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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
11 maggio 2011
Quanto ci costa Scilipoti & c. (di Stefano Olivieri)

 

Secondo le tabelle correnti, note a tutti, di prebende e retribuzioni delle istituzioni nazionali, i nuovi sottosegretari nominati da Berlusconi costeranno alla comunità dei cittadini elettori circa 350mila euro l’anno ciascuno. A cui vanno aggiunti altri 150mila euro in quanto trattasi di deputati e senatori già eletti nelle nostre assemblee nazionali. Ciascuno di questi sottosegretari avrà poi il suo staff di segreteria, che proprio ridotto all’osso fanno almeno altri 200mila euro all’anno. Adesso calcolate il fatto che, malgrado Napolitano si sia già espresso negativamente, oltre ai nove sottosegretari già nominati Berlusconi ne ha annunciati almeno altrettanti per completare la distribuzione di pani e di pesci ( nostri, perché i soldi li tiriamo fuori noi) fra i “responsabili” venuti a soccorrere il governo dal 14 dicembre (tutti fuoriusciti da partiti attualmente all’opposizione).

Si tratta alla fine non proprio di noccioline, bensì di decine e decine di milioni di euro che l’ineffabile premier ha deciso di sottrarre alle spese per la comunità per dedicarli a rinforzare l’esecutivo. E questa squadra di Scilipoti ( che non compare in questa infornata, ma sarà nella prossima) ingrasserà a nostre spese fino alla fine della legislatura, con l’unica incombenza di schiacciare il bottone del voto ogni volta che il capo lo richiederà.

Così oltre alla rapina dell’aumento delle tasse nazionali e locali, oltre al congelamento di paghe e stipendi, oltre agli aumenti sulla benzina per (non) finanziare la tutela dei monumnti, oltre alla perdita ormai giornaliera di diritti in tutti i campi del consorzio umano e civile alle famiglie italiane arriverà quest’ultima pillola amara, allevare e ingrassare un branco di costosi e inutili scilipotini. Non è esattamente quel che dice il premier, non mettere le mani in tasca agli italiani. Chissà com'è perchè le sue sono sempre più piene e le nostre sempre più vuote.

Possiamo dire no a tutto questo il 14 maggio e il 12 giugno, con i referendum. Non facciamoci scappare l’occasione. Se l’opposizione in parlamento sonnecchia troppo, almeno noi cittadini svegliamoci.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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