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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
ECONOMIA
9 settembre 2014
RENZI, PECUNIA NON OLET (di Stefano Olivieri)


Fa impressione leggere della bestialità del’Isis, del destino atroce delle tre povere religiose italiane e poi, rientrando nel nostro paese, invece di tirare un sospiro di sollievo apprendere dei disastri provocati dalla corruzione, dal malgoverno, da chi continua a speculare sui destini di tanta povera gente che non chiede altro che un lavoro dignitoso e sicuro, per tirare avanti con la sua famiglia.
Ci sono ancora troppi furboni in giro e questo governo Renzi, giovane e rampante, nato per rottamare la vecchia politica ora alza la voce verso lavoratori e pensionati, quegli stessi dipendenti pubblici e privati che in questi anni terribili non hanno mai smesso un attimo di dare, dare, dare. Nell’ultimo decennio c’è stato un vero e proprio tsunami che ha travolto il mondo del lavoro e ha spostato un’incredibile massa di reddito, dalle tasche già vuote delle famiglie a quelle di pochi affaristi senza scrupoli. Il rimedio, però, non è stato cercato creando regole più sane e solidali, intervenendo con sanzioni concrete nei confronti dei capitali accumulati illegittimamente. Si è invece intervenuti ritagliando, al solito, il reddito già esangue di dipendenti e pensionati. 

Strano che Renzi veda grasso colare dalla pubblica amministrazione e dimentichi che lo Stato italiano continua a foraggiare, per dirne soltanto una, il criminoso business del gioco d’azzardo. Nel 2013 fra gratta evinci, Lotto, Superenalotto e slot machines, in Italia sono stati spesi 84,7 miliardi di euro. Di questi circa 68 son rientrati nelle tasche dei giocatori, 17 miliardi sono andati perduti. Dove, nessuno riesce a dirlo perché lo Stato non sa neanche chi detiene realmente la proprietà delle tredici società concessionarie, compresa la ben nota Sisal (dati ripresi dalla recente analisi realizzata da Matteo Iori, presidente della Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, insieme al CONAGA – coordinamento nazionale gruppi giocatori d’azzardo). A grattare dentro questo mondo chissà quali connivenze si potrebbero trovare, ma il punto non è questo. Il punto è che prima di rovinare la vita di milioni di lavoratori che hanno lavorato quarant’anni per uno straccio di pensione, bisognerebbe guardare altrove. Di altrove ce ne sono un sacco dentro questo squinternato paese, e prima di fare la voce grossa con i sindacati dicendo di non accettare ricatti, Renzi dovrebbe cercare e stanare ogni singola sacca di parassitismo e di malaffare, partendo da quelle più gonfie di denaro come l’appena citato business del giocp d’azzardo. Renzi invece, e i suoi giovani ministri, questo non lo fanno, non lo stanno facendo e pare non abbiano alcuna intenzione di farlo nel prossimo futuro.

(Dati ripresi da http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/07/24/gioco-azzardo.html )

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

POLITICA
17 novembre 2013
NON SI PUO' IMBALSAMARE UN PAESE (di Stefano Olivieri)

Son lì tutti a sdoppiarsi per aumentare l’accerchiamento e la conquista di un centro che è ormai diventato deserto. Non solo l’epilogo della favola berlusconiana (più che favola, direi meglio una saga: vent’anni di cavaliere), a breve Matteo Renzi finirà per spaccare anche il PD, grattando quel po’ di sinistra che si ostina a rimanervi dentro, e a quel punto i giochi saranno fatti. La riedizione dello scudo crociato risveglierà molte salme che torneranno a circolare nel prossimo governo mentre gli esuli della sinistra faticheranno, come è sempre stato, a formare almeno un cartello elettorale.

La gara sarà fra i populismi di destra di Berlusconi e Grillo e quelli di centro di Renzi & soci, quanti e quali è ancora troppo presto dire, occorre attendere la fine dell’emorragia post decadenza del cavaliere. Sì, perché il neocentrodestra di Alfano avrà il respiro troppo corto (di voti e risorse economiche) per tentare la strada dell’illibatezza, e dovrà scegliere prima delle elezioni se sposarsi di nuovo col cavaliere dimezzato e tentare la missione impossibile, oppure provare ad accodarsi al carro di Renzi.

