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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
15 marzo 2015
BERSANI NON FARE L'INDIANO (di Stefano Olivieri)

Tosi scoperchia la Lega a destra, Landini lancia a sinistra l'idea di una Coalizione Sociale.Il popolo italiano è in movimento ma non trova rappresentanza politica plurale e non deve, non vuole adattarsi all'idea di un nuovo duce.
Bersani, tu sei una brava persona, non puoi fare la riserva indiana del Pd. Avresti do vuto realizzare Italia Bene Comune all'indomani delle ulltime elezioni politiche, quando appariva ormai chiaro il disegno di Renzi. Non l'hai fatto ma adesso puoi riproporre l'idea insieme a Landini, una grande officina di sinistra che sia di riferimento per i troppi diseredati italiani.
Se diventerà o no un partito lo decideranno gli italiani, tutte le donne e gli uomini che pensano che la democrazia non sia un format ma una pratica quotidiana, appassionante quanto faticosa di vita, nostra e di nessun altro.
Cominciamo a parlarne subito, senza steccati e retropensieri. Una nuova idea dell'Italia che lavora e produce per competere nel mercato senza trasformare i lavoratori in un esercito di schiavi. Parliamo con Landini e con chiunque voglia parlarne.

 Grazie.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

20 aprile 2013
CHI HA TRADITO CHI? (di Stefano Olivieri)


Prima o poi sarebbe accaduto. Che la fusione fredda di Margherita e Ds nel PD non abbia mai fuso una beneamata ceppa lo si sapeva da un pezzo. Tant'è che Rutelli, la Binetti, Ichino e tanti altri se ne sono andati. Che il PD da tanto non fosse nè carne nè pesce, lo si sapeva anche. Il partito liquido di Veltroni è stato un alibi per ignorare i problemi, la verità oggi, chiara finalmente, è che quel termine "democratico" è abusato e sopratutto abusivo.

Che cosa sia il PD e chi intenda rappresentare oggi è una domanda dalle troppe risposte. Molte fra loro contrastanti. Ha imbarcato imprenditori che lo hanno usato come taxi, per poi collocarsi altrove. Ha fatto pari e patta fra impresa e lavoro ma di fatto, almeno negli ultimi anni, ha privilegiato l'impresa, se non altro nelle scelte legislative (leggi governo Monti). ha cambiato segretari con le primarie addomesticate, perché i signornessuno neanche con le primarie sono intercettati, se già non fan parte di qualche cerchio magico.

E poi, ci sono le anime nere, i vecchi rancori, la saga infinita della guerra incrociata fra l'apparato e l'aria fresca che tenta di entrare. Ha poco senso oggi fare la lista dei buoni e dei cattivi perché questo partito è morto e va rifondato. E' inutile accanirsi, lo dico a Bersani o a quel che resta di lui e lo dico a Renzi: il PD non è di nessuno di voi, semmai è degli elettori italiani che lo hanno votato. Questi elettori secondo me nella gran parte sono di sinistra e ben oltre le posizioni della segreteria, ma siccome non è dato saperlo se non attraverso le elezioni, la cosa più giusta sarebbe quella di dichiarare morto e sepolto questo partito e il suo simbolo, per tutti.

Dopo di che, ciascuno scelga la sua strada e se ha grano da macinare, farà pane. 
L'ho scritto qualche settimana fa, facendo la sibilla cumana: tutta la quota di sinistra del PD si allei con SEL e fondi ITALIA BENE COMUNE, un bel partito di sinistra che guardi prima di tutto al lavoro e ai diritti. 

Gli altri, Renzi e i suoi, Dalema e i suoi, e via discorrendo, facciano ciò che reputano meglio. 
Ma non parliamo più di PD e sopratutto facciamo in fretta, perché le elezioni sono dietro l'angolo e il popolo democratico attende di avere finalmente un riferimento stabile e inequivoco.

E che, per dare il primo segno, questa parte del PD che ha il cuore a sinistra voti Rodotà, in blocco. Ehi, Bersani: chi ha tradito chi? 


