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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
18 settembre 2010
PD, DIRITTO DI CRITICA E DOVERE DI CRESCITA* (di Stefano Olivieri)
 

Ben venga anche Veltroni, ci mancherebbe. La politica non è mai morta per eccesso di dibattito, semmai per i troppi silenzi. Se nel Pd si alzano voci critiche, così come accade nel Pdl, questa non è una malattia ma un segno di crescita, di cambiamento. L’inesorabile parabola discendente del padrone d’Italia, che avviene più per ragioni fisiologiche che politiche, ha fatto sì che al nascere di ogni nuovo giorno ci siano novità, qualcuno che voglia dare la sua ricetta per la crisi, e non si può non esserne contenti.

Ho letto spesso : “Walter se ne era andato in Africa, meglio se ci restava…” Battuta a parte, non conosco molti altri leader candidati premier che si siano messi da parte dopo aver fallito. Walter ha diritto a dire la sua, anche ad alzare i toni se vuole, così come ne ha diritto la Bindi, o Renzi, o chiunque altro. Il problema semmai è in che modo questo dibattito può intercettare e fondersi con quello corale dei cittadini, che forse voleranno più bassi ma conoscono il paese reale molto meglio di chi si è chiuso in parlamento, sortite elettorali a parte, da 10, 15, anche venti o più anni. La capacità di ascoltare il territorio è ancora più importante che sapersi fare ascoltare dai cittadini, e sarebbe ora che a questo si pensasse seriamente in un paese invaso dalle tv e dai telefonini ma sempre più assente e senza potere e voce quando si devono prendere decisioni importanti.

Ho letto l’analisi di Walter e ne ho apprezzato molti passaggi. Compresi quelli in cui ribadisce con passione l’aspirazione maggioritaria del Pd, e al tempo stesso la legittimità di guardare anche fuori, per un leader. Anch’io ci ho visto una apertura alla candidatura di Vendola (potrebbe essere lui il papa nero?), insieme al pericolo che ciò possa essere letto a sinistra (Veltroni boccia sia la scelta neofrontista che quella neocentrista) come una rivisitazione del “voto utile” in chiave di “leader utile”. Tutto potrebbe andar bene alla fine, se non fosse che in questo paese parlare di riforme non è più sufficiente. Per riallineare tutti al nastro di partenza occorrono aggiustamenti pesanti e rapidi, i cui effetti semmai, per durare nel tempo, avranno certamente bisogno di riforme, di un quadro di regole diverso per la giustizia, l’equità sociale e fiscale, la trasparenza di diritti e doveri di ciascuno. Ma se prima non ci si mette davanti a problemi come un bel 20 % di pil nazionale nascosto, se prima non si raddrizza il fisco colpendo i patrimoni e i capitali illeciti, se prima non si da certezza ai cittadini che i furbi e i furbetti hanno davvero le ore contate, ebbene alle riforme, caro Walter, non ci crederà più nessuno, più o meno come adesso.

Un paese normale, anche semplicemente decente ma con nuove regole ( e strumenti adeguati per farle rispettare) che consentano a tutti, nessuno escluso da destra a sinistra, di percepire un vero cambiamento dalla repubblica delle banane del premier Berlusconi. La gente, gli elettori non pretendono la luna da nessuno ma sono stanchi di sole parole. E soprattutto vorrebbero qualcosa di più di un leader nuovo e onesto, vorrebbero che i partiti si tenessero fuori dagli affari e tornassero fra la gente. Vorrebbero che i rappresentanti nominati in parlamento tornassero fra la gente che li ha eletti senza poter scegliere e ascoltassero umilmente ciò che la gente ha da dire loro. Vorrebbero vedere una ragazza brutta ma intelligente fare strada per il suo talento, vorrebbero che si parlasse di riforma del welfare senza partire, per una volta, dalle analisi di Ichino e di Brunetta, perché lo stato sociale è un bene collettivo a cui oggi però contribuisce in massima parte lo strato più disagiato del paese, e questo non va bene.

Parlatene fra di voi caro Walter Veltroni, cari Bersani, Bindi, Vendola, parlatene ma fate parlare anche noi, che abbiamo ormai poco fiato da spendere. L’Italia in movimento ha voglia di guarire da Berlusconi e dal berlusconismo, con o senza di voi, tenetelo a mente.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcanocchiale.it

* Avevo intitolato questo pezzo "Italia in movimento". Poi ho visto in tv Berlusconi parlare al convegno della Destra, che aveva lo stesso titolo, e per non ingenerare equivoci ...

