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Il cratere di Monti (di Stefano Olivieri)

 

Torno a scrivere dopo due settimane di assenza dal blog su cui, nel frattempo, ho postato soltanto un paio di tarocchi (la zecca di Arcore e il dramma delle esodate). Piccoli e grandi guai affliggono ogni giorno le famiglie italiane sempre meno attente al chiacchiericcio politico, sempre più agitate sul domani. Il premier Monti così benvoluto all’estero, con i suoi pari discute del destino dell’euro e del mondo intero, poi torna a casa e divulga immagini terrifiche di crateri che avanzano vanificando i risparmi fin qui conseguiti dai soliti noti. Come se già non ne avessimo abbastanza di crateri, di sommovimenti e di terremoti distruttivi.

Serve volare alto per capire che qui non serve più guardare a Grecia o Spagna, a interrogare le frattaglie della miseria per capire che cosa sta succedendo. Su questo pianeta, usato (e abusato) parecchio, c’è un pugno di uomini cattivissimi e cinici che tiene in scacco sette miliardi di creature senzienti e laboriose. La finanza divora tutto, fa e disfa destini di stati sovrani nel nome della libertà di pochi. La Merkel alla vigilia del voto greco interviene a gamba tesa e invita il popolo ellenico a votare per chi intende rispettare le regole. Ma quelle regole hanno già condotto la Grecia al disastro, ora non resta che il funerale. Sono le stesse regole che il nostro premier sta adottando in Italia, e infatti i risultati si vedono. Il liberismo finanziario non sa fermarsi, non possiede autocontrollo perché non vuole possederlo, non fa parte del suo dna. E dunque tocca a qualcun altro dire basta, che non sia la politica al soldo sei soldi, che non sia uno dei men in black del FMI.

Un futuro senza euro, o meglio, come già dicono alcuni, con l’euro destinato a divenire la bad company, la moneta serva degli stati uniti di Germania con il suo marco camuffato per anni da euro ma nei fatti sempre lì, a governare e ad azzittire. Nell’uno e nell’altro scenario ci sarà da piangere e da sudar sangue, sotto il giogo di una schiavitù economica che ha sempre meno a che fare con le risorse degli stati, con le loro industrie e la loro capacità produttiva, con il talento e la laboriosità dei loro imprenditori e impiegati, con l’efficienza della loro macchina pubblica, con le leggi e con i saperi di ogni singolo stato sovrano. Tutto diventa mercatabile nel risiko mondiale, in questo assurdo e cinico gioco del domino e non ce ne è più per nessuno, a cominciare dai sogni e dalle aspettative dei giovani e dei giovanissimi, che questo mondaccio dovranno ereditare.

Bene, se devo buttar sangue, preferisco farlo prima per quei sogni, appunto. Per restituire un sorriso di speranza a chi ha la vita davanti e vuol lanciare la sua sfida, il suo progetto. Siamo tutti di passaggio, Monti per primo. Forse anche l’euro se a governarne i destini resterà chi, come Monti e la Merkel, ha già deciso che il futuro prossimo dell’Italia e dell’Europa è fatto di schiavi e di eletti. E io non sono per niente d’accordo, non so voi. Non siamo animali da macello, siamo uomini e donne che pur continuando a produrre come e più di prima non guadagnano più abbastanza per la spesa quotidiana. Perché salari e stipendi sono fermi da anni, e i prezzi e le tariffe crescono, insieme alle nuove tasse imposte da Monti. E cresce il debito al consumo delle famiglie, nel 2002 era di 48 miliardi, è diventato di 112. Mentre la classe ricca continua a scialare e a fregarsene, tanto Monti una vera tassa patrimoniale non la farà mai, lo ha già detto e ripetuto.

Se il cratere si allarga, caro Monti, tu ci cascherai dentro per primo. Insieme alla Fornero. Siamo noi, l’Italia che lavora.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 17/6/2012 alle 8.24 nella rubrica Politica.

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