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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
25 gennaio 2012
IL SEGRETO DI CASA TINDAMO ( di Stefano Olivieri)



 Questo è un sogno che tenevo nel cassetto. La più antica casa editrice italiana, la Dante Alighieri, ha appena pubblicato in formato ebook il mio romanzo.
E' una lettura per tutte le età, che racconta di avventura, di un tesoro stupefacente e anche d'amore. Del Nord ricco ed emancipato e del Sud della Calabria, una terra che amo.

Un accenno di trama : Virgilio, l’elettricista di un piccolo paese calabrese s’imbatte per caso, nei pressi di un casale diroccato a due passi dalla strada statale, in una pietra tombale antichissima che è la porta di una misteriosa galleria: è soltanto il primo passo verso la scoperta di uno stupefacente tesoro barbarico, che farà incontrare il protagonista con l’affascinante Federica, ricca imprenditrice milanese e involontaria erede del casale. I due tireranno dentro all’impresa anche Tonino, un muratore amico di Virgilio, e seguendo anche le indicazioni tratte da una antica ballata marinara ne passeranno di tutti i colori prima di raggiungere la meta. Un’avventura dal finale inaspettato nello scenario ricco di contraddizioni della Calabria di oggi.

Può essere letto da qualsiasi ebook reader oltre che, naturalmente, da tutti i pc. Potete scaricare l'ebook attraverso questa pagina web:
http://www.ultimabooks.it/il-segreto-di-casa-Tindamo ma lo trovate anche su IBS, BOL, Amazon, ecc.

Se volete, potete lasciare qui i vostri commenti sull'opera, mi faranno davvero immenso piacere. Grazie.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it  
9 settembre 2011
BENVENUTI A PAPERONIA ( di Stefano Olivieri)

La manovra passa al Senato. Ci sarà l'articolo 8 a semplificare (dalla parte dei padroni) i rapporti di lavoro e ci sarà l’Iva a foraggiare le esangui casse dello Stato: hanno calcolato che per una famiglia di 4 persone l’esborso supplementare sarà pari a circa 400 euro l’anno, un altro buco nella cinghia dei pantaloni, fra un po’ saremo tutti poveri ma snelli. I ricchi però continueranno a ingrassare e la casta pure, sono spariti i sacrifici per gli eletti. Il ministro che varò il falso in bilancio adesso si auto santifica varando addirittura una legge per pareggiarlo, quel bilancio, perché in Italia è di moda chiudere bene la stalla soltanto dopo che i buoi sono scappati. E’ chiaro che questi già pensano ad avvelenare i pozzi per il prossimo esecutivo, quando ormai è certo che non saranno più loro a governare il paese.

Appunti per la piazza. Quella che domani invaderà Roma da ogni parte d’Italia, e ci resterà anche l’11 settembre e forse anche oltre, perché l’indicazione del popolo viola è proprio quella di piantarci le tende, a piazza san Giovanni. 
 
C’è una guerra aperta anche se mai apertamente dichiarata, in Italia. Fra una parte esigua del paese ma che detiene la massima parte del potere economico e decisionale, e il resto dei cittadini, sotto giogo. Un paese che sta morendo, annientato moralmente ed economicamente, infilato su un declino che pare irreversibile ma che invece può e deve essere fermato. Perché un premier che parla da un telefonino rubato (bella sòla gli ha dato Lavitola, dicendogli che non era intercettabile) a un biscazziere all’estero inseguito dalla giustizia e gli dice :”Non tornare” fa parte della sceneggiatura di un film che non può fare parte della nostra storia, e dunque va tagliato, come una scena inutile e dannosa.
 
L’Italia a due facce. Ci sono le periferie degradate, c’è il disagio che avanza ormai anche al cuore del ceto medio dopo aver inghiottito la classe operaia, e poi c’è Paperonia. E’ la parte ricca, anzi straricca dell’Italia. E anche, per molti versi, la meno irreprensibile.  Ma al governo, in questo governo che somiglia sempre di più a un comitato di affari, non se ne sono accorti. Mai. Perché anche loro abitano a Paperonia, evidentemente.
 
