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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
23 agosto 2011
CHI ROMPE PAGA ( di Stefano Olivieri)
 

La benzina? Cresce. Quale che sia il prezzo del petrolio, comunque vadano a finire le vicende in borsa dell’oro nero, quali che siano i destini dei paesi produttori ( la Libia, per dirne una), il carburante cresce di prezzo. Sul prezzo della benzina si regge l’equilibrio sempre più precario di moltissime famiglie italiane perché il lavoro, si sa, è fatto anche di mobilità, di traffico, di tempo. Il budget mensile destinato al trasporto privato erode sempre più la cassa familiare e il governo che cosa fa? Decide di aumentare le accise. Lo ha fatto recentemente per ripianare i fondi pubblici per i beni culturali, ha continuato a farlo e promette di rincarare la dose con quest’ultima manovra.

Le sigarette. Lo so, non si dovrebbe fumare, fa male, fa venire il cancro, l’infarto e un sacco di altre brutte cose. Vallo a dire a chi ha il vizio del fumo e vedi che ti risponde. Ma ci sono un sacco di vizi, per poveracci e per ricconi. Comprare un pacchetto di sigarette intacca la cassa familiare, affittare trenta troie per una seratina piacevole ed elegante costa molto di più, soprattutto se la condisci con ben altre droghe, altro che banali sigarette di tabacco. Però le accise il governo le mette solo sulle sigarette, non sulle troie. E l’industria della prostituzione non è mai stata così fiorente in Italia come in questi ultimi dieci anni, però nessuno ha mai deciso di tassarla. Eppure si sa chi va a puttane in Italia, se lo si considerasse - considerazioni etiche a parte - come bene di lusso quale in effetti è, dal vizio della gnocca a pagamento si potrebbero tirar fuori milioni di euro, invece di tassare il vizio dei poveri, le sigarette.

Le buste paga, gli stipendi, le pensioni. Il vero bancomat di un governo e di una maggioranza parlamentare costituita al 99,9 % da liberi professionisti e lavoratori autonomi. E nel lavoro autonomo si nasconde il 90 % dell'evasione fiscale. Difficile da colpire? Ok, allora prendiamoci tutto il tempo che si vuole ma colpiamola davvero una volta per tutte. Sono 50 anni che con la scusa dell'emergenza si lasciano gli evasori impuniti e si marocchinano dipendenti e pensionati, ora basta! Che venga lo Stato Etico sul serio, quello dove le tasse le pagano tutti perchè soltanto così possono abbassarsi davvero.

E poi voglio dire a deputati e senatori liberi al tempo stesso liberi professionisti e  lavoratori autonomi,  imprenditori, presidenti e amministratori di società, etc. che il loro lavoro istituzionale di governanti, deputati e senatori è così profumatamente retribuito dalla collettività perché si pretende la totale e completa disponibilità dell’eletto verso la cosa pubblica, durante il mandato. Invece da noi non succede, le eccezioni sono così tante da fare regola: gli avvocati ( solo quelli impegnati privatamente per Berlusconi sono una trentina), gli ingegneri, i commercialisti, gli imprenditori, etc eletti in parlamento se non addirittura ministri, non soltanto non smettono la loro attività privata ( anzi in molti casi addirittura la intensificano) durante il mandato, ma evitano anche accuratamente di legiferare a danno della categoria produttiva di riferimento, che poi in genere coincide ampiamente con il loro mercato elettorale. E poiché in parlamento le categorie non rappresentate sono appunto gli operai, i dipendenti privati e pubblici, e i pensionati, quando c’è da ravanare tasse si sa già dove si andrà a colpire.

Berlusconi, Bossi, Tremonti & compagni di merende, ascoltatemi bene: sappiate che questa Italia sta per darvi il benservito. Tenete a mente questa data, il prossimo dieci settembre 2011, perchè da tutto il paese si riverserà a Roma - e vi pianterà le tende -  così tanta gente  da procurarvi notevoli disturbi intestinali.

