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Noi Giovani, eroi romantici dimenticati (di Alice Battiston)

Non lo faccio quasi mai, oggi è la seconda volta, da quando ho aperto il blog, che cedo la tastiera alle mani di altri. Lo faccio perchè Alice, che ha aperto il suo blog su ilcanocchiale  soltanto qualche giorno fa, malgrado la sua giovanissima età, entra con le sue parole nella palude di questo paese addormentato con tale prepotenza ed efficacia da lasciare senza fiato. Questo il suo primo articolo, dopo averlo letto visitate il suo blog http://dueparole.ilcannocchiale.it/ 
Brava Alice.

Noi Giovani, eroi romantici dimenticati (di Alice Battiston)

La decisione di aprire un blog nasce dalla necessità di dare voce ad un malessere interiore che è riscontrabile nella maggior parte dei giovani. E non perchè la mia generazione sia dotata di un sentire particolarmente più accentuato rispetto a quelle che ci hanno preceduto o perchè le aspettative siano maggiori e dunque più facilmente disattese, bensì perchè non ci è data voce: in una società che invecchia progressivamente, noi, nonostante non siamo immuni al tempo e vediamo scorrere gli anni sui nostri corpi, rimaniamo gli eterni bambini, quelli che nel venire assecondati, spesso rimangono inascoltati.

I giovani d'oggi si trovano costretti sempre più ad interpretare, loro malgrado, il ruolo dell'eroe romantico. Come fossimo Adelchi o Ortis, la società in cui viviamo, quella del profitto a tutti i costi, non rispecchia i nostri valori, i nostri ideali, e ci costringe ad una lotta dall'esito negativo già segnato. E anche volendo adattarsi a vivere in questa società ingiusta, dove etica e morale sono ormai divenuti optional sempre meno richiesti; volendo piegarsi a logiche di mercato che non sentiamo nostre e che in parte ci disgustano, non riusciremmo a soddisfare non solo i nostri desideri, ma anche le necessità prime. 

Distogliendo gli occhi dalla mia situazione personale, e rivolgendoli poco più in là, vedo trentenni che stanno spendendo la loro vita nel rincorrere un lavoro che gli permetta di costruirsi un futuro. Vedo storie che sono tragedie umane, dimenticate, sprofondate nella memoria di poche persone o negli archivi di alcuni giornali. Sì, perchè se di alcune storie si è fatto un caso di cronaca, di altre non si sa niente, rimangono nascoste, spesso celate da chi non vuole che se ne parli.

Dovremmo rappresentare il futuro, la speranza, eppure rimaniamo un problema, un quesito a cui nessuno sa dare una risposta. Ma, non dare una risposta indica già di per sè la strada che si è intrapresa. L'inerzia è quella soluzione che non ci soddisfa, perchè il tempo non si può congelare, perchè noi siamo essere temporali e dunque, nell'attesa infinita di risposte, consumiamo un'esistenza che avremmo il diritto di vivere.

E così siamo sempre più pedine di un gioco altrui, parte integrante, o talvolta presenza superflua ma inevitabile, di un piano atto a raggiungere il soddisfacimento di qualcun'altro. Nel giorno del compleanno dei due leader dei maggiori partiti italiani, in parlamento si discute se rinnovare o meno la fiducia ad un governo che più che mai si è dimostrato insensibile verso i problemi delle componenti più giovani della società. Un governo che ha tagliato sulla cultura, tagliando così su ciò che più di tutto ci permette di costruire un futuro, su ciò che più di tutto fa di noi uomini liberi. Un governo che ha suscitato la protesta dei giovani (ma talvolta non solo giovani) precari, i quali hanno sentito il bisogno di lanciarsi in una forma di lotta estrema quale quella dello sciopero della fame. Forma di lotta che rappresenta in modo preciso e puntuale ciò che gli è stato tolto, ciò che ci è stato sottratto. Se il cibo è la linfa del nostro corpo, così, in questa società il lavoro è la linfa della nostra vita, e i volti emaciati di uomini e donne che scelgono il digiuno, sono la migliore rappresentazione di questa impossibilità di condurre un esistenza che sia nostra, a cui questa società ci sta portando.

E allora non ci resta che esprimere ciò che sentiamo, la frustrazione tipica di un intera generazione. C'è chi lo fa attraverso la pittura, il cinema o la musica. Ma io, inetta in questi campi artistici, non ho che la scrittura, ma forse neanche quella.

Alice Battiston
http://dueparole.ilcannocchiale.it/


Pubblicato il 4/10/2010 alle 8.24 nella rubrica Politica.

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