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DEMOCRAZIA & ALTRE MERAVIGLIE

 

Italia paese in movimento. Tutti a correre ma non si sa dove, tutti a gridare l’un contro l’altro, potere contro potere, corporazione contro corporazione, Picone contro il picone di turno. E tutti schierati da una parte o dall’altra. Ma tu che leggi ad esempio, sei democratico o fascista ? E’ il tormentone delle ultime settimane dopo le uscite di Larussa e Alemanno, e la svicolata di Berlusconi. Ma che significa esattamente oggi in Italia essere democratici o essere fascisti ? E poi ancora : Ti senti sicuro o insicuro ? E chi sono per te quelli o quelle cose di cui aver paura ? Prova a rispondere con sincerità. E infine, ti consideri ricco, tranquillo e benestante o ti senti già risucchiato dalla statistica dei poveri in canna ? E secondo te il tuo lavoro è sicuro o potresti perderlo da un giorno all’altro ?

Oppure : sai davvero in che paese vivi ? Pensi di essere sufficientemente informato, o non te ne frega niente ? Hai una tua opinione, un credo politico di riferimento o sei di quelli che “Franza o Spagna, purchè se magna” ? E secondo te è la politica a sporcare la società, o è la società che ha insozzato la politica ? E secondo te un paese dove è possibile fondare un partito dal predellino di una mercedes, è più libero o più schiavo ?

La mattina appena sveglio, in quei dieci scarsi minuti fantozziani durante i quali mi alzo dal letto, vado in bagno, mi vesto, prendo il caffè, saluto mia moglie e i cani ed esco di casa per andare al lavoro, faccio sempre un po’ di questa ginnastica mentale per azzerare le scorie immagazzinate dal giorno precedente. Mi serve per riposizionare la bussola etica, per ricordare che oltre al presente sempre troppo gravido di novità ingombranti esiste il passato dell’esperienza e il futuro delle opportunità che dovrebbero assisterci ogni volta che facciamo una scelta.

La democrazia ad esempio. Ne parliamo ad ogni piè sospinto, la citiamo in continuazione. Ne sentiamo celebrare il funerale e poi la rinascita centinaia di volte, la invochiamo quando ci sentiamo persi salvo dimenticarcene quando pensiamo – illusi - di averla raggiunta e conquistata per sempre. Eppure dovremmo sapere che la democrazia non è uno stato fisico, non è un insieme di leggi più o meno giuste bensì un farsi in continuo divenire di idee, valori e regole comuni, man mano consolidati in quanto condivisi, a cui la comunità deve ispirarsi nel suo percorso.

La prassi democratica è un esercizio faticoso ma necessario a cui nessuno dovrebbe mai sottrarsi, men che meno chi ha responsabilità di stato e di governo. Ma tutti, nessuno escluso, dovremmo avere un’ idea più o meno condivisa della democrazia, tutti dovremmo ispirarci sempre a quei principi di legalità repubblicana che hanno guidato la penna dei padri costituzionalisti. La nostra prima legge è una mappa preziosa, che può e anzi deve essere cambiata per ciò che prescrive nell’organizzazione dello Stato per adeguarla alla società attuale, ma non può mutare nei suoi principi ispiratori : i diritti di un uomo ad esempio, che sono inviolabili e devono rimanere uguali a quelli degli altri così come i doveri, ieri come oggi e come domani; la libertà e l’eguaglianza dei cittadini che non possono essere mai declinate al singolare, ritagliando aree di impunità per alcuni. Nella nostra Costituzione c’è scritto tutto ciò che serve alla prassi democratica, dalla libertà di associarsi ( art. 18) a quella di professare la propria fede religiosa (art. 19), dalla libertà di pensiero e di stampa (art. 21) al diritto alla salute (art.32) e alla istruzione (art. 34). E’ tutto già scritto ed elencato, ed è un elenco che se fosse davvero letto ed osservato da tutti almeno una volta al mese, farebbe dell’Italia un paese decente e un po’ più democratico perché la Costituzione spiega, ad esempio, quali e quante siano le differenze fra libertà di tutti e arbitrio personale.

Non è cosa di poco conto in un paese dove ancora oggi prosperano corrotti e corruttori, furbetti dei quartierini e politici – fin nelle più alte cariche istituzionali – impuniti per legge. Servirebbe, il conoscere bene la Costituzione repubblicana, per indignarsi, piuttosto che per le strade sporche e i rom clandestini, per il bavaglio imposto all’informazione che ci impedisce di conoscere lo stato del nostro paese, o per il lodo Alfano che immunizza Berlusconi mentre c’è chi viene arrestato per aver rubato l’insalata al supermercato o peggio, sgozzato per strada per un pacchetto di caramelle.

Conoscere meglio i nostri diritti e doveri vuol dire sapere quando rialzare la testa, saper distinguere un sopruso da una giusta punizione, e pretendere giustizia laddove è davvero assente. La “tolleranza zero” di uno stato poliziotto e di tanti sindaci sceriffi sta già producendo le banlieues nostrane in quel di Castel Volturno, che non sarà Napoli depurata dai rifiuti e militarizzata ma è vicino Napoli, ed è comunque Italia. Una Italia dove vince Gomorra evidentemente, e tuttavia si preferisce mostrare gli inceneritori presidiati dall’esercito piuttosto che andare a caccia dei camorristi, si preferisce intimidire la stampa ( la redazione dell’Espresso perquisita già due volte dopo la pubblicazione delle rivelazioni di un pentito) piuttosto che schierare l’esercito di fronte al clan dei casalesi. Perfino l’ineffabile Fede ci ha messo bocca, commentando da par suo i guadagni che il film e il libro Gomorra avrebbero portato all’autore Saviano.

