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QUANDO IL GIOCO SI FA DURO (di Stefano Olivieri)

 

La prima domanda dopo aver ascoltato il discorso di Fini a Mirabello è : se Fini fosse stato oggi premier al posto di Berlusconi, avrebbe detto le cose che ha detto ? In altri termini : se il Pdl non ci fosse mai stato e Fini fosse sceso da subito da quel predellino, e fosse riuscito a scalzare il cavaliere dal suo trono ancor prima delle elezioni del 2008, avrebbe poi detto le cose che ha detto ieri ?

La politica non si fa con i se e con i ma, più che certo. Ed è per questo anzi che il dibattito nel bel paese si è mummificato da qualche anno, perché nessuno finora ha veramente voluto o saputo gettare – citando nuovamente Fini – “il cuore oltre l’ostacolo”. Però ieri è successo e la cosa ci fa piacere, comunque sia arrivato Fini alle sue conclusioni, qualunque sia stato il suo più o meno lungo periodo di riflessione. In Italia si riaffaccia una destra liberale, che intende dialogare e progettare, era ora.

Forse il famoso vaccino di Indro Montanelli ha dato il suo primo frutto proprio in chi è stato più accanto a Berlusconi ( 16 anni non sono pochi) dal 1994. E’ stata una lunga attesa per chi, da sinistra, ha avversato Berlusconi non per odio personale ma per ciò che quest’uomo ha combinato nel corso degli ultimi 16 anni.

Ora le elezioni anticipate sono una certezza. Ma esiste anche la certezza che, se si vuole ( e se lo riterrà opportuno Napolitano, nel caso l'attuale governo dovesse cadere nel futuro prossimo sfiduciato dai finiani), si potrebbe andare a un governo di transizione che abbia i numeri per legiferare su una nuova legge elettorale ( Fini si è pronunciato in modo deciso sulla "porcata" di Calderoli). Dunque  Fini ha a questo punto acceso il cerino e lo ha tenuto in mano quanto basta a garantirgli che il premier adesso rovescerà tavolo e carte, e non per fare un dispetto al suo ex alleato, ma semplicemente perché è costretto a giocare d’anticipo – con le elezioni appunto – se non vuole rischiare un processo che per lui sarebbe esiziale. La Lega sente di nuovo puzza di bruciato e si allontana, nei prossimi giorni ne sentiremo delle belle e forse potrebbe esserci qualche grossa sorpresa nella stessa maggioranza. Se si abbassa il potere di attrattiva del premier, se il venditore di pentole si vede scomparire il pubblico davanti, può anche accadere che qualche ministro ex AN cominci a riflettere. Penso soprattutto ai giovani, che hanno più da perdere nell’aggrapparsi a una stella cadente. Vedremo.

Il PD non deve stare a guardare. C’è poco tempo e va utilizzato al meglio. Ieri ho sentito da Fini toccare argomenti a me cari, come quello delle famiglie monoreddito, dei disabili, dei servitori dello Stato presi a pesci in faccia finora da Brunetta, Sacconi, Tremonti e Berlusconi. Ma io non voglio farmi rassicurare da destra, voglio che sia il PD a farlo. Bersani concerti in fretta un manifesto di valori comuni con Di Pietro e Vendola e convochi immediatamente le primarie di coalizione, agganciandole ai territori e ai collegi, come suggerisce l’Unità e come io e altri, non tanti purtroppo, andiamo ripetendo da anni.

Il centrosinistra rialzi la testa e riprenda a parlare con il suo popolo, con i giovani e le donne, si faccia guidare dal sogno di una Italia pulita che è finalmente dietro l’angolo. E lo faccia con slancio e determinazione, subito, senza pensare a Fini, a Casini e a Rutelli. Se ci sarà o meno un terzo polo, se sarà o meno determinante nel futuro del paese, ciò dipenderà soltanto dalla capacità del PD di porsi al centro del dibattito sociale con tutte e due le gambe, senza paura. E’ questo il momento del gioco duro, non altri.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 6/9/2010 alle 10.18 nella rubrica Politica.

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