Blog: http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

ARBITRATO, QUANDO AL PADRONE PIACE VINCERE FACILE ( di Stefano Olivieri)

 

C’è stato un effetto perverso in tutto il polverone di questi giorni sollevato dalle liste in bilico del centro destra. Con certa gente non c’è da distrarsi un attimo, perché mentre la Polverini e Formigoni mugugnano per il pericolo di non potersi candidare, i loro referenti già (auto)eletti in parlamento hanno fatto passare le norme che introducono l’arbitrato in materia di lavoro.

La cosa è gravissima sotto qualsiasi punto di vista, e non riguarda soltanto il futuro ma anche il presente, e tutte le categorie dei lavoratori dipendenti, anche quelli che si sentono oggi più garantiti. Perché con l’introduzione di un arbitro che delibera “secondo equità” e non più secondo le leggi dello Stato, a rimetterci non sarà certo il datore di lavoro, mai, potete contarci fin da subito. Qualsiasi contenzioso, dal più insignificante al più grave fino al licenziamento senza giusta causa, non avrà più l’ombrello della legge. Qui non si tratta solo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, qui il ministro Sacconi ci ha proprio strappato l’ombrello di mano e lo ha rotto, tanto per intenderci.

Gli articoli 31 e 32 del disegno di legge 1167-B già approvato dal Senato fanno tabula rasa di decenni di lotte e di conquiste sindacali, e riportano indietro i diritti dei lavoratori ai tempi della prima rivoluzione industriale.

Il comma nove dell’articolo 31 cancella il giudice del lavoro, stabilendo che in caso di contenziosi tra il datore di lavoro e il dipendente sia un arbitro a decidere, secondo un non meglio definito principio di equità. Giusto per intendersi sul rischio che si corre, vorrei ricordare che nel nostro recente passato il “lodo Mondadori” fu risolto proprio così, non obbedendo alla legge ma ricorrendo appunto ad un arbitrato. E in un paese dove si comprano i giudici per aggiustare sentenze, figuriamoci che cosa può succedere con gli arbitri, anche senza pensare al calcio, che sarebbe troppo facile il paragone.

Inoltre il disegno di legge prevede la possibilità per il datore di lavoro di introdurre la scelta (fra giudice e arbitro) direttamente nel contratto di lavoro, ed è più che lecito pensare che la pressione esercitata su chi deve essere assunto sarà fortissima.

Per di più i contratti di cui dovrà occuparsi l’arbitro - che sarà scelto dalle parti - verranno scritti e certificati da apposite commissioni, ovvero da enti bilaterali costituiti da sindacati e imprenditori. E se penso ai linguainbocca di Cisl e Uil e governo di questi ultimi mesi, non esito a credere che la CGIL resterà sempre più isolata nella difesa dei diritti dei lavoratori dipendenti di qualsiasi ordine e grado.

Siamo davvero alla frutta. Ieri sera su Sky tv si lanciava un sondaggio per schierarsi pro o contro l’adozione della patata transgenica, e sul tema c’era anche chi ipotizzava un vero e proprio referendum. Ecco, questa è diventata l’Italia, si lanciano i referendum sulle patate mentre padroni e padroncini mettono il cappio al collo ai loro dipendenti, con tanto di avallo legislativo di un governo e di un premier che non hanno mai nascosto la loro predilezione per la classe dei padroni.

Un governo di yesmen senza amor proprio, a parte l’indecorosa insipienza istituzionale : il presidente del senato Schifani che sul caso liste dice di guardare più alla sostanza che alla forma; Larussa che lancia cupe intimidazioni (ed è ministro della Difesa, roba davvero da far paura); Alfano (Giustizia) che si schiera sfacciatamente dalla parte del suo capo politico nella valutazione di merito dell’ultimo legittimo impedimento (il cdm in cui è stato deciso il ddl anticorruzione) non riconosciuto dai giudici di Milano. Questi qui non sono ministri della repubblica italiana, questi parlano e si schierano da politici, a cominciare dal premier, dimenticando sempre, comunque e ovunque che chi rappresenta le istituzioni dello Stato dovrebbe essere SEMPRE terzo e al di sopra delle parti. Questo governo fa ridere, anzi fa piangere per la sua inadeguatezza, perché l’Italia non può più aspettare. Mandiamoli davvero a casa tutti, in blocco, anzi mandiamoli in galera e buttiamo la chiave. Chi li ha votati ed è lavoratore dipendente si vada a leggere attentamente tutto ciò che la stampa sta pubblicando su questa loro ultima bischerata, il ddl 1167-B appena approvato al senato, e poi rifletta un attimo su ciò che lo aspetterà in futuro. Fare tabula rasa di tutti i diritti in virtù di una logica da “mimandapicone” forse può aiutarti una volta, magari anche due, ma consegnare il tuo destino nelle mani di un padrone che non riconosce i diritti collettivi, alla fine ti fa perdere. pensateci. Se non per voi stessi, per le vostre famiglie e i vostri figli.
 
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

Pubblicato il 4/3/2010 alle 12.10 nella rubrica Politica.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web