In Italia ci sono circa 7500 tonnellate di oro sotto forma di gioielli, bracciali e anelli da super ricchi. Un accaparramento da oltre 200 tonnellate l’anno, una quantità complessiva che supera anche le disponibilità del Fort Knox statunitense. A questo shopping evidentemente non partecipa da tempo la classe lavoratrice. Un valore complessivo che corrisponde a circa il 15 % del Pil e al 12 % del debito italiano. Mussolini, tanto ammirato dal nostro premier, nel momento del bisogno chiese agli italiani anche le fedi nuziali, facendole sostituire con anelli di latta. Berlusconi potrebbe far lo stesso, organizzare una seratina elegante delle sue e poi requisire bracciali e anelli con brillanti dai suoi fans, invece di spalmare l’Iva come la nutella.
 
Sempre in Italia ogni anno 270 miliardi di euro sono evasi al fisco. Che darebbero un gettito, sempre annuo di 120 miliardi che mancano all’appello. Il contributo di solidarietà restato in manovra ( quello oltre i 300mila euro) riguarda una quota davvero risibile dei contribuenti italiani, lo 0,075 %. E’ una ben misera coccardina che questo esecutivo si è appuntato al bavero, ma la ciccia dell’evasione non è stata toccata.
 
In Italia 9 lavoratori autonomi su 10 dichiarano meno di 20mila euro annui di reddito. Di che cosa stiamo parlando? Sempre di Paperonia. Di più di 35mila società di comodo, che fanno da paravento fiscale per i beni di lusso (ville, aerei ed elicotteri, barche di decine di metri, auto di lusso). Il 64 % delle barche di lusso che si vedono in Italia sono intestate a pensionati con social card o a prestanome. Queste società di comodo hanno letteralmente proliferato proprio sotto i governi Berlusconi, sono le famose scatole cinesi, un arte il cui maestro siede nella poltrona più prestigiosa del nostro governo. Pensate che davvero si metteranno a stanarle e a perseguirle ?
 
Nel 2009 sono state vendute in Italia 206mila automobili di gran lusso ( prezzo medio 103mila euro cadauna) . Di queste 620 sono Ferrari, il 10% della quota mondiale venduta dalla casa di Maranello. Seguite da 151 Lamborghini, che certo non sono utilitarie, e da ben 186mila fra mercedes, bmw e audi come quelle che usa Berlusconi. Una volta i presidenti italiani usavano solo le Fiat, ma i tempi son cambiati e anche i presidenti.
 
Il nero dei ricchi evasori italiani, ancora una volta lasciati in pace da Tremonti (ma gliela ha poi chiesta la seconda rata del condono 2002, o è scomparsa anche quella? Erano 4,5 miliardi, mica cucuzze…), vale fra il 16 e il 18 % della nostra economia.
 
Benvenuti a Paperonia dunque. Domani a Roma arriverà gente molto più povera, che ha problemi ad acquistare perfino una utilitaria. Che non va in vacanza perché i soldi non ci sono neanche per il necessario, figurarsi gli extra. Milioni di persone verranno a chiedere conto a Berlusconi, la cui propensione per la beneficenza è nota attraverso le intercettazioni, lui è persona troppo discreta per pubblicizzare il suo buon cuore. Anche perché, quando proprio non riesce a dare una sistemazione stabile (al governo, nelle sedi regionali, negli enti, ovunque gli stipendi siano a carico della comunità dei cittadini) al suo numeroso esercito di bisognevoli, la gran parte dei quali di sesso femminile e di belle forme, allora mette mano al portafoglio e paga di suo. Come a Giampi Tarantini e famiglia, 20mila al mese più mezzo milione per gli extra. Perché quando uno ha bisogno, ha bisogno, mica stai a guardare il capello.
 
