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Se chiude il Quirinale (di Stefano Olivieri)


Nella nuvola delle tag della chiacchiera politica c’è in questi giorni una vera mappata di retorica d’antan. Attorno a Mattarella appena un’istante dopo l’elezione è sorta un’aura di rispetto acritica, compatta e debordante come il blob, che accompagna il neo presidente della Repubblica ovunque vada proteggendolo dalle domande insidiose (tanto non risponde) e sanzionando preventivamente con occhiatacce e velate allusioni al reato di vilipendio del capo dello Stato chiunque si azzardi a fare la più innocente obiezione. Osservo oggi parole vecchie e scontate come garante, equidistanza, arbitro, tornare sulla bocca di quanti, nella casta politica italiana, appena due anni fa avevano spinto manu militari Napolitano a disfare i bagagli e restare al Quirinale, per poi inquadrarlo nel mirino di attacchi scriteriati e furibondi, quelli sì per davvero da denuncia per vilipendio.

Mattarella è politico navigato e ha mangiato la foglia. Ha precisato di non sentirsi padre della patria bensì un suo devoto figlio, ha accettato di buon grado la divisa da arbitro invitando da parte sua  i giocatori alla disciplina e si è ritirato sul Colle dopo aver dato di se, come unico segno veramente distintivo dei primi istanti del suo settennato, un silenzio così riservato da essere fuorviante.

Dal canto loro i cittadini attendevano che almeno il presidente della Repubblica riportasse al centro della scena le loro tante necessità. Hanno sperato fino all’ultimo nel colpo di scena ma il sorriso si è spento sulle loro labbra perché, dopo il breve discorso di insediamento, il nuovo presidente della Repubblica se ne è andato dimenticandosi del lavoro che non c’è per giovani e vecchi, delle numerose ingiustizie fiscali e sociali che turbano il nostro paese, del denaro che chissà come circola sempre allo stesso modo. C’è una saracinesca lunga migliaia di chilometri e calata sul futuro dei nostri ragazzi e lui non ne ha fatto cenno,  ha ritenuto però opportuno ricordare i marò in India e perfino il ragazzino ebreo ucciso nel 1982 da estremisti palestinesi di fronte alla sinagoga romana.

E vabbè, almeno Renzi è soddisfatto. Ha ricompattato il suo partito e ora porta al guinzaglio Berlusconi, che comunque il suo osso bello grosso l’ha ricevuto perché gli hanno già abbreviato la pena e anche messo in tasca una sostanziosa paghetta con la reintroduzione del decreto sul falso in bilancio, compresa quella parte del 3% di cui Renzi ( è mia quella manina…) aveva rivendicato la paternità. Tutto a posto dunque? Quasi, c’è solo il dettaglio di un paese che si ostina a non riconoscere i segnali di ripresa di cui tutte le tv parlano e continua a impoverirsi, forse per fare il gufo al presidente del Consiglio. I sondaggi danno un pil in ripresa addirittura al 2,5 % nel 2016, quasi un novello boom, ma per il momento in giro per l’Italia si fa la fame e circolano brutti pensieri, con buona pace del giovane premier e dei suoi giovani ministri.

Da domani si archivia il capitolo Quirinale e si torna alla solita vita, sempre meno spensierata. Io non so se Renzi abbia o no ricompattato il partito e se il centrodestra sia ancora in mano a Berlusconi o si stia accampando da Salvini, so per certo che l’ariaccia che tira in questi giorni nelle case delle famiglie italiane non è esclusivamente colpa del clima e ben presto la politica nel suo insieme, non solo il governo, sarà chiamata a testimoniare al paese se è davvero cresciuta e pronta a dare una mano per restituire diritti ai cittadini comuni e tutelare, stavolta senza giochetti di prestigio, una crescita comune dove non ci siano figli e figliastri, né vittime sacrificali.

Le chiacchiere, insomma, dopo la sbornia quirinalizia sono davvero finite e chi ha tela da tessere è opportuno che lo faccia adesso. Non c’è più tempo, neanche per la nascita di un Tzipras italico perché noi, dal punto di vista politico, siamo messi peggio, ma molto peggio della Grecia. E un Quirinale normalizzato e silenzioso - l'ombra di Prodi, l'unica scelta che avrebbe risarcito la democrazia italiana dello schiaffo perpetrato due anni fa dai 101 renziani, è ormai scomparsa all'orizzonte -  è il segnale inquietante di dove può andare la democrazia in questo nostro paese.

Stefano OLivieri

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Pubblicato il 4/2/2015 alle 8.35 nella rubrica Etica & dintorni.

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