Di tutto questo, al paese importa poco. Con gli operai ormai schiavi nella terra di nessuno e la classe media scivolata nel disagio, alla politica le famiglie non pensano più, impegnate come sono a non scivolare nel baratro. Sono mesi che i media si occupano di Berlusconi mentre le imprese chiudono, i disoccupati crescono, i salari e le pensioni sono sempre più bassi. Il lavoro non c’è e nessuno lo crea, il denaro ci sarebbe ma nessuno vuole andarlo a prendere dove le tasche sono strapiene. Per far ripartire il mercato interno occorrerebbe foraggiare la classe lavoratrice ma il governo sa parlare soltanto di tagli alla spesa che, tradotti, significano maggiori tasse per le famiglie e minori servizi.

Non si può chiedere a un ex o a un neo democristiano di fare la rivoluzione. Che si tratti di Letta o di Renzi, la vedo davvero dura per il prossimo governo. E quello attuale potrebbe anche non arrivare al Natale, perché non si può imbalsamare troppo a lungo la rabbia che cova nel paese.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

29 aprile 2012
TROPPE TASSE E IL PAESE MUORE, SIGNOR MONTI ( di Stefano Olivieri)
 

Il troppo è troppo e basta, l’Italia così non ce la farà. Non si tratta di cambiare ricette, si tratta di alleggerire un peso intollerabile per dipendenti, pensionati e quella fascia di lavoro autonomo virtuosa che da anni continua a soccombere di fronte alla concorrenza sleale di evasori, elusori e truffatori. E attenzione: quando i suicidi diventeranno troppi qualcuno vorrà vendicare quelle morti e arriveranno anche gli omicidi mentre il governo Monti continua a ignorare questi terribili segnali di sofferenza.

Il fondo della botte è stato raschiato e c’è forse oggi l’equità sociale? C’è forse oggi la giustizia fiscale? Si stanno tutelando le classi meno abbienti, si stanno offrendo prospettive maggiori ai nostri giovani? E infine, si sta forse salvaguardando quella fascia invisibile della popolazione composta dai disabili totali e dalle loro disgraziate famiglie? La risposta, lo sappiamo, è negativa e le chiacchiere son finite.

Questa Italia non è un paese civile. Siamo passati dal regime di un mignottaro come Berlusconi a quello non meno cinico di Monti, che è ben attento a non dispiacere il potere finanziario, i cartelli di petrolieri e assicuratori, i grandi potentati economici.

Non pretendo certo da Monti che diventi democratico da un giorno all’altro. Vorrei però che per l’onestà intellettuale che contrassegna un governo tecnico dicesse a chiare lettere che cosa intende fare della classe lavoratrice a reddito fisso e dei pensionati a basso reddito, che soccombono e continueranno a soccombere con le tasse e i tagli da lui previsti. I cittadini sono tutti uguali quando vanno a votare, e la voce di tutti va dunque ascoltata, a maggior ragione da un governo tecnico che sia lì non per investitura elettorale ma per manifesta e conclamata incapacità dell’intera classe parlamentare.

Uno studio di qualche mese fa della Banca d’Italia ha rivelato che il reddito medio di ciascuna famiglia italiana si aggira sui 434mila euro. Ciò vuol dire che nel nostro paese ci sono ladri ricchissimi che detengono assai più del 60 % del reddito delle famiglie italiane. E a questi signori, che con la crisi continuano ad accrescere il loro patrimonio, il signor Monti non vuole fare nulla.

Italia svegliati! Ai partiti del centrosinistra deve premere la tenuta della democrazia prima che il rigore economico. Si diano in fretta una sveglia anche loro prima che sia troppo tardi. C’è già un esercito di disperati che ha ben poco da perdere, a menare le mani.

Patrimoniale subito sui grandi patrimoni, prelievo coatto del 2% su tutti i conti correnti e su tutti i depositi bancari superiori ai 200mila euro. Subito l’asta tv e subito un nuovo consiglio di amministrazione per la Rai (Vergogna Monti!). E per il lavoro autonomo: si vari una legge che leghi l’esercizio di qualsiasi attività autonoma, dal dentista al fruttivendolo, dall’avvocato al fabbro, alla verifica di tutti i requisiti di correntezza fiscale e contributiva. Chi non si fa verificare dal fisco, dall’Inps e dagli altri enti certificatori NON DEVE POTER LAVORARE E FARE PROFITTO.

