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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
12 gennaio 2011
L’Italia per strada e la politica nel palazzo ( di Stefano Olivieri)

 

Certe notizie sono un cazzotto in faccia quando arrivano. La vicenda di David, il piccolo morto di polmonite a Bologna, italiano figlio di italiani per intenderci, ha strappato il velo di ipocrisie che giorno dopo giorno, mese dopo mese continua a coprire il disagio montante di un intero paese. Disagio prima di tutto economico, che ti scombina da un giorno all’altro la lista dei valori, delle cose da fare e da non fare. Che si porta dietro il malessere esistenziale, la salute tua e dei tuoi familiari che condividono la tua sorte. Alla fine sei inghiottito dal buio, le città sono piene di anfratti per questi esseri dimenticati, per i quali esistono pure ottime leggi nazionali e locali, che nessuno però alla fine applica perché non basta dare l’aiuto economico quando sei nel fondo del tuo pozzo, serve una mano vera che ti accompagni fuori, e questa mano è difficile da trovare.

 

Si dice, nel solito rimpallo di responsabilità, che sia stata colpa della madre di David, o della sua famiglia, che ha rifiutato a suo tempo di voler essere aiutata. Ma chi lo afferma dimentica che soprattutto nelle nostre leggi per l’infanzia non c’è la possibilità, bensì è prescritto l’obbligo, per le istituzioni, di intervenire in questi casi di emergenza. Quanti sono questi poveri ? Dove sono? E che cosa sta facendo il governo per aiutarli, al di là della social card? Queste sono le domande da farsi.

 

I poveri che finiscono per strada, italiani o meno che siano, sono soltanto l’avanguardia di un esercito della disperazione e del disagio che la politica, e il governo prima di tutto, non riescono più a intercettare. Dietro di loro ci sono gli studenti preoccupati per il futuro della scuola e dell’università, investite da una riforma senza soldi che taglia e basta. E poi i lavoratori precari, cui vengono offerte sempre meno garanzie : seppure fosse vero che è necessario flessibilizzare il lavoro, che non si può e non si deve pensare al posto fisso, è però altrettanto vero che i padroni, in Italia, complice il governo Berlusconi, continuano a interpretare in chiave schiavista le nuove regole ( legge Biagi, etc) e non hanno alcun interesse a capitalizzare le immense risorse – attualmente sprecate – di competenza e scolarizzazione dei giovani che oggi tentano di entrare nel mondo del lavoro. Gente con centodieci e lode in fisiopatologia – lo abbiamo sentito e visto ieri a Ballarò – che si riduce a fare la segretaria in uno studio edile, e le è andata ancora bene. Così chi ha la possibilità e il coraggio fugge all’estero e l’Italia si invecchia e si impoverisce. L’Italia di Marchionne e di Sacconi, di Tremonti e soprattutto di Berlusconi che dei giovani si interessa soltanto se sono di sesso femminile e senza peli sullo stomaco.

 

Milioni di famiglie sempre più oppresse dai debiti, dal fornaio fino al credito al consumo. Chi paga ha le tasche vuote, chi si fa pagare sempre più spesso evade il fisco e l’Inps perchè sa di farla franca, perché tanto il capocricca lassù ha occhi soltanto per gli imprenditori. La marea di poveri per strada oggi ancora non si vede, c’è chi continua ad aggrapparsi ad amici e parenti e per un po’ riuscirà a sopravvivere. Ma nel corso di quest’anno, verso ottobre, quando forse, se abbiamo fortuna, i media annunceranno la fine della crisi economica, per i nostri poveri sarà il momento più duro. Ricordiamocelo e ricordiamolo a chi di dovere.

 

Comportiamoci da paese civile, torniamo ai problemi, pretendiamo che il governo affronti davvero questa crisi che dai poveri va agli operai, agli studenti, agli impiegati, perchè anche la classe media italiana sta svivolando giù. Mi chiedo: che senso ha proclamare urbi et orbi di aver tenuto i conti sotto controllo se poi più di mezzo paese è alla fame? Provate voi cari Berlusconi, Tremonti, Marchionne, e tutta la vostra plutocratica truppa, a patire anche per una sola settimana quel che sta passando la povera gente e poi diteci che è necessario tenere i conti sotto controllo, e deprimere la spesa per salari e stipendi. Lo Stato dovrebbe investire, e costringere le aziende ad investire in questi casi, invece di risparmiare. Perché il mercato interno così come fate voi non ripartirà mai, e varremo sempre meno in Europa. E nel mondo ? Lasciamo perdere.

