.
Annunci online

se sono partito ogni tanto devo pur tornare
29 gennaio 2011
LIBERTA' E DEMOCRAZIA PASSANO ATTRAVERSO LA RETE ( di Stefano Olivieri)

Si è appena dimesso il governo egiziano di Mubarak, sedicente zio di Ruby rubacuori. L’Egitto segue Albania e Tunisia in questo straordinario gennaio 2011 che segna nel breve giro di pochi giorni la capitolazione di  Zin el-Abidin Ben Ali, al potere da 23 anni in Tunisia. Ora si è rifugiato in Arabia Saudita.
 
Poi è stata la volta dell’Albania di Sally Berisha. Un premier dispotico e molto amico di Berlusconi, era appena il 3 dicembre del 2010 quando “…Una delegazione dei Club della Libertà guidata dal Presidente della Commissione Trasporti della Camera, on.Mario Valducci, presidente anche dei Club della Libertà, ha incontrato il Primo Ministro albanese Sali Berisha a FeClub della Libertà Albania con sede a Tirana, ha affrontato due temi principali, due pilastri: infrastrutture statali e tecnologiche e situazione politica…” ( da l’Unità online). In quell’occasione Berisha commentò : “Sono entusiasta che questo movimento dei Club di Silvio Berlusconi sia arrivato in Albania, la libertà è un grande valore…”. Poi il 20 gennaio gli spari sui manifestanti inermi, i morti, e l’altro ieri una protesta oceanica a Tirana, in ricordo di quei morti. Di fronte a quella folla rabbiosa ma composta Berisha ha scelto il silenzio, mentre l’opposizione si candida per la guida del paese. Aria tesissima, da guerra civile,
 
Infine l’Egitto, è cronaca di queste ore. Mubarak ha scelto la linea dura, ha tentato di mettere il bavaglio all’informazione web e ai telefoni, ma è stato tutto inutile e adesso anche per l’Egitto si apre, forse, una nuova stagione.
 
Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica. Accanto alle legittime e sacrosante proteste della popolazione tunisina, albanese ed egiziana, oppressa da tre regimi tutt’altro che benevoli, c’è l’ombra inquieta di Al Qaeda. In Tunisia per esempio, in perfetta coincidenza dei disordini, l’organizzazione Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), uno dei gruppi terroristi appartenenti alla rete di Bin Laden, ha diffuso un video, subito individuato dai servizi americani, in cui Abu Musab Abdul Wadud, leader di Aqmi invita i tunisini a rovesciare il regime del presidente Ben Ali. E che Bin Laden e i suoi sappiano maneggiare assai bene le comunicazioni di massa purtroppo lo sappiamo da quel 11 settembre 2011, quando tre aerei in mano a terroristi islamici fecero fuori il World Trade Center a New York e un’ala del Pentagono a Washington. La sequenza dell’attacco era stata sicuramente studiata per far si che i media televisivi potessero riprendere il terrore e diffonderlo in modo virale in tutto il pianeta.
 
Occorre dunque essere cauti, esattamente come sta facendo Obama con il suo alleato Mubarak : siamo per la libertà e la giustizia dei popoli, esattamente nella stessa misura in cui siamo schierati contro il terrorismo. Quel che conta di più è restituire al popolo egiziano ( ma anche a quello tunisino e albanese) la capacità di autodeterminarsi e di poter scegliere liberamente i propri rappresentanti a cui affidare il governo.
 
E l’Italia ? Forse Berlusconi tirerà un sospiro di sollievo al pensiero che questa inaspettata tempesta politica nel mediterraneo possa in qualche modo distogliere l’attenzione dalle sue feste eleganti dove si gioca a scopa, ed è certo che non fa bene a questo paese rimanere invischiato da anni nelle conseguenze giudiziarie dei pruriti senili del premier mentre nel mondo accadono cose importantissime : a parte le vicende già citate, c’è ad esempio il nuovo equilibrio socioeconomico che va velocemente delineandosi ( per dirne solo una la Cina, l’India, il Brasile che oggi  “tirano” la ripresa mondiale con Usa, Giappone e la vecchia Europa costretta a rincorrere).
 