La legge deve essere uguale per tutti, altro che sciopero fiscale dei furbi.

Monti non perderti in chiacchiere, Bersani pensa alla tenuta democratica del tuo paese o fatti da parte.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

17 marzo 2012
DA CHE PARTE STARE ( di Stefano Olivieri)
 


Non chiedo da dove veniamo, arriverebbero fischi e sberleffi. Non chiedo neanche dove andiamo, visto che il governo che tiene al momento le redini del paese è composto da tecnici non eletti dagli elettori, e si compiace finora dell’appoggio dei due maggiori partiti.

Mi rivolgo appunto a uno di questi due, al PD che ho votato. Da che parte stiamo caro PD? I nodi stanno venendo tutti al pettine, uno dietro l’altro. Sul lavoro, le sue regole e le sue tutele. Sul fisco, che strozza sempre di più la classe lavoratrice a reddito fisso. Sull’ambiente e sull’energia, perché sento fare discorsi strani dai ministri in carica e nessuna obiezione da sinistra.

Questo paese non ce la farà a sopportare le tasse previste. Non ce la farà a sopportare la benzina a due euro al litro. Non ce la farà a sopportare il blocco dei contratti ancora a lungo. Monti fa i conti senza l’oste, sarà pure benvoluto all’estero ma è molto, troppo prudente con l’Italia dei ricchi, delle corporazioni, dei potenti. E mena giù deciso su chi non può difendersi.

Comincio a pensare che preferisca tirare la corda perché ha intenzione di spezzarla. Ma quando la corda si spezzerà, caro PD, vedi di stare dalla parte giusta, perché saranno momenti molto, molto difficili per il paese.

Stefano Olivieri
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8 marzo 2012
GELO A PRIMAVERA (di Stefano Olivieri)

Il cappio si stringe. L’effetto dei vari decreti patriottici mirati a risollevare la nazione inizia a rivelarsi e non sarà un bel vedere, da oggi fino alla fine dell’anno. L’elenco delle tasse dai nomi più fantasiosi messo su da Stato ed enti locali per la prossima busta paga fa già rabbrividire, a questo si sommerà l’IMU a Giugno. La benzina viaggia allegramente sui due euro al litro e gli automobilisti per strada continuano a cercare i fantasmi delle pompe bianche. Riprende a salire la cassa integrazione, un’impennata da ultima spiaggia, per il prossimo natale avremo necessità, in giro per il paese, di mense Caritas più numerose dei McDonald’s.

Sentivo ieri l’economista Vaciago spiegare i motivi della scelta governativa di aumentare l’Iva a vantaggio dell’Irpef. Diceva Vaciago che ciò è utile per aumentare la competitività del paese, aumentando la produzione e diminuendo le tasse sul lavoro. Ciò che non ho capito è come il mercato interno, quello dei consumatori che a loro volta sono impiegati, operai, padri di famiglia, potrà sopravvivere a questo cambiamento. La scelta, che in linea di principio appare corretta, dovrebbe tenere anche conto di questo, che un gran bel pezzo d’Italia è alla canna del gas già adesso e non si sa come uscirà fuori dal prossimo terribile trimestre di tasse. Saranno tantissime le famiglie che dichiareranno fallimento, e per queste non c’è nessuna cigs, perché sul fronte familiare nulla si è ancora fatto. Anzi, a dire il vero, sarà grasso che cola se gli interventi sociali (vedi disabili) in questo settore non subiranno contrazioni di spesa. Lo dicevo e lo ripeto: cautela, presidente Monti, e mano leggerissima e attenta. La fase è molto delicata ed esistono aree di tutela nel paese che non possono più essere trattate con l’accetta. Altrimenti ciò che oggi può anche essere un risparmio, domani diventerà una spesa in più per la collettività.

