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ORA E' VIETATO FERMARSI, C'E' L'ITALIA DI DOMANI (di Stefano Olivieri)



Quanto e come sia cambiato il parorama politico-sociale negli ultimi due mesi è sotto gli occhi di tutti. I giovani che tornano e la partecipazione, la voglia di esserci e di contare di tutto il popolo italiano, al di fuori dei paletti imposti dai partiti, soprattutto quelli più nuovi che all’improvviso sembrano già troppo vecchi e sorpassati. E’ la fine della seconda repubblica? Chissà, chissà se anche questa domanda è già vecchia, probabilmente sì.

Il risultato dei referendum dice parecchie cose. Prima di tutto: la politica che davvero conta è quella che interessa alla gente comune e che fa la gente comune, è il pane quotidiano e la fatica che si fa per guadagnarlo, è l’acqua e l’aria, l’ambiente in cui viviamo che è bene comune e non lottizzabile, mercatabile. Il primo ministro che dovrebbe rassegnare le dimissioni, se non altro per la sua manifesta e reiterata inoperosità per il bene comune, è l’imprenditrice Prestigiacomo di cui non si sa nulla, neanche dove sia adesso. Missing, scomparsa.

Erano referendum politici, eccome. Perché ci viviamo in questo paese e dobbiamo, anzi vogliamo continuare a viverci facendolo migliore, preservandolo dagli abusi e dagli stupri. Nel nostro mare adriatico, un mare interno, poco profondo e per questo delicato, sono pronti a perforare in cerca di petrolio, qualcuno li fermi. Le nostre spiagge, le nostre coste più belle sono finite in mano agli speculatori, andare al mare la domenica alla “spiaggia libera” è diventato un ricordo da raccontare ai nipoti. Fermiamoli subito, mettiamoli in condizione di non nuocere, facciamoli sloggiare dalla locomotiva.

Vogliamo l’energia rinnovabile per ogni cittadino di questo paese, vogliamo che anche gli incapienti possano avere il loro pannello solare, e per pagarlo lo Stato dovrebbe cominciare a sgrullare le tasche che non ha mai toccato negli ultimi dieci anni. E vogliamo anche un presidente del consiglio rinnovabile, proprio come l’energia: pulito e a basso costo. Vogliamo l’età dell’oro in un momento di crisi, perché è in queste occasioni che si può dare il meglio se tutti realmente sono chiamati a partecipare. Vogliamo che il merito, il talento siano premiati, prima di tutto fra i giovani, ma non solo: l’impiego pubblico e privato negli ultimi anni ha conosciuto un fenomeno, il mobing, di dimensioni criminali. E tutto questo mentre il capo ‘ndrangheta selezionava deputate, assessore e ministre al ritmo del bungabunga, mettendo a carico nostro i loro stipendi.

Questi referendum confermano una volta di più che il popolo è maturo per la democrazia diretta, che è ora di estendere il bilancio partecipativo a tutti i comuni italiani, che è ora di varare una legge nazionale sulle primarie obbligatorie da tenersi prima di ogni consultazione elettorale. Così da consentire ai cittadini di eleggere chi si conosce davvero, così da trasformare l’ipocrisia della “società civile”, da sempre temporaneo gagliardetto da esibire sotto elezioni, in “società politica” a tutti gli effetti, costituita da persone mature e responsabili, che quando scendono in campo lo fanno perché sostenute dall’appoggio e dalla stima di chi le conosce realmente.

I partiti e la politica si adeguino in fretta, con disponibilità e con umiltà mettano a disposizione ciò che questo mondo vitale e variopinto dei movimenti ancora non possiede, perché cresciuto in modo virale sullo spontaneismo e sull’entusiasmo :le regole di delega e rappresentanza in primo luogo, che siano democratiche fino in fondo e consentano un ricambio continuo, una trasfusione benefica dal paese più profondo alla politica rappresentativa. Perché l’assemblearismo va bene per le feste di piazza, ma poi occorre ricostruirlo questo benedetto, meraviglioso mondo nuovo dell’Italia di domani, e a farlo dovranno essere i migliori, scelti nella massima giustizia e trasparenza.

Dice bene Concita De Gregorio sull’Unità: oltre Berlusconi. Lui è già morto e non lo sa, è la casta intera che sta agonizzando. Un avviso alla politica italiana, da destra a sinistra, anche quella considerata estrema: nessuno metta le mani sui risultati referendari, che sono bene comune. Soprattutto Bersani, Vendola, Di Pietro non facciano errori e ascoltino con umiltà, e senza retro pensieri, tutto ciò che ancora ha da dire il popolo italiano. Siamo stati zitti per troppi anni e non vogliamo fermarci, la sovranità deve realmente tornare – e in modo stabile – nelle nostre mani, dunque nessun trucco perché vigileremo. Siamo indignati, ma mica scemi. Niente più deleghe in bianco a nessuno, e intanto via subito questo governo truffaldino. L’Italia che conta non frequenta Aspen bensì il sudore quotidiano.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 14/6/2011 alle 12.28 nella rubrica Politica.

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