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


6 marzo 2013
ITALIA BENE COMUNE E MAGGIORITARIO A DOPPIO TURNO SUBITO (di Stefano Olivieri)


E' chiaro che il M5S non vuole assumere alcuna responsabilità di governo. I grillini non daranno la fiducia a nessuno congelando in questo modo la delega ricevuta dai cittadini, in attesa di nuove elezioni che possano, secondo le aspettative di Grillo e Casaleggio, portare a un nuovo più straripante successo del movimento.

Se da tutto questo non dipendessero i destini del nostro paese, sarebbe semplice verificare l'efficacia del programma di Grillo affidandogli il governo e costringendolo a scoprire tutte le sue carte. Perché una cosa è urlare in piazza che si deve fare tabula rasa per ricostruire, un'altra è ricostruire, appunto, senza lasciare indietro nessuno, a partire dai più deboli. Grillo da solo non ha la forza, e vorrei dire anche la competenza, senza alcun retropensiero: la compagine parlamentare del M5S è al noviziato assoluto e il paese non può rischiare esperimenti. Però Grillo non intende stringere alcuna alleanza e dunque si andrà a nuove elezioni, sperando che nel frattempo non ci massacri la speculazione, come già è avvenuto in Grecia.

Siamo in una situazione davvero critica, da Italia postbellica, come suggerisce la foto di questo articolo. A questo punto vedo due cose da fare, assolutamente e subito . 

La prima riguarda il PD e SEL, che devono immediatamente fondersi in ITALIA BENE COMUNE. Una grande, stabile casa in cui la democrazia italiana riesca a entrare anche senza essere costretta a passare dalla rete digitale. Perchè non tutti nel nostro paese sanno usare internet, perché nessuno deve rimanere tagliato fuori.

L'altra cosa da fare è un governo provvisorio, diciamo un governo del presidente perché sarà Napolitano a nominare il premier, che abbia mandato per una sola legge, quella elettorale. Liberiamoci del porcellum e andiamo verso il completamento del sistema maggioritario, introducendo il doppio turno. Non correremo così il rischio degli attuali quattro cantoni, perché il paese è in crisi gravissima e non può mettersi a giocare al cucuzzaro.

Altre soluzioni non esistono. Una vasta e inclusiva alleanza democratica e una legge elettorale matura, per un paese che ha bisogno di cambiare ma senza andare a sbattere. Smettiamola di giocare .

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it   
26 febbraio 2013
LETTERA A BERSANI (di Stefano Olivieri)


Vorrei dire a Bersani che deve aver coraggio, come tutti i padri di famiglia che di questi tempi si caricano sulle spalle la loro responsabilità e cercano, ogni giorno, di trasformare i problemi in opportunità di crescita.

Andiamo in parlamento e parliamo dell’Italia, delle cose da fare. Ce ne sono tante su cui il movimento cinque stelle vorrà dialogare eccome, e darà il suo appoggio, perché è per quello che sono stati eletti dai cittadini. Dal conflitto d’interessi alla gestione pubblica dei beni comuni come l’acqua, dall’Imu che va completamente ridisegnata sulla capacità fiscale dei cittadini, magari facendola pagare anche alla chiesa. Dalle sacche di privilegio che ancora abbondano nel nostro paese e vanno svuotate senza pietà, perché se c’è stata una cosa brutta in questa crisi, ebbene è stato il cinico arricchimento di chi da italiano ci ha speculato sopra, invece di dare una mano. Evasione fiscale, evasione contributiva, corruzione pubblica e privata si possono combattere e vincere con le leggi adeguate. Intervenendo con medesimo vigore sulle regole del mondo del lavoro per restituire dignità e sicurezza ai lavoratori e alle loro famiglie ma anche su quelle che disciplinano le imprese, gli appalti e i pagamenti. E occorre fare in fretta perché le fiamme della speculazione finanziaria hanno già preso ad ardere di nuovo, e se finiamo come la Grecia neanche Grillo basterà all’Italia, per risolvere i problemi che verranno.

E poi c’è la politica del centrosinistra. Anche lì serve coraggio e fermezza nell’indicare la strada. Subito una casa comune con Vendola, che serva da riferimento a quella quota di sinistra che ancora una volta, come già accade nel 2008, non sarà rappresentata in parlamento. È a sinistra che il PD deve, definitivamente, guardare. Perché se non lo farà subito, caro Bersani, e con gesti, parole ed opere più che convincenti, ci saranno altri compagni che, anche a malincuore, sceglieranno il movimento di Grillo. Perché cominciano a essere troppi i sassolini nelle scarpe, a far male.

