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CHI VUOLE COMPRARSI IL MONDO ( di Stefano Olivieri)



 

Pensare che l’etimologia di economia – dal greco oikonomia – è quella di saper bene amministrare la propria casa, il proprio immediato intorno, ciò che determina la nostra sopravvivenza, le relazioni con gli altri, il tetto e il rifugio per la nostra sicurezza. Bei tempi quando fare economia serviva davvero a queste cose, e quanto meglio si riuscivano ad applicare queste regole, più si attivava l’ascensore sociale risparmiando risorse da dedicare appunto alla crescita.

 

Bei tempi che la globalizzazione ha cancellato, morsa dalla fregola di espandersi, espandersi oltre ogni limite. Il bug di questo liberismo malato che ha contaminato il mondo è che, una volta inventata la ricetta ( opinabile e discutibile), non ha pensato a un antidoto. Perché crescere in continuazione, al di là dei bisogni effettivi, serve soltanto a chi di quella crescita si arricchisce. Non averlo capito in tempo ha determinato la morte della politica, della suo primato civile. Trasformare i cittadini in consumatori di prodotti è la condizione di schiavitù moderna, appena un po’ edulcorata dal soddisfacimento, nemmeno sempre possibile, di falsi bisogni.

 

Ma chi sono questi nuovi schiavisti e che cosa vogliono da tutti noi? Perché hanno voluto trasformarci in zombies capaci di indebitarsi pur di fare la settimana di ferie all’estero, disposti a non dormire la notte per la bolletta della luce avendo però in casa il plasma da 50 pollici? Chi sono questi maghi del terzo millennio, che ormai si affacciano sulla porta di casa perché il debito sovrano è anche nostro, per una infinitesima parte? Quale diritto accampano sulle nostre industrie, sulle nostre spiagge, sui nostri monumenti storici visto che sono disposti ad acquistare tutto?

 

E soprattutto: perché la politica si cala così rapidamente le brache di fronte a loro? Perché continua a dire alla gente che vendere è l’unica strada per fare fronte ai debiti, sapendo bene che le banche, l’energia, l’acqua e tutte le risorse strategiche, una volta finite in mano ai privati, seguiranno sempre e soltanto le leggi del business aumentando i disagi dei più deboli? Siamo dentro a un gorgo non da oggi ma da almeno tre anni. A questo link un articolo che scrissi nel novembre del 2008, prendendomela sopratutto con il mio stesso partito: http://www.liblab.it/ita/Politica/Dal-fondo-del-pozzo-di-Stefano-Olivieri  . Da allora purtroppo quasi nulla è cambiato e va sempre peggio.

 

Da qualche mese poi, per difenderci dagli attacchi della speculazione, stiamo vendendo i nostri bot all’estero, e per farceli acquistare promettiamo interessi tali che l’Italia del dopo Berlusconi, nel 2013, sarà fatta a pezzi da chiunque.

Questo è l’ultimo – speriamo vivamente - regalo avvelenato del re travicello di Arcore, un vecchio ammalato di priapismo che pensa ormai soltanto a giocare con la pompetta che gli ha regalato qualche anno fa un chirurgo esperto di disfunzioni erettile. Il premier multimiliardario all’arrivo dello tsunami del 2013 si eclisserà in una delle sue tante proprietà all’estero e a noi resteranno i guai, tanti e così grandi che dovremo reprimere la voglia di vendetta per dedicarci anima e corpo alla ricostruzione.

 

Chi vuole comprarsi l’Italia per farci il classico spezzatino ha trovato in lui il compratore ideale. Quel che stanno scoprendo i giudici in questi mesi è soltanto la punta dell’iceberg, troppe ne scopriremo quando se ne sarà andato, ma sarà ben magra soddisfazione.

 

Berlusconi resta attaccato alla poltrona, dice che finchè ha i numeri in parlamento non si muoverà. Qualche anno fa parlava di consenso popolare, addirittura di essere l’unto del Signore. Tutti argomenti ormai che il tempo, le circostanze attuali gli hanno fatto mettere da parte.

 

Resta palazzo Chigi. Un palazzo, un potere, mentre attorno l’Italia crolla. L’ho detto, l’ho proposto qualche tempo fa e lo ribadisco oggi: l’opposizione parlamentare ha un’arma che finora non ha mai adoperato nessuno. Basterebbe una dimissione di massa, UDC, PD, IDV e Napolitano si vedrebbe costretto a sciogliere le camere e indire nuove elezioni. A chi serve non farlo? A chi serve l’agonia del paese? Qualcuno risponda.

 

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 28/9/2011 alle 9.29 nella rubrica Ambiente.

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