Per oltre un decennio altro che "casta", siete stati peggio dei lanzichenecchi, peggio dei proci a Itaca in assenza di Ulisse. Vi siete mangiati di tutto e di più, anche i nostri diritti e adesso, per riempire la voragine che voi stessi avete creato, volete dare il colpo definitivo alle famiglie italiane. Semplicemente, non ve lo permetteremo più e ci riprenderemo il paese. Ci avete tolto la tranquillità, avete infranto i sogni dei nostri figli e noi vi ripagheremo per questo bel servizio, con gli interessi. Non ci accontenteremo di rimandarvi a casa, in democrazia chi rompe paga. Preparate il portafoglio.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

18 agosto 2011
CIO’ CHE IL DENARO DIVIDE ( di Stefano Olivieri)

 

Fra pochi giorni si ricorderà in tutto il mondo l’undici settembre del 2001. Sono passati dieci anni da quei momenti terribili e paradossali, pochi secondi in cui è cambiato il mondo. Quell’atto criminale pianificato nella sua sequenza affinché avesse il massimo impatto mediatico, colpì al cuore gli Stati Uniti d’America quando quel paese deteneva in modo indiscusso tutti i primati degni di nota, dall’economia alla democrazia. Il sogno americano andò in frantumi insieme alle twin towers e tutto il mondo si sentì improvvisamente orfano. L’obiettivo principale individuato da Bin Laden, la banca mondiale del commercio del World Trade Center, venne distrutto e il sistema consolidato di tutto il mondo finanziario ricevette una scossa terribile.

 

Sappiamo, ormai è storia, quel che successe dopo. Le guerre in Afghanistan e Irak portate da George Bush nel tentativo di riportare a casa lo scalpo di un nemico che aveva osato violare il suolo americano utilizzando i suoi stessi aerei di linea, un ulteriore schiaffo a un paese che aveva fra i suoi vanti quello di tutelare al meglio la sicurezza dei suoi cittadini e del loro denaro. Poi venne, e non a caso, la crisi immobiliare innescata dai subprimes e da una finanza privata sempre più deregolamentata da un governo disattento: in fondo a Washington in quel periodo poteva far comodo che qualcuno allargasse le sue borse a cittadini che non avevano disponibilità alcuna per acquistare casa, era come nascondere la polvere sotto al tappeto sperando di farla franca (tanto Bush era già al suo secondo mandato e non sarebbe stato più rieletto, e l’industria della guerra reclamava per se tutto il denaro pubblico disponibile).

 

Quella crisi, oggi lo sappiamo, ha infettato tutto il mondo, Italia compresa. ma il sistema che ha generato quella crisi è ancora lì, vivo e vegeto, nascosto da qualche parte a Wall Street e in qualsiasi altra parte del pianeta dove si continua a pensare di far carne da macello delle persone e delle famiglie, pur di accumulare denaro.

 

L’America almeno ha buttato in galera qualcuno, noi in Italia non abbiamo fatto neanche quello. La ricetta liberista è fallita ma nessuno la vuole mettere ancora da parte, negli Usa come nella vecchia Europa. E in Italia, naturalmente. Il mercato non può sostituirsi allo Stato, e uno Stato non può tenere insieme i suoi cittadini obbedendo alle leggi di mercato. E’ un ossimoro che non sta in piedi e la politica dovrebbe prenderne atto. Una politica, ovviamente, che fosse terza, fuori dai giochi sporchi.

 

Ciò che il denaro divide, l’uomo può e deve riunire. I popoli, le comunità nazionali e transnazionali possono fare molto in questa crisi, ma devono prima di tutto mettere le mani addosso ai propri rappresentanti politici, facendo deflagrare una volta per tutte, laddove esista, la conclamata incapacità di una classe politica corrotta e piegata agli interessi di pochi. L’Italia di Berlusconi non è divisa in due, sinistra e destra, ma in sessanta milioni di unità, quali e quanti sono i suoi cittadini, separati l’uno dall’altro dai crediti e dai debiti, l’un contro l’altro armati per recuperare ciò che è stato perso o ciò che si vuole conservare. Per questo non riusciamo più a scuoterci, non siamo più una comunità, non ragioniamo più come un solo popolo, altrimenti forze come la Lega, che professa egoismo e razzismo, non avrebbero preso piede. Mettiamo da parte l' ideologia e pensiamo a ritirare su tutti insieme questo paese. Senza trucchi, con la semplice forza dei numeri, i nostri. Non occorre essere arroganti quando si è in tanti.

