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E' ANCORA L'iTALIA DEL BUNGABUNGA (di Stefano Olivieri)


Non c’è bisogno di grandi sforzi di fantasia per accostare la festa dell’onorevole De Romanis del 2010 alle seratine eleganti dell’ex premier. Era, e probabilmente lo è ancora, l’Italia del bungabunga e troppo tempo dovrà passare prima che questo machismo da basso impero ( con donne compiacenti da basso impero, va detto purtroppo anche questo ) possa liquefarsi all’aria sana.

Bisogna prima di tutto cambiarla, quell’aria. In Parlamento come negli enti locali di questo nostro sciagurato paese che non riesce a cacciare i mercanti dal tempio. Da troppo tempo un’Italia marginale nei numeri ma godereccia, parassita e sprecona tiene banco arrogantemente, e non è bastato che Berlusconi desse le dimissioni per fare abbassare la cresta a questi cialtroni. Perché il commissario italiano Monti ha continuato a tenere ben conto delle pressioni della destra italiana e i risultati si sono visti. Oggi l’Italia povera è ancora più povera e quella ricca ancora più ricca e arrogante. Monti ha approfittato abilmente dell’imbarazzo del PD, ancor oggi sospeso fra Vendola e Casini, per realizzare tutti i desiderata dell’ex premier. Non solo, ma agendo esattamente come Berlusconi, cioè infierendo soprattutto sulla classe medio bassa della popolazione, su operai, dipendenti pubblici e privati, pensionati, fornisce oggi a Berlusconi l’occasione di replicare la favola dell’abbassamento delle tasse, dell’abolizione dell’IMU, della creazione di cento milioni di posti di lavoro dal nulla. 

Il populismo di destra riceve da Monti, nei fatti, un’eredità di bonus da spendere in termini elettorali assai più convincente del messaggio che necessariamente Bersani deve costruire, e con molta fatica, per smarcarsi definitivamente dalla deriva del governo dei professori e dei finanzieri.

Berlusconi, invece, non ha bisogno di smarcarsi perché ha da sempre abituato gli italiani a vederlo come il campione dell’antipolitica. Dunque, adeguatamente somministrata dalle tv del biscione, ben presto la minestra riscaldata dell’ex premier scenderà di nuovo sulle tavole degli italiani e molti, purtroppo, se la mangeranno, ancora una volta.

A meno che non si sparigli questo gioco infame e non si inchiodi Monti, Fornero, Passera & company alle loro responsabilità, prima fra tutte quella di aver scavato un solco ancora più profondo fra l’Italia che ruba e continua a godere e quella che lavora e soffre gli stenti di una ripresa che non arriva perché nessuno finora ne ha creato i presupposti.

È tempo di scelte radicali, che non sono fra destra e sinistra, categorie ormai logore. È tempo di scegliere, molto semplicemente, con quali risorse vogliamo uscire da questa crisi prima che ci ingoi del tutto. Bersani, sarebbe ora che tu ascoltassi la gente. La legislatura può anche finire alla sua scadenza naturale ma le carte, da parte del PD e della sinistra che vorrà stare dalla sua parte, devono essere scoperte da subito, perché il cavaliere sta per farlo. E le sue, come si sa, sono truccate.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 19/9/2012 alle 20.39 nella rubrica Etica & dintorni.

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