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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
SOCIETA'
3 maggio 2012
LETTERA A UN SUICIDA ( di Stefano Olivieri)
Dovrebbe essere la stagione delle rose, vellutate e profumate. Il mese del sole e dell’amore, dell’erba che ricresce, dei piccoli merli che ricevono il verme dal becco della mamma, in mezzo alle zolle smosse. Della speranza e della vita che riparte e si perpetua.

Invece sembra che sarà, come lo è già stato aprile, il mese dei suicidi.

Crisantemi a maggio. Non si può, non dobbiamo coltivarli, ma come se ne esce?

Serve tanto coraggio per ritrovare la voglia di scrollarsi di dosso quest’angoscia di una crisi che semina soltanto solitudini di povertà e lacrime. La voglia di crederci, di alzare la testa e girare lo sguardo sorridendo, certi di trovare prima o poi un sorriso amico. Perché anche nel pozzo più profondo e buio c’è vita, quella di chi è caduto laggiù un attimo prima di te e sta per tenderti la mano senza sapere chi sei e da dove vieni. E c’è un vero esercito ormai in questo pozzo italiano, ma il gelo e l’umido si percepiscono sempre di meno se si resta insieme. Pensaci.

Risalire la china aiutandosi l’un l’altro. Parlare invece di tacere. Esternare l'angoscia anziché coltivarla come un orto malato. Abbattere le pareti di case e famiglie e ritrovarsi tutti insieme per strada significa sollevarsi di almeno un gradino dalle sabbie mobili della disperazione. Con la rabbia di vedere l’alba del nuovo giorno, di quel domani che abbiamo già dipinto di nero fin da oggi e che invece sarà diverso se avremo voglia di lottare, fianco a fianco.

L’Italia ha già conosciuto la guerra e ha avuto i suoi martiri. Donne e uomini che scrissero col sangue la loro scelta di fare liberi i loro fratelli, le loro sorelle, offrendogli l’opportunità di ricostruire dalle macerie un paese nuovo e vitale.

Quello stesso paese oggi lo inseguono ancora in tanti anche se ora tu non li vedi. Cerca di incontrarli.

Non vogliamo più vedere crisantemi a maggio. Un padre di famiglia solo e disperato deve trovare la forza di spezzare la sua solitudine con la ragione e la consapevolezza che la soluzione a qualsiasi debito non può essere quella di togliersi la vita, un atto crudele e inutile che trasferirà quel debito su una famiglia ancora più debole e addolorata.

La soluzione è invece aprire quella porta e uscire per strada, fra la gente. Cercare gli altri fin quando la disperazione cesserà e il demone denaro sarà sconfitto. E fare tutto questo prima che la ragione venga meno e quella stessa rabbia possa armare la tua mano e farti credere che è giusto farsi giustizia, verso di se o verso gli altri, quando nessuno ascolta.

Ma se non cominci a parlare, se dopo aver bussato a cento porte inutilmente non alzi la voce e cominci a urlare nessuno potrà ascoltarti, parlarti, aiutarti. Dalla tua voce può nascere un coro e dal coro una folla, un cambiamento. Dalla tua morte nulla.

Di povertà e di debiti non si può, non si deve morire. Mettitelo in testa, amico.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 3/5/2012 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 aprile 2012
TROPPE TASSE E IL PAESE MUORE, SIGNOR MONTI ( di Stefano Olivieri)
 

Il troppo è troppo e basta, l’Italia così non ce la farà. Non si tratta di cambiare ricette, si tratta di alleggerire un peso intollerabile per dipendenti, pensionati e quella fascia di lavoro autonomo virtuosa che da anni continua a soccombere di fronte alla concorrenza sleale di evasori, elusori e truffatori. E attenzione: quando i suicidi diventeranno troppi qualcuno vorrà vendicare quelle morti e arriveranno anche gli omicidi mentre il governo Monti continua a ignorare questi terribili segnali di sofferenza.