Berlusconi spera di far dimenticare Ruby, ma ciò che ormai non può ignorare il paese è l’inadeguatezza di questo governo. E le bugie del suo premier : non solo Ruby ma anche Mills e Mediatrade ( i nuovi processi al varco), e poi il percolato dei rifiuti napoletani sversato in mare con l’accondiscendenza del plenipotenziario Bertolaso, e le nuove case in Abruzzo che già perdono i pezzi…
 
La favola è finita signor presidente, a prescindere dalle schifezze che lei fa a casa sua con le ragazzine. E’ ora di voltare pagina anche in Italia.
 
Potrà la rete internet, i social network, il tam tam informatico  della rete e degli sms aiutare anche il nostro paese a liberarsi da un regime vecchio e corrotto come quello di Berlusconi ? Potrà soprattutto far lievitare e rendere visibile una convincente alternativa democratica, perché il partito dei dubbiosi è ormai arrivato secondo i sondaggi al 40 % ? Io spero davvero di si, ma occorre l’impegno, la mobilitazione, la fantasia creativa ( perché questa battaglia si gioca anche e soprattutto sui media), il sacrificio e l’impegno di tutti. Ad esempio, sto cercando insieme ad altri amici di Facebook di lanciare la pagina "Siamo tutti nipoti di..." per mettere in risalto davanti a tutto il mondo la balla che il premier ci vuole propinare ( ha creduto che Ruby fosse nipote di Mubarak, e per questo ha telefonato in Questura, da presidente del consiglio, perchè quello era un caso di galateo internazionale...).
 
Insomma, diamoci tutti da fare, e subito. Nessuno può stare alla finestra ad aspettare che si faccia la storia. La storia siamo noi.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
1 luglio 2009
ALLORA MI CANDIDO ANCH’IO ( di stefano olivieri)


Oggi (4 luglio 2009) Marino ha deciso di candidarsi. Per cui non ha più senso la mia autocandidatura, che avevo deciso di pubblicare qualche giorno fa in questo spazio, quando sembrava che Marino volesse rinunciare. Ora che è presente anche il mio candidato sono un po' più sereno e ottimista sugli esiti delle primarie di ottobre. Senza nulla togliere a Franceschini e a Bersani, serviva al popolo dei democratici un candidato più sinceramente schierato dalla parte degli esclusi.
Dell'articolo preesistente conservo la parte - diciamo - programmatica, che credo e spero possa essere condivisa da molti democratici, e che può comunque seguitare ad essere spunto di riflessioni.

Un grazie comunque a tutta la redazionepd per la visibilità che mi è stata riservata nella hp del PD.

Sono stufo di vedere diritti calpestati, sono stufo di vedere parlamenti di nominati, non intendo più aspettare. Se l’Italia è un paese civile come credo che sia nella sua maggioranza, deve saper trovare la forza di premiare le idee anche quando non hanno ancora un volto. Voglio saper restituire a un figlio disabile che ha tanta voglia di fare la speranza nei suoi progetti, voglio poter parlare di persone e non solo di numeri, voglio un paese dove chi è onesto non sia preso più in giro. Voglio sentirmi cittadino del mondo restando in Italia ed essendo fiero dei miei concittadini, voglio un presidente in cui potermi specchiare.

DOVE ANDIAMO, CON CHI ANDIAMO

Se il partito è democratico, democratica deve essere la sua gente. E la democrazia guarda ovunque, all’imprenditoria illuminata e solidale come all’esercito di lavoratori dipendenti, ai precari e ai disoccupati e alle loro famiglie, ai tanti appesi al filo di ammortizzatori sociali le cui fonti si esauriranno a breve se non cambia la strategia di insieme in questo paese. Alle categorie più deboli e svantaggiate come i disabili, i giovani in cerca di prima occupazione, le donne, gli anziani, gli incapienti, gli omosessuali, gli extracomunitari onesti clandestini loro malgrado e per questo colpevoli a prescindere, secondo questo governo.