Questo paese deve decrescere, in corruzione e sperperi. le sacche di illegalità ci sono ancora tutte, l’evasione fiscale pure malgrado il lusinghiero raccolto già effettuato. Che, a proposito, andrebbe subito reimpiegato a favore dei contribuenti onesti. Così come il risparmio effettuato dall’Inps sui falsi disabili, che dovrebbe contribuire ad alimentare gli aiuti alle famiglie dei disabili veri. L’impennata degli ammortizzatori sociali in febbraio testimonio che è tempo di scelte radicali, è tempo che il nuovo welfare sia varato producendo la prima, sostanziale differenza dal passato: quella di essere alimentato non più soltanto dai contributi di lavoratori e aziende, bensì dalla fiscalità generale, in particolare dalle risorse nascoste e mai reinvestite di chi questa tremenda crisi ha saputo e voluto spremere a proprio, personalissimo vantaggio.

Sarebbe bastata, insisto, una vera tassa patrimoniale, ma con il PDL di mezzo ( e anche una buona parte del PD, va detto), non se ne è fatto nulla. Ma se Monti non tira fuori dal cilindro la vera EQUITA’, stavolta si gioca la poltrona.

Stefano Olivieri

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23 agosto 2011
CHI ROMPE PAGA ( di Stefano Olivieri)
 

La benzina? Cresce. Quale che sia il prezzo del petrolio, comunque vadano a finire le vicende in borsa dell’oro nero, quali che siano i destini dei paesi produttori ( la Libia, per dirne una), il carburante cresce di prezzo. Sul prezzo della benzina si regge l’equilibrio sempre più precario di moltissime famiglie italiane perché il lavoro, si sa, è fatto anche di mobilità, di traffico, di tempo. Il budget mensile destinato al trasporto privato erode sempre più la cassa familiare e il governo che cosa fa? Decide di aumentare le accise. Lo ha fatto recentemente per ripianare i fondi pubblici per i beni culturali, ha continuato a farlo e promette di rincarare la dose con quest’ultima manovra.

Le sigarette. Lo so, non si dovrebbe fumare, fa male, fa venire il cancro, l’infarto e un sacco di altre brutte cose. Vallo a dire a chi ha il vizio del fumo e vedi che ti risponde. Ma ci sono un sacco di vizi, per poveracci e per ricconi. Comprare un pacchetto di sigarette intacca la cassa familiare, affittare trenta troie per una seratina piacevole ed elegante costa molto di più, soprattutto se la condisci con ben altre droghe, altro che banali sigarette di tabacco. Però le accise il governo le mette solo sulle sigarette, non sulle troie. E l’industria della prostituzione non è mai stata così fiorente in Italia come in questi ultimi dieci anni, però nessuno ha mai deciso di tassarla. Eppure si sa chi va a puttane in Italia, se lo si considerasse - considerazioni etiche a parte - come bene di lusso quale in effetti è, dal vizio della gnocca a pagamento si potrebbero tirar fuori milioni di euro, invece di tassare il vizio dei poveri, le sigarette.

Le buste paga, gli stipendi, le pensioni. Il vero bancomat di un governo e di una maggioranza parlamentare costituita al 99,9 % da liberi professionisti e lavoratori autonomi. E nel lavoro autonomo si nasconde il 90 % dell'evasione fiscale. Difficile da colpire? Ok, allora prendiamoci tutto il tempo che si vuole ma colpiamola davvero una volta per tutte. Sono 50 anni che con la scusa dell'emergenza si lasciano gli evasori impuniti e si marocchinano dipendenti e pensionati, ora basta! Che venga lo Stato Etico sul serio, quello dove le tasse le pagano tutti perchè soltanto così possono abbassarsi davvero.

E poi voglio dire a deputati e senatori liberi al tempo stesso liberi professionisti e  lavoratori autonomi,  imprenditori, presidenti e amministratori di società, etc. che il loro lavoro istituzionale di governanti, deputati e senatori è così profumatamente retribuito dalla collettività perché si pretende la totale e completa disponibilità dell’eletto verso la cosa pubblica, durante il mandato. Invece da noi non succede, le eccezioni sono così tante da fare regola: gli avvocati ( solo quelli impegnati privatamente per Berlusconi sono una trentina), gli ingegneri, i commercialisti, gli imprenditori, etc eletti in parlamento se non addirittura ministri, non soltanto non smettono la loro attività privata ( anzi in molti casi addirittura la intensificano) durante il mandato, ma evitano anche accuratamente di legiferare a danno della categoria produttiva di riferimento, che poi in genere coincide ampiamente con il loro mercato elettorale. E poiché in parlamento le categorie non rappresentate sono appunto gli operai, i dipendenti privati e pubblici, e i pensionati, quando c’è da ravanare tasse si sa già dove si andrà a colpire.

