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CONSUMO ERGO SUM (di Stefano Olivieri)

 

L’altro ieri mi ero appena apparecchiato la tavola da pranzo con tutte le bollette in scadenza quando il premier è apparso in tv rivolgendosi a brutto muso ai cittadini italiani, anzi – ha proprio precisato – ai consumatori italiani, per spiegare che se non si andava subito ad acquistare una casa o a comprare una nuova automobile il paese intero sarebbe andato a ramengo. E in poche sintetiche battute ha descritto, nel suo stile di grande comunicatore, l’effetto domino di questa assurda paura di spendere che ha contaminato il paese : se io non compro più l’auto nuova, l’industria non vende e mette in cassa integrazione i suoi dipendenti, questi ultimi con i soldi della CIG non riescono più a spendere e alla fine il diavolo si morde la coda.

Sono tornato con lo sguardo alle mie bollette ben allineate sul tavolo e mi sono chiesto per un attimo se in qualche modo avrei potuto barare, per salvarmi dall’infamia di “non consumatore” e quindi nemico del mio paese, camuffando la spesa per luce gas e telefono come spesa voluttuaria. Magari avrei potuto confezionare un bel pacchettino con tanto di nastro natalizio e gli auguri, una cosetta semplice semplice con dentro la bolletta e i soldi per pagarla, da consegnare allo sportello dell’ Acea con tanto di sorriso natalizio stampato in faccia. Poi però mi sono ricordato la faccia dello sportellista dell’Acea l’ultima volta che sono andato a pagare e ho pensato che no, non era per niente una buona idea.

Dovevo schiarirmi le idee, liberarmi da questa angoscia di essere diventato all’improvviso un sabotatore della democrazia. Il presidente mi aveva appena accusato di essere un cattivo cittadino – pardon : consumatore – e se c’è una cosa di cui io invece vado fiero è il mio senso civico, ne possiedo in tale quantità che se potessi monetizzarlo in qualche modo avrei risolto di colpo tutti i miei problemi finanziari. Ma è una dote che oggi in Italia va sempre meno di moda e, per quanto rara, non aumenta mai di prezzo, tutt’altro, c’è il rischio che se ne parli troppo passi anche per fesso.

Così mi sono seduto in poltrona e ho preso dalla libreria la mia cara vecchia Costituzione italiana. Ogni volta che mi sento smarrito in questo mare di pescecani ricorro a lei. Mi bastano due o tre pagine e comincio a sognare cullato da quelle frasi semplici e chiare, ricette magiche con cui i padri costituenti sono riusciti a restituire a un popolo di disperati un sogno, quello di essere tutti uguali e di poter insieme risollevare un paese che usciva dalle macerie di una guerra.

Ho cominciato a leggere ripercorrendo tutti i principi fondamentali, dove si parla di diritti inviolabili e li si elenca : da quello alla pari dignità sociale e alla eguaglianza di fronte alla legge, al diritto al lavoro che diventa un dovere se riferito alla comunità, a “svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Poiché in molti sostengono che Berlusconi è uno statista, mi sono per un attimo chiesto se in quel “progresso materiale o spirituale della società” fosse compreso anche l’obbligo al consumo, all’acquisto di merci allo scopo di restituire linfa al paese. Nel dubbio ho continuato a leggere ma dal primo articolo fino al 139 non ho trovato un punto, uno che fosse uno, in cui la prima legge del nostro stato repubblicano facesse cenno alla necessità, anzi all’obbligo al consumo per i cittadini.

Rinfrancato dalla lettura sono andato a riascoltarmi Berlusconi – quel discorso lo hanno trasmesso decine di volte, fino alla nausea – e ho capito a quel punto che non si stava rivolgendo a me, per fortuna. Era il “suo” popolo che stava chiamando a raccolta, perché solo un berlusconiano doc - con tanta grana in tasca per intenderci - può decidere di punto in bianco se acquistare o meno una casa o un automobile soltanto per fare piacere al premier. E già, non poteva che essere così, perchè Berlusconi è un pragmatico, a una poveraccia precaria ha consigliato di sposare un miliardario e mica scherzava, quando lo ha detto. Lui sa bene che in Italia l’ascensore sociale legato al merito e orientato ai bisogni non esiste più, perché è stato lui stesso a metterlo in disarmo. Al suo posto ha sdoganato e anzi istituzionalizzato il sempreverde mimandapicone, un tapirulà velocissimo dove il biglietto lo paghi alla fine, a seconda di quanto pelo sullo stomaco scopri di avere. La nuova razza padrona è nata così, spinta e trascinata da un giorno all’altro verso l’olimpo del denaro facile e del potere ed è ormai molto più in alto dei tre metri sopra il cielo. Le hanno dato perfino dato il voto in più di 17 milioni, non possiamo oggi esserne sorpresi. Però se oggi nove italiani su dieci oggi si comportano da formiche timorose, c’è un buon dieci per cento della popolazione che con la crisi si ingrassa ogni giorno di più e che se ne frega del suo paese e dei suoi cittadini meno fortunati. Questa è gente che i suoi bonus personali se li fabbrica giorno per giorno con l’abuso della prepotenza, frodando ed evadendo il fisco, perfino legiferando a proprio uso e consumo, salvo ogni tanto mollare qualche spicciolo per elemosina. E ora perfino quegli spiccioli che promettono di dare una tantum vorrebbero costringerci ad usarli per ridare fiato proprio a quel liberismo cieco e selvaggio che ha messo in ginocchio le famiglie.