E per contro, non conoscere bene la democrazia equivale soprattutto a un disimpegno nell’esercitarla proficuamente, a proprio beneficio e a vantaggio di tutta la comunità. E dimenticare, o semplicemente trascurare i principi fondamentali della legalità ci fa andare tutti fuori strada. Perché la legalità – amava dire Galante Garrone – “ è il potere dei senza potere”, è la madre di tutte le leggi, l’unica che ci consentirebbe davvero di eradicare in modo definitivo “la casta” al soldo dei potenti e non del popolo sovrano.

Conoscere davvero i nostri diritti e doveri servirebbe a farci capire che oggi in Italia la democrazia per come l’hanno intesa i nostri padri costituzionalisti, semplicemente non c’è più. Il popolo dei cittadini elettori, scippato di ogni residua libertà di scelta, non è ad esempio più sovrano da tempo; il premier impunito per legge continuerà ad imporre provvedimenti a suo personale uso e consumo, distribuendo premi e prebende a chi lo accontenterà prima e meglio; il fascismo e il razzismo, vietati dalla nostra Costituzione in ogni loro forma, dalla propaganda alle associazioni, sono nei fatti di nuovo presenti nel nostro paese, dal momento che il nostro presidente del consiglio non ha mai commemorato il 25 aprile, ha definito una vacanza il confino degli antifascisti e i suoi alleati della Lega vanno in tv e nelle piazze italiane ed europee, da Calderoli a Borghezio, a innescare incendi di odio. Tra i rifiuti di Napoli da incenerire la Lega ci avrebbe messo volentieri anche i Rom, e qualcuno a furia di sentirli gli ha dato retta in quel di Ponticelli.

La democrazia non si fabbrica in parlamento, e per fortuna neanche la si può disfare con una maggioranza strapotente e arrogante di deputati e senatori. Ma occorre una profonda e radicata consapevolezza e conoscenza per evitare che questo bene comune si ingrotti per sopravvivere, occorre fermezza e coraggio nel difendere le istituzioni in primo luogo, senza parteggiare per gli uomini che le rappresentano. Siamo noi cittadini i sovrani di questo paese, e abbiamo l’obbligo di difenderlo e di difenderci quando c’è chi attacca le regole fondamentali della democrazia. Non possiamo, non dobbiamo stare a guardare aspettando che le mele marce cadano dall’albero, perché il marcio infetta il terreno su cui cresce l’albero e se l’albero muore, occorrerà aspettare che ne cresca un altro altrettanto grande, forte e fruttifero.

Così dunque, ripassiamo la democrazia ogni giorno. Per strada andando al lavoro, dialogando con gli amici. Spargiamo il suo seme, e se pensiamo di non averne a sufficienza facciamo rifornimento da chi non ha ancora smarrito i valori della giustizia, della solidarietà sociale, della conoscenza come strumento di progresso. Tendiamo la mano a chi è più diseredato di noi – ce ne è sempre qualcuno – e non chiudiamoci in casa per paura, attendendo che la tempesta passi. La democrazia siamo noi, vive attraverso di noi, i nostri atti, i nostri stessi sogni. Facciamola vivere e crescere nonostante questo tempo buio, diventiamone apostoli laici in un paese che ha eletto il denaro come dio e sovrano assoluto, facciamolo se non per noi, almeno per i nostri figli che hanno una vita intera da vivere. Cacciamo i mercanti dal tempio.

Vorrei chiuderla qui, ma ho ancora la sensazione di non aver detto abbastanza, sopratutto ai più giovani. E allora mi affido alle parole di Piero Calamandrei, che nel 1955 così parlava ai giovani della nostra Costituzione :

DAL DISCORSO DI PIERO CALAMANDREI AI GIOVANI, SULLA COSTITUZIONE – MILANO 1955 :

L'articolo 34 della nostra Costituzione dice: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante, il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti. Dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, questa formula corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e studiare e trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa eguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una eguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale. Non è una democrazia in cui tutti i cittadini siano veramente messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro migliore contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società; e allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi!...

Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove; perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. L’indifferentismo che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani: l’indifferentismo. “La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica?”

Ed io, quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: - Ma siamo in pericolo?- E questo dice: se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: "Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda". Quello dice: "...che me n’importa? unn’è mica mio!...". Questo è l’indifferentismo alla politica.

E’ così bello, è così comodo, è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi di politica! Eh, lo so anche io, ci sono…Il mondo è così bello vero? Ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica!

E la politica non è una piacevole cosa: Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra, metteteci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo, che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, tutte le nostre sciagure, le nostre glorie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane… E quando io leggo nell’art. 2 “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”; o quando leggo nell’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle altre patrie…ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell’art. 8: “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’art. 5: “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo!; o quando nell’art. 53 io leggo a proposito delle forze armate: “l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, esercito di popolo; ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell’art. 27: “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccarla! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

Ma ci sono anche umili voci, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta, Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

Stefano Olivieri http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

Pubblicato il 22/9/2008 alle 19.40 nella rubrica Cronaca.

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