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BERLUSCONI, I FIGLI POTREBBERO INTERDIRLO (di Stefano Olivieri)

 

E’ un classico che fa parte ormai della cultura popolare, quello di persone anziane, sole, un po’ svaporate e con ragguardevoli patrimoni, che si mettono in casa una badante alla quale finiscono per regalare di tutto e di più, spingendosi fino a farla diventare erede legittima del patrimonio.

Di solito, in casi del genere, i parenti stretti del nonnino, fino a quel momento distratti dai loro obblighi affettivi, cominciano ad allarmarsi quando è ormai troppo tardi, e il testamento è stato già modificato.

Quando invece arrivano in tempo, in genere si adoperano con ogni mezzo affinchè i beni del congiunto rimangano in famiglia, e non esitano a ricorrere al giudice nei casi in cui sia acclarata clinicamente l’incapacità di intendere e di volere del nonnino.

Ebbene, moltiplicate il numero delle badanti per dieci, ma che dico, per cento, duecento, fate voi. Poi procuratevi per ciascuna di queste le prove di una sistematica e onerosissima dipendenza delle stesse dall’anziano datore di lavoro, per prestazioni e servizi ben al di là del lavoro di cura in genere previsto per chi ha in cura un anziano. Soprattutto per i prezzi delle prestazioni e servizi, roba da migliaia di euro a botta, e in più gioielli, appartamenti in comodato, etc. etc.

Secondo me, ci sono tutti gli estremi perché i figli e le figlie del premier si cautelino sui loro legittimi diritti al patrimonio paterno. Il forziere personale del premier ha una falla da cui, a causa della sua sempre più stretta patologica dipendenza dalle prestazioni sessuali continuative delle sue badanti, fuoriesce un fiume di denaro di cui nessuno, probabilmente nemmeno lo stesso premier, ha controllo. Se aspettano un altro po’ i figli del premier, in particolare i più giovani, che sono ancora fuori dalla “stanza dei bottoni”, potrebbero avere una brutta sorpresa.

La signora Bartolini ( Veronica Lario) dovrebbe rifletterci. Del resto è stata proprio lei ad ammettere per prima, in quella famosa lettera a Repubblica, che suo marito era malato, spiegando anche di che tipo di malattia si trattasse. Ora che la patologia è conclamata, forse è arrivato il momento di fare quel passo necessario a tutelare l’interesse legittimo suo e dei suoi figli : chiedere al giudice di verificare le capacità mentali del suo ex coniuge e nel caso interdirlo dall’uso di quella parte del patrimonio che spetta per legge ai figli. Ciò non solo per cautelarsi essi stessi, ma anche per far cessare una campagna mediatica che non solo è penosa per Silvio Berlusconi (e indirettamente anche per tutto il paese) ma danneggia in modo serio anche l'immagine e il decoro di tutte le aziende di famiglia.
 
Dunque coraggio signora Bartolini - glielo dico davvero senza reconditi interessi -  anche se è doloroso compia questo passo, lo faccia prima che il ciarpame sotterri davvero anche tutta l’Italia, dopo aver sommerso la sua famiglia.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 27/1/2011 alle 9.51 nella rubrica Politica.

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