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D’ALEMA, IL CLN, LA BICAMERALE E L'ITALIA ( di Stefano Olivieri)

 



Arriva buon ultimo ma arriva, anche D’Alema, ad ammettere che a mali estremi occorre reagire con estremi rimedi. Anche se PERò non ho letto nei resoconti o sentito cenno, nel suo intervento dalla Annunziata ( mezz’ora), di una ipotesi di coalizione davvero a 360 gradi in vista di ipotetiche elezioni. Si continua infatti – e anche D’Alema lo ha fatto – a ignorare da parte del PD il fatto che esiste in Italia la sinistra, anche se non più rappresentata in parlamento ( grazie soprattutto alla campagna del “voto utile” che di fatto, fallendo come ricostituente per l’appena nato partito democratico, sortì soltanto l’effetto di eliminare la sinistra dal Parlamento nelle elezioni politiche del 2008).

Il fatto che questa sinistra sia ancora oggi – malgrado la purga – molto lontana da una sintesi unitaria ( a parte il caso di SeL di Vendola, che naviga col vento in poppa), non può e non deve giustificare l’ostracismo del PD. Se un partito si dichiara a vocazione maggioritaria, “inclusivo” e soprattutto democratico, questi paraocchi non sono soltanto inutili ma dannosi. E le scoppole che arrivano dalle primarie ( prima in Puglia, poi in Piemonte, l’altro ieri in Sardegna, dove ha vinto di nuovo il rappresentante SeL) avvertono che non si può ancora a lungo ignorare la cosa. Se ci sono dei nodi di fondo ( etici, politici, culturali) da sciogliere che si affronti il problema una volta per tutte, ma per favore basta con i paraocchi : l’opposizione nel paese NON E’ soltanto PD IDV UDC e FLI, c’è ancora molto altro e se si continua a ignorare questa cosa ben che vada crescerà il partito del non voto, che nei sondaggi ha toccato la quota, sconosciuta nel nostro paese, del 40 %. Che democrazia sarebbe mai questa, con il 40 % della popolazione che non riesce a individuare un apprezzabile rappresentante ? E’ una domanda per tutti, a cominciare dal premier.

Comunque, tornando alle parole di D’Alema e facendo ricorso alla memoria breve, mi è venuta in mente la bicamerale, e ho immediatamente rimosso il ricordo, perché adesso una cosa del genere farebbe ridere i polli. L’altro ricordo è molto più remoto, così tanto che io – che pure giovane non sono – non ero nemmeno nato. Parlo del CLN, per il quale riporto, a beneficio del lettore, la sintesi apprezzabile di wikipedia :

Era una formazione interpartitica formata da movimenti di diversa estrazione culturale e ideologica, composta da rappresentanti di comunisti (PCI), democristiani (DC), azionisti (PdA), liberali (PLI), socialisti (PSIUP) e demolaburisti (PDL). Il Partito Repubblicano Italiano rimase fuori dal CLN, pur partecipando alla Resistenza, per la sua posizione istituzionale che comportava una pregiudiziale antimonarchica-istituzionale. Rimasero fuori anche alcuni gruppi di sinistra che non accettavano il compromesso dell'unità nazionale su cui si basava il CLN che prevedeva la "precedenza alla lotta contro il nemico esterno, spostando a dopo la vittoria il problema dell'assetto Istituzionale dello Stato".

Alla seduta di fondazione parteciparono: Ivanoe Bonomi (PDL, Presidente), Scoccimarro e Amendola (PCI), De Gasperi (DC), La Malfa e Fenoaltea (PdA), Nenni e Romita (PSI), Ruini (DL), Casati (PLI). Il mese successivo si erano già costituiti i Comitati Regionali. Successivamente anche Comitati Provinciali.

Il primo a presiedere il CLN fu Ivanoe Bonomi a cui spettò, dopo la liberazione di Roma (giugno 1944), di assumere responsabilità di governo con la Presidenza del Consiglio. A lui successero alla Presidenza del Consiglio il 21 giugno 1945 Ferruccio Parri e il 10 dicembre 1945 Alcide De Gasperi. Il CLN ha coordinato e diretto la Resistenza e fu diviso in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, presieduto da 1943 al 1945 da Alfredo Pizzoni) con sede nella Milano occupata e il CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale); operò come organismo clandestino durante la Resistenza ed ebbe per delega poteri di governo nei giorni di insurrezione nazionale.

Il 16 ottobre 1943 viene votata la mozione che si può riassumere in tre punti base:

Come si vede, niente di nuovo sotto il sole. Salvo il fatto che si andrebbe comunque alle elezioni con la legge Calderoli in vigore, e dunque con l’ennesimo parlamento di nominati, perché dell’eventualità di fare delle “primarie di coalizione” da Vendola fino a Fini non credo proprio che che se ne possa parlare. Starà ad ogni singola formazione, nell’eventualità in cui maturi questo megacartello elettorale, la responsabilità di autoregolamentarsi per cercare, ciascuno in riferimento al proprio elettorato, di colmare il solco abissale scavato negli ultimi anni – e non solo per responsabilità di Berlusconi – fra la politica degli eletti e quella degli elettori.

L’agenda del paese è da allarme rosso, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal lavoro alla scuola, dall’ambiente alla salute, dal welfare alla sicurezza. Per dirne una, oggi è il “click day” per i lavoratori extracomunitari, la riffa dei poveri. Perché se non si hanno le curve ( e il pelo sullo stomaco) di Ruby rubacuori essere extracomunitari in Italia significa ben altre nottate che quelle di Arcore, e soprattutto ben altre fatiche.

L’unico aiuto che può venire dall’affare Ruby è questo risveglio delle coscienze addormentate. Perché il governo Berlusconi e lo stesso premier hanno ben altre colpe che aver fatto bunga bunga di notte, e se ne devono andare via. Napolitano in questi giorni medita e qualcuno azzarda l'ipotesi che voglia sciogliere le camere d'imperio. ma perchè fare questo favore al cavaliere ? Facciamolo arrostire, prima o poi cadrà da solo. Io dico che non passa febbraio.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 31/1/2011 alle 12.30 nella rubrica Politica.

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