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INUTILE STRILLARE DAVANTI ALLA STALLA VUOTA, SERVE LA “PAPERON TAX” (di Stefano Olivieri)

 

Lo abbiamo ben capito, i soldi non ci sono,dice il governo. E sappiamo anche – come lo sa anche il governo – che quei sei miliardi che servirebbero per detassare almeno la tredicesima dei lavoratori dipendenti se ne sono andati nelle note operazioni elettorali di ICI e Alitalia. Ed è probabile anzi che la spesa per la nostra compagnia di bandiera non finisca qui, perché la CAI è tuttora traballante e fra le altre cose occorre restituire i trecento milioni presi in prestito. E poi, se vogliamo davvero dirla tutta a un governo che continua a sostenere la “saggezza” del proprio comportamento, ci sarebbero anche da mettere in conto almeno 5,2 miliardi di condoni tremontini – diciamo così – “non perfezionati dagli evasori” ( hanno chiesto il condono, hanno pagato la prima rata e lì, fine delle trasmissioni) che la Corte dei Conti ha segnalato come non ancora incassati qualche giorno fa. Dunque questo non proprio irreprensibile governo si mostra blindato soltanto da una parte, quella oggi meno protetta dalla crisi che è arrivata, mentre nei confronti di ricchi, furbetti ed evasori la manica è sempre molto larga. L’ultima notizia sul fronte dei tagli è addirittura tragica, starebbero per scomparire (la notizia la trovate qui : http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=10089 ) perfino i fondi (9 milioni di euro) per risarcire i nostri soldati restati vittime di contaminazione da uranio impoverito (ben 2536 casi di cui 167 già deceduti).

A questo punto piangere sul latte versato da altri non serve. Servono invece proposte chiare per reperire denaro fresco con cui fare fronte alle esigenze delle famiglie in povertà ( circa 7,5 milioni al di sotto della soglia, più altrettanti appena al di sopra) e alle piccolissime, piccole e medie imprese che rischiano la chiusura, con immaginabili ricadute sulla occupazione.

Una proposta secca. In uno stato democratico e solidale in momenti di crisi le risorse si prendono dove producono minor danno sociale. In Italia è inutile sanguisugare il lavoro dipendente e le pensioni più di quanto è stato fatto finora, occorre cercare altrove. La scelta poi non è così difficile, basta guardare alle rendite finanziarie vere ( non i bot risparmiati dalle famiglie, per intenderci, parlo di cifre da nove zeri in su), basta guardare ai grandi patrimoni e agli stipendi stellari. E’ questo o no il momento in cui per aiutare chi ha un reddito di diecimila euro l’anno, tanto per dire, si chiede di mettere mano al portafogli a chi, a parità di situazione familiare, ne ha almeno dieci volte tanto ? Io trovo molto più dignitoso parlare di una tassa “patrimoniale una tantum” piuttosto che di social cards con le quali ci compri a malapena un cappuccino al giorno. Un errore di valutazione che mi ricorda il tramonto della monarchia francese, quando all’annuncio della carenza di pane per il popolo si consigliava di mangiare brioches. Ma almeno a quei tempi li decapitavano, qui tocca tenerceli a palazzochigi.

La mia non è una provocazione. Se siamo davvero uno stato democratico va fatto. Se fa paura chiamarla tassa patrimoniale, chiamiamola pure “PAPERON TAX” che magari è più simpatico e ha anche più senso. In momenti di magra, il tanto denaro accumulato ( e per altro tassato a meno della metà degli altri redditi) nelle rendite finanziarie può e deve fare comodo a un governo in crisi di risorse. Il governo, anche se targato Berlusconi, DEVE RISPONDERE A TUTTA L’ITALIA, non può cavarsela con una scrollatina di spalle e una social card. Già è poco sano di per se ragionare in termini di una tantum, ma se si sceglie di battere questa strada almeno si abbia l’accortezza di non fare ancora più male a chi sta peggio di tutti.

Il Pd deve chiedere una tassa una tantum sulle rendite finanziarie. Il Pd deve difendere il disagio e inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità. Il Pd deve tirare fuori le palle.

Stefano Olivieri
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Pubblicato il 28/11/2008 alle 11.7 nella rubrica Ambiente.

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