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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
13 settembre 2011
TLEMONTI (di Stefano Olivieri)


Ora arrivano i cinesi. Quelli che si sono già mangiati un bel pezzo di America, e che da un po’ di tempo sono dentro il nostro paese. Dove, grazie alla Bossi Fini, hanno potuto disporre di molta manovalanza clandestina, altrimenti nota come schiavi.

Erano dietro la nostra porta già da un pezzo. Fin da quando i legaioli con Tremonti in testa parlavano di blindare i confini, di imporre dazi a tutte le merci orientali, altrimenti l’Europa cristiana sarebbe stata invasa dagli islamici, dai buddhisti, dai tibetani e chi più ne ha più ne metta.

Adesso invece li fanno entrare dalla porta principale e stendono anche  il tappeto rosso. I Cinesi acquisteranno il nostro debito, le nostre industrie, e non si fermeranno lì. Sono un grande popolo e pensano in grande. Imporranno le loro regole al nostro mercato del lavoro, chi non è informato si faccia un giro per le fabbriche clandestine di Prato. Il nero Berlusconi ha fatto spezzatino dell'Italia e si appresta a svenderla al paese comunista più potente del mondo, chissà se questo se lo aspettavano gli elettori del cavaliere.

Il nostro governo dei miracoli, il più grande premier degli ultimi centocinquantanni. Il nostro ministro dell’economia, quello che aveva predetto la crisi prima di tutti gli altri, adesso svende l’Italia e i suoi abitanti, le sue industrie, i suoi operai. Tanto che gli frega, lui è già socio dei più esclusivi club inglesi, andrà a svernare da quelle parti. Oppure ad Aspen, dove è un pezzo grosso.

Siamo arrivati alla frutta, guasta come il resto del pranzo. Questa manovra non basta, ne servirà un’altra, e poi forse un’altra ancora. E i nostri incapaci e sciagurati governanti hanno intanto invitato i cinesi a tavola. Questi si compreranno tutto il nostro debito sovrano e decideranno loro il prezzo da pagare. E i leghisti in tutto questo? Zitti e muti, nemmeno un fiato, tutti acquattati dietro a Bossi, rintanati nelle loro villette con antifurto. Perchè non hanno capito che così non resterà più nulla dell’Italia che è stata la culla mondiale della storia, della civiltà e della cultura. L'Italia di Colombo, di Leonardo, di Dante. E purtroppo anche di Berlusconi e Tremonti. Anzi, Tlemonti.

Stefano Olivieri

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2 agosto 2011
LA PATRIMONIALE DI SILVIO & GIULIO ( di Stefano Olivieri)
 

Dicevano di non volerla e sfottevano la sinistra che a loro dire la voleva resuscitare. Dicevano che l’Italia era solida, che il nostro risparmio (???) era solido, che le nostre banche erano immuni dalla crisi planetaria.

Dicevano tante altre cose che non ripetiamo per carità cristiana verso il popolo italiano. Ma un fatto è certo:dicevano menzogne. A cominciare da Tremonti, che si è vantato per due anni di aver predetto la crisi prima degli altri ministri europei e di aver messo i nostri conti in sicurezza. Tremonti sembrava il marchio di garanzia, il mantello magico sotto il quale, misteriosamente, la fragile Italietta avrebbe attraversato la crisi e raggiunto lidi tranquilli senza farsi divorare dai pescecani speculatori. Erano talmente sicuri al governo che sarebbe andata così, che l’Italia è stato l’unico paese a non mettere all’ordine del giorno la crisi mondiale in parlamento, un parlamento occupato ancora una volta a legiferare sulle occorrenze personali del suo premier.

Poi Tremonti è cominciato a vacillare, anche perché nel frattempo lo stesso premier lo aveva escluso dal suo circolo della fiducia. Prima delle elezioni amministrative il premier avrebbe voluto avere qualche spicciolo con cui confezionare qualcuno dei suoi famosi pacchi italiani, ma Tremonti ha stretto i cordoni della borsa e Berlusconi se l’è legata al dito.

Fatto sta che ormai, mentre Berlusconi litiga con Tremonti e Bossi sposta i ministeri al nord, la borsa italiana non fa che cascare giù un giorno sì e l’altro pure, e tutte le uova si sono ormai rotte. Perfino la Confindustria si è spaventata, la gente ritira i soldi dalle banche e torna a metterli sotto al materasso ma Berlusconi continua imperterrito a sorridere. Tremonti convoca il comitato di stabilità e lui invece convoca per domani il parlamento intero perché farà un annuncio dei suoi, ci dirà che tipo di frittata all’italiana intende cucinarci mettendo da parte il suo ministro dell'economia.