Domare questa razza padrona, arrogante e cafona, questa sbraitante curva suv che ha asfissiato l’Italia, che ha distrutto l’ascensore sociale, ha mortificato le aspettative dei nostri giovani, non sarà né rapido ne facile ma il lavoro va iniziato. Spazziamoli via tutti insieme, che non si facciano più vedere in parlamento e si mettano a sudare per guadagnarsi il pane, come fanno tutti quelli che domani e dopodomani saranno a Roma. Spazziamoli via senza violenza, semplicemente con la forza dei numeri, perché basta essere tanti e non è necessario essere arroganti, con certa gente. Non sono cuor di leoni, lo hanno già dimostrato giurando in parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, per salvare un vecchio satiro dall’ennesimo processo. Spazziamoli via una volta per tutte.
 
Stefano Olivieri
15 agosto 2011
COL SANGUE AGLI OCCHI (di Stefano Olivieri)

Capita di non avere voglia di voltarsi indietro. Quando hai vissuto una brutta esperienza o hai provato un dolore troppo grande, non ti va di farlo. Se sei solo puoi tirare dritto, se nessuno ti conosce puoi allontanarti e scomparire, senza lasciare traccia.

Ma se hai degli affetti, se ti senti legato a qualcuno o a qualcosa, o se da te addirittura dipende il destino di un intero paese, semplicemente non puoi. Non puoi neanche ragionare col tuo cuore, per quanto grande tu affermi possa essere. Non puoi e non devi misurare le tue emozioni e farne il metro per tutti. Non puoi dire “Mi spiace, il mio cuore gronda sangue e poi andartene in villa a festeggiare il ferragosto lasciando milioni di cittadini con la morte nel cuore per ciò che tu hai deciso che accadrà domani. Non puoi semplicemente farlo perché non sei il monarca di un regno, ma il presidente di una repubblica democratica.
 
Perciò devi decidere per tutti, perseguire il bene di tutti. In primo luogo di chi già stenta ad andare avanti e via via di tutti gli altri, perché così vuole la democrazia. Se l’Italia è indebitata non è certo perché l’operaio si è comprato un’auto da 100mila euro e ora non riesce a pagarla, o l’impiegato si è voluto costruire un castello e non ha i soldi neanche per terminare le fondamenta. Chi suda il proprio pane quotidiano è difficile che si indebiti, magari vive in miseria ma non fa quasi mai un passo più lungo della propria gamba, perché sa che pagherebbe immediatamente quell’errore. E lo pagherebbe la sua famiglia, che si aspetta invece da lui saggezza e buon senso.
 
Qualcuno ha giocato alla roulette con i nostri soldi e i nostri sogni, mentre doveva oculatamente amministrarli, da buon padre di famiglia. Per questo motivo è assolutamente ingiusto oggi far pagare soltanto alla classe lavoratrice gli errori, gli azzardi, le bugie e le mistificazioni di altri, diciamo così.
Perché altri sono stati a promettere il sole e la luna da dieci anni a oggi, altri hanno negato la crisi quando già era entrata pesantemente nelle case degli italiani. Nel 2009 il tormentone tv dell’uomo ottimista con i pacchi della spesa che riceveva i “Grazie!” dagli sconosciuti per strada raccontava il mulino bianco di una Italia spensierata che se ne fotteva dei profeti di sventure. Adesso quello arriva in tv e ci dice che gli dispiace e che gronda sangue, roba da matti. Domattina milioni di cittadini rintreranno al lavoro col pensiero alla busta paga, alle detrazioni che chissà che fine faranno, alla tredicesima mensilità, già impegnata per ripianare i debiti, che forse non ci sarà. Mentre l'Italia gaudente benvoluta dal cavaliere ingrassa e segue in aristocratico distacco l'avvio al mattatoio di padri e madri di famiglia, di giovani plurilaureati costretti a fare tre lavori per mettere su soltanto l'affitto di casa.
 
