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Sarà, ma di Tremonti non mi fido ( di Stefano Olivieri)

 

Fini che “svolta a sinistra”, Brunetta che si dichiara socialista e adesso il capo del dicastero dell’economia Tremonti che ripudia la flessibilità tanto cara al liberismo e guarda con fiducia al “posto fisso”. Che succede, è scoppiata un’epidemia comunista in seno al PdL ? Io non mi fido.

Angeletti e la Polverini si sperticano in complimenti (“..parla come uno di noi…”) e la cosa mi insospettisce ancora di più, fa bene Epifani a tenere la barra del timone ben dritta : questo autunno sindacale non sarà per niente semplice soprattutto per il governo e certi consensi dell’ultimora, per di più ottenuti a causa di una totale conversione a U della filosofia trementina ( diciamo per il momento così, perché le parole al vento costano pochissimo, sono i fatti che contano) non possono che destare sospetto.

Il buonismo di destra non esiste, almeno finchè a capo dell’esecutivo ci sarà Berlusconi. E Tremonti non è da meno : a lui si deve, non dimentichiamolo mai, la “finanza creativa” che ha messo in ginocchio milioni di famiglie italiane. E’ lui che voleva vendersi spiagge e monumenti per fare cassa, è sempre lui che ha inventato l’inutile social card per i poveri, sempre lui l’artefice della Robin Tax che avrebbe dovuto sgrullare soldi dalle tasche di petrolieri e finanzieri e invece li ha rinforzati.

Questo governo ha delle bruttissime gatte da pelare e non sa trovare gli strumenti giusti. L’evasione fiscale è aumentata ( grazie allo scudo che ha ingolosito gli evesori più cauti), le casse dello Stato sono sempre più vuote e il mercato interno stenta a ripartire per mancanza della materia prima, ovvero i soldi in tasca alle famiglie, in particolare quelle a reddito fisso come dipendenti e pensionati. Trovare la quadratura del cerchio, in particolare sotto elezioni ( le regionali si avvicinano), è davvero difficile e allora ecco uscire fuori un’anteprima di babbo natale, il ministro dell’economia che si trasforma in agnellino.

Dietro, c’è da scommetterci, c’è Berlusconi e i suoi personalissimi problemi. Perché il premier vuole la riforma della giustizia e intende spandere olio sul mare agitato, costi quello che costi. Tanto i soldi mica sono suoi, i fondi FAS sono diventati da tempo il bancomat dell’esecutivo e se qualcuno al sud protesta, vuol dire che sarà accontentato come è stato per Scapagnini e la sua Catania in bancarotta, che ha scucito al governo ( e a tutti noi) 140 milioni di euro portando a garanzia il nulla.

Se il lupo ti liscia il pelo sta per mangiarti, attenzione. Preferisco il Tremonti liberista, almeno su quello ho già preso le misure. Che non sono cambiate per niente, siatene certi, perché questa crisi intendono farcela pagare tutta, senza sconti.

Stefano Olivieri

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Pubblicato il 19/10/2009 alle 19.49 nella rubrica Politica.

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