La verità è una sola, e non la dico solo ai poveracci che già avevano perso tutto da anni. Lo dico agli imprenditori, ai commercianti, a chi ha la grana e gioca in borsa, insomma al popolo del PDL: Berlusconi ha tradito tutti, ha tradito l’Italia e sta tradendo anche voi. Le perdite in borsa di questi giorni sono la peggiore tassa patrimoniale che un governo incapace e che sfugge dalle sue responsabilità vi avrebbe potuto regalare.

Se questo governo non va subito via, affonderà l’Italia.


Stefano Olivieri
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28 giugno 2011
L'ITALIA NON PAGA PER SILVIO ( di Stefano Olivieri)
 

Arriva Luglio e il caldo. Il governo però non va in ferie perché in ferie ci sta già da tempo e gli elettori italiani non riescono, dopo amministrative e referendum, a dargli l’eutanasia. Andiamo per ordine:

Berlusconi è una stella cadente. La sua immagine è oramai connotata negativamente anche fra i suoi elettori, che hanno votato in massa per l’eliminazione del legittimo impedimento. Insomma, gente di destra che da destra ha girato le spalle a Berlusconi.

Ciò è avvenuto in coincidenza del picco della crisi economica interna. UE e agenzie di rating pronte a recitare il de profundis per il bel paese, 43 miliardi da impegnare in un risanamento strutturale dei conti pubblici. Chi pagherà stavolta?

Berlusconi spera ancora in qualche trucco all’italiana per ingannare i giudici europei e parla di manovrina, ma il suo ministro dell’economia lo contraddice subito e mette nero su bianco: 43 miliardi di tagli in tre anni, la maggior parte dei quali sbattuti a fine legislatura, a babbo morto, come si dice. Partono i primi balloon d’essay per camuffare l’ennesima strage degli onesti, si parla di tagli alla casta, sforbiciate ai bonus e agli stipendi degli eletti, lotta agli sprechi. E a sinistra qualcuno abbocca, nei forum qualche allocco scrive "bravo Tremonti!" . Ma la ciccia, al solito, è nascosta dietro. Tre aliquote fiscali (che premiano, lo si sa già, i redditi medio alti), un rialzo dell’iva (che colpirà soprattutto la spesa alimentare, danneggiando ancora di più la popolazione a basso reddito), infine blocco (ulteriore: erano già scaduti nel 2010 e bloccati fino al 2012) degli stipendi pubblici fino al 2014, turn over e innalzamento dell’età pensionabile. Come farà a ripartire il mercato interno, che ha da anni l'elettroencefalogramma piatto, il ministro dell'economia non lo spiega.

Questo è tanto. Come a dire che la crisi ancora una volta sarà a carico di lavoratori dipendenti e pensionati che hanno già dato e non hanno più nulla da dare, se non la voglia di menare le mani. Niente rialzo della trattenuta fiscale per le rendite da capitale, niente galera immediata per evasori-corruttori-corrotti e furbetti dei milleuno quartierini, niente lotta ai cartelli ( assicurazioni; petrolieri; etc) che devastano i portafogli italiani. Ma una cosa è certa, stavolta l'Italia non paga, arrivano i forconi in piazza.

LA RICETTA DI TREMONTI E’ CRIMINOGENA. E non è poi diversa da quelle precedenti. I governi Berlusconi prosperano sulle crisi ma poi non le sanno risolvere, questo è il problema. E gli italiani hanno smesso di avere la sveglia al collo, a cominciare dalle donne.

Ora Tremonti, da ministro più amato degli italiani, è caduto improvvisamente in disgrazia. Non lo vuole il PDL ( vedi Crosetto) perché si oppone ai desiderata del gran capo, che vorrebbe arginare le ultime disfatte elettorali con qualche contentito ai soliti noti; non lo vuole più la Lega ( e qui c’entra molto la disputa interna fra Bossi e Maroni, che si fanno i dispetti l’un l’altro per far vedere al popolo chi ha più voce in capitolo), ma non lo vogliono soprattutto gli italiani che già hanno pagato più del dovuto. Se a Tremonti è rimasto un barlume di giudizio e di amor proprio dovrebbe dimettersi e prendersi una lunga vacanza dalla politica. Stacchi intanto la spina a Berlusconi e il paese gli sarà riconoscente.

