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Più che un nuovo Ulivo, serve un nuovo PD (di Stefano Olivieri)

 Un’idea di Stato, un’idea di popolo. Sapere con quali compagni di strada fare questo percorso, sapere soprattutto dove andare e quando fermarsi. Ripenso alle parole di un vecchio come Reichlin – la sua riflessione di qualche giorno fa – e guardo il PD che bolle, ribolle in continuazione con quei fagioli che salgono e scendono, sempre più stracotti. A me la zuppa di fagioli piace anche, non la purea, però.

Il guaio è che non si fa prima un partito e poi si costruisce il suo credo. Se si pensa prima ad una carrozzeria pesante, che debba essere capiente e comoda ma anche robusta, che sia sicura ma anche che tenga bene in curva, alla fine le scelte sul motore saranno obbligate. Dovrà essere un motore fatto apposta per spostare tutti quei quintali, e una benzina fatta apposta per bruciare senza inquinare. E soltanto quando motore e carrozzeria saranno messi insieme si potrà sapere se l’auto può andare bene, quanto potrà costare metterla in produzione e a quale pubblico sarà rivolta. Perché, parliamoci chiaro, non ci sarà mai un’automobile che va bene per tutti.

Così un partito, almeno nella accezione che conosco io, quella di una comunità di uomini e donne che si riconoscono in una idea di società comune. Non un contenitore, un canestro. Non una religione monoteista come nel PDL, dove il vero dio non è Berlusconi ma il denaro. Se dico partito intendo luogo di confronto di valori ideali come di problemi quotidiani, di scontro ma alla fine di crescita comune, questo intendo.

Ebbene, mi pare davvero straordinario che tutto sia messo in discussione in questo PD, salvo il suo stesso patto costitutivo. Non sto pensando a uno scioglimento, a un “rompete le righe e fate un po’ come cazzo vi pare”. Sto soltanto dicendo che se il PD è malato, ebbene lo è stato fin dal suo parto. Gli elettori, i cittadini democratici hanno sempre chiesto alla politica – e continuano a chiederlo, unità di intenti e pochi litigi.

Dalla società civile non è mai venuta la richiesta di un partito unico, ma dell’unità fra i partiti sì, certo. Dalla società degli elettori non è mai partita la richiesta di far scrivere il manifesto fondativo a un gruppo di “saggi”, così come non è mai venuta – e ci mancherebbe – quella di lanciare una consultazione di elezioni primarie con regole così bizantine e antidemocratiche ( mi spiegate come un cittadino qualunque può presentarsi in 10, venti collegi diversi e fare campagna elettorale, se non è già un politico conosciuto e riconosciuto?) che non potranno che premiare i soliti noti. O magari un outsider dell'ultimora come Alessandro Profumo, dimissionato dall'Unicredit con 40 milioni di euro (notizia dell'ultimora : "E' Profumo il papa nero del PD ? Pare che il partito abbia pefino commissionato un apposito sondaggio). Ma per favore...

Ora tutti a piangere il partito (quasi) morto ma nessuno che dica “Ok, rifondiamolo, ma stavolta facciamo parlare i cittadini elettori per davvero!”. Perché pensate che basti sostituire una faccia per evitare l’emorragia di consensi? Il partito non è un canestro, ma una comunità viva. Il partito, è bene chiarirlo, siamo tutti noi, una testa un voto. E se così com’è non va bene, bisogna rivoltarlo e rifarlo daccapo. Cercando prima di tutto una convergenza su quell’idea comune di società democratica che oggi non appare per niente chiara. Una società che sappia darsi uno governo forte e autorevole, che sappia guardare lontano e sia in grado di varare progetti senza fare macelleria sociale; che sappia parlare con onestà alla sua gente quando ci sono momenti difficili, ma sappia anche sanzionare con durezza i comportamenti fraudolenti. Una società del merito e dell’onestà, dei diritti e dei doveri condivisi da tutti, perché il malanno peggiore non è Berlusconi ma la filosofia che in vent’anni quest’uomo, prima da monopolista tv e poi anche da premier, ha inteso inoculare profondamente nel popolo italiano. Continuiamo a chiamarci democrazia, ma dobbiamo inseguirla, riconquistarla non sarà per niente semplice anche se il centrosinistra riuscisse a vincere le prossime elezioni politiche. Perciò rifacciamolo dalle fondamenta questo partito, con elezioni primarie senza trucchi, dove escano fuori prima di tutto i programmi e poi i volti. Si parla di nuovo ulivo, ma qui serve urgentemente un nuovo PD.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 22/9/2010 alle 8.59 nella rubrica Ambiente.

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