 

Berlusconi pensa ai giudici e al suo nuovo partito. L’ha chiamato Italia, rottamando il vecchio nome di Forza Italia per far vedere che lui è nazionalista, ma che bravo. Sotto al simbolo però c’è sempre il suo nome, è lì il trucco. E gli italiani, sempre di più, cominciano a capire che il sogno berlusconiano è una cambiale protestata. Mandiamolo via e ricostruiamo questo paese dal deserto. Ho letto che il libro di un inglese lancia  l'ipotesi suggestiva di Napolitano che si dimette e poi guida al voto e al successo un confuso centrosinistra. Perchè no ? Fatti sotto presidente che ti votiamo tutti.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

19 dicembre 2010
PIAZZA DI NATALE (di Stefano Olivieri)

 

Natale alle porte. Guardo il cielo grigio di pioggia e le foglie accartocciate per terra di questa Roma appena spolverata dalla neve che altrove, per le strade italiane, ha bloccato migliaia e migliaia di cittadini incauti giocherelloni, un esercito intero di auto flagellatori che si sono chiusi in auto per 24, 36 ore a sfidare la sorte. Una volta si diceva “piove, governo ladro!”, adesso anche i proverbi cambiano, e se d’inverno la neve gela per le strade della repubblica delle banane, la colpa dei disagi è degli automobilisti che sono andati per strada.
 
Il gelo sulle strade, il fuoco nelle piazze. Anche qui, la colpa è degli altri, di volta in volta segnalati come terroristi sovversivi, criminali, sbandati, etc. etc. Comunisti soprattutto, anche se ho negli occhi l’immagine di quel ragazzotto non proprio "rosso" che con il casco in mano è andato a sfasciare la testa di un quindicenne, uno poco più di un bambino, colpevole di aver tirato una mela su un furgone della polizia. Uno così bisognerebbe buttarlo direttamente in galera, e invece non è nell’elenco di quelli arrestati e processati per direttissima. Però Gasparri, se proprio gli prude la sicurezza, almeno questo potrebbe farlo arrestare ( e nemmeno preventivamente, visto quello che ha già fatto), invece di invocare la pulizia etnica preventiva dei centri sociali.
 
Ma che Italia, che italiani stiamo diventando ? Democratici della domenica. Ho letto della proposta di Bersani, e un paio di mesi fa ho letto di Casini che parlava di Cln. Ebbene, compagni e amici della opposizione in parlamento e nel paese, ebbene cari Bersani, Di Pietro, Casini, Fini, Vendola, Bonelli, Ferrero e  Diliberto : se davvero – e non è proprio il caso di discuterne – l’emergenza è così grande da farci dire a turno l’un l’altro che occorre unirsi attorno a un progetto comune di un paese che sia in primo luogo deberlusconizzato, facciamola pure questa alleanza a tempo ma chiamiamo subito a benedirla l’intero popolo italiano, in ogni piazza d'Italia lo stesso giorno alla stessa ora, mettendovi voi politici in prima fila, a sfilare per strada. Non importa se è Natale perchè in guerra – e questa guerra è ormai, chi non se ne è ancora accorto potrebbe avere domani brutte sorprese – non esistono ferie e nemmeno feste comandate. Tutti in piazza, tutti per davvero invece di lasciarci solo i minorenni a prendere le botte. Questi studenti, poi, i nostri figli, non lottano mica soltanto per la loro scuola e la loro università, ma pensano a quella cosa grande che si chiama futuro. Lo sapete o no che cosa è il futuro per un giovane, e quale rabbia dirompente si può scatenare quando qualcuno, di quel futuro, vuole abbassarvi davanti agli occhi la saracinesca ? Lo sapete o no quanto di questa furia, di questa rabbia il governo Berlusconi potrebbe avvantaggiarsi, con una stretta autoritaria ? Lo sapete o no che il futuro interessa anche voi, che abbiate 20 o 80 anni non importa, perché è del nostro intero paese che si parla ? Lo sapete o no che migliaia di italiani quest’anno, il cenone di Natale lo faranno alla mensa della Caritas ? Lo sapete o no che, se continueremo a discutere fra di noi e basta, il governo pian piano estenderà progressivamente la “zona rossa” su tutto questo disperato paese ? Se lo sapete, allora non  aspettiamo più, facciamoci vedere davvero TUTTI QUANTI in piazza il 22 a manifestare accanto ai nostri figli prima di essere costretti poi a discutere di nuovo e non per far salotto, dopo sessantasette anni, di resistenza armata.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

17 dicembre 2010
LA RISPOSTA DEMOCRATICA A UN REGIME (di Stefano Olivieri)

Leggo e rileggo i fatti dell’ultima settimana e ogni volta di più si accresce la sensazione di trovarsi di fronte a una vera e propria schizofrenia, a un cortocircuito del sistema etico-democratico di questo paese.
 
