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VENI, VIDI, ICI ( di Stefano Olivieri)

Ci scommetto che di tutto il bel discorso di Monti ieri al Senato, nella testa degli italiani sia rimasto a galla soprattutto un nome (che è per la verità un acronimo): ICI. L’unica tassa realmente tolta da Berlusconi ( il cui effetto poi è stato nullo per i tagli agli enti locali, costretti a loro volta a tassare) è stata subito messa nel mirino dal nuovo premier, che l’ha definita una anomalia. Ecco qui.
Da quel momento in poi nessuno ha più ascoltato nulla ed è stato un vero peccato, perché le linee programmatiche dell’intervento di risanamento prospettato da Monti sono in gran parte da condividere. Le tre parole magiche, equità, sviluppo e rigore, c’erano tutte, in fondo.
Magari ci saremmo aspettati che prima di parlare dell’ICI fosse arrivato qualche dettaglio su come rivoltare davvero le tasche dei ricconi furbi ed evasori. Perché il problema grosso del nostro paese è che i soldi ci sono e si sa anche a questo punto ( è o non è un governo di banchieri? Se non lo sanno loro come stanare i ricchi...) anche chi li nasconde.
Voglio dire insomma che prima di ripristinare l’ICI l’Italia che arranca vedrebbe di buon grado una tassa sui suv, ad esempio. Perché quelle camionette di lusso da 50mila euro in su sono un continuo sfottò per le strade e nei parcheggi (quando parcheggiano bene…) per la gente che non ha i soldi per riparare la vecchia utilitaria e per la benzina. Senza parlare di tutto il resto, dalle barche agli aerei, dai cavalli ai viaggi verso il sole tutto l’anno, dai gioielli firmati alle piscine riscaldate anche d’inverno, dai vestiti milionari alle pellicce, mai del tutto scomparse nella vipperia degli arricchiti.  L’industria del lusso in Italia va a gonfie vele, il presidente Monti lo sa bene, e ha contato finora nella più che benigna disattenzione dell’ex premier Berlusconi.
L'Italia che lavora invece non ha i soldi per acquistare bot, comprarsi l'auto e neanche, giusto per fare un bell'esempio di inversione di rotta,  per mettere i pannelli solari sul tetto. Sarebbe un bel risparmio sulla bolletta delle famiglie e una bella soluzione per la nostra fame di energia, ma l'installazione è ancora troppo onerosa e lo Stato da questo punto di vista potrebbe fare molto, ad esempio farla pagare a rate leggere direttamente sulla bolletta, considerato anche il fatto che durante le ore di mancato utilizzo l’energia elettrica prodotta andrebbe alla rete diventando un credito per il contribuente. L’equità, insomma, andrebbe declinata invertendo prima di tutto, e  in modo significativo, l’enorme flusso di denaro che da almeno 15 anni ha prosciugato i portafogli delle famiglie di operai, dipendenti e pensionati a vantaggio di chi il denaro lo ha invece accumulato e nascosto, piuttosto che reinvestirlo per il bene della comunità. Tremonti è riuscito, ammesso che ci sia davvero riuscito, a tamponare le perdite soltanto perché ha continuato a raschiare cinicamente il fondo di stipendi e pensioni, e se è vero che si è distribuita tanta CIG, è altrettanto vero che quei soldi sono stati sottratti ad esempio ai FAS (destinati al sud), alla cassa lavoratori dipendenti (con un giochetto di prestigio fatto una decina di anni fa sulla legge 88 del 1989, per rendere comunicanti fra di loro il serbatoio dell’assistenza con quello della previdenza), insomma agli stessi cittadini cui sono stati destinati.
Il sostegno al reddito, invece, soprattutto in una fase critica come questa e in presenza di un fenomeno eclatante di evasione, sarebbe giusto farlo finanziare non soltanto da dipendenti e pensionati bensì dalla fiscalità generale.
Stanare gli evasori si può e si deve fare, e senza essere tanto delicati carissimo professor Monti. È questo che aspetta l’Italia degli operai, dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, dei pensionati, dei giovani senza lavoro e senza prospettive, delle donne che sono in maggioranza nel nostro paese. E, se mi consente, anche dei disabili e delle loro9 famiglie, dimenticate perfino da lei. Sarebbe bastato un cenno per dare una speranza, per restituire un sorriso a chi è diventato invisibile sul serio e legge il suo nome sui giornali soltanto quando parlano di falsi invalidi. Pazienza, aspettiamo fiduciosi. Buon lavoro presidente.  
Stefano Olivieri
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Pubblicato il 18/11/2011 alle 10.26 nella rubrica Politica.

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