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GOVERNO E PAESE, MAI COSI’ DISTANTI ( di Stefano Olivieri)

Lo spread dovremmo misurarlo qui prima di tutto, non solo fra i BTP e i Bund tedeschi. Perché la distanza che di giorno in giorno separa questo esecutivo e le sue azioni dai problemi reali dell’Italia si è fatta ormai incolmabile e ieri, con l’ultimo schiaffo a operai e lavoratori dipendenti sulla facoltà di licenziamento in deroga all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il governo Berlusconi ha ammesso la sua sconfitta: non è, non lo è mai stato, il governo del nostro paese. E’ stato il comitato d’affari della parte peggiore dell’Italia, quella dei ladri e dei truffatori incalliti, quella degli evasori fiscali e contributivi, quella che sfrutta il lavoro nero e porta i suoi capitali all’estero. Quella dell’illegalità e della malavita organizzata, che non a caso hanno allungato i loro tentacoli proprio sotto gli esecutivi di Berlusconi, l’uomo che teneva in casa come guardiano un mafioso come Mangano. Berlusconi si lamenta – lo ascoltiamo nell’ultima intercettazione – ammettendo che l’unica debolezza che ha è la smania di scopare, ma non dice che proprio per questo la figa, nel nostro paese, ha sostituito di fatto la valuta legale negli affari che contano. Non dice che cosa faceva Tarantini oltre a procurargli la gnagna per le sue seratine eleganti, non capisce – o finge di non capire – che l’utilizzatore finale ha sconvolto, per appagare i suoi pruriti senili, la vita democratica e ‘produttiva di un intero paese.
 
Ora, che Berlusconi sia il papi di Noemi o lo zio di Tarantini, non ce ne può fregare di meno. Lo hanno capito tutti, anche i ragazzini, che ci marcia, che racconta balle colossali. Come quella di Ruby nipote di Mubarak, che però ha fatto registrare il momento più basso della nostra storia parlamentare, quella in cui la maggioranza fedele al Priapo ha giurato in parlamento che Ruby sì, poteva essere la nipote di Mubarak. Smentendo meschinamente non la propria coscienza, non la delega ricevuta dagli elettori ma prima di tutto l’impegno di fronte alla Costituzione di questo paese, di fare e dire cose per il bene della comunità e non per assecondare il priapismo di un vecchio bavoso.
 
Si dice: vizi privati e pubbliche virtù. Chiedo al più sviscerato sostenitore del premier di mostrarmele, queste virtù da statista, da uomo di governo. Ha fatto diventare il nostro paese ridicolo, debole, imbelle di fronte agli attacchi della speculazione finanziaria. Dietro alla quale poi ci sono altri pescecani come lui, fatti della stessa pasta, il che rende ancora più grave la sua negligenza, la sua incapacità di reggere, in questa crisi, le redini del governo italiano.
 
Domani scenderò per strada, scioperando per un giorno che dovrebbe essere destinato al lavoro, e che dunque non mi sarà retribuito. Come molti, troppi di voi non navigo certo nell’oro e già penso al riverbero dannoso che questo sciopero avrà sulla mia prossima busta paga. Ma non ci si può tirare indietro adesso, non si può – penso a Gramsci - più restare indifferenti a guardare il disfacimento della nostra democrazia. Domani sciopero, il prossimo 10 e 11 settembre si replica con l’arrivo a Roma di milioni di cittadine e cittadini, intere famiglie da tutte le regioni italiane a dire BASTA! Il nostro paese sta cadendo giù e vogliono impedirci di sorreggerlo, per continuare a proteggere chi fino all’ultimo continua a minare le sue fondamenta. Non possiamo consentirlo, mandiamo a casa questa banda di ladroni, liberiamo anche il popolo della destra imprigionato dai vaneggiamenti di un premier ormai esaurito da se stesso e consentiamo a tutto il paese di esprimere liberamente, fuori dai ricatti di questa classe politica, una nuova guida, un nuovo governo di persone normali e per bene, senza scheletri negli armadi, senza interessi personali da proteggere e alimentare, senza segreti ignobili da nascondere agli elettori.
 
Un nuovo premier ma prima di tutto una nuova classe politica. La road map della rinascita non potrà non passare da un atto di umiltà convinto di tutte le formazioni politiche, che dovranno tornare fra la gente e ai cittadini chiedere aiuto e consiglio a partire dai più deboli che sono restati senza voce da un pezzo. Elezioni primarie per tutti e nessuna ingerenza dei partiti nella formazione delle liste, poi dopo elezioni politiche con una nuova legge elettorale che sia rispettosa della Costituzione. Cara Italia di sinistra, di centro e di destra, lasciamoci questo incubo incubo alle spalle una buona volta.  
 
Stefano Olivieri
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Pubblicato il 5/9/2011 alle 10.55 nella rubrica Politica.

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