Il fondo della botte è stato raschiato e c’è forse oggi l’equità sociale? C’è forse oggi la giustizia fiscale? Si stanno tutelando le classi meno abbienti, si stanno offrendo prospettive maggiori ai nostri giovani? E infine, si sta forse salvaguardando quella fascia invisibile della popolazione composta dai disabili totali e dalle loro disgraziate famiglie? La risposta, lo sappiamo, è negativa e le chiacchiere son finite.

Questa Italia non è un paese civile. Siamo passati dal regime di un mignottaro come Berlusconi a quello non meno cinico di Monti, che è ben attento a non dispiacere il potere finanziario, i cartelli di petrolieri e assicuratori, i grandi potentati economici.

Non pretendo certo da Monti che diventi democratico da un giorno all’altro. Vorrei però che per l’onestà intellettuale che contrassegna un governo tecnico dicesse a chiare lettere che cosa intende fare della classe lavoratrice a reddito fisso e dei pensionati a basso reddito, che soccombono e continueranno a soccombere con le tasse e i tagli da lui previsti. I cittadini sono tutti uguali quando vanno a votare, e la voce di tutti va dunque ascoltata, a maggior ragione da un governo tecnico che sia lì non per investitura elettorale ma per manifesta e conclamata incapacità dell’intera classe parlamentare.

Uno studio di qualche mese fa della Banca d’Italia ha rivelato che il reddito medio di ciascuna famiglia italiana si aggira sui 434mila euro. Ciò vuol dire che nel nostro paese ci sono ladri ricchissimi che detengono assai più del 60 % del reddito delle famiglie italiane. E a questi signori, che con la crisi continuano ad accrescere il loro patrimonio, il signor Monti non vuole fare nulla.

Italia svegliati! Ai partiti del centrosinistra deve premere la tenuta della democrazia prima che il rigore economico. Si diano in fretta una sveglia anche loro prima che sia troppo tardi. C’è già un esercito di disperati che ha ben poco da perdere, a menare le mani.

Patrimoniale subito sui grandi patrimoni, prelievo coatto del 2% su tutti i conti correnti e su tutti i depositi bancari superiori ai 200mila euro. Subito l’asta tv e subito un nuovo consiglio di amministrazione per la Rai (Vergogna Monti!). E per il lavoro autonomo: si vari una legge che leghi l’esercizio di qualsiasi attività autonoma, dal dentista al fruttivendolo, dall’avvocato al fabbro, alla verifica di tutti i requisiti di correntezza fiscale e contributiva. Chi non si fa verificare dal fisco, dall’Inps e dagli altri enti certificatori NON DEVE POTER LAVORARE E FARE PROFITTO.

La legge deve essere uguale per tutti, altro che sciopero fiscale dei furbi.

Monti non perderti in chiacchiere, Bersani pensa alla tenuta democratica del tuo paese o fatti da parte.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

5 aprile 2012
PICCOLI FUOCHI (di Stefano Olivieri)


Dall’alto dei cieli sembrano piccoli, insignificanti fuochi. Scintille che brillano nel quieto buio e poi si spengono inghiottite dal nulla. Da vicino, invece, sono incendi devastanti, che bruciano sogni e speranze di famiglie intere, in pochi secondi. I suicidi che aumentano in modo allarmante, di uomini, padri di famiglia o di azienda che alla fine si lasciano vincere dalla disperazione e se ne vanno lassù, a guardare dall'alto altri fuochi. Per le loro famiglie la prossima Pasqua sarà un giorno di lutto, di dolore e miseria. Già 13 nel solo mese di marzo e 3 in questi primi giorni di aprile. C’è chi si spara al petto per cinquantamila euro. Una cifra che, se ce l’hai in tasca, non ti cambia la vita, ma che se non ce l'hai quella tua vita te la può togliere. Se ti fermi per strada in un minuto vedi passare 100 auto che valgono anche di più di quei cinquantamila euro, con a bordo la razza padrona, quella degli euricchi, mentre gli eurognosi alle sette di mattina li vedi fuori dai bar, tutti a grattare su quelle cartoline colorate che promettono di darti la fortuna. I tabaccai sono diventati lunapark dei sogni, alle loro spalle hanno rotoli interi di questa roba. C’è il sogno da un euro, quello da cinque, quelli più grandi da dieci, venti per i più avidi. O i più disperati, che non sanno come far fronte alla prossima trebbia fiscale. I numeretti nascosti nelle finestre dei grattacieli, sulle barre dei timoni, sulle paperelle. E tutti grattano, e poi buttano, e comprano e grattano ancora. Gioca responsabilmente, dicono gli spot alla tv di questa Italia biscazziera. Monti, caro e sobrio professor Monti, ma il gioco d’azzardo non era vietato dalla Costituzione? Quanti gratta e vinci avrà grattato quel padre di famiglia, prima di darsi fuoco? E quell’altro, che si è sparato al petto?