In casa mia mia moglie e mio figlio hanno votato Vendola, io ho continuato a votare PD. Ma conservo un amaro ricordo delle leggi Fornero, che il PD ha fatto passare come lame nel burro. A un certo punto del governo Monti in tanti ti abbiamo chiesto di staccare la spina, ancora prima che lo facesse il PDL. Ma tu non ci hai voluto ascoltare.

Adesso hai quest’ultima carta, giocala saggiamente ma senza paura.

Auguri, ne hai bisogno.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

6 febbraio 2013
MONTI FAI MENO LO SPIRITOSO (di Stefano Olivieri)


Egregio (in senso squisitamente etimologico) professor Monti, fai meno lo spiritoso. Fosti chiamato a governare un difficile passaggio, il cosidetto governo tecnico, e per questo eletto senatore a vita, così da consentire la chiamata di Napolitano. Governasti non da tecnico ma da politico di destra, lo dicono le scelte che hai fatto tu e soprattutto la professora piangente. Abbiamo, è vero, forse rassicurato gli speculatori che stavano facendo spezzatino del nostro paese, ma il prezzo lo hai fatto pagare esclusivamente alla classe lavoratrice dipendente e ai pensionati, perché l’attuale regime fiscale li penalizza fortemente, così come le riforme della Fornero. Invece l’evasione fiscale e contributiva sono ancora ben lontane dall’essere messe sotto controllo e la crisi economica che investe imprese e famiglie continua come e peggio di prima, soprattutto a causa della totale assenza di un organico progetto di sviluppo che tu per primo non hai inteso elaborare e offrire al paese da premier incaricato, perché dopo esserti rivolto sempre dalla stessa parte per drenare risorse, avresti dovuto a questo punto rivolgerti a quelli, non tanti ma potenti e danarosi, che di questa crisi invece si sono avvantaggiati. Non l'hai fatto e hai preferito dimetterti.

Per questo il tuo governo non è stato tecnico ma di destra, perché ti sei sempre ben guardato dall’intervenire su Berlusconi (che, per dirne una, utilizza ancora un bene pubblico come l’etere a prezzi stracciati e senza concorrenza), e in continuità con il tuo predecessore hai continuato non soltanto a impoverire la classe lavoratrice, ma anche a distruggere le nostre risorse future più preziose (i giovani, i tagli all’università e alla scuola).

Oggi l’Italia è in ginocchio e tu hai scelto di scendere in politica, per terminare il tuo lavoro. Sei in gara con il centrosinistra e con la destra Berlusconiana, sei stato scavalcato dal movimento di Grillo. Il buon senso dovrebbe consigliarti una maggiore prudenza, perché quelle che tu chiami riforme hanno affamato il paese e occorrerebbe ben più di un bagno d’umiltà da parte tua per recuperare stima e consensi, soprattutto a sinistra. Invece ti mostri agguerrito e anche villano, come e più di Berlusconi a tratti. Oggi addirittura, impudentemente, hai scoperto del tutto le tue carte mettendoti a ricattare Bersani sulla questione, tutta interna al centrosinistra, della alleanza fra PD e SEL. A chi gioverebbe una distruzione di quell’alleanza, egregio professore, se non quel Berlusconi che tu, a parole ma non a fatti, mostri di combattere?

Egregio professore, ti avevo consigliato di tornare alla Bocconi e non l’hai fatto. Con le tue prime riforme hai sfasciato il welfare italiano, che non è quel colabrodo che pensi tu e il tuo consigliori Ichino, è invece un sistema, senz’altro da migliorare, che ci invidiano in tutto il mondo occidentale, compresi gli USA. Hai voluto stravolgere le tutele e i diritti dei lavoratori senza offrire loro in cambio un progetto di sviluppo globale, sistemico, soprattutto solidale. Perché il tuo intento (e della Fornero) è stato in realtà quello di comprimere, stavolta sì in modo sistemico e duraturo, la condizione economica del lavoro dipendente, per abbassarne il costo. Questo è stato il tuo personalissimo cuneo fiscale, e non ci è piaciuto per niente. Il costo del liberismo che tu difendi, gli errori sciagurati di questo mostro che sa soltanto crescere divorando il lavoro come merce amorfa, non vogliamo pagarlo più, mettitelo bene in testa.