POLITICA
20 febbraio 2009
AL NUOVO PD NON BASTERA’ UN NUOVO LEADER (di Stefano Olivieri)
 

Vorrei, con tutto il rispetto e l’affetto che continuo a nutrire per Walter Veltroni e il suo immenso sacrificio, che si desse un taglio alla sindrome orfanile che pare abbia contagiato il partito. La base del PD, i milioni di italiani che hanno scelto questo partito proveniendo da strade diverse e inseguendo quell’unità – di valori e di intenti – ricercata fin dall’Ulivo del 96, ebbene questi italiani non si sentono e non si sono mai sentiti orfani di un leader, ma semmai di una rappresentatività reale e consapevolmente attuale dei loro problemi, dei loro sogni e progetti di vita.

Il PD è nato male, costituzionalmente già fragile non già in riferimento al numero di cittadini che vi ha aderito, ma a causa dello steccato che, pur predicando di un partito a vocazione maggioritaria e aperto a tutti, le direzioni dei partiti DS e Margherita intesero creare a garanzia di un progetto riformista del quale le stesse direzioni non avevano disegnato insieme – né lo hanno tuttora, a distanza di 18 mesi dalla fondazione del PD – confini e sostanza. E vorrei ricordare che parliamo di deputati e senatori diesse e Margherita non eletti, ma nominati da se stessi per effetto di quella porcata che è la legge Calderoli.

Il PD è nato male anche perché è stato costretto a nascere in fretta, causa elezioni alle porte. Ora si potrebbe ben obiettare che non solo la compravendita di senatori in cambio di veline effettuata da Berlusconi sia stata l’unica causa del tracollo del governo dell’Unione, che è avvenuto grazie a Mastella (oggi in corsa con il PDL, e farabutto chi pensa che sia solo un caso..), grazie a Dini che non aspettava altro ma grazie anche a chi, Walter Veltroni, decise in quel clima di veleni di rompere gli indugi e dire che il PD sarebbe andato “da solo” alle elezioni. Un messaggio che suonava come una sentenza di morte non già per l’Udeur di Mastella o per il partito di Dini, che avevano già evidentemente scelto da che parte stare dato che avevano pubblicamente ripudiato il patto fondativo dell’Unione, bensì per tutta la sinistra ( Verdi, partito di Rifondazione comunista, Pdci, Sdi etc.) che pure aveva contribuito con un 18 % al risicato successo nelle elezioni del 2006. Una sinistra, va detto, che avrà pure fatto venire i maldipancia al governo dell’Unione con i vari Rossi e Turigliatto, ma nei momenti topici non aveva mai negato il suo appoggio, non aveva mai tradito il patto sottoscritto al teatro Eliseo a Roma. Ed anzi fu proprio in funzione del rispetto di quel patto e di quel programma, 298 pagine nero su bianco, che la sinistra alzò la voce quando il governo mostrava di latitare sulle scelte e sulle leggi da emanare o da abrogare. E se sulla legge Calderoli – la prima che nelle aspettative dei cittadini si sarebbe dovuto abrograre – io accuso proprio la sinistra di non aver alzato sufficientemente la voce, per tutto il resto non posso non ricordare i veleni di Mastella e Dini, ma soprattutto la sciagurata scelta di giocare “da soli” alle elezioni puntando sulla roulette russa del voto utile. Ed è andata come è andata, purtroppo : il PD non ha vinto, la sinistra è stata spazzata via dal parlamento, Berlusconi e la destra si sono presi il paese.

Per questo adesso non basta parlare di primarie per eleggere un nuovo leader, chicchessia ( il sondaggio su Repubblica assegna a un nome del tutto nuovo la maggior parte dei consensi). Il punto non è chi dirigerà il partito, il punto è che cosa è il PD, se un partito neocentrista o un partito democratico sul serio. E’ un nodo chiaro, talmente chiaro che ce lo ha elencato addirittura Casini qualche giorno fa a Ballarò. Se si sta dentro un partito, un partito all’opposizione per di più, occorre sapere bene chi sono i compagni di percorso e dove soprattutto questo percorso conduce. Io a 58 anni suonati non vado con chiunque soltanto perché mi dice che è democratico, io stavolta voglio andare a vedere, a toccare con mano come san Tommaso, prima di dare di nuovo il voto al PD. E non mi faccio nemmeno prendere dalla smania di nuovismo e giovanilismo, perché purtroppo ci sono giovani e giovani – vent’anni di regime mediatico berlusconiano non sono passati invano – e posso anche trovarmi davanti un trentenne democristiano fino al profondo dell’anima che pretende di prendere il mio voto soltanto perché parla bene, è telegenico e senza rughe in viso. Io stavolta voglio la certezza di scegliere, MA SCEGLIERE TUTTO. Voglio scegliere, pretendo di dire la mia sullo statuto e sul manifesto del PD, che non mi sono piaciuti ad esempio, e voglio correggerli non soltanto guardando al centro. Voglio stavolta un partito che sia SPUDORATAMENTE LAICO e non abbia timore di ammetterlo, e si liberi una volta per tutte dei massimalisti che puzzano d’incenso da lontano. Voglio un partito che non abbia timore di essere anche di sinistra quando il caso lo richieda, e non si senta in dovere di chiedere scusa per questo. Voglio un partito che scenda in piazza senza tentennamenti a fianco del sindacato quando sono in gioco i valori fondativi delle stessa democrazia, a prescindere dal fatto che si tratti della CGIL da sola o di tutto il sindacato unitario. Voglio approfittare delle primarie per fare le pulizie di pasqua perchè voglio un partito che tiri fuori le palle sul serio, e sappia riportare la scuola politica in piazza nei comizi, e non solo in tv. Un partito che sappia riannodare un dialogo con la sinistra, perché a sinistra c’è un gran pezzo dell’Italia che lavora e sogna un paese migliore.