E veniamo all’opposizione che vuole trasformarsi in forza di governo. Bersani vuole andare subito al voto perché ha capito che per lui tira brutta aria. Non per il PD, proprio per lui, che tutti hanno indicato come “imbucato” alla festa per il successo di amministrative e referendum. Le prime hanno incoronato sindaci di altri partiti dell’opposizione, i secondi hanno fatto di Di Pietro uno statista. Forse in realtà non lo è ancora, ma sta studiando.

La quadratura del cerchio: l’avevo già indicata qualche mese fa. Bersani si faccia da parte e lanci la candidatura a premier di Rosi Bindi. Una donna, una seria e preparata, al posto dello squallido bungabungaman dello scorso millennio. Sono quasi sicuro che Vendola e Di Pietro sarebbero d’accordo, e Casini tornerebbe silenzioso. Però in fretta ragazzi, che la situazione precipita.

Stefano Olivieri

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24 giugno 2011
LA PURGA DI GIULIO ( di Stefano Olivieri)

Così io dovrei, secondo Tremonti, per finanziare una manovra che aumenterà le tasse per la fascia economica medio bassa a cui io appartengo, che bloccherà ancora il mio contratto di lavoro congelando le retribuzioni che servono per il calcolo della mia pensione e dunque causandomi un danno ben oltre il contingente, per fare tutto questo dovrei anche accettare di andare in pensione ( e con una pensione ancora più alleggerita dal ritocco al ribasso dei coefficienti di rivalutazione) addirittura due anni più tardi ? Mentre chi dovrebbe finanziare questa manovra, quelli che i soldi ce l’hanno sul serio e continuano a farli sulla crisi, continueranno impunemente ad arricchirsi? Mentre i capitali basati sulle rendite si crogioleranno al sole? Mentre furbi ed evasori continueranno a prosperare?
 
Ma dico, ministro dei miei stivali  Tremonti, SIAMO MATTI? E questa altra bella pensata di aumentare l’Iva ( sulla quale c’è già il massimo dell’evasione), a chi crede che faccia bene? Agli evasori o ai consumatori? L’Iva al consumo la paghiamo tutti, e si sa già che, perché possa esserci un concreto risparmio, l’iva non aumenterà soltanto per i suv o per le barche di lusso, ma sarà ben spalmata su tutta la spesa alimentare, sui beni di consumo di massa. SIAMO DAVVERO MATTI, ministro Tremonti?
 
Volete davvero lo scontro sociale, volete davvero le armi in piazza? Allora provate a farlo, anzi a questo punto, una volta tanto valga il detto “tanto peggio tanto meglio”, così il popolo si sveglia tutto sul serio. Provateci a farlo e sarete spazzati via un attimo dopo. Accomodatevi.  
 
Stefano Olivieri

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26 maggio 2010
SE PIANGE IL PICCOLO NATHAN ( di Stefano Olivieri)
 

Ci spiace tanto che il figlioletto di Briatore oggi pianga perché non ha più il latte della mamma e nemmeno la sua stanzetta bianca nello yacht del papà. Il papà avrebbe dovuto pensarci prima, diamine, avrebbe dovuto pagare le tasse per la barca e anche le accise per la benzina.

Ma non si preoccupi, il piccolo Nathan. Ci pensiamo noi. A pagare le accise della benzina, certo. Ma pensiamo anche, stia tranquillo che gli facciamo tornare il sorriso, a tutto il resto. Noi lavoratori dipendenti pubblici abbiamo risorse da vendere, anzi da regalare ! Briatore stia tranquillo con la sua famigliola, ché i soldi che servono al governo del malaffare ce li mettiamo noi, senza fiatare.

Prendete quello che volete dal nostro stipendio. Prendete quello che volete dalle nostre liquidazioni e dalle nostre pensioni. Se abbiamo in famiglia un disabile totale, che sia figlio o padre poco conta, da nutrire, vestire, pulirgli anche il sedere, non preoccupatevi : voi al governo non avete mai fatto niente prima, avete sempre evitato di creare strutture, di organizzare percorsi di ingresso al lavoro e al sistema di relazioni, di migliorare la mobilità urbana, di garantire i diritti dei disabili . Niente di tutto questo, avete soltanto fatto elemosine, eccoti l’assegno di accompagno per tuo figlio, o per tuo padre che vive con te e ora sparisci, pensaci tu a lui.

