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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
18 agosto 2011
CIO’ CHE IL DENARO DIVIDE ( di Stefano Olivieri)

 

Fra pochi giorni si ricorderà in tutto il mondo l’undici settembre del 2001. Sono passati dieci anni da quei momenti terribili e paradossali, pochi secondi in cui è cambiato il mondo. Quell’atto criminale pianificato nella sua sequenza affinché avesse il massimo impatto mediatico, colpì al cuore gli Stati Uniti d’America quando quel paese deteneva in modo indiscusso tutti i primati degni di nota, dall’economia alla democrazia. Il sogno americano andò in frantumi insieme alle twin towers e tutto il mondo si sentì improvvisamente orfano. L’obiettivo principale individuato da Bin Laden, la banca mondiale del commercio del World Trade Center, venne distrutto e il sistema consolidato di tutto il mondo finanziario ricevette una scossa terribile.

 

Sappiamo, ormai è storia, quel che successe dopo. Le guerre in Afghanistan e Irak portate da George Bush nel tentativo di riportare a casa lo scalpo di un nemico che aveva osato violare il suolo americano utilizzando i suoi stessi aerei di linea, un ulteriore schiaffo a un paese che aveva fra i suoi vanti quello di tutelare al meglio la sicurezza dei suoi cittadini e del loro denaro. Poi venne, e non a caso, la crisi immobiliare innescata dai subprimes e da una finanza privata sempre più deregolamentata da un governo disattento: in fondo a Washington in quel periodo poteva far comodo che qualcuno allargasse le sue borse a cittadini che non avevano disponibilità alcuna per acquistare casa, era come nascondere la polvere sotto al tappeto sperando di farla franca (tanto Bush era già al suo secondo mandato e non sarebbe stato più rieletto, e l’industria della guerra reclamava per se tutto il denaro pubblico disponibile).

 

Quella crisi, oggi lo sappiamo, ha infettato tutto il mondo, Italia compresa. ma il sistema che ha generato quella crisi è ancora lì, vivo e vegeto, nascosto da qualche parte a Wall Street e in qualsiasi altra parte del pianeta dove si continua a pensare di far carne da macello delle persone e delle famiglie, pur di accumulare denaro.

 

L’America almeno ha buttato in galera qualcuno, noi in Italia non abbiamo fatto neanche quello. La ricetta liberista è fallita ma nessuno la vuole mettere ancora da parte, negli Usa come nella vecchia Europa. E in Italia, naturalmente. Il mercato non può sostituirsi allo Stato, e uno Stato non può tenere insieme i suoi cittadini obbedendo alle leggi di mercato. E’ un ossimoro che non sta in piedi e la politica dovrebbe prenderne atto. Una politica, ovviamente, che fosse terza, fuori dai giochi sporchi.

 

Ciò che il denaro divide, l’uomo può e deve riunire. I popoli, le comunità nazionali e transnazionali possono fare molto in questa crisi, ma devono prima di tutto mettere le mani addosso ai propri rappresentanti politici, facendo deflagrare una volta per tutte, laddove esista, la conclamata incapacità di una classe politica corrotta e piegata agli interessi di pochi. L’Italia di Berlusconi non è divisa in due, sinistra e destra, ma in sessanta milioni di unità, quali e quanti sono i suoi cittadini, separati l’uno dall’altro dai crediti e dai debiti, l’un contro l’altro armati per recuperare ciò che è stato perso o ciò che si vuole conservare. Per questo non riusciamo più a scuoterci, non siamo più una comunità, non ragioniamo più come un solo popolo, altrimenti forze come la Lega, che professa egoismo e razzismo, non avrebbero preso piede. Mettiamo da parte l' ideologia e pensiamo a ritirare su tutti insieme questo paese. Senza trucchi, con la semplice forza dei numeri, i nostri. Non occorre essere arroganti quando si è in tanti.