Quello che non voglio davvero è che il PD, per gareggiare con Berlusconi, decida alla fine di assomigliare al suo partito di plastica. C’è una responsabilità troppo grande – quella di essere il maggior partito dell’opposizione in Italia – che inchioda il PD a un futuro di lotta e passione. Altrimenti è meglio rompere le righe.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
16 dicembre 2008
IMPARARE DA UNA SCONFITTA ( di Stefano Olivieri)
 Europa, il quotidiano di Stefano Menichini molto vicino a D’alema, non usa molte perifrasi dopo le elezioni in Abruzzo e titola : “ …E ora basta con Di Pietro..” L'accusa è sempre la solita, e cioè che IDV – che è cresciuta in Abruzzo fino al 15 %, tallonando un PD ridimensionato al 20 % - più che Berlusconi ha messo nel mirino Veltroni e i democratici. Lavorando sui dati, a livello nazionale il PD si assesta adesso su uno scarso 26 % mentre Di Pietro sale quasi al 9 %. Praticamente un democratico su cinque, dall’indomani delle elezioni politiche ad oggi, si è spostato nell’area di IDV.

La domanda giusta da farsi sarebbe : perché è nata questa lotta fraticida e come evitare che possa danneggiare non tanto il PD, quanto nel suo complesso l’opposizione a Berlusconi ? Ma è una domanda che Europa non si pone. Piuttosto si schiera armi e bagagli contro chi, all’interno del partito democratico, sulla questione PD – IDV reclama coerenza non solo e non tanto con quanto si afferma nel documento costitutivo del partito ( inclusività; arricchimento attraverso la diversità ; etc) quanto piuttosto rispetto alla situazione dell’oggi, con un premier che sempre di più preme l’accelleratore del suo governo in direzione di una deriva autoritaria, facendosi scherno degli avversari e delle istituzioni repubblicane.

L’ultimo caso, esemplare, il tema della riforma della giustizia innescato da vicende tutte interne al PD ( dai casi La Torre e Villari fino a Bassolino, etc.) e artatamente gonfiato dai media genuflessi al premier. Berlusconi e Alfano vogliono fare in fretta e magari da soli una riforma della giustizia che – sappiamo già dalle anticipazioni – segnerà la fine dell’autonomia della magistratura e vedrà sparire un altro cardine della nostra democrazia, ovvero l’obbligatorietà dell’azione penale dei giudici. Questi due aspetti sono per Berlusconi irrinunciabili ( e ben immaginiamo perchè… ) e a queste condizioni non si va a nessun tavolo delle trattative, non si può diventare complici di uno sfascio istituzionale così grande da compromettere la stessa stabilità democratica. Ci vada pure Casini se vuole, si assuma da solo la responsabilità di legittimare il disegno eversivo del premier. Ma Veltroni NO PER FAVORE, Walter per carità, non farlo ! Ma quale tavolo credi che Berlusconi possa concederti sulla giustizia, se non un tavolo truccato ? I suoi avvocati, giusto per fare un esempio, al tavolo che tu richiedi stanno già segando una gamba, con il dl in dirittura d’arrivo grazie al quale Ghedini e gli altri mille difensori del premier potranno usufruire di un numero di testimoni lungo come i rotoloni regina, quelli che non finiscono mai. Per non fare finire mai nemmeno i processi pericolosi per il premier, processi congelati ma che potrebbero riaprirsi nel caso il lodo Alfano fosse – come sarebbe anche giusto – dichiarato anticostituzionale.

Chi è causa del suo mal non può che piangere se stesso, e il PD farà bene ad avviare una profonda autocritica sulla strategia perdente di identificare le sue difficoltà con gli attacchi di Di Pietro. Le mele marce sono marce e basta, occorre disfarsene e semmai tagliare il ramo infetto. I tanti che hanno votato PD proprio credendo non solo alla sua dichiarata vocazione maggioritaria, ma anche alla sua promessa inclusività di idee e progetti diversi da far crescere in un unico grande laboratorio popolare, ora sono perplessi e non sarà certo l’invito perentorio del quotidiano Europa a convincerli. La strada da battere è esattamente l’opposta, anche perché Di Pietro in Abruzzo è probabilmente cresciuto non solo a spese del PD, ma anche recuperando un numero sostanzioso di consensi a quella sinistra che non è più in parlamento. E un partito che si chiama “democratico” non può restare indifferente a un fenomeno del genere quando il problema è crescere nel paese e battere Berlusconi.