Lo avevo detto, ero stato facile profeta delle cose ovvie, questo trimestre sarà terribile. Gli effetti collaterali di questa normalizzazione italiana si cominciano a vedere, soccombono uno dietro l’altro i più deboli. Continuerà così, fa parte dell’assestamento dell’economia, dicono gli esperti. Il fiscal Compact, il patto di stabilità europeo che uccide la politica e mette i destini di popoli interi in mano alla finanza mondiale. Un patto  deciso a gennaio e firmato, fra i primi, dall’entusiasta premier Monti conteneva dentro di se tutti i piccoli fuochi che si sono già accesi, e anche quelli che continueranno ad accendersi. Piccoli, necessari drammi umani, vittime predestinate di una ripresa europea che ha scelto di non sgarrare più di un euro nei conti degli stati, ma che al tempo stesso lascia le briglie sciolte alla finanza, alle banche, a chi con il denaro ci gioca. Loro giocano a questa gigantesca roulette, noi tutti siamo le fiches, a perdere.

Non va. Non va Monti e non va chi in Europa la pensa come lui. Non va chi crede che il lavoro sia merce, e che la ricchezza sia l’unica cosa che conta. E la povertà un male, da estirpare annullandola alla radice. Con tanti, infinitesimali, piccoli fuochi a perdere. Forse domani tocca a me, a te, chissà. Tanti fuochi però possono creare un unico incendio, l'armageddon che in una sola vampata distruggerebbe tutto. Chi ha perso già tutto comincia sciaguratamente a sperarlo questo suicidio di massa, che almeno riporti nella sciagura un po' di democrazia. Ma a chi servirà a quel punto? Fermiamoci prima.

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

31 agosto 2009
CADUTI PER CRISI ( di Stefano Olivieri)
 

1, REGGIO EMILIA - Ha ucciso la moglie e il figlio a coltellate e colpi di martello. Ha ridotto in fin di vita l'altro figlio di 4 anni e l'anziana padrona di casa, amcia di famiglia. Poi ha ingurgitato una gran quantità di farmaci e di alcol e ha chiamato il 112 per confessare gli omicidi. Infine si è gettato dalla finestra..

2, SAMBUCA DI SICILIA (AGRIGENTO) - Un operaio disoccupato di Sciacca si è cosparso di liquido infiammabile nella sua auto e si è dato fuoco. E' la ricostruzione fornita dai carabinieri dalla compagnia di Sciacca sulla morte di Giovanni La Greca, 38 anni, il cui corpo carbonizzato è stato trovato nelle campagne di Sambuca di Sicilia.

3, Genova : un uomo perde il lavoro e si impicca. Il licenziamento, una serie di colloqui andati a vuoto, la disperazione di una vita precaria. Per Gabriele, un geometra genovese di 55 anni, motivi sufficienti per togliersi la vita. “Ho perso il lavoro, mi uccido”,scive nel suo biglietto di addio, “succede, tanti sono in difficoltà in questi momenti di crisi”.

4, La notte di capodanno un disoccupato di 44 anni si è sparato alla fronte con una pistola semiautomatica. L’uomo aveva svolto saltuariamente vari lavori occasionali, ed era stato guardia giurata. L’Enel gli aveva interrotto la fornitura di energia elettrica alla sua abitazione a causa delle bollette non pagate. Per ovvi motivi l’uomo aveva grossissimi problemi economici.

