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BOLLINO NERO (di Stefano Olivieri)

 

In famiglia nelle due vetture Agila ( vecchio tipo) che possediamo ha smesso all’improvviso di funzionare il condizionatore. E’ successo a inizio luglio, e il pezzo di ricambio è stato finora non disponibile. Risultato: finestrini aperti e viaggi urbani limitati al massimo ( mia moglie adopera l’auto soprattutto per accompagnare Francesco, mio figlio, disabile al 100 %).

La riparazione prevista per ambedue le auto è complessivamente di 600 euro e per il momento abbiamo deciso di soprassedere, sperando che prima o poi il fresco ritorni. Del resto anche il condizionatore è un lusso, il fatto che sia entrato come accessorio fisso anche nelle utilitarie è segno di altri tempi passati, altri scenari sociali, di altri popoli. E poi si è sempre detto che anche il clima è condizionato dal benessere economico, i ricchi stanno al fresco d’estate e al caldo d’inverno, i poveri esattamente il contrario e così sia.

Le vacanze, per chi le ha fatte, stanno per finire. Il paese torna al lavoro ( per chi ce l’ha) e la politica dovrebbe preoccuparsene, perché c’è una crisi gravissima che non da segnali particolari di cedimento. Anzi, al sud comincia soltanto adesso a mostrare i suoi aspetti più allarmanti, con una disoccupazione che fra i giovani tocca la metà della popolazione. Industrie e aziende segnano il passo, il ricorso alla cassa integrazione è ancora altissimo, gli enti locali salassati dal governo centrale non riescono ad aiutare i loro concittadini più deboli. La tv non fa che parlare di bollini rossi e neri per i gaudenti partenti o rientranti ma nulla dice degli incubi di chi è restato a casa e la notte si rigira nel sonno pensando a tasse e bollette da pagare. L’unica cosa certa è che in autunno ci sarà la solita stangata energetica, con buona pace di Berlusconi e dei suoi linguainbocca e i suoi baciamano stagionali con Putin e Gheddafi, proprietari di gas e petrolio che il premier ha sempre detto di portare in Italia a prezzo di favore. Di certo qualche favore lo faranno a lui, a noi restano le bollette sempre più alte.

La politica dovrebbe preoccuparsi della crisi. La Fiat licenzia e non reintegra e alla fine i tre operai di Melfi sono costretti a ricorrere al capo dello Stato, perché il ministro delle infrastrutture è assente. O meglio, è ben presente, nascosto nell’interim di Berlusconi, che i suoi affari industriali per le aziende di famiglia continuerà certo a curarli ma si guarda bene dall’impicciarsi nei problemi degli operai. Tutta la maggioranza di governo gioca al cucuzzaro e al totoelezioni mentre il paese va in frantumi. Perfino Famiglia Cristiana, noto periodico comunista, adesso tuona contro il “berlusconismo”, ma il premier tira avanti dritto, da qui alla fine dell’anno dovrà fare una gimcana continua per schivare i processi e la galera e non ha tempo per curare il paese. Però sorride e promette, perché tanto l’elettore italiano è “come un bambino di undici anni, e neanche troppo sveglio”, sua definizione di qualche tempo fa. Vi prego di guardarlo attentamente in questi giorni di difficoltà, con lui non è il nuovo ad avanzare, è il regime.

Prima o poi accadrà, i tempi sono maturi per non dire marci. Padri e madri di famiglia scenderanno in strada con i loro figli e marceranno verso il palazzo, per cacciare i mercanti dal tempio della democrazia e riprendersi il paese. Per il momento la politica non sembra voler rivendicare che il primato dell’inerzia.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 25/8/2010 alle 9.54 nella rubrica Politica.

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