 

E’ molto semplice azzerare tutto e ricominciare, basta mandare a casa questo governo ed eleggere nuovi rappresentanti sulla base di regole trasparenti e democratiche. Serve una opposizione con gli attributi, che non parli soltanto ma convochi immediatamente milioni di cittadini davanti a palazzo Chigi contro una manovra eversiva come questa. Tanto ferragosto è già passato, per chi ha potuto festeggiarlo.

 

Non c’è più tempo per le parole né per gli alambicchi di Tremonti. Berlusconi non si azzardi a toccare i salari, gli stipendi e le pensioni, la tredicesima e addirittura la liquidazione dei dipendenti. E non vada a dire in giro che queste scelte gliele impone la UE, perché delle due l’una: o fa il presidente del consiglio del governo italiano e allora si prende in toto la responsabilità dei suoi errori e delle sue gravi scelte anche di fronte al suo elettorato di riferimento, oppure si dichiara commissariato dalla UE e in quel caso deve dimettersi immediatamente per manifesta incapacità. Non può stare, come al solito suo, con un piede in due staffe. Troppo comodo per lui.

 

Comunque io resto del mio parere: questo governo non arriva a Natale e questo autunno sarà il più caldo degli ultimi trenta anni. Accetto scommesse.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

17 settembre 2008
PERCHE’ IL PD DEVE ESSERE ANCHE UN PARTITO DI LOTTA (DI Stefano Olivieri)
 

Ma nel PD si può parlare di lotta democratica ? Milito a sinistra da più di quarant’anni e ho scelto di votare PD, scommettendo sul futuro. E quando percepisco fra la gente del MIO partito una certa qual supponenza rispetto a temi pesantissimi come il disagio e l’incertezza in cui Berlusconi ha precipitato milioni di famiglie italiane, sento il dovere di reagire. Sarebbe ora di uscire dall’ombra del governo ombra e dire al paese che ci siamo oggi, non che ci saremo fra cinque anni. E che siamo organizzati e pronti a lottare per questa democrazia mortificata, per l’attacco dissennato di questo esecutivo al reddito fisso da lavoro e da pensione. Non si tratta di noccioline e non si può fare accademia su queste questioni, che meritano una riflessione e una risposta POLITICA prima di essere esaminate alla lente dell’economia. Perché è della vita di milioni di lavoratori che si discute, e del futuro prossimo delle loro famiglie. Nel dettaglio, e con la massima sintesi di cui sono capace :

1. Per tutto il lavoro dipendente : Tasso di inflazione programmata per i contratti a meno della metà della inflazione reale.Il prossimo anno al 1,7 %. Poi al 1,5 % nel 2010 e 2011 ( andando addirittura al di sotto del target prefissato dalla BCE : Tremonti fa il virtuoso con gli stipendi dei lavoratori..). E’ la prima volta che accade che la differenza fra l’inflazione reale e quella programmata dal governo sia superiore al 100 %. Perché attualmente l’inflazione reale nel nostro paese è al 4,2 & e se poi ci riferiamo alla spesa alimentare dobbiamo ragionare addirittura a due cifre pensando agli aumenti di pane e pasta, giusto per fare due esempi. Brutalizzare un budget contrattuale attraverso una inflazione programmata al 1,5 % significa per il governo voler andare consapevolmente allo scontro sociale, altro che storie.