Siamo tutti pronti a fare sacrifici, purchè li facciano tutti. Siamo pronti a  ridiscutere di diritti e di doveri, dalla scuola al lavoro fino alla politica. Non ci affezioniamo a un simbolo se dietro non c'è più nulla e ci interessano tutte le novità che possano far funzionare meglio la nostra democrazia.  Niente si fa o si da per niente ormai, e ben vengano dunque regole e riforme che possano restituire il sorriso della speranza ai nostri giovani, che possano servire a riattivare l’ascensore sociale premiando il merito e non soltanto i figlidi. Ciascuno paghi in proporzione alla propria ricchezza e povertà, perchè il bene comune si forma così. Perfino dello Statuto dei lavoratori si può discutere, basta che si abbia contezza di dove si vuole andare tutti insieme e quale sarà l’approdo: che i lavoratori restino lavoratori titolari di diritti e non vengano trasformati in merce al migliore offerente. Basta infine che si dica al popolo chi paga davvero il biglietto per questo viaggio collettivo, perché di portoghesi che sbafano non ne vogliamo più su questa nave Italia. Perché va bene che lo Stato non deve più essere padrone, ma neanche, vivaddio, compare di merende per pochi amici mentre tutti gli altri, i soliti noti, sono sempre ai remi.
 
Perciò, caro presidente Berlusconi, ritira in fretta questa schifezza di manovra e aggiusta senza furberie il tiro sugli evasori, le cricche e i mazzettari che conosci fin troppo bene. Ricordati che c’è una qualche ragione se meno del 10 % delle famiglie italiane detiene quasi la metà del reddito nazionale, e questa ragione ha poco a che fare con la democrazia e molto a che fare con te, invece.
 
Vedi di fare in fretta perché a noi tutti, quel sangue, ci sta arrivando agli occhi. Guardati dalla rabbia dei miti.    
 
Stefano Olivieri
19 febbraio 2011
PLAIDBOY (di Stefano Olivieri)

19 febbraio 2011
REGIME E RIVOLUZIONE (di Stefano Olivieri)

Berlusconi è tornato Berlusconi. Sarà il panico da processi che gli mette le ali, ma è ripartito alla grande. Sta vampirizzando FLI sotto gli occhi del suo fondatore Fini ( l’ultimo è Menardi, che era stato anche il primo a iscriversi al nuovo gruppo del presidente della Camera); sta rilanciando contro Quirinale e Consulta (adesso prepara la grande infornata sulla giustizia, compresa la leggina che riformerebbe la Corte Costituzionale); infine se ne frega di intervenire presso la Libia (“…non posso disturbare Gheddafi..”) per gli 83 morti in tre giorni a causa della repressione poliziesca contro i dimostranti. Lo stesso Gheddafi ricevuto in pompa magna a Roma appena qualche mese fa, con coreografie da medioevo e immancabile esercito di squinzie italiche a contorno.
 
Del processo per prostituzione minorile, della concussione, della Chiesa che deplora, delle italiane scese in piazza il 13 febbraio contro le sue conclamate e reiterate offese al genere femminile, il premier semplicemente se ne fotte, e si dice sicuro di far passare le sue leggi e anche di vincere i referendum. Perché poi ci sarà anche la stretta sulla stampa e l’informazione, per stritolare ogni residua resistenza critica al suo primo apparire. E se la gente dovesse incazzarsi sul serio e fare le barricate, Gheddafi docet…
 