Perciò fai pure la tua competizione elettorale, ma abituati fin d’ora all’idea che, una volta che ci sarà il governo, tutti i partiti rappresentati in parlamento avranno diritto di parola. In particolare quelli del centrosinistra, che verosimilmente dovrebbero risultare vincitori. Il PD farà dunque le riforme con te ma non necessariamente, perché in parlamento oltre alla tua coalizione ci saranno altre rappresentative politiche in grado di votare.

Capito l’antifona?

Stammi bene, e salutami il tuo loden

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
23 dicembre 2012
MONTI SI CANDIDA E SMONTA IL PDL (di Stefano Olivieri)
 

Così alla fine superMario si candida. Ci ha girato molto attorno, prima di dirlo. Ha ringraziato i presidenti, il parlamento, i partiti che gli hanno consentito di governare fino ad oggi. Ha dimenticato di ringraziare i cittadini, grazie ai sacrifici dei quali gli è stato consentito di tenere alta la testa in Europa. Ha omesso di farlo e non per caso, perché anche quando ha toccato il tema del sovraffollamento delle carceri italiane si è dimenticato di dire che lì dentro c’è tanta gente che ha rubato soltanto un tozzo di pane, mentre i veri birbaccioni stanno ancora fuori perché sul tema giustizia lui ha dovuto tener conto dei desiderata di Berlusconi.

Il popolo, per Mario Monti, non è evidentemente così importante, e l’equità a egli cui accennò a inizio legislatura la dovremo archiviare nello stesso cassetto dove andiamo a conservare le lacrime del ministro Fornero. La candidatura il professore la vincola alla sua “agenda Monti”, e scommetto 10 euro contro un fico secco che nascerà di punto in bianco un gruppo fattapposta che si chiamerà proprio così, per compiacerlo.

L’unica nota positiva è che a questo punto nel PDL è già suonato il segnale di rompete le righe. Il plotone dei “montisti” diventerà un esercito e Berlusconi sarà costretto a reintegrare le perdite arruolando Storace, capitan Uncino il pirata Berbanera. Gli resteranno le amazzoni, le igieniste e e le olgettine, che dovrà sistemare a questo punto a sue spese personali dentro Mediaset, senza farcele pagare ancora una volta a noi.

Il PD. Bersani ha già risposto cautamente, e ha fatto bene. Perché intanto il cerino acceso, per ammissione stessa di Monti, è restato in mano a Berlusconi (tramite il povero Alfano); e anche perché qui non si discute il fatto che occorrano risorse per risolvere la crisi e rilanciare l’economia, qui si discute di come e da chi quelle risorse sono state prelevate. Dunque se l’IMU, e tutto il resto, erano provvedimenti necessari dettati dall’emergenza di pronta cassa ( e la pronta cassa la fai soltanto con i lavoratori dipendenti e pensionati), visto che il credito del paese è risalito, lo spread e sceso e Monti ha detto a Napolitano “Missione compiuta!”, sarà pure il momento a questo punto di ripensare a un modo più sano, più etico e giusto per recuperare i denari che servono al paese. Vorrà dire che il PD, con una destra berlusconiana ormai all’estinzione e un centro montiano in crescita, dovrà anche fare i conti con il professore, ma da posizioni ben diverse. Perché a questo punto è chiaro a tutti, anche ai mille cespugli di sinistra, che diventa fondamentale che il PD vinca le elezioni. E il suo programma di rilancio del paese, se dovrà fare scricchiolare qualche costola, stavolta la dovrà andare a cercare nei quartieri alti, perché i poveracci hanno già dato.

Alla fine dei giochi, forse non è del tutto male che Monti entri in politica. Certo, la furbizia di non candidarsi alle elezioni in quanto senatore a vita sembrerebbe uno sgarbo a Napolitano, ma se il rovescio della medaglia è far fuori una volta per tutte il nano di Arcore, ci passeremo sopra. Se il PD (insieme a Vendola e chi altri vorrà stare, ed escludendo quelli che invece vedrei volentieri fuori dal partito come Renzi e Ichino, manifestatamente filomontiani) vincerà le prossime elezioni, deciderà la sua agenda nel nome del popolo italiano e non del professore della Bocconi, con tutto il rispetto naturalmente.