Così che si apra pure un tavolo, ma non con Berlusconi e per la giustizia a modo suo. Piuttosto si torni a discutere serenamente con Di Pietro sul tema della giustizia e non solo, perché i temi della crisi e dell’emergenza nazionale sono tanti, ed è necessaria a questo punto chiarezza. Fosse per me, io mi aggrapperei, come suggerisce anche il presidente Napolitano, ai principi fondamentali della nostra Costituzione e li userei come pilota automatico in questo mare in tempesta, ma per essere un po’ più precisi sarebbe bene che il PD chiamasse a un tavolo tutta l’opposizione parlamentare ed anche extraparlamentare su una griglia, per il momento di pochi punti :

1. LAVORO E OCCUPAZIONE : le regole, le tutele da mantenere e quelle da reinventare; precarietà e flessibilità; contratti e ammortizzatori sociali.

2. GIUSTIZIA : autonomia dei giudici; efficienza della macchina della giustizia; risorse della giustizia; obbligatorietà dell’azione penale e mezzi a disposizione;

3. FISCO : revisione delle aliquote fiscali ; tassazione del lavoro; tassazione rendite da capitale;

4. SCUOLA : STRATEGIA E RISORSE per la scuola pubblica .

Ci sarebbe - è vero - molto altro ( sicurezza, politica estera, temi etici, etc) ma se l’opposizione non riesce intanto a trovare una intesa decente su questi quattro gettonatissimi temi il cammino da oggi fino alla fine della legislatura sarà lungo e tormentato da altri insuccessi. Occorre umiltà e avvedutezza, e ricordare sempre che la maggioranza degli italiani alle ultime elezioni NON ha votato per Berlusconi. Si può far cadere questo governo, ma bisogna farlo tutti insieme. Perché si cresce tutti insieme, a cominciare dal PD che deve recuperare al suo interno un gap di democrazia che comincia ad essere allarmante. Ma le discussioni non devono spaventarci, noi non siamo il partito del padrone, per questo malgrado tutto, se lo vogliamo davvero, We Can.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

26 novembre 2008
FINE DEI GIOCHI (di Stefano OLivieri)
 



In Sardegna il dalemiano Cabras fa lo sgambetto sull’emendamento alla legge urbanistica a Soru, che finisce per dimettersi. Da Floris a Ballarò un Rutelli spericolato si avventura in un abbraccio patriota anticrisi con la PDL – “…. Dai, stasera facciamo un accordo…. Dai Lupi, parla con la Moratti e fai intitolare una strada a Biagi a Milano..”. Altrove, un Villari (telecomandato ? E da chi veramente..?) presidente della commissione di vigilanza va avanti imperterrito nella sua fiction di bravo soldatino delle istituzioni, strafregandosene dell’espulsione dal partito e piuttosto adagiandosi sulla immoral soasion delle facce di tolla del PDL, che dopo aver fatto carne di porco delle istituzioni in ogni dove oggi all’improvviso diventano cauti e rispettosi delle prerogative del neopresidente della vigilanza. Infine Latorre, che a quanto mi risulta è ancora dentro il partito e addirittura rivendica le sue ragioni.

Ma che cosa è, un brutto film ? Forse che quando si diceva che il PD era un partito inclusivo si doveva intendere anche questo, che ci saremmo dovuti sorbire tutto lo sconsiderato shopping preelettorale della Margherita ante PD, quando Rutelli dopo aver smesso la dieta di pane e cicoria ha aperto le porte alla politica più deteriore per acquistare peso nel nuovo partito ? Siamo ancora a questo punto, che dopo aver sciolto il più grande partito della sinistra e averlo fuso con gli eredi della DC , dopo aver fatto le primarie per eleggere prima Prodi e poi Veltroni in nome di una sintesi necessaria per vincere, dopo infine aver sacrificato sull’altare della innovazione del PD anche due milioni e passa di italiani di sinistra che non hanno neanche un loro rappresentante in parlamento, adesso ci ritroviamo in mezzo alla palude con la spiacevolissima sensazione di non poterci fidare più nemmeno l’uno dell’altro ?

