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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
14 aprile 2010
Italia a rischio default, Berlusconi deve andarsene ( di Stefano Olivieri)
 

Erano dieci giorni che non scrivevo più, la sindrome della pagina bianca che ti prende quando ti rendi conto, leggendo in giro su giornali e web, ascoltando la radio e seguendo la tv, parlando con il tuo vicino e origliando le chiacchiere sull’autobus, che questo paese si sta accartocciando su se stesso, spinto non da un regime straniero e dominatore, non da un premier che pure è amato sempre meno e inviso almeno alla metà della popolazione. Niente di tutto questo : siamo, per la gran parte, vittime di noi stessi, incapaci di riprendere le fila di un discorso che prima che politico è economico e prima che economico è, squisitamente e totalmente, etico e morale. Un dramma quello dell’Italia di oggi, che si trascinerà anche in epoca postberlusconiana perché questo genere di elaborazioni impegna tempo e risorse collettive, dialettiche generazionali che hanno bisogno di confrontarsi liberamente e tranquillamente fuori da ogni livore politico, e questo oggi proprio non si può, non si sa più fare.

L’Italia postideologica scopre di non avere più fretta perché improvvisamente non sa più dove andare, soprattutto a sinistra. Abbiamo buttato via il bambino insieme all’acqua sporca, abbiamo sacrificato Gramsci e Marx, la bandiera rossa e la falce e martello sull’altare di un indistinto sogno plurale, senza pensare che dentro a quella ideologia, pur sclerotizzata da surfetazioni e ridondanze inutili, pur inquinata dalla clientela e dagli interessi di bottega di una sempre più insipiente classe politica, ebbene lì dentro c’era un carico prezioso di ideali e di valori senza tempo che avrebbe meritato invece di essere salvaguardato, protetto, nutrito da tutti.

Invece no, oggi ci continuiamo a interrogare sull’operaio leghista e sul botto che ha fatto Beppe Grillo, ci preoccupiamo del progressivo disinteresse della gente, soprattutto i giovani, per la partecipazione politica ma non vogliamo ammettere a noi stessi che la politica, anzi la Politica, quella che meriterebbe sempre il primato in un paese democratico, crisi o non crisi, in Italia è morta. Amen.

Attenzione Italia. Non c’è più tempo per elucubrazioni sul tipo che al posto di Bersani ci starebbe meglio Vendola, Saviano o Montezemolo. Non c’è più tempo per imprecare sul governo ladro e liberticida o sul tuo partito che vuol giocare la partita delle riforme con un baro incallito come Berlusconi, interessato soltanto a stare lontano dai processi che lo riguardano. Non c’è più tempo perché l’Italia è a rischio default, dal governo centrale a quelli locali, indebitati fino agli occhi al punto che presto mancheranno le risorse anche per gli ammortizzatori sociali, e se non si rivoltano finalmente le tasche ai furbi e ai furbetti per trovare nuove risorse il prossimo salasso fiscale innescherà la sovversione sociale fra la povera gente che ha sempre pagato, e che non può più pagare.

Ero stato buon profeta purtroppo per tutti, quando avvertivo che i giochi stavano per concludersi. L’effetto domino che nei prossimi mesi farà scivolare più della metà del ceto medio nella povertà di fatto non sembra essere nell’agenda delle priorità governative, tutte occupate dalle ansie del presidente Berlusconi : ddl intercettazioni, giustizia, semipresidenzialismo a turno unico come vuole lui. la combinazione dello scenario economico sociale italiano con gli interessi personalissimi del premier è una miscela altamente instabile che può detonare da un momento all’altro, e questo non è certo il momento di dire “tanto peggio tanto meglio” perché in una stretta autoritaria e nel dilagare di sommosse cruente in giro per il paese – come vedete non voglio appositamente parlare di rivoluzione – chi ci perderà per prima sarà la povera gente, i ricchi sanno sempre come mettersi al riparo.

Serve, adesso più che mai, la massima unità fra tutti i democratici, che si facciano o no i comitati di liberazione nazionali non è importante, è essenziale agire subito e parlare al paese tutto usando la verità, per brutta e drammatica che sia : l’Italia è a rischio default e questo governo deve andarsene subito, non fra tre anni, se vogliamo provare a raddrizzare la nave. Da oggi basta chiacchiere, il futuro deve tornare nelle nostre mani rapidamente altrimenti non lo avremo più, non lo avranno neanche i nostri figli.

Come dare la spallata al governo rispettando la democrazia è solo un problema di volontà e di organizzazione. Spetta al maggiore partito di opposizione ragionare sulle giuste modalità organizzative, ma è fuor di dubbio che se Bersani dovesse tergiversare troppo dovrà essere sostituito, perché non si accelera soltanto a parole. C’è un tempo per le parole e un altro per l’azione, l’Italia democratica non può più aspettare. Blocchiamo Roma, presidiamo ogni giorno per i prossimi mesi palazzo Chigi con i milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, licenziati di questa Italia dei miracoli berlusconiani, a testimoniare per chi si è addormentato davanti alla tv che la crisi c’è e morde ed è necessario fermarla, bloccando il manovratore. Mandiamo via Berlusconi, buttiamo via la legge elettorale Calderoli, facciamo le primarie nazionali per tutti i partiti e che la gente possa votare rappresentanti del suo territorio, che conosce direttamente. Restituiamo il paese alle regole di democrazia dei padri costituenti o sarà la fine.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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