Se il partito è democratico deve saper guardare e parlare non ai rappresentanti della società ma alla società stessa, compilando insieme ai cittadini l’agenda delle emergenze e consentendo ai cittadini ma a tutti davvero, con elezioni primarie realmente paritarie, senza capestri per i candidati dalla società civile e senza bonus per chi è indicato dal partito, di indicare la strada che tutti possano percorrere perché tutti devono poter arrivare. E dopo, una volta al governo, adottare forme di democrazia diretta come il bilancio partecipato che orientino il federalismo in chiave solidale e democratica.

Se il partito è democratico non dovranno ammettersi effetti collaterali nel suo progetto di rilancio di questo paese. Nessuno dovrà essere lasciato indietro e la solidarietà dovrà diventare legge di Stato ogni qualvolta lo Stato non disporrà di risorse sufficienti, perché non avvenga ciò che oggi avviene, che per 37 miliardi di euro di entrate fiscali in meno sia gettata la croce sui “catastrofismi della sinistra”. Solidarietà per legge affinché chi ha visto ridurre il suo reddito e oggi ha appena il necessario per vivere non cada in povertà, mentre chi ha ricevuto più del necessario sia tenuto a partecipare di più. Se il partito è democratico non potrà accettare e nemmeno ipotizzare tagli a pensioni e a contratti di lavoro fino a quando non sarà completamente ripristinata la lotta all’evasione e alla corruzione dilagante, che causa al paese non solo un danno etico ma anche un’ingentissimo quotidiano ammanco nelle casse dello Stato di quelle risorse che dovrebbero essere impiegate per ripristinare uno stato sociale solido e solidale, regolato da una meritocrazia sana e trasparente per imprese e lavoratori e non dai numeri di un liberismo malato e suicida.

Se il partito è democratico non può pregiudizialmente cercare alleanze soltanto al centro. Ci sono almeno due milioni di cittadini italiani che votando a sinistra, da due anni non hanno più una loro rappresentanza parlamentare. Il nostro parlamento di nominati abbonda di imprenditori, di liberi professionisti ( soprattutto avvocati, chissà perché..) di finanzieri e di industriali. Dov’ è il mondo del lavoro con il suo sudore, le sue sveglie all’alba, i suoi viaggi infiniti e quotidiani ? Dove sono le famiglie vittime delle morti bianche, che bianche poi non sono mai perché a quei morti è negata anche la compostezza nell’ultimo respiro ? Dov’è l’Italia delle bollette da pagare, dei mutui che non fanno dormire, di quell’ascensore sociale interdetto a tutti tranne che a velini e veline ? Dov’è ? Voglio un partito che sappia pretendere senza condizioni il ripristino della sovranità popolare nel voto, che voglia imporre le elezioni primarie a livello nazionale come preventivo strumento per la creazione delle liste elettorali, voglio un paese dove gli interessi di pochi siano per legge ridimensionati alla legalità comune prima ancora di generare conflitti; aspiro ad un paese dove l’unica casta legittima sia quella dei cittadini elettori e non bensì quella dei loro rappresentanti. Voglio un paese dove la legalità, il potere dei senza potere come diceva Galante Garrone, torni ad essere la regola e non l’eccezione.

Se il nostro partito è davvero democratico deve caricarsi l’onere di una preoccupante e crescente marginalità sociale e delle sue tante voci. Ricordandosi che si diventa marginali anche a causa di una invisibilità determinata da un voto che è stato infruttifero non solo a sinistra e per questo non può, non deve essere scaricata soltanto da una parte. Nel deserto dei diritti, nelle macerie che sta lasciando intorno a se questo governo, non solo può ma deve ripartire un dialogo a sinistra, e senza intermediazioni.