Rimbocchiamoci le maniche, che l’ultima partita è appena iniziata. Ci sarà da lavorare.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

6 agosto 2012
L'ITALIA DI DOMANI ( di Stefano Olivieri)


Seconda settimana d’agosto, l’Italia suda e non solo per il caldo. Sei italiani su dieci sono rimasti a casa e dei quattro che invece son partiti per le vacanze, almeno due si accontenteranno di brevissimo week end, il più delle volte selezionati fra le offerte lastminute di albergatori e ristoranti.
Quel dieci per cento della popolazione che da decenni detiene più della metà della ricchezza nazionale non si fa invece problemi di crisi. Aerei, barche, mete esotiche e chi più ne ha ne metta, insomma una vacanza alla Formigoni, con tutto il rispetto parlando, ovviamente.
Il paese annaspa sotto la disoccupazione sempre più alta e salari e stipendi sempre più bassi. Che non si pensi alle vacanze è cosa ovvia, che si resti a casa durante i giorni di ferie è già un lusso straordinario rispetto a chi, licenziato o disoccupato, quelle ferie le trascorre gratis. Io mi sono prenotato per la settimana di ferragosto, ho già in mente le varie riparazioni da fare in casa e, se ci scappa, un romantico gelato insieme a mia moglie il pomeriggio, al lago di Bracciano.
Vedremo. Intanto Monti si affanna a spiegare che la Germania è paese amico, preoccupato dai toni antitedeschi della nostra politica. Sarà, Angela Merkel non sarà senz’altro una culona inchiavabile come la definì sciaguratamente Berlusconi, ma è certo che gli elettori tedeschi, diciamo meglio gli investitori tedeschi, si stanno divertendo ( e stanno guadagnando) un sacco a giocare a risiko con le cenerentole d’Europa, con questa cosa di assegnare agli altri i compiti a casa mentre loro se la spassano sbevacchiando tra una birra e l’altra. La Germania si diverte a spingere i più deboli nel burrone ma rischia, le sue banche sono anch’esse drogate dai titoli atipici e questo è uno dei motivi per cui viene proprio da lì la più strenua resistenza a un’azione comunitaria europea di glasnost finanziaria, a cominciare appunto dal sistema bancario.

Intanto, grandi (ma davvero sono grandi?) manovre sul piano delle alleanze in vista delle prossime elezioni. La prima cosa che salta agli occhi è che Casini ha sempre meno margini per continuare il suo passatempo preferito, quello dei due forni. Fa gli occhi dolci a Bersani e le boccacce a Vendola, non sappiamo ancora come si porrà nei confronti di ciò che uscirà da destra dopo Berlusconi. Da lì infatti potrebbe uscire di tutto o niente, l’implosione del PDL non è stata ancora certificata dalle elezioni e il parlamento dei nani e delle puttane continua infatti a stare aggrappato alle poltrone infischiandosene dell’Italia. Nel frattempo il movimento cinquestelle si riempie di delusi berlusconiani e la cosa dovrebbe far riflettere.

A Bersani e a Vendola dico quattro cose: lavoro, scuola, salute ed energia (acqua compresa) regolate dal pubblico, che sia chiaro. Che significa, per il prossimo governo, che lo Stato c’è e deve fare tutta la sua parte senza esitazione. la politica deve tornare alta, al servizio del paese e dei suoi cittadini, tutti, e non abdicare di fronte alla finanza internazionale. Non può essere tutto mercatabile, affidato a un economia senza faccia e nazionalità. Il liberismo deve morire, o comunque non asfissiare più la politica nazionale. Vorrei sapere perché dobbiamo stare appesi alle scoreggie di un Soros qualsiasi quando potremmo e dovremmo decidere che prima di un fiscal Kompact, che ci vedrà schiavi per i prossimi dieci anni, si dovrà pensare a una politica di sviluppo europeo che espella definitivamente da se le cellule malate di certa finanza internazionale buona solo a fare cassa. Francia e Italia possono costituire un forte asse di rinascita etica, non appena dal nostro governo sarà uscito l’uomo del fondo monetario internazionale. E in Germania la Merkel ha di fronte a se elezioni dall’esito molto incerto.