E con tutto questo casino il congresso si rimanda a settembre del 2009 ? Un congresso, sia ben chiaro, che la gente comune che ha votato PD non pretende soltanto per cacciare questo o quello dal partito. Gli uomini e le donne eletti (……..) a nostri nostri rappresentanti sono soltanto una parte del problema, e nemmeno la più importante. Il punto vero da discutere, anzi da ridiscutere a fondo, è la strategia del maggiore partito italiano in questo momento di tremenda crisi per il paese. Una strategia che non può esaurirsi nella scelta di stare con Di Pietro e con la sinistra ovvero con l’UDC, pwerchè ripeto, non sono le teste che contano, non sono i Rutelli, i Casini, i Di Pietro e i Dalema in più o in meno che faranno davvero la differenza. La differenza la fa una lettura sana, consapevole, disincantata della situazione che si sta vivendo. A differenza vera la fa la capacità di trasformare questo iceberg di problemi in una opzione di crescita in cui tutti, dal cittadino più povero ed escluso fino al riccone più bastardo e antisolidale, tutti nessuno escluso riescano a percepire che il loro personalissimo contributo sarà importante per riportare su il paese. Occorre rialzare le spalle e non farsi intimidire, serve capire fino in fondo che è questo e non altri il momento in cui la vera necessità fa vera virtù, senza trucchi e privilegi per nessuno.

O si diventa onesti in Italia, con le buone o con le cattive, o non ce ne sarà per nessuno, la festa è finita. Poco conta se al momento sia la destra o la sinistra al governo, la crisi è davanti a noi e va affrontata perché ha già iniziato a divorarsi le famiglie. Se Berlusconi ritiene di avere le palle per affrontarla davvero, non certo con i pannicelli caldi che ha mostrato finora, ebbene lo faccia subito, altrimenti rassegni le dimissioni immediatamente e ceda la mano a un qualsiasi governo tecnico di solidarietà nazionale che imbocchi la strada giusta, quella di salvare intanto le famiglie che stanno affogando, dagli operai fin quasi a tutto il ceto medio. Inutile mettere la testa sotto la sabbia, inutile demonizzare lo sciopero del 12 dicembre, ben presto non riusciremo a distinguere un giorno di sciopero da un giorno di lavoro perché i mille fuochi accesi nel paese si vanno saldando in un unico spaventoso incendio.

Se vogliamo che la legalità continui a guidarci in questo difficile passaggio, dobbiamo prima di tutto chiedere al PD maggiore lealtà e trasparenza nei confronti del suo popolo. Basta giuochi, è finita la ricreazione. Walter, se ci sei ancora batti un colpo, ma forte stavolta.

18 novembre 2008
SIAMO NOI LA MAGGIORANZA (di Stefano Olivieri)
 

Il 53 % degli Italiani, spicciolo più spicciolo meno, fra Camera e Senato ( e contando anche il voto estero) NON ha votato per Berlusconi alle ultime elezioni. Il dato è grezzo e ovviamente non tiene conto delle regole elettorali, e faccio sempre un certo sforzo a definire regole quelle della legge Calderoli. Resta il fatto che il PDL – che fra l’altro NON è un partito come il PD ma ancora oggi una semplice coalizione, visto che a parte le dichiarazioni varie nulla di concreto è stato fatto in direzione di un partito unico della destra ( e la Lega comunque ha già detto che ne resterà fuori), resta dunque il dato elettorale che ci dice che la coalizione vincente non è andata oltre il 47, 3 % al senato e il 46,8 % alla Camera dei deputati. Certo c’è stato poi qualche piccolo aggiustamento in favore di Berlusconi dovuto allo shopping elettorale, ma insomma i numeri sono quelli.

Il PD era alla data delle elezioni e resta dopo circa sei mesi di governo il primo partito italiano per consistenza di voti. Un primato pagato duramente, con la sinistra al completo fuori dal parlamento. Ma il popolo che quella sinistra ha votato – e non parlo soltanto di sinistra estrema, ad esempio fra gli esclusi c’è stato anche Boselli – è ancora nel nostro paese, lavora e paga le tasse come tutti, ed è indiscutibilmente anche lui contro Berlusconi. Demonizzare l’antiberlusconismo oggi, con un paese piantato profondamente in una crisi senza precedenti per l’effetto combinato di una congiuntura planetaria e di un governo italiano che ha scelleratamente dilapidato molte risorse per scopi elettorali, vuol dire non comprendere fino in fondo la crisi che c’è nelle famiglie italiane. Se ai lavoratori chiedi per che cosa voterebbero a favore, ti risponderanno che aspettano una manovra che ridistribuisca reddito alle fasce deboli, almeno il necessario per fare fronte all’aumento dei prezzi. Perché in Italia continuiamo ad avere pasta e pane carissimi, benzina alle stelle, ma stipendi e salari sempre più frenati. Se poi chiedi agli stessi lavoratori quanto di tutto questo sia stato realizzato da Berlusconi, la loro risposta non può essere interpretata come antiberlusconismo soltanto perché ti rispondono “nulla”. Il governo ha aiutato e continua ad aiutare banche, petrolieri, corporazioni e tiene sulla spina tutti gli altri, cerca di dividere i sindacati, offende e deprime le speranze di studenti e precari, ricaccia le donne lavoratrici fra le mura domestiche, criminalizza tout court i lavoratori extracomunitari per nascondere la sua cecità politica e la sua debolezza organizzativa e gestionale della cosa pubblica.

