.
Annunci online

se sono partito ogni tanto devo pur tornare
12 dicembre 2009
Il superindice Ocse non disegna affatto un' Italia super ( di Stefano Olivieri)

Non sono un economista perciò quando non capisco mi informo. In tv in questi giorni va in onda la notizia che l'Italia sarebbe addirittura la lepre della ripresa mondiale, e onestamente la cosa, se rapportata al paese reale, mi pare davvero strana. Così sono andato girovagando nel web alla ricerca di maggiori dettagli sul "superindice" Ocse e ho scoperto cose molto interessanti. La fonte, che ringrazio per la dovizia di informazioni e che cito doverosamente è :
http://alesiro.blogspot.com/2009/11/i-dati-ocse.html

Il quadro che emerge alla fine della lettura non è così rassicurante come la tv vuol farci credere, anzi : è più che probabile che un risveglio così netto e repentino del nostro paese sia il segnale di un cambiamento profondo nei rapporti di forza fra clase lavoratrice e padronato, che è passato come un rullo compressore su decenni di lotte per i diritti e le tutele sul lavoro, lasciando alla fine un deserto colmo di schiavi. Da qui non si torna indietro e la ripresa, per le famiglie e per chi vive di salario e stipendio non ci sarà se non si cambia subito drasticamente rotta. Come a dire : o si da adesso una spallata al governo, portando davanti palazzo Chigi due milioni di lavoratori con le loro famiglie, o dobbiamo prepararci ad almeno un decennio di stenti.

Ecco i due articoli :