E’ una vita che parlo di regime, e senza abbassare la voce. E’ una vita che chiedo risposte forti a una opposizione di deputati e senatori messi in parlamento dalle segreterie dei loro partiti e non dal popolo sovrano ( grazie a Calderoli), e che ai loro partiti direttamente ubbidiscono. Abbiamo un paese in subbuglio, le famiglie senza soldi ( leggetevi bene il mille proroghe e scoprite che cosa succede alla cassa integrazione in deroga, quella destinata a coprire i più emarginati e indifesi fra i lavoratori), i nostri giovani senza più guida, che vedono l’Africa mediterranea incendiarsi e rovesciare i regimi autoritari e non capiscono perché ciò non possa, non debba avvenire anche qui da noi, paese evoluto dell’occidente europeo, dove si muore ogni giorno sul lavoro in proporzioni enormi, inarrivabili da qualsiasi democrazia occidentale. Morti di regime anche queste, o no ? Chi è stato, se non Berlusconi, a stoppare le leggi sulla sicurezza del lavoro? Tremonti è giunto perfino a dire che non ce la possiamo permettere, perché è troppo cara per le nostre imprese.
 
Questo è regime cari miei, non giriamoci attorno alle parole. R E G I M E.  Impariamo (di nuovo, per chi fosse troppo giovane) il senso di questa parola, assaporiamola fra i denti e chiediamoci tutti, come si può e si deve rispondere a un regime canagliesco e autoritario come questo di Berlusconi e dei suoi ministri sodali e genuflessi. Chiediamoci dove ci porterà e che cosa dovremo fare per evitarlo. Chiediamoci se alla scadenza di questa legislatura di regime saranno rimaste le stesse regole di garanzia per elezioni democratiche. E poi chiediamoci a quel punto se sia esagerato parlare di rivoluzione partigiana, come ne parlava Gramsci quando pensava agli indifferenti. Chiediamocelo sul serio e non restiamo indifferenti. Tanto per cominciare dovremmo tornare subito in piazza e restarci, stavolta. faccio un invito serio a tutti i nostri rappresentanti : ci servono tre cose, un leader che unisca tutti, una coalizione, un programma democratico. Se queste tre cose non riuscite a trovarle in parlamento, cercate nel paese ma fate presto, o il paese farà anche a meno di voi.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
15 febbraio 2011
L'AMORE RANCIDO ( di Stefano Olivieri)
 

Voglio raccontarvi oggi quattro momenti di quotidiana vita familiare. Che testimoniano come, pur volendo continuare a vivere normalmente, sia impossibile non imbattersi nel virus che ha contaminato nel profondo il nostro paese.

Primo step : Ieri mia moglie e mio figlio sono andati al centro di Roma. Francesco, appassionato di cinema a 360 gradi, e dunque anche delle colonne sonore dei film, voleva verificare gli ultimi arrivi nel negozio più fornito della capitale, le storiche “Messaggerie Musicali”, due piani di cultura ( libri, audiolibri, dischi e cd, etc.) in un tridente barocco ormai invaso dalle jeanserie.

Ebbene, le Messaggerie non c’erano più, il negozio era chiuso e al suo posto sta per nascere l’ennesimo supermercato d’abbigliamento. L’asfissia culturale comincia a raggiungere i picchi di quella informativa, l’offerta merceologica si riduce sulla cultura e dilaga nell’apparenza. Ci ricorda qualcosa ? E’ una Italia che cambia, ma per andare dove? Chiudono le biblioteche, si alza il biglietto dei cinema, prosperano palestre e boutique. Ma che Italia è mai questa ? Perchè mai devo sentirmi straniero in patria ?