 

E’ molto semplice azzerare tutto e ricominciare, basta mandare a casa questo governo ed eleggere nuovi rappresentanti sulla base di regole trasparenti e democratiche. Serve una opposizione con gli attributi, che non parli soltanto ma convochi immediatamente milioni di cittadini davanti a palazzo Chigi contro una manovra eversiva come questa. Tanto ferragosto è già passato, per chi ha potuto festeggiarlo.

 

Non c’è più tempo per le parole né per gli alambicchi di Tremonti. Berlusconi non si azzardi a toccare i salari, gli stipendi e le pensioni, la tredicesima e addirittura la liquidazione dei dipendenti. E non vada a dire in giro che queste scelte gliele impone la UE, perché delle due l’una: o fa il presidente del consiglio del governo italiano e allora si prende in toto la responsabilità dei suoi errori e delle sue gravi scelte anche di fronte al suo elettorato di riferimento, oppure si dichiara commissariato dalla UE e in quel caso deve dimettersi immediatamente per manifesta incapacità. Non può stare, come al solito suo, con un piede in due staffe. Troppo comodo per lui.

 

Comunque io resto del mio parere: questo governo non arriva a Natale e questo autunno sarà il più caldo degli ultimi trenta anni. Accetto scommesse.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

9 dicembre 2009
LE MANI IN TASCA AI PENSIONA...NDI ( di Stefano Olivieri)


La legge finanziaria che sta per essere licenziata dal governo Berlusconi si arricchisce di una nuova cambiale, dopo i miliardi di euro promessi dalla scudo fiscale. Stavolta la mano è andata giù pesante, non con la delicatezza del prelievo (anonimo) del 5% a carico degli evasori (dunque criminali, fino a prova contraria) che riportano in Italia il denaro trasportato illegalmente all'estero e non dichiarato all'erario. Stavolta la finanza tornata creativa ( quando mancano i soldi al ministri si aguzza l'ingegno, ma sempre dalla parte sbagliata) di Tremonti ci regala lo scippo più indecoroso, quello della liquidazione dei lavoratori dipendenti.

Premesso che un bravo cittadino, patriota e rispettoso delle Istituzioni, non dovrebbe risentirsi granchè se lo Stato prende in prestito i suoi soldi ( perchè questo è la liquidazione,e non altro : salario differito, messo da parte dal datore di lavoro senza autorizzazione alcuna ad investirlo, perchè sia riconsegnato intatto alla fine del rapporto di lavoro. Tant'è che si chiama anche trattamento di fine rapporto, TFR per chi ama gli acronimi); premesso anche, e ricordato a tutti, il recente passato, quando governo ( era quello Prodi, se non sbaglio) e sindacati invitarono i lavoratori dipendenti a scegliere se ritirare la loro liquidazione e investirla ( le possibilità di investimento erano normate dalla legge) per far nascere la famosa "terza gamba", ovvero la pensione complementare con cui compensare la progressiva asfissia monetaria che affliggeva la pensione contributiva; premesso infine che per fortuna o per preveggenza, chissà, non poi tanti dipendenti italiani si lasciarono sedurre dalla tentazione delle varie fate morgane ( fra le quali, guarda te, anche la Mediolanum) di ipertrofizzare il loro TFR affidandolo a brave persone che poi tanto brave non sono state, a cominciare, tanto per citarne una, da Lehman Brothers;

premesso dunque tutto questo, che ha avuto come risultato, per chi aveva lasciato il TFR all'Inps, un gran sospiro di sollievo visto lo tsunami che ha colpito l'intero pianeta economico, questo gestaccio sguaiato e arrogante del governo Berlusconi, che scippa e scappa con il nostro TFR dichiarando che servirà non un caso di emergenza nazionale bensì per la "spesa corrente" ( a meno che la spesa corrente sia divenuta un caso di emergenza nazionale, il che confermerebbe ancora di più che questo governo è arrivato alla frutta..),

fatte dunque queste considerazioni invito tutti i pensionandi, di destra e di sinistra perchè il furto con destrezza fa male ovunque quando quel denaro è frutto di sudore quotidiano, ad unirsi insieme, ad andarsi a rileggere attentamente il contratto di lavoro a suo tempo sottoscritto, in particolare alla voce liquidazione o TFR che dir si voglia, e a indirizzare immediatamente una diffida al rappresentante sociale della propria azienda, privata o pubblica che sia ( vale anche per gli enti, nel caso di impiego pubblico), per segnalare con fermezza il proprio rifiuto a qualsiasi utilizzo delle somme accantonate per il proprio TFR che risulti diverso da quello descritto dal contratto di lavoro, o comunque sancito dalla legge al momento dell'assunzione.

