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NON FIRMIAMO CAMBIALI SUL DECLINO DELL'ITALIA ( di Stefano Olivieri)


Il primo esercito di esodati è, secondo le stime veritiere dell’Inps, di 395mila lavoratori del settore privato. Non sappiamo ancora bene che fine faranno, a quanti di essi verrà garantito un sostegno fino all’età della pensione. Una pensione, poi, inferiore alle attese per effetto della precedente riforma della Fornero. Adesso all’orizzonte si profila un secondo esercito, quello dei dipendenti pubblici. 10 % fuori, recita la spending review. A conti fatti sarebbero altri 350mila lavoratori. Non si sa ancora con quali criteri: età, produttività, colore dei capelli. Non si sa nulla ma la pubblica amministrazione è già, ovviamente, tutta in allarme. Per i fortunati che rimarranno al loro posto si parla di blocco degli stipendi fino al 2014. Stipendi di fatto già bloccati dal 2008, grazie al combinato disposto di vari provvedimenti varati dal trio Brunetta-Sacconi-Tremonti. Dicono che dopo la cura la pubblica amministrazione andrà meglio, ma intanto già molti servizi stentano, e costano di più ai cittadini.

Ricapitolando: fra settore pubblico e privato il paese perderà, per scelta programmata dal governo, quasi ottocentomila lavoratori. Ai quali vanno aggiunti quelli già licenziati dall’inizio della crisi ad oggi. Con questo sgombero, parrebbe il paradiso per le giovani generazioni che si affacciano sul mondo del lavoro. E invece no: la fascia di disoccupati dai 15 ai 30 anni è più del 36%, al sud Italia ha da tempo superato la metà della popolazione di riferimento.

Perdita del lavoro e perdita del potere di acquisto. Il primo bene a saltare è la casa, più di 250mila sfratti eseguiti negli ultimi cinque anni. Per beni immobiliari accaparrati sempre più in poche mani, quelle della speculazione.

Come Monti abbia l’ardire di continuare a parlare di crescita dopo questo massacro, lo trovo davvero straordinario. La spending review, chiamiamola revisione della spesa che è meglio, dovrebbe avere un senso quando le risorse tagliate vengono poi reinvestite. Qui invece si sta dissanguando un intero paese per pagare un debito che continua a crescere. E continua a crescere perché, mancando le risorse, abbiamo sempre maggiori difficoltà a saldarlo e gli investitori (sarebbe bene cominciare a chiamarli con il loro vero nome: i delinquenti, truffatori, speculatori succhiasangue della finanza internazionale ma anche di casa nostra, insomma la peggiore cricca del pianeta) come è noto si accaniscono sempre di più proprio con i paesi in difficoltà.

Stiamo assistendo inermi al nostro declino. Se verrà approvato il fiscal Kompact (Monti è stato uno dei promotori) l’Italia avrà davanti dieci anni come e peggio dell’attuale, sempre più incravattata da un debito che continuerà a crescere senza estinguersi mai, perché chi l’ha causato non ha alcun interesse a cambiare le cose. A cominciare da madame Merkel e la sua Germania, che di questa crisi oggi si sta approfittando dopo aver ricevuto l’aiuto del mondo intero quando era in difficoltà.

Così non va. Occorre che tutti dicano BASTA! sul serio alla roulette della finanza internazionale. La finanza non può divorare i popoli, il denaro deve tornare a essere strumento di scambio di beni e servizi reali e tangibili, e non altro.

Ciascuno deve fare la sua parte, anche l’ultimo dei cittadini. Basta dire NO, ma con forza ed energia, tutta l'energia possibile. Che non ci stiamo più a questo gioco al massacro. Perché non è vero che abbiamo fatto le cicale, le cicale continuano indisturbate a volare e sappiamo bene chi sono. E lo sa benissimo anche il signor Monti, che finge di non vederle abbassando gli occhi sugli inermi. Glielo avranno insegnato alla scuola del FMI. 

Riprendiamoci questo paese, prima che sia troppo tardi. L’Italia è stato uno dei paesi fondatori dell’Europa, trovi in se la forza per lanciare la nuova rinascita europea fondata sul lavoro, sulla cooperazione e la solidarietà fra i popoli, sulla giustizia e sullo sviluppo. Trovi in se la forza per cacciare i mercanti dal tempio e per ripristinare il diritto e la vera meritocrazia. Punisca subito chi ha rubato e continua a rubare e si faccia restituire il maltolto. Lo sviluppo e la crescita sono a portata di mano se cominciamo a rivoltare le tasche giuste, piuttosto che continuare a massacrare lavoratori a reddito fisso e pensionati. Un governo questo deve fare e subito, e se non vuole farlo, va cacciato. Con le buone o con le cattive.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 5/7/2012 alle 14.27 nella rubrica Ambiente.

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