Le primarie di ottobre potranno essere davvero determinanti se sapremo accogliere anche tutte le istanze, le richieste di aiuto, le speranze e i mille progetti del pianeta degli esclusi. Tornando a parlare di una nuova sinistra consapevole di un mondo nuovo dove le identità culturali si costruiscono più facilmente sul vissuto quotidiano che sulle ideologie, dove i partiti riescono a contare se all’interno di essi riesce a contare la gente, con la partecipazione attiva alle scelte. Basta con le palizzate e i tabù, se diamo l’ostracismo a una bandiera rossa dobbiamo essere altrettanto sereni nel riconsiderare che cosa non ha funzionato – e va riparato con l’apporto di tutti – nella costruzione del partito democratico italiano, a cominciare dai suoi stessi documenti fondativi.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

SOCIETA'
24 marzo 2009
E’ Debora che ha le chiavi del ponte ( di Stefano Olivieri)
 

E’ bella, è giovane, giovanissima nell’aspetto, praticamente una ragazzina. E invece ha 38 anni, ha la grinta e la capacità oratoria dell’avvocato, e la fresca sfacciataggine di una donna che sa di valere e non ha timore di farlo capire alla gente. E’ uscita fuori con un video, al solito, il suo intervento alla riunione nazionale dei circoli PD è stato inaspettatamente il più applaudito, e con ragione. Nel millennio delle immagini, della visibilità mediatica che spesso e volentieri stritola la democrazia invece di supportarla, vedere e soprattutto ascoltare Debora Serracchiani è un esperienza confortante che riapre una porticina luminosa in fondo al tunnel.

Quando qualche tempo fa Matteo Renzi – un altro giovane, 34 anni – vinse le primarie in Toscana, non rimasi altrettanto affascinato dal personaggio. C’era qualcosa che non andava, che secondo me non quadrava nella sicumera del giovane presidente della provincia di Firenze, oggi candidato sindaco del PD per il comune di Firenze. Sia chiaro, la mia opinione politicamente scorretta su Renzi nasce – e non ho nessuna intenzione di nasconderlo – dalla mia provenienza politica, quella dei diesse, ma il mio giudizio negativo non va al Renzi “margheritino” e rutelliano. Io non ero convinto, e non lo sono tuttora, che la ricetta di sintesi politica proposta da Matteo Renzi sia connotata da una reale discontinuità con quel “sistema” che lui a parole dice di voler combattere (il suo slogan : facce nuove a palazzo vecchio”), e sia soprattutto portatrice di idee e di valori che definire di sinistra è ben più che una forzatura. Daria Bignardi, intervistandolo in tv, ha esclamato a un certo punto :” Ma lei è proprio di destra !”. E secondo me ha ragione.

Certamente Debora Serracchiani non è di destra. Sicuramente Debora non sarebbe mai corteggiata da Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia che, si dice, abbia invece a lungo inseguito Matteo Renzi. E il rischio che un lembo del Pd divenga troppo contiguo al PDL è sempre presente. La diversità è ricchezza, come ha ricordato Debora nel suo appassionato intervento. Ma la diversità deve contribuire ad alimentare l’unità interna, la sintesi delle idee, e non la divisione. Per questo secondo me questa donna ha in tasca le chiavi del ponte che divide ancora oggi il centro e la sinistra all’interno dello stesso partito democratico. Ha la semplicità espositiva della tipica rappresentante della base del partito, quella base che è avanti, molto più avanti della politica nel processo di aggregazione delle idee e nella formulazione di progetti. Debora è appassionata nel chiedere, anzi nel pretendere trasparenza e democrazia, ma nello stesso tempo affonda il suo bisturi senza pietà, andando con freddezza direttamente al cuore dei problemi. Perché la base ha fretta, sta aspettando da troppo tempo che il partito si svegli con una sola voce, superando “protagonisti e personalismi!”.