Stiamo parlando delle famiglie dei lavoratori dipendenti, di un ceto sociale già andato in sofferenza. Certo, magari un gradino in su rispetto a chi il lavoro lo ha perso del tutto, e a chi si trova in cassa integrazione o in mobilità, con retribuzioni fortemente ridotte e in molti casi anche saltuarie. Ma stiamo anche parlando di un paese dove c'è un governo che si ostina a non colpire le rendite da capitale, un paese dove i conti correnti dei lavoratori sono tassati il doppio rispetto al rendimento dei guadagni di chi gioca in borsa. Un paese impuro, che stenta a riprendersi perchè da noi non funziona più la solidarietà sociale se non in forma spontanea di elemosina, perchè l'ascensore sociale è fermo ai piani alti di palazzo Grazioli, perchè l'attuale premier, per sua esplicita ammissione, ha sempre dichiarato di preferire gli imprenditori agli operai, dimenticandosi che senza i secondi i primi non esisterebbero nemmeno. Un paese con un governo che di fronte alla crisi che ci ha colpito tutti, a cominciare dai più deboli, ha dapprima negato la crisi stessa e poi, quando è stato costretto ai rimedi, li ha trovati senza fare grandi sforzi, cominciando a scippare a destra e a manca risorse destinate ad altro. Come i F.A.S. tanto per citare un esempio, i fondi per le aree sottosviluppate ( e pare quasi un anatema divino il fatto che in coincidenza della trasformazione dei f.a.s. in bancomat governativo, la sorte si sia accanita proprio verso quelle regioni, a cominciare dall'Abruzzo e finendo con le alluvioni di Messina). Mentre intanto i ricchi continuano ad ingrassare, come sempre, come prima.

Non so che cosa altro debba fare Berlusconi per far comprendere a questo paese addormentato che lui sta difendendo, pure in questa crisi, anzi sopratutto in questa crisi, una ben precisa classe : quella dei suoi simili, che non vengono mai colpiti con un prelievo in più, anzi semmai arriva un condono nei momenti di difficoltà. Mi chiedo quanti operai, quanta gente da 1000, o anche 500 euro al meso lo ha votato sognando il paese del mulino bianco che con tanta maestria quest'uomo continua a dipingere in tv. Mi chiedo fino a quando riusciranno a non ammettere di aver sbagliato, perchè un attimo dopo il nostro paese potrebbe conoscere momenti molto difficili e dolorosi. 

Gli elettori di Berlusconi, così come anche gli elettori di Bossi, di un partito come la Lega che più passa il tempo è più dimostra la propria totale estraneità ai princìpi sanciti dalla Costituzione italiana, devono interrogarsi, adesso, e dare un segnale forte già dalle prossime elezioni regionali, a un governo di ladroni incalliti che ha già fatto troppi danni al paese. 

L'opposizione non resti a guardare. Il successo del NOBDAY è un segnale forte che il paese ha lanciato, occorre raccoglierlo con umiltà e rispetto, perchè il disagio è già enorme, e sfidare il governo sul piano di proposte concrete e condivise. Per battere Berlusconi e tutte le sue tv occorre un fronte unitario possente e monolitico, quasi un comitato di liberazione nazionale, inutile farsi illusioni, altrettanto inutile pestarsi i piedi per un posto in più in qualche consiglio regionale. L'Italia è davvero ad un bivio, scegliamo la democrazia per favore, e se il popolo in piazza indica la luna, ebbene quella luna va raggiunta adesso o mai più. 

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/ 

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permalink | inviato da Stefano51 il 9/12/2009 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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