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Comitati di Liberazione Nazionale in ogni regione ( di Stefano Olivieri)

Con il rientro in massa dalle ferie dei vacanzieri – in massima parte commercianti, artigiani e liberi professionisti perché chi è a (basso) reddito fisso se lo tiene stretto per pagare i buffi e sopravvivere, altro che vacanze.. – si è chiuso il capitolo estivo della politica italiana ed è già autunno, stagione storicamente abbinata alle manifestazioni sindacali, agli scioperi, alle rese dei conti della politica per le promesse eventualmente non mantenute con gli elettori.

Allo stato attuale però i segnali di guerra sono scarsi da parte di chi dovrebbe rappresentare il popolo degli oppressi. Nel sindacato c’è chi strattona l’ unità confederale – la Cisl di Bonanni che vorrebbe trattare con Sacconi - e chi tiene duro come la CIGL di Epifani, che annuncia niente sconti al governo a cominciare dal caso Alitalia. Un caso davvero singolare questo della compagnia di bandiera : una cordata di amici del premier si presenta e dopo aver dato una ripulita agli scaffali eliminando tutta la merce deteriorabile ( la bad company i cui debiti saranno risanati dalle tasche degli italiani), si dichiara finalmente disposta ad acquistare il supermercato armi e bagagli . Questi sedici imprenditori capitanati da Roberto Colaninno non mettono sul tappeto il benché minimo rischio d’impresa, dal momento che lo “spezzatino” di fatto è già cominciato con la separazione fra bad company e “Newco”. A quelle condizioni si sarebbe potuto presentare chiunque fra i potenziali soci, anche un pensionato sociale o un disoccupato, purchè naturalmente accreditato dal premier. Comunque sia, l’effetto annuncio di Berlusconi è che Alitalia è stata salvata dallo straniero e che è viva e vegeta. Tutti applaudono anche se è tutto falso : lo straniero arriverà comunque, attirato dalla verginità debitoria della nuova compagnia, pur ridimensionata, anzi ne arriveranno probabilmente più d’uno, imponendo tutti le loro condizioni. E l’Alitalia pur dopo aver sgravato (sugli italiani) i vecchi debiti è tutt’altro che viva e vegeta, anzi è alla canna del gas : Fantozzi ha parlato di risorse utili al massimo per due settimane, dopo di che porterà i libri in tribunale. E infine comunque gli esuberi, ridotti artificialmente a 4500 dai 7500 iniziali ( 3000 probabilmente finiranno in qualche ufficio della pubblica amministrazione, senza arte né parte, tanto la p.a. ha già grazie a Brunetta e ad Ichino la nomea di discarica di fannulloni, uno più uno meno nessuno si accorgerà della differenza).

Quel che conta nell’era della politica spettacolo è aver impacchettato bene il mattone, cioè l’annuncio di una cosa portata a compimento, così il popolo della libertà è tranquillo di aver messo quello giusto, che sa come mettere la polvere sotto il tappeto e riuscire anche a farsi ringraziare. Perché Berlusconi ormai va a ruota libera, spende e spande, moltiplica i pani e i pesci e tutti lì a battere le mani. Promette cinque miliardi (mica suoi : sempre degli italiani) a Gheddafi per risolvere l’ultradecennale diatriba postbellica dipingendo la cosa come un successo. In realtà lo è stato per lui e per i suoi amici imprenditori, che potranno così espandere la propria attività e i propri guadagni in terra d’Africa. Lo è un po’ meno per chi in Italia aspetta un lavoro vero, per chi stringe la cinghia ormai da anni, per i salariati e gli stipendiati monoreddito senza fiscal drag e con la prospettiva di un impoverimento certo a causa dei contratti frenati per legge (1,7 di inflazione programmata contro una reale che viaggia oltre il 4 %, e quella alimentare ben oltre il 10).

