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FORZA PIAZZA ( di Stefano Olivieri)

 

La politica italiana non finisce di stupire. E’ al governo da dieci anni, con l’intermezzo di spiccioli di mesi del governo dell’Unione, l’accoppiata Berlusconi-Bossi, con da una parte il boss miliardario e il suo partito azienda più volte restaurato per assomigliare sempre più al suo padrone, dall’altra il capopopolo padano con le camicie verdi, le adunate padane in riva al fiume, le doppiette bergamasche pronte a schioppettare su Roma ladrona.

Il cavaliere, si sa, preferisce in politica la piazza telematica. E’ più comoda, meno rischiosa per la salute e molto più facile da gestire. Proprietario di Mediaset e di fatto controllore della tv di stato, Berlusconi ha ottimizzato come nessuno in occidente la conquista del consenso elettorale senza quasi mai muovere un passo dalle sue residenze dorate, dove come è noto ha sempre ben altri affari da sbrigare. Anche in parlamento l’hanno visto poco, ma il governo del fare non ha tempo per queste soperchierie istituzionali.

Così è accaduto che mentre Berlusconi si dedicava al peer to peer a palazzo Grazioli, l’alleato padano avesse campo libero nel paese reale. E soprattutto al nord Bossi, anche approfittando dell’anemia dell’opposizione, ha fatto praticamente piazza pulita di regioni, provincie e relative poltrone. Su una di queste ( alla regione Lombardia) sta seduto perfino Renzo Bossi, la “trota”. Il figlio di Bossi fra la poltrona in regione e quella nell’osservatorio alla fiera di Milano ha uno stipendio mensile che un operaio non raggiunge in un anno di lavoro. Però, potenza della suggestione, Roma resta ladrona e Bossi il Savonarola delle prealpi.

Ora accade che il cavaliere scopra improvvisamente di aver bisogno di una nuova investitura popolare, dopo che Fini gli ha fatto perdere la maggioranza alla Camera. Così a ferragosto per quest’anno niente topolone e topolanek nudi a bordo piscina, bensì un’agenda fitta di incontri fra i fedelissimi Pdl e un’anomalo allestire di gazebi e di punti di raccolta cepu su tutto il territorio nazionale. La campagna “votasilvio” non è soltanto l’ennesima provocazione ( prove tecniche di Quirinale) a Napolitano, ma anche un tentativo disperato di arginare l’emorragia, tutta interna al Pdl, in direzione della Lega. Una Lega che pur sapendo che la fine anticipata della legislatura interromperebbe il federalismo, pompa decisamente sulle elezioni anticipate per strappare, hai visto mai, perfino il premierato al suo alleato di sempre. Ed è certo che il suo popolo lo pretenderebbe, dopo che Bossi per dieci anni ha raccontato a vuoto favole su secessione, indipendenza, etc. etc. Ora le chiacchiere stanno a zero, la crisi morde anche al nord e la nomenclatura leghista, ben sistemata su poltrone e poltroncine, potrebbe di colpo essere vista come la nuova casta del terzo millennio da abbattere. Dunque fiato alle trombe ed esercito verde schierato, i gazebi di forzasilvio saranno davvero ben vigilati da guardie padane che, all’occasione, non mancheranno di fare l’occhietto agli elettori pidiellini più disorientati.

Se non fosse che la Lega è anche più pericolosa di un Berlusconi sconfitto dall’anagrafe, ci sarebbe da parte dell’opposizione di che assecondare questo processo implosivo. Ma è ben strano il fatto che, mentre i partiti di governo invocano la piazza per rinsanguare, dopo aver fatto ben poco per la crisi nazionale, l’investitura popolare ricevuta con il voto, l’opposizione taccia. La Rai è stata silenziata (niente talk show sulla crisi, solo approfondimenti ( ma quali…?) del tg1) e nessuno si è ribellato più di tanto; Vendola ha chiesto le primarie e ha cozzato subito contro una schiera di benaltristi; l’area di centro si è improvvisamente affollata come per gli acquisti di Natale, con l’arrivo dell’ultimora di Montezemolo, che forse sperava di essere indicato – come accadde per la Bonino – come l’uomo della provvidenza e invece è stato anche lui passato per le armi. Fatto sta che fra “area della responsabilità”, il fritto misto con tanti capitani e pochi soldati, e l’ancora irrisolto patto fra Pd e sinistra vendo liana, Di Pietro, Verdi, etc, nel pianeta opposizione si naviga ancora a vista ed è forse per questo che sono d’accordo tutti su un bel governo “tecnico”. Ma Napolitano ha ammonito tutti : non esistono governi tecnici, esistono governi parlamentari che devono ottenere la loro fiducia in parlamento.

Adesso temo per il mio paese. Temo che la sua politica non riesca a volare alto come dovrebbe, in questo difficile momento. Temo che saremo colpiti e affondati dalla crisi come e peggio della Grecia e soltanto allora il paese si sveglierà dal sonno dei nani e delle ballerine in tv, delle barbe e dei capelli finti, delle mazzette, delle cricche e delle truppe mammellate. A meno che all'ultimo momento il popolo viola, ma anche rosso, giallo, azzurro di chi con la crisi ha perso lavoro e pane quotidiano non decida di autoconvocarsi sotto palazzo Chigi per un mese di fila per costringere alle dimissioni questo schifo di governo. E' l'ultima esigua speranza che ci resta.


Stefano Olivieri
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Pubblicato il 15/8/2010 alle 13.40 nella rubrica Politica.

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