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I re Magi sono migliaia. E sbarcano a Lampedusa ( di Stefano Olivieri)

Non arrivano sui cammelli ma sulle carrette del mare. Vivi quando va bene. Stremati dal mare e dalla sete. Vorrebbero subito far visita all’imprenditoria italiana, di quel tipo che piange debolezza e miseria come il bambinello di Betlemme ma in realtà ha zanne da lupo, ma li fermano e li portano ai centri di accoglienza. Che si chiamano così ma non sono alberghi.

I re magi hanno la pelle scura ma non sono abbronzati. I loro doni sono chiusi in quattro stracci e nessuno li vuole, ai padroni basterà tastare i muscoli, verificare se hanno denti guasti e poi basta. Li ammassano tutti nei cpt, poi gli daranno il foglio di via, che legalmente significa espulsione ma è poi un lasciapassare. Via, inghiottiti dal nulla, da un treno o da un camion che li porta a destinazione, quella di un fratello che si è già sistemato e dice che il padrone è discreto, oppure la strada, dove si può cercare lavoro ma non si può dormire. Per la notte occorre sparire, camuffarsi con il degrado delle campagne suburbane, ripararsi dal gelo come si può, senza dare nell’occhio.

Di re magi la legge Bossi Fini ne sforna a migliaia ogni anno, a Lampedusa in due giorni sono sbarcati in duemila. E poi ci sono gli altri, tutti gli altri personaggi di questo presepe all’italiana, ci sono le donne con i bimbi piccoli, che attendono il marito che torna dal lavoro e nel frattempo spesso muoiono di stenti, o di fiamme per tentare di scaldarsi.

L’Italia depressa dalla crisi è anche questo, un paese colpito a morte dalla disuguaglianza sociale che non sa dare più risposte a chi sta ancora peggio, agli schiavi che continuano ad arrivare dal mare e troveranno condizioni di vita ancora peggiori, perché c’è la crisi. Chi sulla crisi specula e arricchisce si frega le mani per questi saldi natalizi di manodopera, spenderà ancora meno in braccia e guadagnerà di più evadendo tasse, contributi e quant’altro in questa repubblica delle banane. Questi padroni dalla coscienza molto pelosa non lo ammetteranno mai, che il vero oro nero loro lo hanno trovato e continuano a trovarlo in queste braccia a buonissimo mercato, che lavorano in sielnzio e poi si dileguano perchè clandestini, non reclamano diritti e chiamano casa tre stracci e una lamiera fra i cespugli.

Fanno finta di dargli la caccia per la sicurezza degli italiani, ma in realtà li cercano e li sfruttano sempre di più. Tanto ai veri mariuoli questi governanti non guardano, l’Italia è l’unico paese occidentale dove l’agenda governativa si occupa di intercettazioni telefoniche anziché del disagio che dilaga nelle famiglie. E per l’ Epifania il presidente ha promesso la riforma della giustizia, che come è noto risolverà d’un colpo solo i bilanci dei cassintegrati, dei precari, delle donne espulse dal lavoro perché incinte.

La stella cometa che attira i re magi è una patacca ma quella povera gente non lo sa. E continua ad ammassarsi sulle carrette del mare perché non ha scelta. Anche noi continuiamo ad ammassarci su questa nave alla deriva in un viaggio senza meta, perché il vero problema di chi ci governa non è il destino del paese, ma conservare il potere e semmai aumentarlo. Capovolgendo con disinvoltura tutte le categorie dell’etica politica, con frasi del tipo : “Non c’è vera democrazia se i cittadini hanno paura di essere intercettati…”. Chi ha paura, presidente ? I mariuoli hanno paura, i birbaccioni che si ingrassano sulle disgrazie della gente potrebbero avere paura. Noi non abbiamo paura della giustizia, quella vera e trasparente, non i trucchi delle tre carte che ci vuole propinare. E se questa nave su cui ci sta facendo viaggiare in condizioni non da paese civile si sfascia, signor presidente, non sarà per una congiura della magistratura ma per una insorgenza popolare. Lo tenga a mente. Quando si deprimono troppo i diritti, quando si usa soltanto la forza per decidere, non si elimina il problema ma lo si aumenta. Se in Italia ormai un cittadino su tre non ha di che sostentare se stesso e la sua famiglia, vuol dire che non siamo più tanto diversi da quei paesi da cui ci arrivano ogni giorno tanti disperati clandestini. Solo che noi da qui non scapperemo via, perché è il nostro paese, culla della nostra democrazia. Piuttosto sarà lei a farlo prima o poi, come quel suo vecchio amico e sodale che se ne scappò in Africa, proprio quella stessa Africa da cui arrivano in Italia oggi tanti re magi. Curioso, vero ? Non è una minaccia signor presidente, ma soltanto una constatazione. I nodi prima o poi verranno al pettine.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 29/12/2008 alle 12.43 nella rubrica Politica.

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