Beni di consumo e beni di lusso. I primi, lo dice la parola stessa, sono destinati a consumarsi, a svanire, e il consumatore ha quindi l’angoscioso obbligo di rimpiazzarli in fretta. I beni di lusso invece sono inviolabili, blindati, perenni. Non si consumano mai, anzi si accumulano e si ostentano, sono simboli, deità che alimentano leggende. I beni di lusso certificano l’appartenenza alla razza superiore che non ha obbligo alcuno nei confronti della massa, i beni di consumo contraddistinguono l’interdipendenza fra i consumatori e i produttori.

Ma il cesso di Berlusconi sarà in porcellana o piuttosto ricavato da un gigantesco diamante ? E la sua carta igienica sarà intessuta di peli di ermellino ? E la sua borsa per l’acqua calda, sarà in volgare gomma o in pelle di velina, conciata a dovere ? I ricchissimi, i potentissimi, gli inavvicinabili sono lassù ancora più in alto del popolo dei suv, non hanno come recita l’art. 3 della Costituzione “pari dignità sociale” con il resto del mondo, non sono uguali di fronte alla legge. Lo sappiamo bene che non sono uguali, ce lo ha dimostrato proprio lui Berlusconi, il più limpido rappresentante di questa elitè ancora più elitaria, la crema della crema dell'opulenza – più o meno il 2 % della popolazione italiana – con tutte le leggi ad personam che il “suo” parlamento gli ha confezionato addosso. Non è certo a questi “suoi pari” che si rivolge il premier nel suo appello al consumo, figurarsi. Ve lo immaginate un Briatore, una Santanchè che vanno a fare la spesa per aiutare il paese ? Che volgarità ! Loro, gli dei, hanno poi altri modi per farlo, loro “danno l’esempio” al paese, semplicemente esistendo e facendo il porco comodo loro, senza curarsi di nulla e di nessuno. Briatore in Sardegna ci paga perfino le spese delle feste del suo Billionaire con i biglietti che stacca per fare entrare il popolino nella balconata superiore. Giù nella cavea i ricchi gladiatori si danno al lusso sfrenato, su in piccionaia il popolino pagante sbava e rumoreggia estasiato, ubriacandosi della vista di quel carnaio di famosi che fino al giorno prima ha potuto vedere soltanto in tv. E’ a questa calca smaniosa che si rivolge Berlusconi, ad essa potrebbe dire di tutto, fare di tutto ed essere sempre ringraziato. Se l’è cresciuta e pasciuta fin da bambina, l’ha nutrita con Dallas, Dinasty e Beautiful e una volta raggiunta la maggiore età l’ha portata al voto, il nuovo miracolo italiano è un popolo di telecomandati. Ma a furia di usarli le batterie si sono surriscaldate e qualcuno comincia a dare segni di malfunzionamento, perché hanno smesso di obbedire e di comprare. La matrix berlusconiana ha scoperto una falla nel sistema e adesso tenta di correre ai ripari.

Ma il troppo stroppia e il rimedio trovato se possibile è anche peggiore del male. Abbiamo la crisi più perniciosa dell’occidente per i troppi furbetti, tollerati anzi protetti, che hanno approfittato dell’euro per raddoppiare i propri guadagni ; e per i troppi truffatori, bancarottieri, corruttori e collusi di cui è incrostato il nostro paese, dal sistema produttivo a quello politico. Abbiamo la febbre e ci stiamo curando con una droga pericolosa quanto effimera, che pur di non rinnegare la filosofia del profitto come motore dell’universo scaverà ancora più profondamente nelle diseguaglianze del nostro paese. Non siamo più cittadini titolari di diritti, bensì semplici consumatori in fila davanti alla cassa. E il prezzo lo fanno sempre gli altri, altro che il popolo sovrano.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 2/12/2008 alle 8.44 nella rubrica Politica.

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