Adesso, per favore, non facciamo di lei l’ennesimo Obama italiano. Non sprechiamo così l’occasione fantastica che ci ha offerto Debora. Circondiamola pure di affetto ma proteggiamola dalle offerte troppo interessate di chi vorrebbe usarla come la risposta di sinistra a Matteo Renzi. A lei non piacerebbe, perché lei è già oltre, e guarda oltre, a ragione. Si preoccupa del PD, di costruirlo davvero questo partito, cominciando dalla base, dall’organizzazione dei circoli, dalla voce dei semplici cittadini. Rivendica il diritto di critica e di lotta serrata a chi sta tentando di trasformare, di trasfigurare il nostro paese soprattutto sul piano etico, ma al tempo stesso rammenta che è pericoloso, fuorviante lasciarsi prendere la mano dal protagonismo, quando basterebbe richiamarsi alle regole della nostra Costituzione. Invita al basso profilo della politica ma al tempo stesso all’impegno di tutti per dare parola e fiducia alla base del partito. le sue parole sono pietre, ma scagliate con leggerezza e semplicità, e non a caso i tantissimi links che sul web rimandano al video del suo intervento (http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=7d41e695-4803-41ea-8127-f595e2bf1899 ) sono sempre accompagnati da frasi come “sentite che dice Debora Serracchiani”. Sentite, non vedete, e non perché l’immagine di Debora non sia una gioia per gli occhi, ma perché ancora più affascinanti di lei sono le sue parole, la sua grinta, la sua passione nel pronunciarle.

Peccato non averla scoperta prima delle scorse elezioni politiche. L’avrei votata senza esitazione, e a Roma mi è toccato invece dare il voto a Marianna Madia.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

SOCIETA'
22 ottobre 2008
Cittadino 10&lode
Lo avevo cancellato dal mio blog per errore. E' una idea che mi è venuta per mettere d'accordo sul fisco lavoro dipendente e lavoro autonomo. Un certificato da esibire ai clienti da parte del commerciante ( artigiano, professionista, etc) virtuoso nel pagare tasse e contributi :








Nell’Italia di oggi si va radicando sempre di più nella popolazione il convincimento di una progressiva lacerante disparità fra chi paga tasse e contributi in busta paga – e dunque non può evadere un centesimo nemmeno se volesse – e chi invece, titolare di attività autonoma, ha quanto meno l’opportunità di una maggiore discrezionalità di comportamento. Non è un mistero che il maggiore – e di gran lunga – flusso di evasione fiscale e contributiva provenga proprio dal lavoro autonomo, che per altro da sempre lamenta tasse e contributi troppo esosi. In sintesi mentre il lavoro dipendente e operaio diffida sempre più della virtuosità fisco-contributiva del lavoro autonomo ( a cui per altro addebita, causa l’aumento dei prezzi, gran parte dell’inflazione che pesa sulle famiglie), dall’altra il lavoro autonomo non riesce a intravedere il benché minimo vantaggio in un comportamento fiscale e contributivo più corretto e dunque continua a evadere e a eludere.

E’ insomma un circolo vizioso da cui non si esce se non tentando, al di la della semplice “moral soasion”, di connotare il comportamento fiscalmente e contributivamente virtuoso di attributi che risultino graditi e realmente vantaggiosi per il lavoro autonomo, e che al tempo stesso servano a dissipare la diffidenza dei cittadini lavoratori dipendenti nei confronti di commercianti, artigiani, liberi professionisti.

E’ un compito, questo, che lo Stato nel suo insieme ha il dovere di porsi e affrontare, nell’interesse della comunità. Occorre volontà, ascolto delle esigenze della gente ma anche un po’ di “pensiero laterale” citando Edward De Bono, ovvero la classica terza via che metta tutti d’accordo. E’ questa anche l’idea informatrice di “Cittadino10&Lode

L’idea è quella di creare per il lavoro autonomo nella sua più vasta accezione (tutti i prodotti e servizi di imprese, professionisti, artigiani, commercianti, etc.), un attestato di buona condotta fiscale e contributiva (sulla falsariga del certificato antimafia ) da ottenere pregiudizialmente dopo un anno di avvio di qualsiasi attività autonoma. Puoi lavorare autonomamente soltanto se non rubi alla cassa comune dello Stato, insomma. Chi non lo richiedesse alla scadenza del primo anno dall'apertura dell'attività si esporrebbe a una sanzione oltre che alla necessaria indagine diretta dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps.

