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Senza Berlusconi, perchè siamo un grande paese



C’è una domanda che sta dietro all’attesa dell’epilogo giudiziario di Berlusconi. Una domanda che prescinde dalla legge, dai mille calcoli dei milioni di euro che l’ex presidente del consiglio avrebbe evaso frodando il fisco. Una domanda che affiora ogni volta prepotente, perché va detto che in questi trent’anni e passa, politica a parte, il Berlusconi imprenditore d’assalto e il Berlusconi uomo non sono rimasti proprio tranquilli. Stiamo parlando di un uomo che fin dai tempi di Noemi Letizia si è accompagnato a minorenni, e che ha fatto del sesso mercenario non soltanto una sua evidentemente gradevole abitudine. Stiamo parlando di un uomo che con il suo esempio senza confronti e paragoni ha lentamente e inesorabilmente modificato l’habitus etico di una porzione cospicua del popolo italiano. Non solo dei ricchi ma anche e soprattutto della povera gente, che ha visto più e più volte in lui il sogno di un riscatto, il miliardario partito dal nulla, l’esempio da seguire fin dove si può, a partire dal quotidiano vivere.

E qui torniamo alla domanda, che poi è un dubbio grosso come un macigno, pericolosa perché schiettamente politica. Può andare in carcere un uomo che ancora oggi smuove e attira a se circa un terzo dell’elettorato?

Per rispondere, basterebbe rivoltarla, la domanda. Può un uomo potentissimo e influente modificare leggi e costumi di un intero popolo, così come se fossero i suoi vestiti? Può azzerare il giudizio popolare su di lui modificando leggi e sanzioni, così da restare sempre immacolato? Può asservire un intero partito e un esercito di parlamentari, quando non anche il governo, ai suoi bisogni e interessi personali?

La risposta è che fino ad oggi ha potuto farlo, più o meno indiscriminatamente. E quanto ciò abbia danneggiato il paese è di tutta evidenza. Abile come nessuno a farsi votare, Berlusconi è stato il più catastrofico presidente del consiglio dello Stato italiano, secondo, forse, al solo Mussolini.

Dunque oggi non c’è da attendere con il fiato sospeso, c’è piuttosto da vigilare affinché in queste ore la Corte Costituzionale possa agire al di sopra di veleni, pressioni, ingerenze. Da qualsiasi parte vengano, e comunque motivate.

Tutti sappiamo che Berlusconi è colpevole, perfino i suoi colonnelli lo sanno. Lo hanno sempre saputo, anzi, ed è per questo che si sono stretti a lui. Va annientato una volta per tutte questo stato nello Stato, va spogliata del suo potere arrogante e mafioso questa megacricca che ha devastato il paese. Con giustizia e senza pietà, perché senza pietà ha agito per trent’anni quest’uomo.

È giunta l’ora che paghi, e saldi il conto. E con lui la sua corte dei miracoli. Che vadano tutti, consegnando nella mani della giustizia privilegi e potestà acquisite all’ombra del loro capo.

Non ci sarà bisogno di sciogliere il PDL, imploderà da solo. Voglio sperare che gli altri partiti non vadano in cerca di saldi. Quella gente deve tornare a lavorare, se mai l’ha fatto. Deve imparare a sudarsi il pane come fa ogni giorno l’Italia che lavora.

Basta parassiti, caduto Berlusconi dovrebbe essere messo al bando il berlusconismo. Nei posti di lavoro, negli uffici, nelle case. Una rivoluzione, quest’ultima, che affiderei con fiducia alle donne italiane. Perché sono state loro per prime a esse colpite, danneggiate, umiliate. Saranno loro a mettere in riga i berluschini, fin da domani.

Niente guerra civile, niente tumulti, soltanto un po’ di pulizia, a testa alta. Senza Berlusconi, perché l’Italia è un grande paese.

Pubblicato il 31/7/2013 alle 20.10 nella rubrica Ambiente.

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