2. Per tutto il lavoro dipendente : Diminuzione programmata della redditività delle pensioni attraverso il pdl 1299, che prevede il calcolo con il metodo contributivo PER TUTTI ( anche per quelli che hanno già maturato entro il 1985 i requisiti per il calcolo retributivo) a far data dal 2009. Il pdl prevede anche la liquidazione del TFR non più in denaro contante bensì sotto forma esclusiva di azioni e buoni del tesoro. Per altro la frenata degli stipendi produrrà un danno perenne per tutti coloro che sono in prossimità della pensione ma non hanno ancora maturato i requisiti. Per gli altri è già un fuggi fuggi generale, che non mancherà di creare ulteriori scompensi soprattutto nel comparto pubblico, già fin troppo criminalizzato da Brunetta.

3. Per tutto il lavoro dipendente : mancata restituzione del Fiscal Drag che per legge (dal 1993) dovrebbe scattare quando l’inflazione supera il 2 %. Per inciso è dal secondo governo Berlusconi ( 2001) che il fiscal drag non viene recuperato sugli stipendi : dopo la prima riforma fiscale di Tremonti, infatti, anche il governo dell’Unione non fece in tempo a mettere mano su questa questione ( era la famosa “fase 2” che avrebbe dovuto avviare la redistribuzione dei redditi, mai giunta in porto per i contrasti interni all’esecutivo seguiti dalla crisi di governo e poi dalle elezioni). Perché sia chiaro che non si discute di aria fritta bensì di soldi sottratti ai lavoratori dipendenti, poiché riporto qui di seguito la sintetica spiegazione che da del fiscal drag il portale wikipedia : Una persona che guadagna 20.000 € l'anno, soggetto ad una tassazione del 20% oltre la soglia di non tassazione di 5.000€ l'anno pagherà (20000-5000)*0,2 = 3000€ di tasse, cioè il 15% del suo reddito. Si supponga, allora, per il recupero sull'inflazione, che il suo reddito aumenti del 5% mentre il governo incrementi il limite di non tassazione del 2%. In questo caso dovrà pagare (21000-5100)*0,2 = 3180€, ovvero il 15,14%. A questo occorre anche aggiungere quanto dovrà pagare in più nel caso l'aumento di reddito lo facesse rientrare in una aliquota fiscale maggiore. In questo caso la proporzione del guadagno prelevato dal fisco è aumentato. Tale aumento è il fiscal drag(drenaggio fiscale).

4. Per il lavoro dipendente pubblico : mancata detassazione dello straordinario (prevista e attuata sperimentalmente per l’anno in corso per il settore privato). Governo e Confindustria premono sul sindacato per barattare la proroga del provvedimento con la ridiscussione totale dei contratti (al ribasso naturalmente) e una breccia pare siano riusciti ad aprirla nella Cisl di Bonanni (ne ho già parlato qui) . Naturalmente il provvedimento ha incontrato i favori di quanti nel settore privato hanno avuto l’opportunità di effettuare prestazioni straordinarie oltre il normale orario di lavoro, avendo bene inteso la possibilità di farlo ( le donne ad esempio, impegnate anche sul fronte familiare, sono state fortemente penalizzate), ma non è tutto oro ciò che luccica : molti datori di lavoro hanno preso la palla al balzo per diminuire drasticamente l’orario di lavoro ordinario ( grazie alla legge Biagi) ai loro dipendenti/collaboratori. Così accade che in tempi di “vacche grasse” si possa guadagnare anche più di prima, ma se il tuo datore di lavoro ti nega all’improvviso lo straordinario la paga si riduce considerevolmente. Se non ci stai niente problemi, c’è sempre un aspirante schiavo pronto a rimpiazzarti.

5. Per il lavoro dipendente pubblico : sospensione per tre anni a far data dal 2009 del “salario di produttività” attraverso il decreto legge 112 . Si tratta di un provvedimento che colpisce in modo pesantissimo gli stipendi pubblici, dal momento che si tratta di somme che di fatto integravano i salari di base previsti dai contratti sempre più frenati a causa soprattutto del già citato tasso di inflazione programmata fin dal 1993. Nella stragrande maggioranza dei casi la diminuzione dello stipendio in tasca ai lavoratori sarà superiore a 1/3. Una “chicca” la devo segnalare : sarà penalizzata d’ora in poi perfino l’assenza dei genitori di figli disabili (art. 33 legge 104/92), dal momento che viene riconosciuto l’indennizzo pieno della giornata di assenza soltanto ai lavoratori disabili. Come a dire : per chi dona il sangue un giorno, indennizzo pieno. Per chi dona il suo sangue per tutta la vita a un figlio sfortunato, scatta la decurtazione. E mi duole constatare che finora sulle pazzie di Brunetta & c. anche il PD è stato molto, troppo prudente.