Berlusconi, Bossi, Tremonti & compagni di merende, ascoltatemi bene: sappiate che questa Italia sta per darvi il benservito. Tenete a mente questa data, il prossimo dieci settembre 2011, perchè da tutto il paese si riverserà a Roma - e vi pianterà le tende -  così tanta gente  da procurarvi notevoli disturbi intestinali.

Per oltre un decennio altro che "casta", siete stati peggio dei lanzichenecchi, peggio dei proci a Itaca in assenza di Ulisse. Vi siete mangiati di tutto e di più, anche i nostri diritti e adesso, per riempire la voragine che voi stessi avete creato, volete dare il colpo definitivo alle famiglie italiane. Semplicemente, non ve lo permetteremo più e ci riprenderemo il paese. Ci avete tolto la tranquillità, avete infranto i sogni dei nostri figli e noi vi ripagheremo per questo bel servizio, con gli interessi. Non ci accontenteremo di rimandarvi a casa, in democrazia chi rompe paga. Preparate il portafoglio.

Stefano Olivieri
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15 gennaio 2010
FELTRI E’ USCITO DI TESTATA ? (di Stefano Olivieri)
 

Il Giornale e Libero, due quotidiani ben più che amici del premier, oggi lo impallinano sul suo dietrofront clamoroso nel tema fiscale. Feltri in particolare da un bel po’ di tempo – direi da quando ha ripreso la guida del Giornale – si mette spesso di traverso con i suoi articoli, attaccando per la verità più spesso Fini che il cavaliere, ma insomma creando problemi nella compagine governativa.

Feltri è uscito di testata ? Vuole mettersi in politica anche lui ? Macchè. Feltri esegue, così come Belpietro, pedissequamente gli ordini del capo. Il popolo affamato preme ai confini del palazzo imperiale e a corte cominciano a farsi strada trame segrete, complotti di palazzo. L’imperatore lo sa e ha chiamato a raccolta le sue guardie scelte, dando un ordine preciso : quando vedete che i miei si agitano troppo, fate casino. Re Ferdinando avrebbe detto “Facìte ammuìna”, ma il linguaggio di Silvio è ben più diretto.

Insomma quando serve i giornali sparano forte senza prendere la mira, tanto Silvio è invincibile e ha già abituato il popolo alle sue smentite. Però vuoi mettere la scena, il giornale di famiglia che lo mette in croce mentre l’opposizione blatera di assenza di democrazia ?

Niente di nuovo sotto il sole. Altro che fuoco amico, questo è l’ennesimo incendio di Nerone Berlusconi, che non esita a incendiare l’Italia per salvare se stesso.

Stefano Olivieri

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28 novembre 2008
INUTILE STRILLARE DAVANTI ALLA STALLA VUOTA, SERVE LA “PAPERON TAX” (di Stefano Olivieri)
 

Lo abbiamo ben capito, i soldi non ci sono,dice il governo. E sappiamo anche – come lo sa anche il governo – che quei sei miliardi che servirebbero per detassare almeno la tredicesima dei lavoratori dipendenti se ne sono andati nelle note operazioni elettorali di ICI e Alitalia. Ed è probabile anzi che la spesa per la nostra compagnia di bandiera non finisca qui, perché la CAI è tuttora traballante e fra le altre cose occorre restituire i trecento milioni presi in prestito. E poi, se vogliamo davvero dirla tutta a un governo che continua a sostenere la “saggezza” del proprio comportamento, ci sarebbero anche da mettere in conto almeno 5,2 miliardi di condoni tremontini – diciamo così – “non perfezionati dagli evasori” ( hanno chiesto il condono, hanno pagato la prima rata e lì, fine delle trasmissioni) che la Corte dei Conti ha segnalato come non ancora incassati qualche giorno fa. Dunque questo non proprio irreprensibile governo si mostra blindato soltanto da una parte, quella oggi meno protetta dalla crisi che è arrivata, mentre nei confronti di ricchi, furbetti ed evasori la manica è sempre molto larga. L’ultima notizia sul fronte dei tagli è addirittura tragica, starebbero per scomparire (la notizia la trovate qui : http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=10089 ) perfino i fondi (9 milioni di euro) per risarcire i nostri soldati restati vittime di contaminazione da uranio impoverito (ben 2536 casi di cui 167 già deceduti).