Il presidente del Consiglio si accatta la fiducia al suo governo. Dico “si accatta” non perché ce ne siano le prove provate, ma perché nei comportamenti dei singoli deputati e deputate, nella conversione a U effettuata rispetto alla promessa sfiducia dagli ormai noti tre più due più uno provenienti da FLI e IDV (dovrei aggiungere PD, anche se Calearo può esibire la minuscola foglia di fico di essere passato prima all’Api di Rutelli e infine al gruppo delle tre scimmiette cinesi) non esiste il minimo margine di un alibi.
 
La cura ricostituente della maggioranza è stata compiuta senza il minimo pudore perché siamo nella repubblica sudamericana delle banane, dove un premier miliardario può fare impunemente il capopopolo 24 ore su 24 senza che nessuno sollevi problemi di opportunità istituzionale, e può scatenare i suoi scagnozzi contro un presidente della Camera, suo ex alleato e cofondatore del PDL, adducendo proprio quella incompatibilità dei ruoli che tutti dovrebbero rimproverare innanzitutto a lui.
 
Per ottenere questa fiducia parlamentare il premier e il suo esecutivo hanno prima di tutto chiuso i battenti del parlamento senza una apprezzabile giustificazione democratica. C’erano anzi in sospeso un sacco di provvedimenti spinosi e importanti, di cui l’intero paese aspetta ancora la soluzione. Invece è partito un periodo sabbatico ( a spese dei contribuenti elettori, che con stipendi enormemente più miseri non si possono assentare altrettanto facilmente dal lavoro) soltanto perché l’esecutivo aveva iniziato ad andare sotto in continuazione. Napolitano secondo me ha sbagliato quella volta, avrebbe dovuto tenere duro e non concedere neanche un giorno a chi notoriamente ha sempre risolto questo genere di affari col metodo dello scambio.
 
Così siamo arrivati al PD in piazza l’undici novembre, e tre gioni dopo agli scontri nel centro di Roma, che hanno visto aquilani, cassintegrati, disoccupati, ambientalisti ma soprattutto studenti medi sfilare in corteo e alla fine scontrarsi con le forze dell’ordine poste a difesa di una zona rossa grande come tutto il tridente barocco della capitale. Che poi si continua a parlare solo di Roma, ma quel giorno l’Italia intera era in piazza, e mille fuochi accesi insieme possono fare un incendio.  Mentre la politica gioca a scacchi a palazzo, la regina del PDL si mangia uno ad uno i pedoni e l’opposizione moderata si arrocca in un fortino. E Il PD ? Non vuole sposarsi con Di Pietro e chissà, forse neanche con Vendola. Che ci si prepari a un altro “voto utile” al cavaliere nero?
 
Schizofrenia, ho detto all’inizio. Perché secondo me non ha senso che in presenza di una emergenza democratica così viva e grave  gli adulti si radunino allineati e coperti a piazza san Giovanni e siano i giovani invece a decidere  di esprimere la loro rabbia, il loro sacrosanto dissenso proprio sotto i palazzi del potere, quali sono diventati - ahinoi - ormai il Senato e la Camera dei deputati. Un potere in difficoltà estrema, tuttavia arrogante e irridente al punto di “acquisire” ciò che gli manca all’interno dello stesso parlamento, pescando fra le file dell’opposizione.
 
Nel frattempo il paese arranca, le famiglie dei cassintegrati osservano con terrore il conteggio alla rovescia che separa dal 2011, anno per il quale a tantissimi sarà strappata la pur misera coperta del reddito di sostegno. E ai precari, giovani e sempre più meno giovani, si abbassa davanti agli occhi la saracinesca del futuro. Eppure questa repubblica è stata fondata sul lavoro, non sulla schiavitù.
 
Sarebbe stato logico allora che il 14 dicembre fossero stati  gli adulti, i padri di famiglia con una memoria del passato, ad assaltare la bastiglia, e non ragazzi dai sedici a vent’anni. Così non è stato e tutti dobbiamo riflettere se non sia il caso, la prossima volta, di unire una buona volta gli eserciti del disagio verso un regime che ha certo in animo di risolvere l’immensa nuvola nera che si addensa all’orizzonte con il 2011, mettendo in campo una stretta autoritaria di stampo mussoliniano.  I segnali ci sono tutti, a cominciare dal processo di criminalizzazione degli studenti operato dai media e dai partiti di governo ( e non solo di governo, purtroppo).
 
