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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
29 aprile 2011
Silvio in guerra (vignetta)


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7 giugno 2010
TUTTI PAZZI PER GAZA (di Stefano Olivieri)
 

Ieri il papa, durissimo con Israele, a raccomandare La distensione e la rimozione del blocco navale su Gaza. Oggi la Mezzaluna rossa iraniana che annuncia l’invio di aiuti umanitari, con tanto di scorta navale dei pasdaran pronti a forzare il blocco.

Non serve grande immaginazione per capire che la crisi mediorientale non potrà mai essere risolta senza la collaborazione dei due contendenti. Non serve particolare buonsenso per comprendere che non si difende Israele e i suoi abitanti attaccando (e uccidendo) in acque internazionali una flotta umanitaria. Come ho già scritto, gli atti di guerra sono una cosa, gli atti di terrorismo un’altra e il terrorismo va combattuto ovunque e contro chiunque.

L’ultimo che l’ha fatta fuori dal vaso in questo caso è Israele, e Israele dovrà togliere subito il blocco su Gaza se non vuole addossarsi la responsabilità di un rischio enorme, quello di un improvvisa estensione del conflitto. In un momento per altro difficile per il mondo intero, a causa della crisi economica che può spostare in modo rilevante l’equilibrio delle alleanze sul quadrante mediorientale.

La politica estera italiana è stata per tanti decenni un esempio di equilibrio. Per la nostra posizione nel mediterraneo, per la nostra storia e il nostro sistema produttivo noi siamo un paese che può dare e ricevere molto dal medio oriente, e per questo dobbiamo essere prudenti e lungimiranti. Il niet del governo italiano all’indagine ONU sulla aggressione alla flottiglia non lasciano ben sperare per il futuro, servirebbe un immediato ripensamento per rafforzare la politica estera europea così direttamente interessata al conflitto mediorientale. Il partito democratico deve uscire con una nota ufficiale e chiedere un voto in parlamento su Gaza, oggi e non domani. Abbiamo certo tantissimi problemi interni, ma una cosa del genere non può essere ignorata.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

3 giugno 2010
Israele e la giustizia strabica ( di Stefano Olivieri)
 Dunque ricapitoliamo : Israele dice che gli aiuti umanitari diretti a Gaza avvantaggiano i terroristi, e che perciò gli attivisti delle navi della flottiglia di pace vanno trattati alla stregua di terroristi. Il nostro governo evidentemente gli crede, perchè ha votato contro la commissione di inchiesta Onu sulla vicenda.

E' singolare questo modo di ragionare, perchè è strabico. Ammettiamo per un attimo di dar credito a Israele, e diciamo che tutti a Gaza, compresa la popolazione civile, i vecchi, le donne e i bambini, sono tutti terroristi. Un terrorista in difficoltà, affamato, ferito  e senza alcune risorse, resta dunque un terrorista.

Un ricco israeliano, che manda i suoi soldati in acque internazionali a fare una vera e propria azione di pirateria su navi senza armi, sulle quali fa salire i suoi soldati per ferire, sparare e anche uccidere, quello no, non è un terrorista. E' un israeliano che si difende.

Un terrorista ferito e ammalato resta un terrorista, un ricco delinquente è prima di tutto un ricco. Che dispone di eserciti, armi, elicotteri, napalm per fare ciò che vuole.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 3/6/2010 alle 14:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
17 marzo 2010
Italiani all'estero ( di Stefano Olivieri)


Il buon nome dell'Italia all'estero non si regge mica soltanto su galantuomini come Di Girolamo. Il nostro migliore testimonial non può essere che lui, il presidente più grande degli ultimi centocinquanta secoli, il più bello, il più ricco, il più potente trituratore di trifola che la penisola abbia mai partorito.

E infatti all'estero davvero ce lo invidiano, e appena possono ne esaltano le imprese raccontandole perfino in tre dimensioni, attraverso i carri allegorici. E' accaduto in Spagna, e consiglio a tutti di fare una capatina su l'Unità online, che ha oggi pubblicato una rassegna davvero gustosa sull'evento.

Scherzi a parte, una doverosa considerazione : in altre occasioni, e naturalmente con altri presidenti del consiglio, una cosa del genere avrebbe scatenato un moto di sdegno nazionale nei confronti degli spagnoli ( o dei tedeschi, o degli inglesi, o dei francesi, perchè l'elenco di chi critica Berlusconi dall'estero è piuttosto lungo e continuamente aggiornato) . Invece ci ridiamo su, per non piangere sulla nostra miseria nazionale. Perchè siamo consapevoli che a lui, quel carro allegorico, è sicuramente piaciuto, e magari se lo farà recapitare nel luna park di villa Certosa, per collocarlo accanto al vulcano. Come dice la pubblicità : purchè se ne parli...