Ci deve essere un altro modo di fare progresso, che non sia questo becerume schiavista promosso da Monti & c. Non si può far ripartire l’ascensore sociale senza modificare profondamente l’assunto stesso della manovra montiana ( e anche della Fornero), che ha colpito duro sempre dalla stessa parte, portando sotto la soglia del disagio sociale centinaia migliaia di famiglie italiane mentre i ricchi continuano a spendere e spandere. Non si può parlare di nuovo welfare senza aver prima chiarito come e da chi rastrellare i fondi necessari, e con quali regole. Non si può parlare di nuove regole per il lavoro se si guarda al lavoro come merce. E non si può parlare di ripresa del mercato interno se non si ridistribuiscono le risorse finanziarie, se non si interrompe il flusso di denaro che negli ultimi dieci anni ha letteralmente svuotato le tasche di operai e lavoratori dipendenti a vantaggio dei lavoratori autonomi, dei professionisti e delle imprese.

Perciò, cari Bersani e Vendola, chiacchierate pure e alleatevi con chi volete, ma sappiate che il prossimo governo le risorse le dovrà fare uscire dall’Italia, non dai prestiti internazionali. Dovrete fottervene dello spread e pensare prima di tutto alla giustizia fiscale nel nostro paese. Che significa patrimoniale subito, per intenderci, perché in tempi di crisi ciascuno deve dare per quanto può, e i braccini troppo corti vanno allungati con la legge. E questo non per spirito di vendetta dei proletari bolscevichi, che poi in Italia non sono mai esistiti, ma per una questione di giustizia e anche, se vogliamo, per un banalissimo calcolo economico: se non riparte il consumo interno non ci sarà crescita del mercato interno e le nostre piccole e medie imprese, incravattate dalla crisi e dimenticate dalle banche, chiuderanno i battenti creando altri milioni di disoccupati. L'altro ieri a un settantenne milanese hanno rubato la biciclketta, dopo averlo malmenato. Ladri di biciclette, il fil di De Sica, è del 1948. Quanto ancora indietro vogliamo tornare? 

Perciò: con il nuovo governo, patrimoniale subito. Occorre che l'Italia torni virtuosa sul serio, occorre annientare ogni residuo germoglio dell'etica berlusconiana.  Poi, ma soltanto poi, si potrà discutere del resto da fare, che è tanto.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

10 novembre 2011
GOVERNO MONTI, TROPPI GALLI A CANTARE ( di Stefano Olivieri)


Il PDL che si spacca in due, la Lega che vuole le elezioni, IDV che cerca di rosicchiare qualche voto a sinistra negando la fiducia a Monti, Vendola che invece si dichiara possibilista ma solo per emergenza finanziaria e nuova legge elettorale. Un gran caos che  non aiuta certo il paese a superare questo momento critico, non aiuta neanche i mercati a capire che cosa sta succedendo.

Il PD è in mezzo al guado, da una parte la responsabilità di rispondere all’appello di Napolitano, dall’altra il rischio di bruciarsi a sinistra. Perché se il governo tecnico non si riuscisse poi a fare per la crescita complessiva e trasversale del fronte del no, nella corsa alle elezioni anticipate partirà svantaggiato rispetto a Di Pietro e a Vendola.

Va però considerato non solo l’aspetto dell’urgenza (una elezione anticipata comporta tempi assolutamente più lunghi di un governo tecnico, e nel frattempo i mercati ci possono massacrare) ma anche il fatto che andare direttamente alle elezioni con la legge Calderoli significherebbe restituire in mano alle direzioni dei partiti il potere di decidere chi formerà il prossimo parlamento. Prospettiva micidiale, che ci allontanerebbe probabilmente per sempre dall’Europa. Io voglio una sinistra forte e bella, il più possibile deberlusconizzata e per averla è necessario avere a disposizione anche una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la sovranità popolare.

Dunque, calma e gesso. Se Di Pietro e Vendola ritengono di non dover entrare nel governo tecnico con Casini e parte (speriamo la migliore) del Pdl, che almeno non ne ostacolino i primi passi. Sarebbe un brutto esempio di discontinuità rispetto al governo Berlusconi che abbiamo tanto criticato finora.