Se è questione di numeri in parlamento, ebbene può essere questione di numeri anche in piazza. E’ la giusta risposta democratica a un governo autoritario, è la resistenza legittima di chi vede calpestati i diritti sanciti dalla Costituzione.  Vediamo un po’ se con un milione di cittadini per strada metteranno di nuovo la zona rossa attorno al parlamento, costringendo poliziotti malpagati a fronteggiare la rabbia di altri poveracci mentre le cricche se la spassano al caldo. Vedremo se basteranno quattro o cinque scilipoti in più a salvare la pelle del governo. Se mai arriverà la terza repubblica, dovrà essere davvero l’età dell’oro della democrazia, senza neanche una nuvola.
 
Stefano Olivieri
SOCIETA'
22 ottobre 2008
STUDENTI MA NON SOLO ( di Stefano Olivieri)
 

Nel nostro paese le rivolte studentesche non sono certo una novità. Almeno da 40 anni, dal mitico 1968, gli studenti sono presenti nel dibattito politico sociale di un paese che cambia con la loro voglia di cambiare, di partecipare più attivamente al processo di cambiamento quando questo li riguarda da vicino, come è stato ad esempio nel caso della riforma Moratti e come avviene in questi giorni con il decreto della Gelmini.

Rispetto al passato più lontano c’è però oggi una profonda anomalia : nella folla di manifestanti che vediamo sfilare in questi giorni per strada, nelle piazze e negli atenei non ci sono soltanto gli studenti, ma anche le loro famiglie e i loro stessi professori. E’ questo un dato su cui andrebbe avviata una profonda riflessione da parte di un premier “piacione” come Berlusconi prima di parlare di polizia all’università, perché sarebbe contro una sommossa intergenerazionale che si andrebbero a schierare i poliziotti, con esiti che potrebbero sul serio destabilizzare il nostro già molto precario equilibrio democratico.

Questi giovani, questi adolescenti e bambini del terzo millennio sono la nostra preziosa, insostituibile, unica risorsa. Invece di scontare l’ICI ai benestanti, invece di caricare sui cittadini i miliardi di debiti di Alitalia, invece di regalare soldi a banche e petrolieri, perché questo è il risultato reale della Robinhood tax di Tremonti : benzina ancora alle stelle col petrolio precipitato a settanta dollari al barile e banche italiane che fanno carne da macello dei diritti dei risparmiatori, tant’è che hanno perfino rifiutato l’aiuto di stato; invece di promettere ( senza dare ancora) il bancomat dei poveri o lo straordinario detassato a chi rischia perfino di non vedersi pagare l’orario ordinario di lavoro, invece di raccontare questa montagna di balle agli italiani questo governo dei miracoli annunciati dovrebbe preoccuparsi di loro, degli studenti, della futura classe dirigente del nostro paese, a cui dovremmo consegnare il futuro migliore possibile invece di tagliare i fondi alla scuola.

Berlusconi, quest’uomo ricco, potente quanto ignorante e arrogante, ha ormai raggiunto da tempo l’età dei nonni. I nonni sono buoni, spesso anche troppo con i loro nipotini, sono indulgenti perché ricordano i tempi in cui andare a scuola era un privilegio da ricchi, quando solo i figli dei padroni si istruivano e tutti gli altri a bottega, a imparare il mestiere accanto al padre. Ebbene, quei tempi stanno tornando, e il piano eversivo di nonno Berlusconi, che sulle sue ginocchia preferisce tenere le veline piuttosto che i nipotini, è quello di attanagliare e affamare l’intera classe lavoratrice, e un piano così che non può che passare anche per la scuola. Una scuola povera di mezzi e di risorse, fatta di grembiulini e bacchettate sulle dita per i figli della gleba, che tanto non saranno altro che schiavi per tutta la vita, e dunque è meglio che restino ignoranti. E una scuola ricca e privata per gli eletti, perchè i ricchi i figli li mandano solo in collegio e anche se non studiano, se sono somari incalliti come il figlio di Bossi, un titolo di studio si tira fuori sempre alla CEPU e poi via, sul tapirulà del padre.

Suoni pure le sue trombe signor Berlusconi, che noi dal paese reale, non quello del mulino bianco, suoneremo le nostre campane. Il minimo che può accadere dopo la sua incauta minaccia agli studenti è che in piazza il 25 ottobre con il PD ci siano anche loro, come del resto è giusto e naturale che sia, dal momento che ad un piano globalmente eversivo non si può che rispondere che con una manifestazione di lotta dove padri, madri e figli siano gli uni accanto agli altri, con i loro diritti e i loro problemi. Mandi pure la polizia signor Berlusconi, e nel frattempo prepari le valigie. Non si sa mai.

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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