Forti del potere delle loro tv e giornali, continuano a sputare veleno sull’opposizione in parlamento e nel paese, dicendo ai cittadini che quelli di sinistra oltre che fannulloni sono anche disfattisti e poco patrioti, perché inseguono la logica del “tanto peggio tanto meglio”. Ora hanno lanciato il pacco di natale da 80 miliardi, bum ! Un tesorone così chi l’ha mai visto, e da dove sono usciti tutti questi soldi ? Naturalmente a questa domanda non si risponde mai, come da consumati venditori di pentole. Dentro il pacco c’è la ormai logora social card, rivenduta migliaia di volte ma ancora non attiva, e ci sono i soliti regali alle imprese e ai lavoratori autonomi, che potranno far slittare di qualche mese il pagamento dell’acconto fiscale. Poi, quando nella lista compaiono i soliti rompicoglioni dei lavoratori dipendenti, i soldi sono già finiti, non ce ne è ad esempio a sufficienza per detassare la tredicesima ( che sarebbe, diciamolo, anche una miseria come aiuto, ma sempre meglio che niente).

E adesso spunta anche la deflazione. Dopo mesi e mesi di crescita zero del pil, durante i quali tutti quelli che potevano fare il loro prezzo ( commercianti, imprese, servizi, etc) non hanno esitato un attimo a continuare a spellare gli stipendi delle famiglie con continui rincari e aumenti, ora all’improvviso si sono resi conto di aver raggiunto il fondo della botte e finalmente abbassano i prezzi. Ma il governo Berlusconi è stato molto più previdente dei suoi elettori, perché la deflazione l’ha già scaricata in anticipo taroccando i tassi di inflazione programmata così da abbassare i budget contrattuali e quindi, alla fine di questa partita di giro chi paga : naturalmente sempre gli stessi, la povera gente, vittime predestinate di una sorta di pnac ( plan for a new american century) in salsa d’Arcore, vedrete che cosa sarà dell’Italia alla fine di questa legislatura se lasciamo lì Berlusconi per cinque anni.

Un’opposizione troppo moderata a un governo così platealmente antidemocratico e liberticida è come il burro fuso sulla crocca di pane caldo. Alla fine si fondono insieme e fine delle trasmissioni, fine anche della democrazia. Io non ci sto, e sto dentro a un partito che è il primo partito italiano per consistenza di voti. Sono consapevole di non poter attendere cinque anni – sono già costretto a cercarmi un secondo lavoro per recuperare i tagli programmati al mio stipendio da Brunetta – e voglio, fortissimamente voglio FARE QUANTO MI CONSENTE LEGALITA’ E DEMOCRAZIA per ripristinare al più presto un governo del paese più giusto, più solidale con le fasce deboli, più efficace nelle strategie economiche e sociali. Nemmeno io, come gli studenti dell’Onda, voglio pagare i costi di una crisi gonfiata ad arte per arricchire ancora di più i ricchi e sterminare la povera gente. Non ci sto, non posso starci ad aspettare.

Il PD siamo noi, contiamoci a questo punto. Un partito che non è capace di cacciare un Villari cinque secondi dopo il suo voltafaccia ha dei problemi gravi, che in democrazia si risolvono soltanto in un modo : voto a maggioranza. Il PD sia meno ingessato, cambi rapidamente pelle ( un po’ di “abbronzatura” non guasterebbe…) e strategia e si metta sul serio alla testa dell’opposizione, vedrà che li avrà tutti, ma proprio tutti dietro e sarà la svolta, perché un esercito anche malmesso ma UNITO E FORTE DI 19 MILIONI E MEZZO DI ELETTORI – quelli che NON hanno votato Berlusconi – non ha bisogno di tv, o di ministri telecomandati, e nemmeno di veline per farsi sentire, per farsi capire dal paese e dall’Europa. Lanci dunque il partito due o tre linee guida univoche ed essenziali, noi ci armeremo di pennarelli e di megafoni nelle fabbriche e negli uffici, andremo in giro facendo gli uomini sandwich se necessario per martellare l’opinione pubblica, creeremo e ci inventeremo ogni sorta di iniziativa mediatica che sfugga al momento alle redini del padrone, e ben presto un'altra Onda comincerà a montare nel paese. Soltanto così possiamo crescere, soltanto così Veltroni e il PD potranno acquistare consensi fin dalle prossime elezioni europee, ce lo insegna oggi uno come Obama che è stato finanziato soprattutto dalla povera gente in difficoltà per arrivare alla Casa Bianca. Noi siamo andati al governo nel 1996, poi nel 2006, ora non intendo aspettare il 2016. Siamo in maggioranza, siamo noi che dobbiamo metterli sotto assedio, e allora cominciamo subito, chi esita a questo punto è colluso con il regime.