Adesso volete toglierci anche quello, per il bene comune, dite voi. Un assegno da 400 euro al mese non basta manco a pagare una badante, e per questo il 99 % delle famiglie con un figlio disabile sono monoreddito, in Italia. Adesso volete anche che il padre guadagni meno di 38mila euro all’anno, perché sennò è troppo lusso ? Benissimo, prendetevi pure l’assegno.

Tutto serve, per evitare di alzare anche soltanto un dito su quelli che non devono essere disturbati, perché mangiano, mangiano e continuano a mangiare. Non li disturbate, sono arrivati alla polpa proprio adesso, sarebbe davvero cattiva educazione.

Mangiate imbroglioni, ladri, mazzettari, corrotti e corruttori, imbroglioni italiani, ché a mettere a posto le cose ci pensiamo noi. In Italia il 10 % della popolazione detiene il 45 % del reddito nazionale, e in quel 10 % si concentra anche il massimo dell’evasione fiscale, ma non fa nulla : il governo preferisce tosare il restante 90 % della popolazione italiana, perché forse c’è più gusto.

Anche con i disabili e le loro famiglie se la prendono, pur di non toccare lo zoccolo duro del loro elettorato di riferimento. Attento Berlusconi, toccare i disabili ti porterà male, vedrai. Votate, votate PDL cari Italiani, votate Lega, se volete mandare affanculo la giustizia e la democrazia !

Stefano Olivieri
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24 maggio 2010
GRA a pagamento ( di Stefano Olivieri)
 

Le uscite del grande raccordo anulare di Roma, più noto come G.R.A., sono in tutto 33, come gli anni di Gesù Cristo. Ora il governo sta pensando (c’è senza dubbio lo zampino di qualche leghista) a mettere un pedaggio per questa trafficatissima autostrada urbana. Lo scopo è quello di fare cassa, racimolare un po’ di quei 24 miliardi di euro senza i quali, a quanto pare, l’Italia scivolerebbe velocemente verso la Grecia.

A parte il fatto che a questo punto ci verrebbe da far ingoiare a Berlusconi e a Tremonti tutte le assicurazioni, reiterate in questi ultimi mesi, che il nostro paese stava “bene”, che la crisi “era alle spalle” e così via.

Non entriamo adesso nel merito delle altre misure anticrisi, ma restiamo sul GRA. Dunque, 33 uscite fanno almeno 33 caselli. Anzi il doppio, almeno 66, uno per entrare e l’altro per uscire. Ma in realtà dovranno essere molti di più : vi immaginate le code sulla Tuscolana, o Casilina, o Aurelia, o Cassia ? Mi viene da ridere per non piangere, al solo pensarlo.

Il genio che ha avuto questa idea avrà senz’altro anche fatto uno studio di fattibilità nel breve periodo. Quanto tempo ci vorrà a costruire i caselli, e ad adattare la viabilità ? E quanto costeranno i caselli stessi alla collettività ? E quando sarà finita la crisi, che ci faremo con quei caselli ? Ci terremo il GRA a pagamento per sempre, per far contenti Bossi, Borghezio e Tremonti ? faccè ridè, Berluscò..!

Questo è davvero un governo d’avanspettacolo.

Stefano Olivieri
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POLITICA
17 maggio 2010
LACRIME E SANGUE (di Stefano Olivieri)
 

Cifre di evasione fiscale da capogiro, con la Lombardia e il Veneto in testa ma poi di seguito anche le regioni del centro e del sud Italia. Non sfugge nessuno secondo l’analisi di www.contribuenti.it, il nostro paese mantiene e consolida il triste primato dell’evasione di massa.

Nei primi 4 mesi del 2010l’imponibile evaso è cresciuto in modo impressionante, del 6,7 %, altro che inflazione. Cinque aree sotto osservazione : economia sommersa (135 miliardi sottratti all’anno), economia criminale (giro di affari in nero di 178 miliardi, tassa evasa pari a 63 miliardi), società di capitali (escluse le grandi imprese, l’81 % non versa le imposte dovute per almeno 18 miliardi di euro l’anno), le “big companies” (31 miliardi di euro evasi), lavoro autonomo e piccole imprese (10 miliardi di euro evasi.

