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ATTENTA ITALIA (di Stefano Olivieri)

 

Attenta Italia. Se questa sia la protesta di autentici forconi proletari o piuttosto quella dei porconi che fino a ieri hanno addentato la parte debole del paese, non so dire. Troppa confusione in giro, troppa baruffa nell’aria. Ci sarebbero anche i sorconi aggrappati al sultano, ma questo è un altro discorso, non meno pericoloso, però.

Ho parlato spesso, in questi ultimi anni, dei mille fuochi che si andavano accendendo. Dalle fabbriche agli uffici, dalle aree metropolitane alle campagne. La gente non ce la fa più, e quando l’orizzonte si abbassa, quando la prospettiva certa è quella di un domani assai peggiore dell’oggi, chi già sta sul fondo del pozzo prende a salire, a mani nude, per riguadagnare la luce.

Se i mille fuochi diventeranno un milione sarà difficile sapere quando e come, dentro a quel falò, si sono imboscati i furbi. La democrazia è un esercizio quotidiano fatto di sintesi e di ragione, quando resta soltanto la sintesi esce fuori il peggio, il rifiuto di tutto e tutti e si finisce in mano al re travicello di turno.

Vorrei che ci fosse un sussulto di dignità in parlamento e smettessero tutti di guardarsi allo specchio. L’unica cosa decente da fare è varare una nuova legge elettorale che renda di nuovo il popolo sovrano nelle scelte, e subito dopo andare a votare.

Subito dopo, perché non c’è più tempo. La crisi corrode ormai i valori fondanti dello Stato democratico e nessun democratico può realmente desiderare uno stato di polizia. Ma le urla in piazza ormai questo portano, la richiesta della testa dei nemici, senza mezze misure. La tabula rasa, per ricominciare.

Non c’è tempo per le mezze bugie e le mezze verità. Non si varare una legge che elimina il finanziamento ai partiti dal 2017, chi non ha neanche un mese di autonomia si sente ancor più preso in giro. Così, per contro, non si può sbattere sul banco degli imputati Equitalia e condannarla all’impotenza, va invece preteso che Equitalia rivolti le tasche giuste, quelle che con la ctrisi si sono riempite a dismisura mentre gran parte del paese è ridotto alla fame vera.

I ricconi in Italia ci sono, e poco importa che non si vedano i loro soldi, blindati in Svizzera o alle Cayman. Si svuotino le carceri di quelli che han rubato alimentari al supermercato e le si riempiano di questi cinici furbacchioni che hanno azzannato per decenni il paese, e continuano a farlo. Non possono esistere mezze misure non ce ne facciamo niente degli sconti sui libri e sulle assicurazioni se i salari sono regolati da norme che premiano soltanto il padrone. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a considerare merce il lavoro, e il lavoratore vuoto a perdere. Alla fine l’incendio totale sarà inevitabile, e non ce ne sarà più per nessuno.

Legge elettorale, elezioni, patrimoniale vera per tutti i redditi non reinvestiti e carcere vero per gli evasori. Intanto per cominciare e restituire fiducia e speranza a un paese che non vuole più essere preso in giro. Fuori i mercanti e i santoni dal tempio della democrazia, torniamo a contare e torniamo a contarci, con le spalle dritte e la testa serena, perché ci sarà sempre qualche furbetto pronto a infiltrarsi. Renzi legga la lettera di Reichlin e mediti, questa è l’ora della verità. Il governo la smetta di essere ondivago e passi la mano, non vogliamo un nuovo ventennio e non ci tireremo indietro. Sappia, Letta, che la sinistra non ha ancora imbracciato i forconi, ma potrebbe decidere di farlo, prima o poi.

Stefano OLivieri
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Pubblicato il 14/12/2013 alle 9.30 nella rubrica Politica.

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