5, La stessa notte di capodanno, anche un giovane disoccupato della montagna pistoiese ha deciso di togliersi la vita. Andando a ritroso nel tempo, nel marzo 2008 un disoccupato di 48 anni si era impiccato sul lungomare di Ospedaletti (Imperia). L’uomo aveva attaccato la corda ad una ringhiera e poi si era lanciato nel vuoto.

6, Tragedia a Macerata: un uomo di 43 anni si è tolto la vita poichè da quando la moglie ha perso il lavoro da solo non riusciva più a far fronte alle rate del mutuo. L'uomo era impiegato presso la Meloni ed aveva un posto fisso, ma dopo l'estate la moglie, che aveva un lavoro precario, è stata licenziata e non è riuscita a trovare una nuova occupazione.

7, Non trova occupazione, si uccide a 22 anni Si e' sparato dopo una sera passata in sala giochi con gli amici I familiari: "La mancanza di impiego non e' una spiegazione" Il sindaco: "Forse era al bivio tra onesta' e altre vie" Toto' aveva tentato cento mestieri, non ha lasciato neppure un biglietto d' addio. La sua storia di disoccupato l' aveva raccontata davanti alle telecamere del Tg2. Due mesi fa la faccia di Salvatore Vinci Longo, 22 anni, per tutti Toto' , era entrata nelle case di milioni di italiani. "Da anni cerco un lavoro . aveva raccontato . ma qui e' difficile. Ho fatto di tutto, il muratore, il pizzaiolo, il forestale, ma sempre in nero. Se le cose continuano cosi' , mi tocchera' emigrare, perche' io voglio vivere onestamente...".

Li ho presi a caso questi esempi, fra tantissimi. Non ne voglio scrivere di più, a continuare a cercare su internet l’elenco potrebbe farsi infinito e mi sta venendo la nausea, perché so che fra breve potrei far parte anch'io di questa lista. Piccole, quotidiane immani tragedie di tante, troppe famiglie italiane. L'aspetto luttuoso e inquietante di una crisi incivile, fatta di prezzi all'ingrosso che scendono e di prezzi al consumo che continuano a salire con l'inflazione, indovinate chi è che bara e chi ci guadagna in questo deserto, chi sono gli avvoltoi che si accaniscono su tante misere carcasse.

Questi sono i piccoli, disperati fuochi del disagio che sta montando – ignorato dalla tv - in tutto il paese, presagi di un incendio che brucerà tutto e tutti, se non lo fermiamo in tempo. Uomini giovani e meno giovani, che perdono il lavoro e lo stipendio da un giorno all’altro. La maggior parte di loro ha moglie e figli sulle spalle, ai quali non sanno come spiegare che d’ora in poi mancherà il pane quotidiano, il denaro per l’affitto e le bollette da pagare. Senza risposte e senza prospettive, vogliono semplicemente sparire perché anche se non hanno più un euro da spendere, c’è chi li cerca : il padrone di casa, la banca per il conto in rosso, la finanziaria per la rata del credito a consumo, l’Enel e l’Acea per le bollette non pagate.

Scoprono all’improvviso - la crisi bussa alla tua porta senza mai avvisare - che il mero indispensabile per vivere si è fatto inaccessibile, fuori dalla loro portata, e così la fanno finita. Un gesto egoista, da Robinson Crusoè di una società di massa che ha dimenticato il significato di valori come la solidarietà, la giustizia, la fratellanza. Li ha dimenticati perché la razza padrona al governo vuole così, una casta di ricchi danarosi da una parte e dall’altra un esercito di schiavi, docili e ignoranti.

Quando i disperati smetteranno di suicidarsi e si parleranno fra di loro, inizierà finalmente il conteggio alla rovescia per il governo, ma forse anche – ahinoi – per la residua democrazia di questo paese. Perché la fame è, notoriamente, incivile, e in genere non vota nemmeno. Se la politica non cerca di intercettare in tempo questo esercito di disperati e a dare loro risposte concrete con atti concreti, non ce ne sarà più per nessuno. Dunque teniamoci per mano, cerchiamoci ora finchè siamo ancora in tempo per salvare questo paese. 

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 31/8/2009 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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