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LA SINDROME DELL'EX CARCERATO (di Stefano Olivieri)

Lui adesso vuol fare come Gentilini, l’ex sindaco sceriffo di Treviso che, avendo esaurito i suoi mandati, comanda oggi attraverso il suo vice. Berlusconi ministro, e chi ci crede ? Ve lo immaginate sua emittenza, lo statista più grande delle ultime centocinquanta ere geologiche, quello che smanaccia le sue ministre, relegato su uno strapuntino ministeriale ? Lui, che non può più parlare urbi et orbi ( e certo che, a parte il latino,  orbi lo siamo stati davvero) sotto il pataccone similamericano con scritto sopra “Il presidente” ?
Eppure sì, è proprio vero, Silvio si adatterebbe, dicono. Non certo per attaccamento alla cosa pubblica, della quale non gliene è mai fregato più di tanto, ma per avere la speranza (poca, presidente: non si illuda) di trovare ancora un rimasuglio di quel suo scudo spaziale contro quella plebaglia di giudici comunisti che è pronta ad accanirsi su di lui, un attimo dopo le sue dimissioni da premier.
Io continuo a pensare che dopo aver esperito e provato di tutto (stiamoci attenti alla sua disperazione…) alla fine se la svignerà molto poco elegantemente. In Russia, in Libia, in una qualunque delle sue trecento dimore principesche in giro per il globo terracqueo, a ristorarsi con le sue giovanissime infermiere private. Hai voglia a mandati di cattura internazionali, avremo voglia a sequestrargli i beni perché quelli che conosciamo oggi sono soltanto la punta di un iceberg smisurato. Del resto, è stato libero di fare quello che voleva per più di 17 anni, ha giocato a risiko e a monopoli coi beni comuni di uno Stato nazionale che bene o male è tra i primi dieci al mondo, e nessuno gli ha mai torto un capello, dunque figurarsi i fondi occulti, i conti correnti segreti, i forzieri nascosti che avrà quest’uomo in giro per il mondo.
Non avrà il tempo di goderseli tutti, certo, perché l’età c’è e il fisico, malgrado le apparenze, è piuttosto logorato dal bungabunga, ma insomma, come dire, più che in pensione se ne andrà in albergo, e a sette stelle. Alla fine ci scorderemo di lui, ma mi piace pensare che fino al suo ultimo respiro quest’uomo non riesca a dimenticare i suoi giudici, e che continui a sognare che cento magistrati vogliono giocare con lui a fare quel trenino selvaggio.
 
A noi toccherà invece assaggiare la sindrome dolceamara dell’ex carcerato. Che esce di carcere dopo quasi vent’anni, e già in strada perde l’equilibrio. Troppo spazio, troppo ossigeno, troppo sole. Bisognerà stare attenti, potremmo innamorarci perdutamente del nuovo premier, fosse anche uno qualsiasi, soltanto perché diverso da lui. Silvio lascerà un vuoto enorme, Ghedini potrebbe anche suicidarsi insieme a Fede, al solo pensiero. Ma è un vuoto che sapremo, che vorremo riempire, con tante cose, con tanti pensieri e progetti, ripiegati e depressi centinaia di volte  in questi lunghi anni di regime delle banane. Quel giorno faremo volare in alto i nostri aquiloni, su nel cielo, per sgranchirci la testa e riabituare la fantasia. Io ho già deciso, per festeggiare me ne andrò al mare a pescare. Per i vermi passerò l’undici dicembre da palazzochigi, lì ce ne stanno belli grossi.
 
 
Stefano Olivieri
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Pubblicato il 7/12/2010 alle 19.33 nella rubrica Politica.

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