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L’Italia per strada e la politica nel palazzo ( di Stefano Olivieri)

 

Certe notizie sono un cazzotto in faccia quando arrivano. La vicenda di David, il piccolo morto di polmonite a Bologna, italiano figlio di italiani per intenderci, ha strappato il velo di ipocrisie che giorno dopo giorno, mese dopo mese continua a coprire il disagio montante di un intero paese. Disagio prima di tutto economico, che ti scombina da un giorno all’altro la lista dei valori, delle cose da fare e da non fare. Che si porta dietro il malessere esistenziale, la salute tua e dei tuoi familiari che condividono la tua sorte. Alla fine sei inghiottito dal buio, le città sono piene di anfratti per questi esseri dimenticati, per i quali esistono pure ottime leggi nazionali e locali, che nessuno però alla fine applica perché non basta dare l’aiuto economico quando sei nel fondo del tuo pozzo, serve una mano vera che ti accompagni fuori, e questa mano è difficile da trovare.

 

Si dice, nel solito rimpallo di responsabilità, che sia stata colpa della madre di David, o della sua famiglia, che ha rifiutato a suo tempo di voler essere aiutata. Ma chi lo afferma dimentica che soprattutto nelle nostre leggi per l’infanzia non c’è la possibilità, bensì è prescritto l’obbligo, per le istituzioni, di intervenire in questi casi di emergenza. Quanti sono questi poveri ? Dove sono? E che cosa sta facendo il governo per aiutarli, al di là della social card? Queste sono le domande da farsi.

 

I poveri che finiscono per strada, italiani o meno che siano, sono soltanto l’avanguardia di un esercito della disperazione e del disagio che la politica, e il governo prima di tutto, non riescono più a intercettare. Dietro di loro ci sono gli studenti preoccupati per il futuro della scuola e dell’università, investite da una riforma senza soldi che taglia e basta. E poi i lavoratori precari, cui vengono offerte sempre meno garanzie : seppure fosse vero che è necessario flessibilizzare il lavoro, che non si può e non si deve pensare al posto fisso, è però altrettanto vero che i padroni, in Italia, complice il governo Berlusconi, continuano a interpretare in chiave schiavista le nuove regole ( legge Biagi, etc) e non hanno alcun interesse a capitalizzare le immense risorse – attualmente sprecate – di competenza e scolarizzazione dei giovani che oggi tentano di entrare nel mondo del lavoro. Gente con centodieci e lode in fisiopatologia – lo abbiamo sentito e visto ieri a Ballarò – che si riduce a fare la segretaria in uno studio edile, e le è andata ancora bene. Così chi ha la possibilità e il coraggio fugge all’estero e l’Italia si invecchia e si impoverisce. L’Italia di Marchionne e di Sacconi, di Tremonti e soprattutto di Berlusconi che dei giovani si interessa soltanto se sono di sesso femminile e senza peli sullo stomaco.

 

Milioni di famiglie sempre più oppresse dai debiti, dal fornaio fino al credito al consumo. Chi paga ha le tasche vuote, chi si fa pagare sempre più spesso evade il fisco e l’Inps perchè sa di farla franca, perché tanto il capocricca lassù ha occhi soltanto per gli imprenditori. La marea di poveri per strada oggi ancora non si vede, c’è chi continua ad aggrapparsi ad amici e parenti e per un po’ riuscirà a sopravvivere. Ma nel corso di quest’anno, verso ottobre, quando forse, se abbiamo fortuna, i media annunceranno la fine della crisi economica, per i nostri poveri sarà il momento più duro. Ricordiamocelo e ricordiamolo a chi di dovere.

 

Comportiamoci da paese civile, torniamo ai problemi, pretendiamo che il governo affronti davvero questa crisi che dai poveri va agli operai, agli studenti, agli impiegati, perchè anche la classe media italiana sta svivolando giù. Mi chiedo: che senso ha proclamare urbi et orbi di aver tenuto i conti sotto controllo se poi più di mezzo paese è alla fame? Provate voi cari Berlusconi, Tremonti, Marchionne, e tutta la vostra plutocratica truppa, a patire anche per una sola settimana quel che sta passando la povera gente e poi diteci che è necessario tenere i conti sotto controllo, e deprimere la spesa per salari e stipendi. Lo Stato dovrebbe investire, e costringere le aziende ad investire in questi casi, invece di risparmiare. Perché il mercato interno così come fate voi non ripartirà mai, e varremo sempre meno in Europa. E nel mondo ? Lasciamo perdere.

 

Berlusconi pensa ai giudici e al suo nuovo partito. L’ha chiamato Italia, rottamando il vecchio nome di Forza Italia per far vedere che lui è nazionalista, ma che bravo. Sotto al simbolo però c’è sempre il suo nome, è lì il trucco. E gli italiani, sempre di più, cominciano a capire che il sogno berlusconiano è una cambiale protestata. Mandiamolo via e ricostruiamo questo paese dal deserto. Ho letto che il libro di un inglese lancia  l'ipotesi suggestiva di Napolitano che si dimette e poi guida al voto e al successo un confuso centrosinistra. Perchè no ? Fatti sotto presidente che ti votiamo tutti.

Stefano OLivieri
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Pubblicato il 12/1/2011 alle 10.29 nella rubrica Economia.

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