Da Lavoce.info – ARTICOLI – COME LEGGERE I DATI SULLA CONGIUNTURA

Molti i dati rilasciati nell’ultima settimana. Sembrano offrire segnali discordanti e la politica li legge in molto diverso. Ma in realtà sono tra di coloro coerenti. Perché offrono indicazioni diverse. Basta saperli leggere. Vediamo prima di ripercorrerli e poi di commentarli. Partiamo dai dati di consuntivo. Il 10 settembre l’Istat ha confermato le sue stime preliminari di metà agosto: il Pil dell’Italia è sceso dello 0,5 per cento nel secondo trimestre rispetto al trimestre precedente (il dato “congiunturale”, destagionalizzato e aggiustato per il numero di giornate lavorate) e del 6 per cento rispetto al secondo trimestre 2008 (il dato “tendenziale”). Il dato congiunturale è peggiore di quello di Francia e Germania che hanno fatto segnare tassi di crescita (modestamente) positivi rispetto al trimestre precedente, e migliore di quello di Regno Unito e Spagna. Il dato cumulativo dal secondo trimestre del 2008 al secondo trimestre del 2009, riportato qui sotto, è peggiore di tutti gli altri paesi del G20, anche quelli nell’epicentro della crisi. Solo il Giappone ha sin qui fatto peggio dell’Italia. Pil secondo trimestre 2008/secondo trimestre 2009 Usa -3,88 Giappone -6,25 Area Euro -4,58 Germania -5,70 Francia -2,58 Italia -5,90 Regno Unito -5,45 Canada -5,45 Fonte: Oecd (settembre 2009) Poi l’11 settembre – solo un giorno dopo – l’Ocse ha pubblicato i dati del cosiddetto superindice, un indicatore di tanti indicatori del ciclo calcolato, si egge nel comunicato stampa, “per fornire segnali preventivi di punti di svolta nei cicli economici”. Nessuno guarda alla metodologia di calcolo e tutti – media e politici – si affrettano a trarre conclusioni molto ottimistiche. In effetti, il superindice porta con sé dati molto positivi per la nostra economia. Ci sono “chiari segnali di ripresa in tutte le economie dei G7, in particolare in Francia e in Italia”. Dalla metà della classifica dei dati congiunturali e dal fondo della classifica dei dati tendenziali del Pil, ecco arrivare l’economia italiana in pole position. “L’Italia traina la ripresa mondiale” titolano alcuni giornali. Infine, il 14 settembre, la Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia per il 2009 e il 2010. La previsione rivista dice che la crescita del Pil nel 2009 si attesterà a -5 per cento (vuol dire: la crescita media del Pil nel 2009 rispetto alla crescita media del Pil 2008), un dato un po’ peggiore del -4,4 per cento previsto in primavera. Ma tanto per confondere le acque, la Commissione ha aggiunto che in Italia “dopo una profonda recessione è in atto un graduale miglioramento”. È infatti “attesa nella seconda metà del 2009 una debole ripresa che comporterà un piccolo impulso di crescita positivo nel 2010”. COSA MISURANO QUESTE STATISTICHE? Una cosa sono i dati “veri”, cioè quelli che descrivono ciò che si è verificato in un dato periodo di tempo, e un’altra sono le previsioni. Il dato sul Pil che pubblica l’Istat è un dato “vero”, che esce una volta ogni trimestre con 45 giorni di ritardo rispetto al trimestre stesso. Quindi verremo a sapere alla metà di novembre come è andata l’economia italiana nel terzo trimestre 2009, quello che si chiude a fine settembre. Un ritardo di 45 giorni, anche se fisiologico (gli altri istituti di statistica non sono più veloci dell’Istat), è chiaramente troppo lungo per i tempi della politica e dei mercati. Il valore di un’azione è mediamente dato (con occasionali rilevanti scostamenti) dalla somma dei profitti futuri che ci si può aspettare dall’azienda che emette il titolo. E i profitti vanno bene o male a seconda se l’economia va bene o male: dunque la Borsa vuole previsioni sul Pil e su altre variabili economiche che siano indicative di ciò che succederà ai profitti delle imprese, con frequenza ben maggiore rispetto a quella trimestrale. E pure per il ministero dell’Economia – anche per un ministro che non crede nelle previsioni – è altrettanto importante farsi un’idea di ciò che succede al Pil perché la crescita del Pil influenza positivamente le entrate dello Stato e negativamente le sue uscite (per questo il deficit peggiora quando l’economia va male e migliora quando le cose vanno bene). Sul futuro abbiamo leprevisioni economiche delle varie istituzioni internazionali come la Commissione europea, il Fondo monetario o l’Ocse che in momenti diversi dell’anno presentano le loro previsioni sull’andamento delle principali variabili macroeconomiche future. E poi c’è il superindice dell’Ocse che è un riassunto di vari indicatori che forniscono informazioni qualitative sul futuro con l’obiettivo di individuare punti di svolta nel ciclo economico (il passaggio da recessione a ripresa e viceversa) con sei mesi di anticipo rispetto a quanto indicato dai livelli di attività economica come il Pil. Per questo il superindice si chiama Cli, Composite Leading Indicator. Serve a cogliere i punti di svolta, non a misurare l’intensità della ripresa nei vari paesi. La lettura offerta dai giornali è, dunque, del tutto fuorviante. COSA C’È NEL SUPERINDICE OCSE? Per i paesi che fanno parte dell’Organizzazione, il superindice Ocse riassume variabili mensili relative alle aspettative sulla fiducia delle famiglie e delle imprese. Ma anche tra i paesi Ocse ci sono un po’ di differenze. Per l’Italia, il superindice contiene sei voci, tre relative alle aspettative future (la fiducia delle famiglie e le aspettative delle imprese manifatturiere sulla loro produzione futura e sul loro portafoglio ordini), due dall’Istat (i nuovi ordini al netto delle variazioni del livello dei prezzi e le ragioni di scambio, cioè una misura della tassa petrolifera) e uno della Banca d’Italia sul tasso di interesse sul mercato interbancario a tre mesi. Molte di queste variabili sono incluse nel calcolare l’indice degli altri paesi Ocse. L’indice della Francia e del Regno Unito comprende anche il numero di registrazioni di nuove automobili e un indice del mercato azionario. L’indice francese considera anche il numero dei posti di lavoro vacanti. Rispecchiando, rispettivamente, l’elevata proiezione estera per l’economia tedesca e l’importanza del turismo per l’economia spagnola, l’indice della Germania include il portafoglio ordini sull’estero, mentre quello della Spagna inserisce, tra l’altro, anche il numero di notti in hotel. Perché la Spagna includa le notti in hotel, Francia e Regno Unito includano le registrazioni di automobili e l’Italia no è un mistero un po’ inquietante per i non statistici. PERCHÉ PIL E SUPERINDICE DICONO COSE DIVERSE Il dato del Pil, quando esce, è sempre una fotografia un po’ datata del passato recente. Il superindice è invece una previsione basata sulle aspettative di chi opera nell’economia (e si informa sui media) e segnala quando le cose potrebbero cominciare ad andare meglio. Che i due indicatori mostrino andamenti differenti è del tutto normale quando ci si avvicina alla fine di una recessione. Per ora è vero che l’Italia si avvicina a motore spento alla fine del tunnel. Così come è anche vero che gli italiani sono ottimisti sul futuro, il che potrà contribuire a un più ravvicinato ritorno alla crescita nel nostro paese. Rimane comunque il fatto che né il superindice Ocse né altri indicatori ci possono dire con un ragionevole grado di affidabilità quanto efficace sarà davvero la ripresa nel creare nuovi posti di lavoro e nuove imprese. La cosa più probabile è semmai che il mercato del lavoro subisca ancora a lungo le conseguenze della crisi dell’ultimo anno. Bene perciò non abbassare la guardia. Che la politica si prepari al peggio, sperando di ricevere, prima o poi, buone notizie e non solo un miglioramento delle aspettative.