28 ottobre 2008
Ma la tredicesima detassata non solleverà il commercio

Che non si facciano illusione i commercianti che oggi piangono lacrime di coccodrillo. Se i loro affari sono magri è anche perché le loro tasche si sono riempite ben più di quanto sia stata la media dei portafogli delle famiglie italiane, e oggi per loro cercare posto sul muro del pianto è un affronto per i mille problemi che attraversano gli strati davvero deboli della popolazione.

Lo so che questo ha il difetto di essere un discorso "di parte", ma quando è troppo è troppo. Chi ha impoverito l'Italia abbia il buon gusto di tacere almeno. E non mi faccia ridere sopratutto il premier con la sua aria da benefattore, se cederà sulla tredicesima lo farà soltanto per compiacere i commercianti. Il suo regalo a pensionati e lavoratori sarà insomma il solito "pacco" senza valore, non certo come quello (vero : da Berlusconi e Doris tirati fuori 120 milioni per rimborsare le polizze Lehman della Mediolanum. Le altre banche italiane hanno storto la bocca, più di qualcuno ha parlato di indebita azione di marketing da parte del premier in un momento così delicato) fatto agli azionisti di Mediolanum qualche giorno fa, rifondendoli per le perdite subite con le azioni Lehman Brothers.

Chiedete ai 15 milioni di poveri o quasi poveri italiani che cosa ci faranno dei soldi in più sulla tredicesima, nel caso questa fosse in parte o del tutto detassata, e vedrete che cosa vi rispondono, non certo lo shopping natalizio. Chiedetelo agli incapienti, che manco ce l’hanno la tredicesima. Chiedetelo a quelli costretti ad accettare una paga in nero, se il datore di lavoro si ricordi di dargliela, la tredicesima. La tredicesima, grasso che cola, da anni e non da oggi va via solo per "tappare i buffi", come si dice a Roma.

Bene fa comunque Veltroni a incassare subito il successo della manifestazione. Un successo contestato a parole ma alla fine comunque preso in considerazione da Berlusconi, vista l’apertura di credito anche nei confronti della CGIL di Epifani. Gli scagnozzi del premier stavolta tacciono, evidentemente la botta c’è stata.

Veltroni attacca e chiede rispetto per l’Italia che sta male : "L'impoverimento del Paese è ormai una vera e propria emergenza nazionale. Berlusconi fa finta di non averlo capito. Ma così l'Italia non può andare avanti. Chiedo al governo un atto immediato di responsabilità: presenti un decreto urgente, per dare, a cominciare dalle tredicesime e per i prossimi anni, un importante sgravio fiscale a salari, stipendi e pensioni. E' necessario un importo medio tra i 400 e i 600 euro per sostenere la domanda interna. E questo è tanto più necessario per un paese come il nostro che ha livelli di povertà superiori alla media europea. Sono circa quindici milioni gli italiani sotto o appena sopra la terribile soglia di povertà. Se presentano un provvedimento così, siamo pronti a votarlo subito".

Ben fatto, Walter ! Ci sarebbe semmai da aggiungere che sarebbe ora anche di ridare un occhiata alle retribuzioni reali non solo detassandole, di ritoccare i contratti insomma prima che Brunetta si prenda la briga di pagare quel miserabile anticipo senza aspettare i sindacati. Chissà perché quando si deve aiutare la povera gente si parla soltanto di detassazione, poi i soldi veri spuntano a mazzette quando bisogna aiutare chi poi già ce li ha.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

16 settembre 2008
Lo sceriffo di Notthingam e il nostro Robin Hood (di Stefano Olivieri)
 

Aveva soltanto sbagliato personaggio. Invece di rifare il verso ai suoi detrattori della precedente legislatura Berlusconi, che si accanirono con lui per una riforma fiscale che premiava i ricchi e rubava ai poveri, Tremonti avrebbe dovuto più saggiamente identificarsi nello sceriffo di Notthingamshire, che è appunto l’antagonista del leggendario arciere della foresta di Sherwood.

Perché come Robin Hood Tremonti – non se ne abbia a male il ministro dell’economia, che è anche un tantino permaloso oltre che scorretto e incapace – è stato un vero fallimento. Dopo aver annunciato la sua campagna contro lo strapotere di banche e petrolieri, la benzina nostrana ha continuato ad aumentare alla grande infischiandosene del fatto che nel frattempo il petrolio scendeva ( e ieri è sceso addirittura al di sotto dei cento dollari al barile). E anche la storia dei mutui ammorbiditi dal governo si è rivelata una favola, anzi le banche si fregano le mani perché così potranno strozzare legittimamente anche i più disperati, gli unici disposti ad accettare la rinegoziazione del mutuo ad interessi da usura.