Un governo frizzante, con le bollicine. Tremonti con l’arco e le frecce a colpire petrolieri e banchieri, che si sono davvero spaventati : il petrolio scende a poco più di 100 dollari al barile e la benzina è sempre lì, attorno a un euro e mezzo al litro. Le banche (Mediolanum compresa) si fregano le mani per le nuove regole di ricontrattazione dei mutui, perché alla fine ci guadagneranno ancora di più sugli sventurati che aderiranno. Un po’ come accadde per il “prestito per nonni” di un precedente governo ( sempre Berlusconi, naturally) che consentiva agli arzilli ultrasettantacinquenni proprietari di immobile ( purchè del valore di almeno 75.000 euro) di monetizzarne il valore attraverso una ipoteca. Così loro potevano aiutare magri i figli in difficoltà, e poi un giorno dopo la morte la banca si presentava alla porta degli eredi per incassare fino all’ultimo euro il debito residuo, dal momento che l’ipoteca non era trasferibile.

Infine, l’ennesimo miracolo: la lievitazione degli stipendi attraverso la detassazione degli straordinari. Deve aver funzionato perché l’Istat parla proprio in queste ore di aumenti del 4,3 %, ma attenzione : se andate a chiedere in giro nel settore privato, vedrete che sta avvenendo ciò che era facile prevedere : l’orario ordinario dei milleuno contratti a tempo determinato partoriti dalla “Biagi” tende paurosamente a contrarsi, dalle 6 ore si è passati a 4 come media. Tutto il resto diventa straordinario, così quando serve al padrone tutti contenti, perché lui paga meno tasse e il lavoratore guadagna di più; ma se le cose non vanno bene niente più straordinario, lo stipendio si riduce al lumicino e se lo schiavo fa storie una bella porta in faccia e avanti un altro più disperato di lui.

Ecco l’Italia. Narcotizzata dai media e morente. Da una parte la razza padrona e sprecona in suv, dall’altra la gleba che non va in vacanza e al massimo se va bene si compra l’utilitaria usata. Ce ne sarebbe per fare non una ma due rivoluzioni, eppure dal maggior partito d’opposizione vengono segnali di una mitezza sconfortante. Dal sindacato qualcosa in più, ma nessuno che si prenda davvero la briga di chiamare in piazza il popolo dei portafogli svuotati e delle tasche strappate, nessuno che metta la sua faccia alla testa di un esercito di morti di fame quali siamo diventati o saremo nel giro di mesi. Forse serve di nuovo un palavobis faidatè, ma che dico, qui servono i comitati di liberazione nazionale in tutto il paese. E serve una nuova classe politica all’altezza della situazione, che venga direttamente dal popolo. Servono elezioni primarie vere e trasparenti, senza trucchi e bonus per la casta. Serve al paese una politica pulita fuori dagli affari, e servono affari puliti, regolati da leggi dure e trasparenti per tutti. Sto pensando a un sogno ? Sto per caso fomentando una rivoluzione ? Non credo. Questo paese sta conoscendo di nuovo il fascismo, entrato dalla porta di ingresso principale con le elezioni democratiche. Non vedo perché non possa giungere, altrettanto democraticamente e senza violenza alcuna, al superamento definitivo di questo regime. Quando i nostri poveri saranno ancora più poveri, quando più di mezza Italia sarà affamata del tutto le sommosse nasceranno spontaneamente e disordinatamente un po’ ovunque, e sarà facile per questo governo reprimerle. Per questo serve organizzare per tempo e rendere visibile la più imponente riscossa democratica che il nostro paese abbia mai conosciuto, un corteo immenso che unisca per giorni e giorni le metropoli e le campagne, e che costringa partiti d’opposizione e sindacati ad una scelta senza equivoci, o con noi o con Berlusconi . Spegniamo la tv e iniziamo a organizzarlo, cominciando dai nuovi comitati di liberazione nazionale. Se si vuole si può fare. Anzi direi che si deve. Diamoci una data, il prossimo 25 aprile.

Pubblicato il 2/9/2008 alle 10.28 nella rubrica Politica.

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