Ancora : i lavoratori in nero in Italia sono stimati attorno ai 2,4 milioni, di questi un terzo proviene da dipendenti (privati e pubblici) che arrotondano lo stipendio.

Questo lo scenario da tenere in considerazione mentre si avvicina la data in cui il ministro Tremonti presenterà la nuova legge finanziaria. Tutto questo, vale la pena di ricordarlo, dopo lo scudo tombale che ha favorito il rientro – praticamente gratuito e anonimo - di capitali sporchissimi per altro spesso impegnati, come è risultato dagli ultimi avvenimenti, per, diciamo così, le pubbliche relazioni delle varie “cricche” operanti nel nostro paese. E c’è anche chi nella maggioranza, dopo il caso Scajola, parla addirittura di nuovi condoni edilizi.

Chi colpirà la nuova finanziaria ? E’ già partito il solito refrain governativo per tranquillizzare gli inebetiti cittadini italiani : non saranno messe nuove tasse. Bella scoperta, il prelievo viene fatto alla fonte, prosciugando gli stipendi e le paghe, congelando aumenti e pensioni, tagliando i finanziamenti agli enti locali costretti, loro sì, ad aumentare le tasse per i servizi sociali indispensabili alle loro comunità.

Contemporaneamente arriverà, bendato come la dea fortuna, il primo decreto attuativo sul federalismo fiscale, più esattamente sul demanio fiscale. Scomparirà in questo modo parte del capitale di tutti, quello su cui lo Stato italiano ha fatto finora affidamento per onorare il suo immane debito estero. Dicono, i leghisti soprattutto, che le regioni sapranno far fruttare i beni demaniali assai meglio dello Stato. Dunque dovrebbero quanto meno battere subito all’incasso di quanto dovuto da chi quei beni già li sta sfruttando da un pezzo senza versare il dovuto, per esempio i titolari di arenili, come ha mostrato un servizio della trasmissione Report ieri sera.

A pagare, siamo pronti a scommetterci, saranno i soliti noti : lavoratori dipendenti pubblici e privati, lavoratori precari e pensionati. Gli altri staranno a guardare, in attesa dei soliti cavilli salva furbi di cui sono stati finora infarciti tutti i provvedimenti fiscali varati dal governo del fare.

Le ultime iniziative della magistratura hanno scoperchiato il vaso delle tante cricche, scoprendo con le mani nella marmellata anche tanti politici collegati, a livello centrale o locale, con questa maggioranza. I cittadini, perfino gli elettori di Berlusconi, hanno finalmente cominciato a capire che il diritto alla privacy non può essere la foglia di fico con cui coprire vergogne nazionali, e il livello di malcontento popolare sta salendo sempre più velocemente.

Prevedo un’estate torrida per la politica italiana. Se l’orientamento della prossima finanziaria non sarà inequivocabilmente quello di colpire severamente furbi e furbetti, Tremonti potrebbe innescare con le sue decisioni una vera e propria insorgenza civile nel paese. Si dia una regolata.

Stefano OLivieri
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16 febbraio 2010
Il buco di Tremonti ( di Stefano Olivieri)

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9 dicembre 2009
LE MANI IN TASCA AI PENSIONA...NDI ( di Stefano Olivieri)


La legge finanziaria che sta per essere licenziata dal governo Berlusconi si arricchisce di una nuova cambiale, dopo i miliardi di euro promessi dalla scudo fiscale. Stavolta la mano è andata giù pesante, non con la delicatezza del prelievo (anonimo) del 5% a carico degli evasori (dunque criminali, fino a prova contraria) che riportano in Italia il denaro trasportato illegalmente all'estero e non dichiarato all'erario. Stavolta la finanza tornata creativa ( quando mancano i soldi al ministri si aguzza l'ingegno, ma sempre dalla parte sbagliata) di Tremonti ci regala lo scippo più indecoroso, quello della liquidazione dei lavoratori dipendenti.

