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BERSANI FUORI ROTTA (di Stefano Olivieri)


Non so se l’intendimento sia quello di parlare d’altro, di derubricare di fatto l’argomento lavoro e articolo 18 dal dibattito politico e attendere i risultati delle prossime amministrative per riprenderlo da posizioni di forza che si prospettano migliori. Il fatto è che il nuovo argomento di conversazione scelto da Bersani, Alfano e Casini è la riforma elettorale, ovvero il pensionamento – finalmente dovremmo dire – del porcellum di Calderoli, che ha consentito a Berlusconi di ipertrofizzare la sua maggioranza e trasformare il parlamento in un recinto di nominati, anziché di eletti dal popolo.

Il guaio è che la discussione sta portando altrove. Dove lo si capisce dalle prime battute, e la cosa puzza parecchio. Intanto la fotografia di Vasto non c’è più: niente coalizioni secondo il nuovo progetto, ogni partito per conto suo e chi vince prende il bonus. Anzi no, ancora peggio: il primo e il secondo partito prendono il bonus elettorale, e a questo punto la cosa comincia a puzzare davvero. Siamo in realtà alle prove tecniche della grande coalizione preventiva, una cosa di fronte alla quale l’inciucio dalemiano sembra un giochino da elementari. In buona sostanza PD e PDL (o come cavolo si chiamerà la prossima aggregazione di destra) faranno da assi pigliatutto, poi dietro verranno gli altri. Con un limite fissato fra il 4 e il 5 % per essere in parlamento, più un assurdo “diritto di tribuna” per i più piccoli. Il partito che vince esprimerà il premier e l’Italia si troverà di nuovo nei guai.

Non ci siamo Bersani. Se davvero vogliamo cambiare completiamo questo maggioritario che è rimasto incompleto, introducendo un secondo turno, e lasciamo le coalizioni. E soprattutto restituiamo ai cittadini le preferenze, perché in parlamento ci è arrivata gente ignobile, che va scacciata a pedate, e una cosa del genere la può – e la deve fare – soltanto il popolo sovrano.

Bersani non scherzare col fuoco. Non hai ben capito, evidentemente, quanta “terra di mezzo” c’è nell’elettorato del PD. Gente che crede nella democrazia vera a tal punto, che potrebbe senza problemi voltarti le spalle. Gente che vuole risolvere davvero i problemi di questo paese cominciando col fare piazza pulita di ogni ignobile inciucio. Gente che vuole lì esercizio delle primarie, dei referendum e del bilancio partecipativo come strumenti quotidiani e non occasionali di democrazia diretta. Gente che vuole i ladri e i corrotti in galera, e gli onesti in parlamento. Gente che non ci sta più a firmare cambiali in bianco, a nessuno, e non vuole più pagare per chi non ha mai pagato in vita sua.

Riflettici su, Bersani. In fretta. La partita su lavoro e pensioni è da riaprire tutta altrimenti l’Italia si scassa, e l’Europa intera tornerebbe in crisi. La banca d’Italia, non più di tre mesi fa, aveva diffuso i dati della ricchezza delle famiglie italiane: una media di quasi 500mila euro a famiglia. Ciò vuol dire che i ricchi italiani ci sono eccome, e stanno portando alla fame e alla disperazione milioni di oneste e sane famiglie di operai e lavoratori dipendenti. Che non accetteranno, che non si rassegneranno perché c’è un limite a tutto. Monti eviti di parlare di sondaggi favorevoli dal Giappone, che mi ricorda tanto Berlusconi. Se vuole sondaggi veri li venga a fare in piazza il tredici di aprile. E se non gli sta bene torni a fare il professore alla Bocconi e si porti dietro la Fornero, che è meglio. O li licenziamo noi, senza articolo 18.
E tu Bersani, se hai a cuore l’Italia e il PD, pensaci bene prima di far salotto con certa gente.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 29/3/2012 alle 8.30 nella rubrica Ambiente.

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