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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15 gennaio 2009
AMA IL PROSSIMO TUO E POI AMMAZZALO ( di Stefano Olivieri)

Con quali motivazioni oggi l’occidente si schiera in difesa dello stato di Israele, malgrado ciò che sta succedendo a Gaza ? Se i morti sono tutti uguali – e ci mancherebbe se non fosse così – che cosa fa passare in secondo piano l’enorme, mostruosa sproporzione fra il numero delle vittime israeliane e quello delle vittime palestinesi, per due terzi civili e con tanti, troppi innocenti bambini ? Me lo chiedo e lo chiedo, da padre di famiglia, da uomo della strada che osserva il proprio governo schierarsi deciso dalla parte di Olmert, che osserva legittime, democratiche manifestazioni di piazza in favore della stella di David.

Che cosa c’entra la religione ? Nulla. Il favore, tradizionale e generalizzato con cui l’occidente europeo ( e non) ha sempre guardato a Israele ha certo radici lontane, radicate nel terribile olocausto per mano nazista. Una vergogna per l’intera umanità, che dal dopoguerra ad oggi si è cercato di esorcizzare in ogni modo, consentendo a Israele e al suo popolo di ritornare nella sua terra. Quale sia poi esattamente la terra di Israele, e quali i confini, è ancora materia di conflitto, purtroppo. Ma anche un popolo perseguitato deve osservare le regole scritte dagli uomini, le convenzioni internazionali, ad esempio. Quando si passa dalle parole alle armi è una sconfitta preventiva della ragione, un errore che costa sangue. Ma quando si persevera nell’errore la comunità internazionale non può restare a guardare, perché così si torna indietro, non si va avanti. L’olocausto, l’eccidio, la strage di innocenti che arriva dal cielo sotto forma di neve scintillante e omicida è cronaca di questi giorni, i corpi bruciati dei bambini di Gaza non sono poi molto diversi da quelli di Auschwitz. Il perseguitato che diventa persecutore, la vittima che si fa carnefice. Non scandalizziamoci perché è tutto nella limitata natura umana, piuttosto riflettiamo sul vero obiettivo di Israele, quello di rimuovere il potere di Hamas dal governo della Palestina. Un governo eletto democraticamente come quello dello stato di Israele, che fra breve tornerà alle elezioni, ed è anzi probabilmente proprio per beceri fini elettorali che si è decisa l’invasione di Gaza.

Una definizione ricorrente quando si parla dell’operazione “piombo fuso” è quella della legittima difesa. Argomentazione risibile quando parliamo di intifada, perché è praticamente impossibile stabilire chi ha lanciato la prima pietra, o il primo razzo. Dalla discesa di Ariel Sharon nel piazzale delle moschee nel 2001, da una parte all’altra è stato un continuo accusarsi l’un l’altro dei morti, degli attentati kamikaze, dei missili teleguidati dagli elicotteri. I morti sono morti e non parlano, i vivi hanno il dovere di rimettersi a parlare e interrompere una volta per tutte una guerra inutile per tutti, tranne per chi ci specula su.

Ama il prossimo tuo come te stesso. Se fosse vero i confini fra Israele e Palestina sarebbero stati fissati e rispettati da tempo. Dunque la religione non c’entra, e non c’entrano niente nemmeno le supposte radici cristiane dell’occidente. Di legittimo eccesso di difesa e di guerre preventive l’umanità farebbe volentieri a meno, se potesse davvero scegliere. Non importa se tu sia cristiano, arabo, ebreo o islamico, se ami la pace sai da che parte schierarti.


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permalink | inviato da Stefano51 il 15/1/2009 alle 9:36 | Versione per la stampa
8 settembre 2008
Dal Molin, Berlusconi faccia un bel ripasso sui beni demaniali (di Stefano Olivieri)
 

Berlusconi prende di punta il referendum sul Dal Molin giudicandolo inopportuno e ammonendo il sindaco Vairati di Vicenza. Lo fa – il 5 settembre - con una lettera indirizzata al sindaco che pare l’annuncio preventivo di una fermezza e di una durezza poliziesca che non ha atteso nemmeno 24 ore per manifestarsi, con gli scontri avvenuti sabato fra polizia e manifestanti. E nella lettera quasi bacchetta i vicentini organizzatori del referendum, ricordando loro che la zona destinata agli americani ( Ederle 2) è del demanio pubblico e dunque incedibile per la vendita ( i referendari propongono che il Comune di Vicenza acquisti l’area).

Berlusconi però non spiega che cosa sia il demanio pubblico e che cosa ci si può fare. Così è bene un ripasso su tutto ciò che riguarda il demanio pubblico :

Codice Civile - CAPO II
Dei beni appartenenti allo Stato, agli enti pubblici e agli enti ecclesiastici

Art.822 - Demanio pubblico - Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale.
Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d'interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia, le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche, e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.

