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ELEZIONI, RICCHI PREMI E COTILLONS CON IL PAESE IN AFFANNO ( di Stefano Olivieri)


Sarà anche giusta questa battaglia del bonus elettorale, anzi lo è senz’altro. In un paese come il nostro, eticamente modificato da intrallazzi, ruberie e servilismi degli eletti in parlamento, ci vorrà una lunga cura di antibiotici per raggiungere la normalità. Il 42 % imposto dalla destra post berlusconiana come soglia per ricevere il bonus elettorale costituisce un vero e proprio sabotaggio per le prossime elezioni e l’intento di Alfano e Casini è trasparente, rieditare un Monti bis sperando stavolta in un sottogoverno.

Ma c’è un limite a tutto. Qui non si tratta di obiettivi ma di strumenti per raggiungerli, il rigore andava coniugato alla crescita e crescita non c’è stata e non si sarà mai con l’impoverimento della classe lavoratrice, a cui si è aggiunto negli ultimi anni anche il crescente disagio di quella classe media da cui Berlusconi in particolare ha ricevuto per ben tre volte l’investitura a premier. Ora i tempi son cambiati, il centrosinistra del Pd e SEL ha tenuto meglio di fronte allo sgretolamento della fiducia degli elettori, che hanno punito il PDL più che dimezzandone la consistenza da quel che dicono i sondaggi; e l’incognita Grillo, che con il Movimento 5 stelle è accreditato di un consenso intorno al 20 %, rende lo scenario futuro ancora più nero per le aspettative di Alfano e Casini. Così i due tentano di mummificare Monti ( che si presta) e di conservare il loro potere anche nella prossima legislatura.

Tutto questo ha un senso, certamente. Ma l’accanimento mediatico sulla questione sconforta gli italiani che sono giornalmente alle prese con i problemi essenziali della sopravvivenza economica e li allontana dal dibattito politico.

È ora di mettere le mani sul tavolo con maggiore decisione. Alla fine della legislatura mancano ancora ben sei mesi e se non c’è una decisa revisione dei meccanismi di raccolta delle risorse necessarie per la spending rewiew, l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio con le ossa rotte e non riuscirà più a risollevarsi. Considerazione, questa, meramente economica, perché sotto il profilo etico Monti si è rivelato cinico come e peggio di Berlusconi. E la grande menzogna che non esista altra strada che quella di taglieggiare paghe, stipendi e pensioni per far cassa continuerà per tutta la prossima legislatura se già in questa, prossima alla fine, non verrà pretesa un’inversione di tendenza da chi regge in piedi questa legislatura. Chi intende davvero proteggere questo paese si deve smarcare OGGI e costringere Monti a declinare sul serio quell’equità tanto contrabbandata all’inizio del suo governo. I soldi ci sono, sgrulliamo le tasche piene una volta per tutte e ridiamo fiducia a quella metà del paese cha ormai ha rinunciato anche a votare.

Facciamolo oggi, non fra sei mesi e vedrete come anche il popolo del movimento 5 stelle, a quel punto, ci presterà attenzione.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 11/11/2012 alle 14.23 nella rubrica Politica.

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