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E’ Debora che ha le chiavi del ponte ( di Stefano Olivieri)

 

E’ bella, è giovane, giovanissima nell’aspetto, praticamente una ragazzina. E invece ha 38 anni, ha la grinta e la capacità oratoria dell’avvocato, e la fresca sfacciataggine di una donna che sa di valere e non ha timore di farlo capire alla gente. E’ uscita fuori con un video, al solito, il suo intervento alla riunione nazionale dei circoli PD è stato inaspettatamente il più applaudito, e con ragione. Nel millennio delle immagini, della visibilità mediatica che spesso e volentieri stritola la democrazia invece di supportarla, vedere e soprattutto ascoltare Debora Serracchiani è un esperienza confortante che riapre una porticina luminosa in fondo al tunnel.

Quando qualche tempo fa Matteo Renzi – un altro giovane, 34 anni – vinse le primarie in Toscana, non rimasi altrettanto affascinato dal personaggio. C’era qualcosa che non andava, che secondo me non quadrava nella sicumera del giovane presidente della provincia di Firenze, oggi candidato sindaco del PD per il comune di Firenze. Sia chiaro, la mia opinione politicamente scorretta su Renzi nasce – e non ho nessuna intenzione di nasconderlo – dalla mia provenienza politica, quella dei diesse, ma il mio giudizio negativo non va al Renzi “margheritino” e rutelliano. Io non ero convinto, e non lo sono tuttora, che la ricetta di sintesi politica proposta da Matteo Renzi sia connotata da una reale discontinuità con quel “sistema” che lui a parole dice di voler combattere (il suo slogan : facce nuove a palazzo vecchio”), e sia soprattutto portatrice di idee e di valori che definire di sinistra è ben più che una forzatura. Daria Bignardi, intervistandolo in tv, ha esclamato a un certo punto :” Ma lei è proprio di destra !”. E secondo me ha ragione.

Certamente Debora Serracchiani non è di destra. Sicuramente Debora non sarebbe mai corteggiata da Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia che, si dice, abbia invece a lungo inseguito Matteo Renzi. E il rischio che un lembo del Pd divenga troppo contiguo al PDL è sempre presente. La diversità è ricchezza, come ha ricordato Debora nel suo appassionato intervento. Ma la diversità deve contribuire ad alimentare l’unità interna, la sintesi delle idee, e non la divisione. Per questo secondo me questa donna ha in tasca le chiavi del ponte che divide ancora oggi il centro e la sinistra all’interno dello stesso partito democratico. Ha la semplicità espositiva della tipica rappresentante della base del partito, quella base che è avanti, molto più avanti della politica nel processo di aggregazione delle idee e nella formulazione di progetti. Debora è appassionata nel chiedere, anzi nel pretendere trasparenza e democrazia, ma nello stesso tempo affonda il suo bisturi senza pietà, andando con freddezza direttamente al cuore dei problemi. Perché la base ha fretta, sta aspettando da troppo tempo che il partito si svegli con una sola voce, superando “protagonisti e personalismi!”.

Adesso, per favore, non facciamo di lei l’ennesimo Obama italiano. Non sprechiamo così l’occasione fantastica che ci ha offerto Debora. Circondiamola pure di affetto ma proteggiamola dalle offerte troppo interessate di chi vorrebbe usarla come la risposta di sinistra a Matteo Renzi. A lei non piacerebbe, perché lei è già oltre, e guarda oltre, a ragione. Si preoccupa del PD, di costruirlo davvero questo partito, cominciando dalla base, dall’organizzazione dei circoli, dalla voce dei semplici cittadini. Rivendica il diritto di critica e di lotta serrata a chi sta tentando di trasformare, di trasfigurare il nostro paese soprattutto sul piano etico, ma al tempo stesso rammenta che è pericoloso, fuorviante lasciarsi prendere la mano dal protagonismo, quando basterebbe richiamarsi alle regole della nostra Costituzione. Invita al basso profilo della politica ma al tempo stesso all’impegno di tutti per dare parola e fiducia alla base del partito. le sue parole sono pietre, ma scagliate con leggerezza e semplicità, e non a caso i tantissimi links che sul web rimandano al video del suo intervento (http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=7d41e695-4803-41ea-8127-f595e2bf1899 ) sono sempre accompagnati da frasi come “sentite che dice Debora Serracchiani”. Sentite, non vedete, e non perché l’immagine di Debora non sia una gioia per gli occhi, ma perché ancora più affascinanti di lei sono le sue parole, la sua grinta, la sua passione nel pronunciarle.

Peccato non averla scoperta prima delle scorse elezioni politiche. L’avrei votata senza esitazione, e a Roma mi è toccato invece dare il voto a Marianna Madia.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 24/3/2009 alle 12.3 nella rubrica Politica.

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