A ciò si dovrebbe aggiungere il ritorno di un clima di ricattabilità sui posti di lavoro pubblici e privati a causa della rimozione di diverse norme di tutela dei dipendenti entrate in vigore con il governo Prodi, come ad esempio la lettera di dimissioni firmata in bianco già tornata puntualmente nel cassetto del datore di lavoro. O come la norma “anti-precari” che prevede oggi, in caso di mancato reintegro sul posto di lavoro, una semplice sanzione per il datore di lavoro. O ancora la reperibilità 24ore in caso di malattia degli impiegati pubblici ( salvo dalle 13 alle 14 : in quell’ora non troverete un medico disposto a ricevervi o a venirvi a visitare a domicilio), mentre nel settore privato sono rimaste inalterate le due fasce 10-12 e 17-19.

Mi fermo qui per non farla troppo lunga, ma invito ad intervenire su questa discussione dal momento che è necessario rendere ben visibile l’enorme disagio in cui vivono attualmente milioni di famiglie legate ai redditi da lavoro dipendente. Così quando parlo di lotta (certamente non armata, siamo in democrazia, o almeno dovremmo esserlo) e mi rivolgo a Veltroni come a un nostro Robin Hood in un post che ieri ha conosciuto per qualche minuto qui dentro gli onori della prima pagina, lo faccio per motivi sacrosanti, perché con questi provvedimenti moltissime famiglie italiane scivoleranno rapidamente nel disagio, anche nel cosidetto ceto medi. E il PD ( e quanti vi militano a vario titolo, e intervengono nei blog ) farebbe bene a non considerare questa battaglia come corporativa ( fra pubblico e privato, i dipendenti – cococo e cocopro compresi, che pure vengono considerati “autonomi” dal governo - sono una fetta più che rilevante della popolazione) e a riconsiderare la necessità di una profonda riflessione che, alla luce dei recenti provvedimenti legislativi, rimetta in discussione tutti gli approfondimenti già avviati dal PD sui contratti, e sui diritti e le tutele dei lavoratori dipendenti. Un riposizionamento è necessario perché lo scenario è cambiato bruscamente e non far nulla potrebbe far giungere a sintesi errate e portare acqua a quella parte della sinistra che è restata ideologicamente antagonista scegliendo di tornare al passato, mentre invece è necessario guardare al futuro.

I sondaggi danno i consensi dalla parte di Berlusconi ? Ebbene infischiamocene dei sondaggi drogati dalla tv e guardiamo al paese reale. Attiviamoci per rendere visibile quanto fatto da Prodi e da Damiano in difesa del lavoro e quanto fatto invece da questo governo. Facciamo davvero aprire gli occhi, per far riflettere la gente, marcando la profonda e irreversibile diversità di intenti e di percorsi esistente fra il PD e la PDL. Scendere in campo con iniziative di lotta democratica è previsto dalla nostra Costituzione e non deve creare disagi e turbamenti, se non in chi ha evidentemente inteso questo partito come strumento di affermazione dei propri interessi personali. O in chi – ancora peggio – sempre nel PD pensa che sia meglio lasciar fare a Berlusconi un lavoro sporco ma necessario. La democrazia non accetta compromessi e ricette frettolose. In democrazia si vince o si perde tutti insieme, sempre. E guardare al futuro significa anche lottare, per raggiungerlo.

Non c’è più tempo. E’ ora di testimoniare, scendendo tutti in piazza e attivando ogni forma possibile di lotta, a Berlusconi e ai suoi che la solidarietà è quel qualcosa in più che abbiamo e avremo sempre rispetto a loro, e che può consentirci di competere per una alternativa di governo ben prima di cinque anni, se sapremo svegliare il paese.

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