nostro esercito è povero di armi ma ricco, strabordante di gente onesta e di buona volontà. Sapremo resistere e sapremo vincere. Caro Ignazio Marino, con il tuo candore e la tua naturale inadeguatezza al malaffare, ci hai indicato la strada che seguiremo. Se lo vorrai la percorreremo insieme.

Grazie.

Stefano OLivieri
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Pubblicato il 30/10/2015 alle 22.33 nella rubrica Ambiente.

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