Da Arcana Mundi dell’Ocse | Phastidio.net

Altro aggiornamento del superindice Ocse, altro tripudio di pacche sulle spalle ed autocongratulazioni. Siamo fatti così, insuperabili nel dar corpo alle ombre, nel bene e nel male. Dunque, vediamo il dato di settembre: “gli indicatori mostrano chiaramente una crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina, mentre in Canada e Germania si vedono dei segni di espansione potenziale”. Bene, c’è in atto una ripresa, lo sapevamo da tempo. Quello che molti nostri politici non riescono a cogliere è che un leading indicator esprime una previsione di quello che potrebbe accadere tra sei-nove mesi. Non è assolutamente detto che la previsione si realizzi, ed anzi alcune recenti ricerche segnalano che il grado di correlazione del CLI (Composite Leading Indicator) dell’Ocse con la crescita effettivamente conseguita nei due-tre trimestri successivi si è ridotto, nell’era della globalizzazione. Ma c’è dell’altro, ed è un caveat metodologico piuttosto serio. Scrive l’Ocse: «Sebbene i segni di espansione siano evidenti in diversi Paesi, devono essere interpretati con cautela. In effetti il miglioramento atteso dell’attività economica, in rapporto al suo livello potenziale di lungo termine, può essere parzialmente attribuito a un decremento di questo stesso livello potenziale di lungo termine stimato e non soltanto al miglioramento dell’attività economica in sé» Che tradotto vuol dire: attenzione, perché queste variazioni così vistose del CLI possono derivare dal fatto che ci troviamo in un “nuovo mondo”, dove il potenziale di crescita di lungo periodo si è abbassato. Che, detto in altri termini, suggerisce che ad un boom del CLI può corrispondere, dopo due-tre trimestri, una variazione del Pil piuttosto esigua, e come tale insufficiente a riassorbire la disoccupazione.

Le reazioni politiche di maggioranza al dato sono comprensibili: siamo in una congiuntura mai sperimentata prima, in cui le categorizzazioni a cui eravamo abituati sono venute meno, e dove le correlazioni tra fenomeni si sono in generale indebolite. Si pensi al concetto di benchmark, l’indice di riferimento, nei fondi comuni di investimento. Se in un anno l’indice di borsa perde il 20 per cento ed il mio fondo comune, che su quella borsa investe, perde “solo” il 10 per cento, il gestore verrà a dirmi che “ha battuto il benchmark”, e nella sua ottica è un grande risultato, quasi sempre sufficiente a fargli intascare un robusto bonus. Il risparmiatore viene convinto che, “date le condizioni dei mercati”, possiede un fondo di eccellenza. E’ forse è anche vero ma, come dicono i cinici, “tu non mangi la performance relativa”. Sei comunque più povero che a inizio anno.

dati ripresi da http://alesiro.blogspot.com/2009/11/i-dati-ocse.html

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. OCSE superindice crisi economica

permalink | inviato da Stefano51 il 12/12/2009 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001. posizionamento sui motori ricerca



IL CANNOCCHIALE