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Fatelo, non ditelo (messaggio al governo) di Stefano Olivieri

 

Oggi è l’anniversario, 22 anni, della morte di Borsellino. Ma è anche il giorno dopo la morte dei quasi trecento passeggeri, più di ottanta bambini, dell’aereo asiatico abbattuto sui cieli ucraini da un missile russo. È poi il giorno dopo dell’ennesimo attacco di Israele sui cieli e per le strade di Gaza e infine, tornando all’Italia che i nostri giornali considerano l’ombelico del mondo, dell’assoluzione di Silvio Berlusconi sul caso Ruby.

Un mix di notizie fra loro inconciliabili finisce per diventare soporifero in un paese già addormentato dalla sua stessa rassegnazione a non cambiare. Il mondo intorno a noi, a due passi da noi considerata la vicinanza di Ucraina e Palestina, va in pezzi e tutto ciò produce ormai uno sdegno moderato, anomalo, fuorviante. Le prime pagine dei giornali sono occupate dalle analisi della rimonta di Silvio, dal suo rinnovato candore, dalla sua reiterata fiducia nella magistratura buona che lo assolve dai suoi peccatucci troppo privati per diventare materia processuale. Non c’è stata concussione, non c’è stato sesso con minori, non ci sono state le orge a pagamento nella casa del premier, nulla di nulla. Così il partito del premier, molto più vasto delle sue stesse tessere, risorge dalle ceneri e Brunetta chiede una commissione d’inchiesta e una lista di proscrizione dei cattivi.

Gli italiani, però, quasi non se ne sono accorti perché sono in guerra da mesi, da anni contro una crisi patologica che ha ormai colpito pesantemente anche il ceto medio. I senza casa, senza lavoro, senza prospettive sono più di un terzo del paese e anche se il nuovo premier Renzi è giovane e molto simpatico alla Merkel, sono sfiduciati verso il futuro. Non vedono ancora i furbi e gli evasori sufficientemente perseguiti dalla legge, non vedono spiragli da cui possa arrivare qualche euro in più alle famiglie, non vedono riforme tangibili e incassabili immediatamente da una popolazione ridotta allo stremo. I lavoratori dipendenti sono sempre più schiavi e malpagati mentre dall’altra parte gli imprenditori furbi continuano a evadere, i commercianti a non scontrinare come trent’anni fa più o meno, i padroni a evadere tasse e contributi.

Dov’è il colpo d’ala promesso, dov’è il riscatto etico, dov’è la pistola fumante di un partito maggioritario del 40, 8 % che ha dichiarato di volersi mettere alla testa del paese per portarlo fuori dalla palude? E perché la stampa continua a sbrodolare prime pagine su fatti e persone che non riguardano la carne viva del paese piuttosto che dare voce e visibilità ai tanti, troppi che ogni giorno finiscono inghiottiti dalla miseria e dalla disperazione?

Non è più tempo di chiacchiere ma di scelte. Raddrizzare il fisco, eliminare le spese non indispensabili e colpire l’evasione recuperando e redistribuendo quel reddito finito in poche mani, del tutto insensibili verso i guai comuni, questo occorre fare subito. Non ci facciamo nulla di un senato fantoccio, non ci facciamo niente degli F35 che neanche in USA fanno volare più, non ci facciamo nulla degli streaming. Basta. L’Italia da mille euro al mese non starà a guardare in silenzio e se non si vuole finire nel caos occorrono procedure d’emergenza da accollare a chi finora con questa crisi non solo non ci ha perso ma ci ha guadagnato, spudoratamente. Voi sapete, tutti ormai sanno, a chi ci si deve rivolgere. Fatelo, non ditelo.

Stefano OLivieri
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Pubblicato il 19/7/2014 alle 7.27 nella rubrica Politica.

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