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IMUDAY di Stefano OLivieri


IMUDAY (di Stefano Olivieri)

Così il giorno è arrivato. Se non la fine del mondo, certamente la fine del conto in banca, delle tredicesime, degli ultimi risparmi scampati non alla pizza al ristorante ( e chi ci va più? Solo Berlusconi continua a vederli pieni) e tantomeno alle vacanze (termine che ha perso ogni significato), bensì alla spesa quotidiana, alla spesa per il pranzo che si dirotta verso acquisti meno dispendiosi, la carne bianca al posto di quella rossa, il giro dei supermercati a cercare l’offerta per l’olio e per l’acqua minerale. Io ho dovuto chiedere il piccolo prestito al lavoro per pagare il saldo IMU, e mi trascinerò le rate da restituire anche sulla prossima pensione, che è già stata alleggerita da quella falsa piagnona della Fornero. E se le regole non cambiano in fretta dovrò per forza passare, nel prossimo futuro,  alla disobbedienza civile.

L’IMUDAY rievoca le gabelle medievali, quelle che consentivano al principe di smorzare sul nascere qualsiasi velleità popolare affamando la gente e rendendola così più docile al sovrano. Si va in banca o alla posta con la morte nel cuore, fra ravvedimenti operosi e saldi le centinaia di euro diventano migliaia e vanno via, non le vedrai più. E la cosa che fa più male è che contemporaneamente, mentre lo Stato apprezza il tuo bene immobiliare rivalutandolo ai fini di un maggior prelievo fiscale, il mercato invece lo deprezza fino al cinquanta per cento e tu tornando a casa hai l’esatta sensazione di essere stato rapinato.

È qui che s’infila l’ultima strategia del nano da circo. Ora Berlusconi la vuole abolire l’IMU, dimenticando che è stato proprio il suo governo a vararla ( ma l’avevano furbescamente prevista per il 2014, a babbo morto, cioè a legislatura finita. Era il suo modo di avvelenare i pozzi durante la ritirata, di creare problemi a chi sarebbe venuto dopo, per poter contrattaccare al momento opportuno con una nuova, ennesima promessa. Ma le cose poi sono andate diversamente, la crisi si è mangiata l’Italia molto più in fretta e quando hanno cominciato a impallinare anche le sue aziende il cavaliere, all’improvviso, ha dimenticato tutto il suo patriottismo e si è fatto volentieri da parte. Ma quando è arrivato Monti l’ex premier ha fatto in modo che il suo elettorato di riferimento non avesse di che soffrire, e infatti niente patrimoniale, niente revisione delle aliquote fiscali e invece blocco dei contratti, blocco delle pensioni, revisione dell’articolo 18 con un mercato del lavoro già fatto a pezzi dalla legge Biagi. Monti è stato bravissimo, ha fatto esattamente ciò che Berlusconi non era riuscito a fare, ha dimostrato che l’Italia è capace di far fronte agli impegni europei ma ha omesso di dire che a pagare sono stati sempre gli stessi, i soliti noti.

Per questo adesso Monti deve andare via. Perché ha dimostrato, lui e i suoi ministri, di non sapere quale è il limite oltre il quale si può infierire sul popolo sovrano senza conseguenze. Il vero baratro nel quale potremmo cadere tutti, indistintamente, è l’insorgenza civile senza controllo, la disobbedienza rabbiosa dei ceti più malmessi economicamente, di tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici che hanno visto diminuire anno dopo anno il potere d’acquisto della busta paga, mentre la casta dei SUV continua a scorazzare impunita.

Ebbene, adesso si regoleranno tutti i conti. Il PD ha promesso le primarie anche per i parlamentari, ma non ha ancora spiegato come possa fare un cittadino comune a mettersi a disposizione, a candidarsi. Poiché nessuno ha la sveglia al collo, Bersani dovrebbe affrettarsi a spiegare, grazie. Perché lo vogliamo sul serio, quasta volta, un parlamento specchio del paese. Basta con le troie e i leccaculo sistemati in parlamento solo per compiacere i desideri del sovrano di turno, basta con le aule di senato e Camera trasformate in votifici , vogliamo un paese libero per noi e per i nostri figli, che sono costretti a guardare all’estero per poter lavorare. Abbiamo un meraviglioso paese, mortificato dai vandali che lo hanno governato ma ancora in grado di riprendersi, se soltanto ci sarà data possibilità di farlo. Archiviamo una volta per tutte il berlusconismo, anche quello che inconsapevolmente ci stiamo portando dentro a sinistra, e riscopriamo non il gusto, ma la necessità di fare le cose davvero insieme, di condividere le scelte, di partecipare allo Stato, al nostro Stato non soltanto andando a votare ma ogni giorno, attivandoci per far tornare la giustizia, l’equità, la trasparenza e la solidarietà reale nella cosa pubblica. Facciamolo per i nostri figli, se non per noi stessi. Trasformiamo questo iniquo pegno dell’IMUDAY in un impegno a cambiare.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 17/12/2012 alle 9.6 nella rubrica Politica.

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