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SCORRIMENTO VELOCE ( di Stefano Olivieri )



Nicola sapeva dove andare perché lo guidava il fumo, anche nel buio della notte. Sopra di lui la massicciata della grande strada a scorrimento veloce era come una muraglia infinita che tagliava in due la valle, dalle montagne al mare. Sopra sfrecciavano le auto, Nicola non poteva vederle ma ne percepiva la potenza, il riverbero dei fari, il ruggito feroce dei motori che si perdeva in lontananza. Quel rettilineo di otto chilometri era veloce e anche molto pericoloso, perché senza corsia di emergenza. Soltanto due piazzole di sosta, una a monte e l'altra giù a valle, appena prima dello svincolo a mare. Entrambe lontane da casa sua.

A ogni passaggio di auto una sferzata di vento caldo scendeva giù rotolando sul pietrisco, fino all’erba. E adesso la sua casa stava bruciando ma lui non poteva farci nulla. I suoi animali, le sue cose bruciavano per il fuoco acceso da quei cinque balordi. Era impotente perché il sottopasso era presidiato da quei maledetti e il suo telefonino era rimasto a casa. Quel tunnel sotto la strada era il cordone ombelicale che univa la sua casa all’orto nei pressi del torrente. Nicola passava lì sotto quattro volte al giorno ma quella sera al suo rientro il passaggio era sbarrato.

Erano in cinque, venuti da chissà dove. Due poi erano corsi a razziargli casa, gli altri erano rimasti a presidiare l’imbocco del tunnel . Nessuno li avrebbe fermati, nessuno ad aiutarlo perché la strada correva quasi dieci metri sopra la valle. Aveva provato ad avvicinarsi e quelli si erano schierati davanti a lui, sei occhi a fissarlo in tono di sfida. Così era tornato indietro e si era nascosto nell’orto. Poi aveva visto il fumo e aveva capito che era la fine. Di tutto, della sua vita, della sua casa e dei suoi animali. A meno che…

Aveva la batteria della pila quasi scarica ma alla fine era riuscito a trovare il rottame. Qualche anno prima era morto un motociclista e la sua moto si era fracassata in mille pezzi. Un pezzo della forcella era rotolato giù dalla strada, fermandosi fra gli spini.

Nicola prese dalla carriola gli ortaggi che stava portando a casa e li depose a terra con cura. Poi sollevò la forcella e la caricò sulla carriola, trascinandola sulla massicciata fino al l ciglio della strada. C’era traffico, doveva aspettare.
Arrivò il momento, nessun faro in lontananza. Il contadino rovesciò il rottame sull'asfalto e ridiscese in fretta verso il suo orto. Solo un minuto, poi un rumore di freni e lo schianto. Poi un altro ancora, e dopo un terzo e altri. Dieci minuti e arrivò la polizia, poi l’ambulanza.

L'uomo caricò di nuovo gli ortaggi e si avviò verso il sottopasso. Era sgombro, i balordi erano spariti. Lo attraversò e quando vide casa sua sospirò di sollievo: a bruciare era stato soltanto un po’ di spazzatura, forse una cicca accesa gettata a terra dai ladroni. Anche le galline erano vive.
Entrò in casa, era tutto sottosopra perché avevano cercato i soldi che lui non teneva li. Però quei farabutti si erano portati via il suo telefonino.

Pazienza, ne avrebbe comprato un altro.

Pubblicato il 9/8/2012 alle 21.20 nella rubrica Culturasenzakappa.

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