Affrontiamo un problema per volta. Compreso quello di una nuova legge elettorale, che certamente Monti dovrà mettere in agenda non appena si sarà insediato a palazzo Chigi. Soffiamo tutti dalla stessa parte per favore, perché siamo sulla stessa barca. Chi stava su un'altra barca lo conosciamo bene, e se ne sta andando a casa.

Stefano Olivieri

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POLITICA
6 gennaio 2011
PASSATA LA FESTA GABBATO LO SANTO ? E NO. 2011, ORA DEVONO PAGARE ( di Stefano OLivieri)

 
Meno male, è arrivata l’epifania che tutte le feste si porta via. Da domani si potrebbe, si dovrebbe tornare a parlare di cose serie, speriamo, e il governo dovrebbe pensare agli italiani.
 
Gli ultimi spunti mediatici di queste festività ci hanno regalato Berlusconi vestito da metronotte che insieme alla befana accompagnava Torreggiani. Poi Tremonti che parla di videogames e di crisi, e dice che abbiamo sconfitto un mostro ( …ma chi ? e quale mostro ?) e adesso ne arriva uno più grosso e feroce. Capita l'antifona ragionier Tremonti, tanto sappiamo poi chi paga.
 
Bossi ciuccia latte alla palude romana e poi torna sulle sue montagne a fare la voce grossa. Alfano che timidamente batte cassa per la giustizia, Romani che si accorge solo adesso del cartello delle assicurazioni, Larussa che non sa che pesci pigliare per i soldati morti che continuano a rientrare dalle missioni di pace.
 
Intanto è stato varato il solito decreto mille proroghe, che testimonia come questo governo intenda tirare a campare senza scegliere. Niente aumenti degli incentivi per il fotovoltaico, poi 400 milioni per il cinquepermille ( e dovrenmmo pure ringraziare…) ma un bel taglio ai fondi dell’editoria (a danno naturalmente dei piccoli e delle tv locali, niente rischi per il cavaliere imprenditore).
 
Berlusconi è ancora a caccia di deputati, fino all’undici gennaio, che è poi la data che conta per verificare quanto di buono o meno buono ci porterà quest’anno 2011. Io consiglierei a questo punto, per non sbagliare, lagenda per la prossima settimana. Ormai si naviga a vista, ma è arrivata l'ora delle scelte :
 
1.    di costringere il PD a smetterla con questa politica dei due forni tutta interna al centrosinistra. Scelga una buona volta fra Vendola e Casini, perché così facendo non fa altro che alzare le quotazioni di borsa di Pierfendi e di quella bufala del quoziente familiare che si porta dietro. Questo governo ha svoltato a destra da un pezzo, per riguadagnare la retta via bisogna svoltare a sinistra almeno fino a quando si sarà realizzata una giusta redistribuzione del reddito, siamo stanchi di furbi e ladroni. Se negheranno le primarie il partito esploderà come un palloncino. Io voterei Vendola ma rimarrei in questo PD, perchè voglio farlo diventare più forte e più vicino al paese.
 
2.    Di contrastare tutti, apertamente e indistintamente, il piano schiavista di Marchionne e Sacconi, che non solo non attirerà investimenti in Italia ma porterà nelle fabbriche un clima da caccia alle streghe. Attenzione bucanieri, gli operai con la pancia vuota e la testa piena di pensieri diventano davvero delle brutte bestie da gestire.
 
3.    di mobilitarsi tutti in una manifestazione nazionale che unisca giovani e vecchi, studenti e operai, uomini e donne, occupati  disoccupati e precari in una sola voce : ANDATEVENE VIA ! Il giorno ? Io ho pensato all’undici gennaio, ma sarebbe meglio il giorno prima altrimenti finisce che la Corte fa slittare di nuovo la sentenza.
 
Non siamo più in democrazia, da un pezzo. Il governo nasconde i conti che sono sicuramente in rosso e quest’anno i nodi verranno al pettine. Di solito i bari quando vengono scoperti la buttano in caciara e cercano di rovesciare il tavolo, e per questo noi tutti DOBBIAMO FERMARLI PRIMA perché siano evidenti le loro responsabilità. Forza italiani riprendiamoci questo paese.

Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 6/1/2011 alle 14:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 novembre 2010
QUALCOSA NON TORNA ( di Stefano Olivieri)

C’è baruffa nell’aria e lo si capiva da tempo. Stamane all’una si è consumato l’ultimo atto del divorzio in casa PDL con le dimissioni della pattuglia finiana dagli incarichi governativi. La crisi adesso è ufficiale per tutti, anche per chi fino all’ultimo ha fatto finta di non vederla. Berlusconi chiede le elezioni solo per la Camera dei deputati, l’opposizione scalda i motori. O almeno pare. 

Perché c'è qualcosa che non mi torna se vado a sommare ciò che dice la Bindi (nell’emergenza, si fa fronte comune anche con FLI e UDC, pur di battere Berlusconi) e la schicchera che ha preso il PD, maggior partito d’opposizione, quello che dovrebbe dirigere le danze, nelle primarie di Milano, vinte dall’ex rifondarolo Pisapia sul candidato PD Boeri. Se davvero vogliamo intonare gli squilli di tromba è bene che ci si metta d’accordo per bene, perché di fronte c’è un avversario irriducibile che approfitterà di ogni minimo errore per cercare di restare aggrappato al potere.
 
Allora cerchiamo di capire : se è vero – come è senz’altro vero – che contro il regime di Berlusconi tutte le opposizioni fanno brodo, è altrettanto vero che, nel caso in cui le elezioni fossero davvero dietro l’angolo, il PD dovrà fare i conti con quella quota del suo elettorato che non intende mischiarsi troppo a FLI e all’UDC. Molti elettori del PD, è bene ricordarlo, vengono da sinistra e per senso di responsabilità si sono sottomessi già una volta al “voto utile”, che poi utile non è stato per niente, e anzi è stato disastroso per la rappresentanza di sinistra in Parlamento. Una rappresentanza che per il governo dell’Unione, nel 2006, fu decisiva con quasi il 18 % dei voti complessivi andati all’Unione.
 
Vero è che oggi, nell’ipotesi di un governo tecnico, contano soltanto le forze in campo parlamentare, e in Parlamento la sinistra non c’è più. E altrettanto vero è il fatto che la nascita e il rafforzamento di un terzo polo di centro ( FLI+UDC+API+MPA) potrebbe non essere del tutto favorevole al centrosinistra in casi di elezioni, dal momento che non sappiamo come si riorganizzerà la destra (e la Lega) all’indomani di una eventuale scomparsa del cavaliere dalla scena politica, e soprattutto che capacità attrattiva potrà avere sul nascente polo centrista.
 
Insomma, va pure bene un CLN di emergenza tutti insieme appassionatamente, andrebbe pure bene un governo tecnico purchè, sia chiaro, sparecchi la tavola dalla legge elettorale Calderoli per sostituirla con un'altra che non soltanto restituisca ai cittadini la sovranità popolare effettiva ( scelta dei candidati), ma metta mano anche sulle soglie di ingresso e sui “bonus” ai vincitori, perché lì sta la ciccia vera, altrimenti ricomincerà la tiritera del “voto utile” e stavolta – con Vendola che ha già lanciato il guanto di sfida per le primarie nazionali – non parrebbe davvero il caso.
 
Se vogliamo arrivare sul serio a un governo che una volta per tutte metta mano al conflitto di interessi, al sistema fiscale, alla meritocrazia nel pubblico e nel privato, allora oggi, non domani, il PD deve chiarire con chi intende andare alle elezioni. Oggi, non domani, è bene sapere su quali questioni ci si possa dividere a sinistra, e cercare di risolverle prima, e non dopo. C’è un serbatoio di voti consistente,  nel popolo del centrosinistra, che non accetterà mai patti di lungo respiro con chi si appresta a  fare la politica dei due forni, e lo ha dimostrato recentemente costringendo Rutelli a sloggiare dal PD. Bersani ricordi che se vuole vincere non può rinunciare a Vendola, in nessun caso. Se pensa il contrario i conti finiranno per non tornare.
 
Stefano Olivieri
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Curiosità
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Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001. posizionamento sui motori ricerca



IL CANNOCCHIALE