Premesso che un bravo cittadino, patriota e rispettoso delle Istituzioni, non dovrebbe risentirsi granchè se lo Stato prende in prestito i suoi soldi ( perchè questo è la liquidazione,e non altro : salario differito, messo da parte dal datore di lavoro senza autorizzazione alcuna ad investirlo, perchè sia riconsegnato intatto alla fine del rapporto di lavoro. Tant'è che si chiama anche trattamento di fine rapporto, TFR per chi ama gli acronimi); premesso anche, e ricordato a tutti, il recente passato, quando governo ( era quello Prodi, se non sbaglio) e sindacati invitarono i lavoratori dipendenti a scegliere se ritirare la loro liquidazione e investirla ( le possibilità di investimento erano normate dalla legge) per far nascere la famosa "terza gamba", ovvero la pensione complementare con cui compensare la progressiva asfissia monetaria che affliggeva la pensione contributiva; premesso infine che per fortuna o per preveggenza, chissà, non poi tanti dipendenti italiani si lasciarono sedurre dalla tentazione delle varie fate morgane ( fra le quali, guarda te, anche la Mediolanum) di ipertrofizzare il loro TFR affidandolo a brave persone che poi tanto brave non sono state, a cominciare, tanto per citarne una, da Lehman Brothers;

premesso dunque tutto questo, che ha avuto come risultato, per chi aveva lasciato il TFR all'Inps, un gran sospiro di sollievo visto lo tsunami che ha colpito l'intero pianeta economico, questo gestaccio sguaiato e arrogante del governo Berlusconi, che scippa e scappa con il nostro TFR dichiarando che servirà non un caso di emergenza nazionale bensì per la "spesa corrente" ( a meno che la spesa corrente sia divenuta un caso di emergenza nazionale, il che confermerebbe ancora di più che questo governo è arrivato alla frutta..),

fatte dunque queste considerazioni invito tutti i pensionandi, di destra e di sinistra perchè il furto con destrezza fa male ovunque quando quel denaro è frutto di sudore quotidiano, ad unirsi insieme, ad andarsi a rileggere attentamente il contratto di lavoro a suo tempo sottoscritto, in particolare alla voce liquidazione o TFR che dir si voglia, e a indirizzare immediatamente una diffida al rappresentante sociale della propria azienda, privata o pubblica che sia ( vale anche per gli enti, nel caso di impiego pubblico), per segnalare con fermezza il proprio rifiuto a qualsiasi utilizzo delle somme accantonate per il proprio TFR che risulti diverso da quello descritto dal contratto di lavoro, o comunque sancito dalla legge al momento dell'assunzione.

Stiamo parlando delle famiglie dei lavoratori dipendenti, di un ceto sociale già andato in sofferenza. Certo, magari un gradino in su rispetto a chi il lavoro lo ha perso del tutto, e a chi si trova in cassa integrazione o in mobilità, con retribuzioni fortemente ridotte e in molti casi anche saltuarie. Ma stiamo anche parlando di un paese dove c'è un governo che si ostina a non colpire le rendite da capitale, un paese dove i conti correnti dei lavoratori sono tassati il doppio rispetto al rendimento dei guadagni di chi gioca in borsa. Un paese impuro, che stenta a riprendersi perchè da noi non funziona più la solidarietà sociale se non in forma spontanea di elemosina, perchè l'ascensore sociale è fermo ai piani alti di palazzo Grazioli, perchè l'attuale premier, per sua esplicita ammissione, ha sempre dichiarato di preferire gli imprenditori agli operai, dimenticandosi che senza i secondi i primi non esisterebbero nemmeno. Un paese con un governo che di fronte alla crisi che ci ha colpito tutti, a cominciare dai più deboli, ha dapprima negato la crisi stessa e poi, quando è stato costretto ai rimedi, li ha trovati senza fare grandi sforzi, cominciando a scippare a destra e a manca risorse destinate ad altro. Come i F.A.S. tanto per citare un esempio, i fondi per le aree sottosviluppate ( e pare quasi un anatema divino il fatto che in coincidenza della trasformazione dei f.a.s. in bancomat governativo, la sorte si sia accanita proprio verso quelle regioni, a cominciare dall'Abruzzo e finendo con le alluvioni di Messina). Mentre intanto i ricchi continuano ad ingrassare, come sempre, come prima.

Non so che cosa altro debba fare Berlusconi per far comprendere a questo paese addormentato che lui sta difendendo, pure in questa crisi, anzi sopratutto in questa crisi, una ben precisa classe : quella dei suoi simili, che non vengono mai colpiti con un prelievo in più, anzi semmai arriva un condono nei momenti di difficoltà. Mi chiedo quanti operai, quanta gente da 1000, o anche 500 euro al meso lo ha votato sognando il paese del mulino bianco che con tanta maestria quest'uomo continua a dipingere in tv. Mi chiedo fino a quando riusciranno a non ammettere di aver sbagliato, perchè un attimo dopo il nostro paese potrebbe conoscere momenti molto difficili e dolorosi. 