Il guaio fra l’altro è che l’aumento indiscriminato – e va detto : assolutamente sconnesso dal mercato. Questo è il dato grave che un governo colluso e incapace non vuole ammettere davanti al paese – della benzina e del gasolio non fa che incrementare la spirale dei prezzi, dal momento che in Italia le merci viaggiano in modo pressoché esclusivo su gomma da un capo all’altro delle filiere interminabili attraverso le quali la zucchina diventa magicamente un lingotto d’oro. Nessuno che oggi controlli il prezzo alla pompa della benzina ( nella sua "Robin Tax" Tremonti ha semplicemente “dimenticato” la sanzione per i petrolieri ) e nessuno che si prenda la briga di aprire una volta per tutte l’armadio di queste filiere fantasma che tormentano i sogni delle famiglie italiane. Bontà loro, Berlusconi e Tremonti dal salasso inaudito ai redditi delle famiglie hanno saputo tirar fuori soltanto il bancomat dei poveri, la riedizione berlusconiana delle tessere annonarie di mussoliniana memoria per l’acquisto dei beni di prima necessità. Per i redditi da capitale tutto continuerà alla grande, come e meglio di prima. Porte aperte ai profittatori, ai corruttori e ai truffatori, l’Italia è il bengodi dell’Europa, ma che dico, del mondo intero. Ha stabilito sedi nel nostro paese perfino la gang internazionale dei criminali informatici, quelli esperti nel prosciugare carte di credito e bancomat all’insaputa dei proprietari. Tanto da noi l’esercito controlla soltanto i Rom e la giustizia con il blocco delle intercettazioni può fare ben poco contro i malandrini in doppiopetto.

Dice Berlusconi che l’opposizione lo ha deluso, perché ha scelto la tattica del “tanto peggio, tanto meglio”. Il vero problema è che il “tanto peggio” arriverà di sicuro a prescindere dalle responsabilità che il premier naturalmente intende addossare alla “sinistra”. Una sinistra che per altro non è manco più presente in parlamento, e questo è certo un problema per il PD a cui molti voti sono arrivati da lì, e non possono essere delusi. Il vero problema è che non si può, non si deve aspettare che l’Italia intera si impoverisca a un punto tale da non riuscire a risalire se non pagando un prezzo altissimo, in particolare per chi già oggi è alla canna del gas. Ma un grande partito come il PD, che pure ha scelto la moderazione della strada riformista all’avventurismo dell’antagonismo ideologico e rivoluzionario, deve sapere diventare all’occasione anche un partito di lotta, e questo è il momento per farlo. La china verso il baratro che attende il paese se lasceremo indisturbato Berlusconi e i suoi si è fatta paurosamente ripida e non possiamo, non dobbiamo permettere che il conflitto sociale inneschi un incendio che sarebbe drammatico.

Dobbiamo fermarci prima, dobbiamo fermarlo prima che ci travolga. Non possiamo illuderci di arrivare fra cinque anni all’alternativa di governo, perché nel frattempo potrebbero essere cambiate le condizioni minime per la sopravvivenza della stessa democrazia nel nostro paese. Ci serve Robin Hood, ma uno vero, non le patacche della destra.

La velocità di una slitta dipende da quella del suo cane più malandato. Possiamo scegliere di staccarlo dalle redini e abbandonarlo al suo destino, ma non dobbiamo farlo, e non solo per un problema etico, ma anche perché un cane in meno affaticherebbe lo sforzo degli altri, fino a creare un nuovo stop, e poi un altro ancora fino alla resa. Invece dobbiamo fermarci adesso, riorganizzare tutte le nostre forze e affrontare i lupi che ci inseguono. Caro Walter Veltroni, ascoltaci, diventa tu il nostro Robin Hood e fa che la prossima manifestazione sia un vero appuntamento di lotta. Non vogliamo per forza menare le mani, ma non deve nemmeno mai accadere, per noi e per i nostri figli – io ne ho uno solo, tu lo sai, di trent’anni e disabile - che ce le leghino dietro la testa per farci ingoiare il loro olio di ricino. Non indugiare, pensa a chi non ce la fa più ad aspettare e vedrai che così ritroverai il tuo esercito, quello che il PD non è purtroppo riuscito a riunire alle elezioni politiche. Non servirà essere arroganti, basterà essere tanti davvero. Più grande sarà l’esercito, più facile sarà convincere Berlusconi e i suoi che è finito il loro tempo, che il paese intende cambiare guida adesso, non fra cinque anni. Il futuro, se davvero lo vogliamo, è dietro l’angolo.

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