L’attestato andrebbe poi obbligatoriamente esposto nei luoghi dove ( negozi; uffici; studi privati; etc) il lavoratore autonomo presta la sua attività in contatto con la clientela di riferimento, così da poter essere esaminato dalla stessa.

L’attestato “Cittadino 10elode” avrebbe due grandi vantaggi  : il primo è che lo Stato non ci andrebbe a rimettere in termini di maggiori detrazioni da restituire ai cittadini, il secondo è che l’attestato attiverebbe un comportamento virtuoso proprio all’origine stessa dell’evasione, dal momento che il negoziante ( o l’artigiano, il professionista, etc) pur costretto alla prassi dell’autodenuncia per ottenere l’attestato, potrebbe poi servirsi dello stesso per fidelizzare maggiormente la sua clientela a danno di altri competitori privi dell’attestato. In più si potrebbe pensare a una sorta di “bonus” premiante per questi cittadini10&lode, costituito da una serie di servizi personalizzati (e sinergici fra gli enti) che lo Stato in via sperimentale (per poi estenderli a tutta la comunità) potrebbe mettere a disposizione per facilitare il rapporto e lo scambio di informazioni.

Dalla parte dei cittadini consumatori di prodotti e servizi il vantaggio sarebbe costituito dalla grande opportunità a loro offerta di poter riconoscere “a colpo d’occhio” i commercianti, gli artigiani, gli imprenditori e i liberi professionisti più virtuosi nel pagare tasse e contributi. Una sorta di controllo antievasione autogenerato dal mercato stesso e di cui sarebbe però garante lo Stato stesso, a livello della sua massima autorità. Tutto ciò non mancherebbe nel tempo di raffreddare una quota rilevante dello stesso processo inflazionistico.

Per andare in sostanza in direzione di uno Stato  non più soltanto esattore di tributi del lavoro autonomo, ma finalmente anche certificatore dei comportamenti virtuosi. E l’onestà è una virtù particolarmente ricercata dai cittadini consumatori, che non mancheranno di girare le spalle verso negozi e studi professionali che non potranno esibire l’attestato. Sarà insomma il mercato in questo caso, ovvero la maggiore e più rapida fidelizzazione della clientela verso il commerciante, l’artigiano, l’avvocato o il dentista virtuoso a fare la differenza. In questo modo l’azione moralizzatrice sarà non solo in direzione di chi eroga il prodotto/servizio, ma anche di chi ne fruisce, dal momento che non ci sarà più la tentazione, da parte del cittadino, di chiedere quanto possa essere il prezzo di un prodotto/servizio senza fattura a chi, in modo preventivo e trasparente, testimonia di essere in regola con lo Stato.

Alla fine anche gli evasori più riottosi si faranno due conti e verificheranno l’utilità di un comportamento corretto.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
18 ottobre 2008
25 ottobre, che cosa portare in piazza fra una settimana ( di Stefano Olivieri)
 

25 OTTOBRE, Che cosa portare fra una settimana in piazza

Manca ormai appena una settimana, il prossimo sabato arriva l’appuntamento “Salva l’Italia”. Il PD schiera il suo esercito e allora è il momento di verificare equipaggiamento e risorse. L’ultimo mese se ne è andato inseguendo le notizie sulla crisi finanziaria mondiale, che è senza dubbio un problema importante, ma non certo l’unico per il nostro paese. Se vogliamo davvero che la manifestazione riesca a svegliare il paese dobbiamo anticiparne e dettagliarne i contenuti, e fare in modo che siano tali da portare in strada non solo i lavoratori ma le intere famiglie.