Gli elettori di Berlusconi, così come anche gli elettori di Bossi, di un partito come la Lega che più passa il tempo è più dimostra la propria totale estraneità ai princìpi sanciti dalla Costituzione italiana, devono interrogarsi, adesso, e dare un segnale forte già dalle prossime elezioni regionali, a un governo di ladroni incalliti che ha già fatto troppi danni al paese. 

L'opposizione non resti a guardare. Il successo del NOBDAY è un segnale forte che il paese ha lanciato, occorre raccoglierlo con umiltà e rispetto, perchè il disagio è già enorme, e sfidare il governo sul piano di proposte concrete e condivise. Per battere Berlusconi e tutte le sue tv occorre un fronte unitario possente e monolitico, quasi un comitato di liberazione nazionale, inutile farsi illusioni, altrettanto inutile pestarsi i piedi per un posto in più in qualche consiglio regionale. L'Italia è davvero ad un bivio, scegliamo la democrazia per favore, e se il popolo in piazza indica la luna, ebbene quella luna va raggiunta adesso o mai più. 

Stefano Olivieri
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POLITICA
19 ottobre 2009
Sarà, ma di Tremonti non mi fido ( di Stefano Olivieri)
 

Fini che “svolta a sinistra”, Brunetta che si dichiara socialista e adesso il capo del dicastero dell’economia Tremonti che ripudia la flessibilità tanto cara al liberismo e guarda con fiducia al “posto fisso”. Che succede, è scoppiata un’epidemia comunista in seno al PdL ? Io non mi fido.

Angeletti e la Polverini si sperticano in complimenti (“..parla come uno di noi…”) e la cosa mi insospettisce ancora di più, fa bene Epifani a tenere la barra del timone ben dritta : questo autunno sindacale non sarà per niente semplice soprattutto per il governo e certi consensi dell’ultimora, per di più ottenuti a causa di una totale conversione a U della filosofia trementina ( diciamo per il momento così, perché le parole al vento costano pochissimo, sono i fatti che contano) non possono che destare sospetto.

Il buonismo di destra non esiste, almeno finchè a capo dell’esecutivo ci sarà Berlusconi. E Tremonti non è da meno : a lui si deve, non dimentichiamolo mai, la “finanza creativa” che ha messo in ginocchio milioni di famiglie italiane. E’ lui che voleva vendersi spiagge e monumenti per fare cassa, è sempre lui che ha inventato l’inutile social card per i poveri, sempre lui l’artefice della Robin Tax che avrebbe dovuto sgrullare soldi dalle tasche di petrolieri e finanzieri e invece li ha rinforzati.

Questo governo ha delle bruttissime gatte da pelare e non sa trovare gli strumenti giusti. L’evasione fiscale è aumentata ( grazie allo scudo che ha ingolosito gli evesori più cauti), le casse dello Stato sono sempre più vuote e il mercato interno stenta a ripartire per mancanza della materia prima, ovvero i soldi in tasca alle famiglie, in particolare quelle a reddito fisso come dipendenti e pensionati. Trovare la quadratura del cerchio, in particolare sotto elezioni ( le regionali si avvicinano), è davvero difficile e allora ecco uscire fuori un’anteprima di babbo natale, il ministro dell’economia che si trasforma in agnellino.

Dietro, c’è da scommetterci, c’è Berlusconi e i suoi personalissimi problemi. Perché il premier vuole la riforma della giustizia e intende spandere olio sul mare agitato, costi quello che costi. Tanto i soldi mica sono suoi, i fondi FAS sono diventati da tempo il bancomat dell’esecutivo e se qualcuno al sud protesta, vuol dire che sarà accontentato come è stato per Scapagnini e la sua Catania in bancarotta, che ha scucito al governo ( e a tutti noi) 140 milioni di euro portando a garanzia il nulla.

Se il lupo ti liscia il pelo sta per mangiarti, attenzione. Preferisco il Tremonti liberista, almeno su quello ho già preso le misure. Che non sono cambiate per niente, siatene certi, perché questa crisi intendono farcela pagare tutta, senza sconti.

Stefano Olivieri

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