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L'ITALIA TORNA PARTIGIANA (di Stefano Olivieri)


Gente comune, che interpreta la politica come prassi etica del vivere civile e del lavoro quotidiano di ciascuno. Vivere, lavorare, muoversi, relazionare con gli altri e perché no, godere delle tante cose belle che questo nostro meraviglioso paese, se non fosse ripiegato su se stesso e in mano al malaffare, potrebbe donare a tutti i suoi cittadini. Questo il popolo di Beppe Grillo, che nelle proiezioni di voto politico ieri sera veniva dato sopra il 15 % (nel 2007 era sotto il 5).

Dargli un’etichetta di provenienza non ha senso. Ex girotondini, popolo viola, indignados italiani, ambientalisti, ex disimpegnati dalla politica riemersi dal non voto dopo anni, forse decenni di silenzio partecipativo. Giovani ma anche meno giovani, è l’Italia, gente.

Accusare i grillini di antipolitica e addirittura non vedere – brutta uscita di Napolitano - soprattutto in loro il risveglio del paese dal torpore in cui lo aveva precipitato una politica inetta e imbelle, significa non voler cogliere il senso vero di queste elezioni. Che, essendo amministrative, esprimono prima di tutto i bisogni dei territori, ma nello stesso tempo danno un segnale forte al governo del paese, a quel commissario straordinario che dice di voler salvare l’Italia.

Lascio agli addetti ai lavori l’analisi del voto, a me interessa la gente. Se la destra si sia più o meno disciolta e in quale modo pensi di risorgere, a questo punto non dipenderà più da Berlusconi o da chiunque dei suoi, e lo stesso discorso vale per la Lega. Stesso discorso per il centro moderato, da Casini al FLI, appiattiti ovunque al di sotto delle due cifre. Perché l’Italia, ormai è chiaro, non vuole più essere moderata, perché moderata non è stata la crisi e al tempo stesso moderato non è stato il governo Monti che, subentrato a Berlusconi, per far quadrare i conti ha menato duro soltanto da una parte, e subito. L’Italia, ecco, non è più indifferente, per citare Gramsci. Oggi è (ri)diventata partigiana nel senso squisitamente gramsciano del termine, e lo ha fatto ben capire.

E a questo punto sorge un problema grande, impellente e irrimandabile per il PD. Berlusconi cercherà di lasciare Bersani con in mano il cerino acceso della fedeltà giurata al governo Monti. Il cavaliere non ha più nulla da perdere dopo la disfatta e per camuffarsi per bene nella nuova e ancora sconosciuta maschera con cui intende presentarsi agli elettori italiani ha bisogno della baruffa, cioè di passare all’opposizione. Cosa che per altro lo riavvicinerebbe alla Lega, quanto meno a ciò che ne è rimasto.

Per Bersani il discorso è diverso. Alla sua sinistra Vendola e Di Pietro hanno ribadito con nettezza quanto le scelte del governo Monti siano lontane dai bisogni reali della popolazione. Il rigore economico, per altro molto strabico e unilaterale, non sta dando i risultati che la stessa Europa si aspetta da uno dei suoi partner principali, ancor più oggi con Hollande in Francia e con una Grecia sull’orlo dell’abisso. Il rigore non può giustificare la macelleria sociale, l’apnea forzata di pensionati e lavoratori dipendenti, la scomparsa di tutele per i nostri giovani e per le classi più a rischio della popolazione a cominciare dai disabili. Accompagnare il rigore alla crescita in Italia può significare soltanto una cosa, quella cosa che Monti non ha voluto fare e continua a non voler fare: mettere le mani in tasca agli italiani davvero ricchi e davvero evasori, perché uno dei segreti di pulcinella del nostro paese è appunto quanto e come la ricchezza ormai si accompagni sempre e comunque a una qualche illegittimità. Ci sono i depositi svizzeri da stanare, c’è il costo della politicada ridimensionare subito e davvero, ci sono i conti correnti superiori ai 200mila euro da attingere, ci sono le liste di imprenditori, commercianti, liberi professionisti beccati a evadere fisco e contributi, che non si vogliono stilare e rendere pubbliche. C’è insomma l’Italia delle mille cricche che ancora va in giro in suve in barca, che fa la bella vita a spese della crisi e della popolazione che dalla crisi è stata colpita. E’ come se nel nostro paese ci fosse un pezzo della Germania della Merkel, che di questa crisi generale si è certo avvantaggiata per aumentare il gap fra lei e il resto dell’Europa unita. I tedeschi d’Italia, però, diversamente dai tedeschi di Germania, le tasse in genere non le pagano, la legge non la rispettano e della solidarietà sociale si fanno beffe.

Bersani dunque può anche scegliere di restare fedele al governo Monti, e come primo azionista a questo punto, visti i risultati elettorali di PDL, Lega e UDC. Ma deve imporre a Monti un repentino cambiamento di rotta, in direzione di quell’equità, di quella giustizia sociale contrabbandata finora soltanto a parole dal governo dei professori e delle professoresse. Altrimenti anche Bersani si scotterà con i mille fuochi che vanno accendendosi ovunque nel nostro paese. Piccoli falò di attenzione e di consapevolezza sociale, accesi da gente comune e responsabile, perché si tratta di lavoratori, padri e madri di famiglia, giovani con il futuro da giocarsi nelle mani. Gente pronta a reprimere qualsiasi spinta eversiva possa nascere al suo interno, ma decisa anche a non fare più sconti a una politica attenta finora soltanto a giustificare se stessa.

Se il PD sbaglia le prossime mosse potrebbe essere la sua fine. C’è chi forse se lo augura, ma fare adesso tabula rasa significherebbe rischiare di mettere in mano il paese, anche per la prossima legislatura, al professor Monti. Che, credetemi, è molto più saggio a questo punto rispedire alla Bocconi. Gli inquieti segnali di un possibile riaccendersi del terrorismo ci dicono che la Politica deve tornare urgentemente al centro del campo.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 9/5/2012 alle 17.45 nella rubrica Ambiente.

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