Ci sono temi verso i quali la popolazione, al di là e al di sopra del bombardamento mediatico operato dalla destra, si dimostra particolarmente sensibile. Sono temi noti e parrebbe un’ovvietà sottolinearlo ma lo faccio lo stesso oggi, per ricordarlo a chi parlerà in piazza. Per brevità ne cito due soltanto, invitando chi legge a portarne altri a beneficio di tutti.

1. PREZZI E SALARI

Dicono che l’inflazione rallenta , ma chi è già alla canna del gas non può neanche percepirlo. Il totale disinteresse governativo verso il contenimento di prezzi e tariffe sta letteralmente affamando le famiglie. Questo è un gioco perverso, perché questo spostare sempre più al ribasso i margini economico sociali nasconde l’intento più complessivo di riscrivere del tutto le regole di questo paese, da quelle del lavoro sempre più privo di tutele a quelle della scuola, che si vorrebbe far diventare fabbrica di manodopera a basso costo, fino al diritto alla salute, non più garantito soprattutto ai più deboli ( vedasi il vergognoso attacco addirittura ai diritti dei disabili e delle loro famiglie). Questo è un governo che taglia non per risanare, ma per fiaccare la resistenza di una ben precisa quota del paese – quella del lavoro dipendente e delle famiglie ad esso collegate, quella dell’emarginazione e dell’esclusione sociale, quella dei diversi a vario titolo, dal sesso alla religione al colore della pelle. Per questo sullo scenario economico la lotta che il PD deve ingaggiare deve essere una vera e propria lotta di classe, non più operaia o impiegatizia o anche extracomunitaria ma al tempo stesso tutte queste cose insieme, perché è proprio il denaro prima di tutto a dividere questa sponda di povertà dall’altra sponda, quella di chi può decidere di giorno in giorno il suo di prezzo, spesso in completo arbitrio e sotto lo sguardo compiaciuto di un premier che è continuamente sfuggito ai processi principalmente per non essere costretto a rispondere ad una domanda, in quale modo – lecito o illecito - sia riuscito ad accumulare quell’esorbitante potere economico che lo ha fatto arrivare al governo del paese. Quella nube grigia di illegalità e di malaffare che ha sempre accompagnato le vicende del Berlusconi imprenditore si è ormai estesa all’intero paese e non v’è dubbio una così perniciosa pandemia andrà curata adeguatamente, certo non soltanto a parole. Se c’è uno scontro di classe in atto, ci si deve attrezzare in modo capillare in tutto il paese, e non basterà il parlamento e nemmeno una tv via satellite ma servirà l’apporto fattivo di ciascun democratico italiano. Dovrà essere una battaglia senza quartiere e in ogni quartiere, privilegiando il contatto umano diretto per portare a galla completamente i milioni di problemi ma anche di risorse che questo paese nasconde. E il segnale deve partire dal 25 ottobre se si vuole davvero salvare l’Italia, dobbiamo essere pronti.