A questo punto piangere sul latte versato da altri non serve. Servono invece proposte chiare per reperire denaro fresco con cui fare fronte alle esigenze delle famiglie in povertà ( circa 7,5 milioni al di sotto della soglia, più altrettanti appena al di sopra) e alle piccolissime, piccole e medie imprese che rischiano la chiusura, con immaginabili ricadute sulla occupazione.

Una proposta secca. In uno stato democratico e solidale in momenti di crisi le risorse si prendono dove producono minor danno sociale. In Italia è inutile sanguisugare il lavoro dipendente e le pensioni più di quanto è stato fatto finora, occorre cercare altrove. La scelta poi non è così difficile, basta guardare alle rendite finanziarie vere ( non i bot risparmiati dalle famiglie, per intenderci, parlo di cifre da nove zeri in su), basta guardare ai grandi patrimoni e agli stipendi stellari. E’ questo o no il momento in cui per aiutare chi ha un reddito di diecimila euro l’anno, tanto per dire, si chiede di mettere mano al portafogli a chi, a parità di situazione familiare, ne ha almeno dieci volte tanto ? Io trovo molto più dignitoso parlare di una tassa “patrimoniale una tantum” piuttosto che di social cards con le quali ci compri a malapena un cappuccino al giorno. Un errore di valutazione che mi ricorda il tramonto della monarchia francese, quando all’annuncio della carenza di pane per il popolo si consigliava di mangiare brioches. Ma almeno a quei tempi li decapitavano, qui tocca tenerceli a palazzochigi.

La mia non è una provocazione. Se siamo davvero uno stato democratico va fatto. Se fa paura chiamarla tassa patrimoniale, chiamiamola pure “PAPERON TAX” che magari è più simpatico e ha anche più senso. In momenti di magra, il tanto denaro accumulato ( e per altro tassato a meno della metà degli altri redditi) nelle rendite finanziarie può e deve fare comodo a un governo in crisi di risorse. Il governo, anche se targato Berlusconi, DEVE RISPONDERE A TUTTA L’ITALIA, non può cavarsela con una scrollatina di spalle e una social card. Già è poco sano di per se ragionare in termini di una tantum, ma se si sceglie di battere questa strada almeno si abbia l’accortezza di non fare ancora più male a chi sta peggio di tutti.

Il Pd deve chiedere una tassa una tantum sulle rendite finanziarie. Il Pd deve difendere il disagio e inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità. Il Pd deve tirare fuori le palle.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

SOCIETA'
22 ottobre 2008
Cittadino 10&lode
Lo avevo cancellato dal mio blog per errore. E' una idea che mi è venuta per mettere d'accordo sul fisco lavoro dipendente e lavoro autonomo. Un certificato da esibire ai clienti da parte del commerciante ( artigiano, professionista, etc) virtuoso nel pagare tasse e contributi :








Nell’Italia di oggi si va radicando sempre di più nella popolazione il convincimento di una progressiva lacerante disparità fra chi paga tasse e contributi in busta paga – e dunque non può evadere un centesimo nemmeno se volesse – e chi invece, titolare di attività autonoma, ha quanto meno l’opportunità di una maggiore discrezionalità di comportamento. Non è un mistero che il maggiore – e di gran lunga – flusso di evasione fiscale e contributiva provenga proprio dal lavoro autonomo, che per altro da sempre lamenta tasse e contributi troppo esosi. In sintesi mentre il lavoro dipendente e operaio diffida sempre più della virtuosità fisco-contributiva del lavoro autonomo ( a cui per altro addebita, causa l’aumento dei prezzi, gran parte dell’inflazione che pesa sulle famiglie), dall’altra il lavoro autonomo non riesce a intravedere il benché minimo vantaggio in un comportamento fiscale e contributivo più corretto e dunque continua a evadere e a eludere.

