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Il guado di Maurizio (di Stefano Olivieri)


Sono in tanti a dare delle gran pacche sulle spalle a Landini, in questi giorni. Di simpatia e di incoraggiamento, anche di stimolo affinché esca fuori dal guscio della proposta e spieghi una volta per tutte la sua proposta politica, come e quando, e con chi, potrebbe trasformarsi in formazione a tutti gli effetti, e diventare riferimento elettorale per quell’universo variegato, a lui vicino, che Landini afferma essere, attualmente, più numeroso e performante del popolo renziano.

Quanto questo accadimento debba necessariamente coincidere con una scissione del partito democratico sono in tanti a dirlo. Nel far due conti, però, il contributo che potrebbe fornire la minoranza pd al progetto di Landini è, allo stato, non determinante. D’Alema, Bersani, Damiano e Cuperlo, infatti, malgrado i toni accesi degli ultimi scambi di cortesie con il premier, non paiono ancora del tutto convinti a fare un passo così impegnativo. Anche perché sono politici abituati a essere protagonisti e nella nuova primavera di Maurizio Landini potrebbero essere costretti in nun ruolo da comprimari, almeno in un primo momento.
C’è poi il popolo di SEL, accreditato comunque di un 4% che rappresenta appena un decimo del PD misurato alle ultime elezioni europee. Ben più determinante potrebbe essere l’apporto del popolo dei delusi che da anni hanno rinunciato a votare. Su questo fronte Landini può e deve lavorare con coraggio, anche perché il suo messaggio è esattamente rivolto ai tanti che hanno smesso di partecipare all’impegno politico da quando nessuno ha più richiesto loro di esprimersi su temi strategici quanto dimenticati.
Ne elenco quattro, per sintesi. Il lavoro e la scuola. Appiattendosi sulla riforma Fornero con il Jobs act Renzi ha gettato di fatto le basi per la creazione di una nuova manovalanza a basso costo con cui le imprese italiane e straniere, a suo dire, potrebbero ricostruire il pil italiano E l’uscita di Poletti con l’ipotesi degli stages di lavoro estivo per gli studenti, accredita ancora di più questa ipotesi.
Poi c’è la casa e la sanità pubblica. Due temi che sembrano scomparsi dal dibattito, eppure sono pesantissimi. L’impoverimento di salari e pensioni determina oggi enormi problemi anche dal punto di vista abitativo, atteso il fatto che di edilizia popolare non si parla più da decenni a livello nazionale come locale, anche a causa dei tagli della spending review. Per ciò che riguarda la sanità la situazione è ancora più drammatica, sono sempre pi i cittadini italiani che rinunciano a curarsi (e non parliamo neanche di medicina preventiva…) perché non ne hanno i mezzi.
Di tutto questo si dovrebbe tornare a parlare, e ancor prima si dovrebbe manifestare per ricordare all’esecutivo quali siano i problemi del paese reale. Servirebbe un risorgimento del movimentismo che alla fine degli anni novanta riempì le piazze di tutte le città italiane, e forse servirebbe anche un’idea, più robusta e pragmatica della semplice e un po’ grossolana ipotesi di coalizione sociale di Landini, di una nuova “Italia che vogliamo” sulla falsariga di quella che lanciò Romano Prodi, e che poi diventò l’Ulivo.
Ecco, servirebbe che tornasse quell’Ulivo lì, magari insevatichito dalle troppe ristrettezze ma vitale e ben distribuito su tutto il territorio nazionale. Vorrei proprio vedere se a quel punto Matteo Renzi parlerebbe ancora di “ennesima parata”.
Nessuno in Italia, potrei giurarci neanche Maurizio Landini, desidera lotte fratricide. C’è soltanto un gran bisogno di democrazia, e di conoscenza dei problemi da parte del paese, in particolare le fasce più deboli e indifese della popolazione. Se un leader, se un premier non riesce a percepire l’urgenza di uno scambio vero e disincantato con i suoi sostenitori, anche quando questo dovesse costargli l’aggiornamento della sua agenda di riforme, ebbene quest’uomo ha e avrà grandi problemi di governo, a partire dai prossimi mesi.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 29/3/2015 alle 9.50 nella rubrica Politica.

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