Art.823 - Condizione giuridica del demanio pubblico - I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano.
Spetta all'autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico. Essa ha facoltà sia di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso regolati dal presente codice.

Art.824 - Beni delle province e dei comuni soggetti al regime dei beni demaniali - I beni della specie di quelli indicati dal secondo comma dell'articolo 822, se appartengono alle province o ai comuni, sono soggetti al regime del demanio pubblico.
Allo stesso regime sono soggetti i cimiteri e i mercati comunali.

Art.825 - Diritti demaniali su beni altrui - Sono parimenti soggetti al regime del demanio pubblico i diritti reali che spettano allo Stato, alle province e ai comuni su beni appartenenti ad altri soggetti, quando i diritti stessi sono costituiti per l'utilità di alcuno dei beni indicati dagli articoli precedenti o per il conseguimento di fini di pubblico interesse corrispondenti a quelli a cui servono i beni medesimi.

Art.826 - Patrimonio dello Stato, delle province e dei comuni - I beni appartenenti allo Stato, alle province e ai comuni, i quali non siano della specie di quelli indicati dagli articoli precedenti, costituiscono il patrimonio dello Stato o, rispettivamente, delle province e dei comuni.
Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato le foreste che a norma delle leggi in materia costituiscono il demanio forestale dello Stato, le miniere, le cave e torbiere quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo, le cose d'interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo, i beni costituenti la dotazione della presidenza della Repubblica, le caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra.
Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato o, rispettivamente, delle province e dei comuni, secondo la loro appartenenza, gli edifici destinati a sede di uffici pubblici, con i loro arredi, e gli altri beni destinati a un pubblico servizio.

Art.827 - Beni immobili vacanti - I beni immobili che non sono in proprietà di alcuno spettano al patrimonio dello Stato.

Art.828 - Condizione giuridica dei beni patrimoniali - I beni che costituiscono il patrimonio dello Stato, delle province e dei comuni sono soggetti alle regole particolari che li concernono e, in quanto non è diversamente disposto, alle regole del presente codice.
I beni che fanno parte del patrimonio indisponibile non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano.

Art.829 - Passaggio di beni dal demanio al patrimoni - Il passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall'autorità amministrativa. Dell'atto deve essere dato annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Per quanto riguarda i beni delle province e dei comuni, il provvedimento che dichiara il passaggio al patrimonio dev'essere pubblicato nei modi stabiliti per i regolamenti comunali e provinciali.

Art.830 - Beni degli enti pubblici non territoriali - I beni appartenenti agli enti pubblici non territoriali sono soggetti alle regole del presente codice, salve le disposizioni delle leggi speciali.
Ai beni di tali enti che sono destinati a un pubblico servizio si applica la disposizione del secondo comma dell'articolo 828.

Art.831 - Beni degli enti ecclesiastici ed edifici di culto - I beni degli enti ecclesiastici sono soggetti alle norme del presente codice, in quanto non è diversamente disposto dalle leggi speciali che li riguardano.
Gli edifici destinati all'esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che li riguardano.

Ho sottolineato intenzionalmente il primo comma dell’articolo 823 (condizione giuridica del demanio pubblico) perché credo che abbia a che fare con l’affermazione del presidente del consiglio sul referendum No Dal Molin. Ad oggi infatti non esiste alcuna legge pubblicata su G.U. che faccia riferimento alla cessione di fatto agli USA dell’area in questione, e questo al di fuori anche di qualsiasi accordo ONU o Nato. E’ un vero e proprio atto di servitù che Silvio Berlusconi, al tempo della sua seconda legislatura, ha inteso fare all’alleato statunitense, ed è un atto che andrebbe oggi rimeditato alla luce degli ultimi sviluppi internazionali ( le guerre stellari di Bush da una parte, l’espansionismo sovietico dall’altra).

Infine, ma assolutamente non ultimo, l’esproprio del diritto popolare alla pace del popolo italiano, sancito dalla Costituzione. Non può valere qui il “si vis pacem, para bellum” perché il regalo del Dal Molin non lo si fa ad un organismo sovranazionale come l’ONU ( che per altro per statuto non dovrebbe utilizzare lo strumento bellico per riappacificare i popoli) o come la Nato, ma ad una potenza straniera ancorchè alleata dell’Italia. Nel nostro paese sono presenti 113 installazioni militari statunitensi e sarebbe semmai il caso di diminuirle, non di aumentarle. Il partito democratico dovrebbe non sottrarsi a questa discussione, e non solo per questioni spicciole di convenienza politica locale ( Vairati è stato eletto anche dagli elettori dell’Unione), ma per chiarire a se stesso e soprattutto ai suoi elettori da che parte stare su un tema così delicato.

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