E’ insomma un circolo vizioso da cui non si esce se non tentando, al di la della semplice “moral soasion”, di connotare il comportamento fiscalmente e contributivamente virtuoso di attributi che risultino graditi e realmente vantaggiosi per il lavoro autonomo, e che al tempo stesso servano a dissipare la diffidenza dei cittadini lavoratori dipendenti nei confronti di commercianti, artigiani, liberi professionisti.

E’ un compito, questo, che lo Stato nel suo insieme ha il dovere di porsi e affrontare, nell’interesse della comunità. Occorre volontà, ascolto delle esigenze della gente ma anche un po’ di “pensiero laterale” citando Edward De Bono, ovvero la classica terza via che metta tutti d’accordo. E’ questa anche l’idea informatrice di “Cittadino10&Lode

L’idea è quella di creare per il lavoro autonomo nella sua più vasta accezione (tutti i prodotti e servizi di imprese, professionisti, artigiani, commercianti, etc.), un attestato di buona condotta fiscale e contributiva (sulla falsariga del certificato antimafia ) da ottenere pregiudizialmente dopo un anno di avvio di qualsiasi attività autonoma. Puoi lavorare autonomamente soltanto se non rubi alla cassa comune dello Stato, insomma. Chi non lo richiedesse alla scadenza del primo anno dall'apertura dell'attività si esporrebbe a una sanzione oltre che alla necessaria indagine diretta dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps.

L’attestato andrebbe poi obbligatoriamente esposto nei luoghi dove ( negozi; uffici; studi privati; etc) il lavoratore autonomo presta la sua attività in contatto con la clientela di riferimento, così da poter essere esaminato dalla stessa.

L’attestato “Cittadino 10elode” avrebbe due grandi vantaggi  : il primo è che lo Stato non ci andrebbe a rimettere in termini di maggiori detrazioni da restituire ai cittadini, il secondo è che l’attestato attiverebbe un comportamento virtuoso proprio all’origine stessa dell’evasione, dal momento che il negoziante ( o l’artigiano, il professionista, etc) pur costretto alla prassi dell’autodenuncia per ottenere l’attestato, potrebbe poi servirsi dello stesso per fidelizzare maggiormente la sua clientela a danno di altri competitori privi dell’attestato. In più si potrebbe pensare a una sorta di “bonus” premiante per questi cittadini10&lode, costituito da una serie di servizi personalizzati (e sinergici fra gli enti) che lo Stato in via sperimentale (per poi estenderli a tutta la comunità) potrebbe mettere a disposizione per facilitare il rapporto e lo scambio di informazioni.

Dalla parte dei cittadini consumatori di prodotti e servizi il vantaggio sarebbe costituito dalla grande opportunità a loro offerta di poter riconoscere “a colpo d’occhio” i commercianti, gli artigiani, gli imprenditori e i liberi professionisti più virtuosi nel pagare tasse e contributi. Una sorta di controllo antievasione autogenerato dal mercato stesso e di cui sarebbe però garante lo Stato stesso, a livello della sua massima autorità. Tutto ciò non mancherebbe nel tempo di raffreddare una quota rilevante dello stesso processo inflazionistico.

Per andare in sostanza in direzione di uno Stato  non più soltanto esattore di tributi del lavoro autonomo, ma finalmente anche certificatore dei comportamenti virtuosi. E l’onestà è una virtù particolarmente ricercata dai cittadini consumatori, che non mancheranno di girare le spalle verso negozi e studi professionali che non potranno esibire l’attestato. Sarà insomma il mercato in questo caso, ovvero la maggiore e più rapida fidelizzazione della clientela verso il commerciante, l’artigiano, l’avvocato o il dentista virtuoso a fare la differenza. In questo modo l’azione moralizzatrice sarà non solo in direzione di chi eroga il prodotto/servizio, ma anche di chi ne fruisce, dal momento che non ci sarà più la tentazione, da parte del cittadino, di chiedere quanto possa essere il prezzo di un prodotto/servizio senza fattura a chi, in modo preventivo e trasparente, testimonia di essere in regola con lo Stato.

Alla fine anche gli evasori più riottosi si faranno due conti e verificheranno l’utilità di un comportamento corretto.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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