2. ETICA E POLITICA

Se siamo diversi da Berlusconi e dai suoi, ebbene dobbiamo dimostrarlo non solo a noi stessi ma soprattutto a chi in Berlusconi ancora crede. E dobbiamo rendere sempre più visibile questa diversità, argomentandola ad ogni occasione, perché quanto più ci impegneremo su questo fronte, tanto più l’immagine del premier e del suo governo comincerà a scendere nei consensi popolari. Occorre fare una scelta secca per far tornare alta la politica, occorre riscrivere le regole di delega e rappresentanza sul serio varando delle VERE PRIMARIE in cui finalmente sia data PARI OPPORTUNITA ‘ non solo a quelli mandati dal Picone di turno ovvero sponsorizzati da questo o da quel politico. Ci sono italiani, uomini e donne, giovani e non più giovani, che alla Politica hanno dedicato la loro intera vita a titolo gratuito, per pura passione civile, affollando assemblee e manifestazioni, organizzando raccolte e questue, rischiando spesso in proprio. Questi peones senza volto e quasi sempre senza voce sono una risorsa indispensabile della nostra democrazia ma non hanno rappresentanza perché sono più di venti anni che la politica italiana, da destra a sinistra, conosce soltanto quei circa 200 volti che contano, sempre gli stessi che non cambiano mai, e sempre più vecchi e maschili fra l’altro. Attorno al 2001 io fui fra quelli che si impegnarono per portare alle primarie non un partito, ma tutto il popolo italiano, perché si voltasse finalmente pagina. Elaborai perfino una proposta di legge che è ancora presente sul web a questo link (http://www.perleprimarie.org/html/data/docs/BozzaOlivieri.pdf ) ,e partecipai a tutti i movimenti per le elezioni primarie. Perché il popolo deve tornare ad essere sovrano nel nostro paese, altrimenti i partiti finiranno col diventare dei club e basta. Vanno scritte regole nuove, e va definito lo strumentario a disposizione del nuovo rappresentante politico. Non serve inventarsi nulla, c’è la nostra Costituzione, basta leggerla e applicarla a dovere, ma per esempio : basta con i deputati e i senatori eletti quattro, cinque, sei volte di seguito. Due legislature e poi vai a casa saltando un turno, per rituffarti nel mondo reale ma soprattutto per impedirti la costruzione di quel potere autogenerante cha ha partorito la vergognosa fusione fra affari e politica. Poi serve trasparenza completa e massima rettitudine morale : la politica si fa al servizio della collettività, dunque non si può essere pregiudicati, e non si può, non si deve nascondere nulla ai propri elettori, a cominciare dalle fonti di reddito. Solo due piccoli esempi per far capire quanta strada dobbiamo percorrere. Ma va indicata da subito, fin dal 25 ottobre.

Quello che secondo me deve essere chiaro è che con questo governo non si può, anzi non si deve più dialogare. Perché il piano di Berlusconi è eversivo e noi invece vogliamo la democrazia. Cominciamo a far conoscere dunque, fin dalla prossima settimana, le nostre proposte non come strumenti di correzione della politica governativa, perché sarebbero comunque e sempre penosi pannicelli caldi, bensì come parti di uno scenario nuovo, di un mondo senza Berlusconi e i suoi yesmen. Occorre insomma dare respiro e profondità alle proposte, ascoltando soprattutto e coinvolgendo al massimo l’elettorato, come se le elezioni non fossero fra 5 anni ma fra cinque giorni. Occorre dare speranze, infondere fiducia, far capire che l’alternativa c’è ed è vera. E occorre aprire a sinistra, perché c’è una parte del paese che non ha più rappresentanza in parlamento. Infine un'ultima cosa, che mi viene dritta dal cuore : io provengo da un partito, prima chiamato PC, poi PDS e infine DS, che aveva l'abitudine di confrontarsi con la sua gente. Attraverso le assemblee, o le cene in sezione, parlando dei problemi del territorio e via via volando su, a una legge che non andava, a un contratto in scadenza, ai destini dell'intero paese. Ci si sentiva vicini, c'era dialettica ma anche solidarietà perchè ci si conosceva quasi uno per uno.

Ho la sensazione che la solitudine che molti lamentano derivi dal fatto che stavolta il partito è lì, e noi tutti da quest'altra parte. E' vero, ci sono state le primarie, ma non è ancora abbastanza, perchè occorre guardarsi negli occhi, scambiarsi gli odori, i sapori delle nostre esperienze quotidiane se vogliamo fare squadra sul serio. E poi in democrazia non si vota soltanto per eleggere chi prenda decisioni per conto nostro, si vota per contare sul serio. Forse serve un congresso strategico straordinario che faccia chiarezza, non tanto sui vertici - a me Walter va benissimo, altri magari un po' meno - quanto su gli obiettivi da raggiungere e i percorsi da battere per raggiungerli. I primi devono essere chiari e sopratutto condivisi, altrimenti per strada andremo sparpagliati e sarà un sacrificio inutile.

Stefano Olivieri

sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001. posizionamento sui motori ricerca



IL CANNOCCHIALE