Secondo step : dopo la delusione ( fra l’altro davanti alle Messaggerie c’erano comodi parcheggi auto per disabili, inesistenti altrove), mia moglie e mio figlio sono tornati a casa. Facendo tappa all’edicola, dove mia moglie ha acquistato “Sorrisi e canzoni”, il settimanale di guida ai programmi tv più popolare. Ebbene, ieri in omaggio si è vista consegnare anche una copia di Panorama, che all’interno presenta un servizio dettagliatissimo sulle donne chew “non ci stanno ad andare in piazza”. Chiaro il riferimento alla manifestazione del 13 febbraio, chiarissimo l’intento legato alla gratuità estemporanea del settimanale ( che con 400mila copie vendute alla settimana è quello attualmente più diffuso in Italia). Naturalmente – lo chiarisco nel caso questo mio articolo venga riproposto in qualche angolo del web i cui visitatori siano anche fans del cavalier Berlusconi – Panorama fa parte della scuderia Mondadori e dunque è legittimo pensare che il presidente del Consiglio abbia voluto rinunciare a un incasso settimanale per rispondere a botta calda alle urla in piazza del 13 febbraio. Come a dire, che la storia infinita del conflitto di interessi continua, e anzi si accresce ogni giorno di episodi. Stavolta tocca all’amore romantico urlato dalle donne in piazza il 13 contro l’amore rancido e prezzolato di minorenni che vanno con vecchi dal "culo flaccido", il sesso paritario e consapevole contro la serialità industriale dei bungabunga. E quel che manda tutti in bestia è il fatto che spesso il prezzo della prestazione viene fatta pagare dalla comunità dei cittadini, attraverso i remuneratissimi incarichi da deputata, ministro, consigliera e via dicendo. Uno schifo. Le favorite del premier vanno sempre avanti, le talentuose senza sponsor restano al palo.

E a proposito, arriviamo al terzo step : la telefonata affettuosissima di Mauro Masi alla trasmissione “Il Grande fratello”. Baci e abbracci, e rassicurazioni di vegliare sulla trasparenza del voto. Come a dire – parola di presidente genuflesso – che la Raffaella Fico (papigirl raccomandatissima dal premier e partecipante in Honduras) deve stare più che tranquilla, andrà avanti. Tutto un altro presidente Rai rispetto a quello che ha telefonato a Santoro ( e non per differenza di marketing aziendale : Annozero è una trasmissione che “tira” tantissimo anche in termini di introiti pubblicitari, oltre che di auditel).

Ci sarebbe poi, a fine serata, un ultimo step, il quarto. L’anticipo lo abbiamo durante la trasmissione l’Infedele di Lerner su La7, quando un giornalista di Libero annuncia rivelazioni su un caso cui si starebbe interessando la Procura di Roma, sempre legate al filone della prostituzione minorile a carico del premier Berlusconi. Per il momento sono soltanto voci, si parla addirittura stavolta di una quindicenne all’epoca dei fatti, il fatto certo è che il piatto si fa ricco e la decisione del gip di Milano Cristina Di Censo, di far procedere o meno il rito processuale legato alle indagini su concussione e prostituzione minorile a carico del premier per direttissima, si fa a questo punto particolarmente delicata.

Sarà la settimana campale, questa. Con Berlusconi che sfida già apertamente Napolitano (“…ha bisogno del mio parere per sciogliere le camere…”) ed è pronto a infornare il decreto legge sul processo breve e sulle intercettazioni. Se troverà di nuovo 315 teste chine pronte ad ammettere anche che gli asini volano pur di accontentarlo, la nostra repubblica conoscerà momenti drammatici. Speriamo di non doverli raccontare, speriamo davvero che qualcuno nella maggioranza di governo si senta per una volta davvero “responsabile” per tutto il paese che rappresenta e non per il destino di un capo di cui l’intero pianeta ha già decretato la morte civile.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

26 settembre 2008
Alitalia, ho fatto un sogno
 

Ho sognato una grande compagnia Europea, la TEA airlines. Alitalia deve sopravvivere, Airfrance guarda al mediterraneo, Lufthansa al nord Europa. Ci sono le condizioni per far nascere qualcosa di davvero grande, se ciascuno mettesse al primo posto l'Europa.

Forse perchè una vita un po' più complicata del solito mi ha addestrato ad essere visionario e a cercare di trasformare sempre i problemi in opportunità di crescita, ma io la vedo proprio così.

Che ne dite, lo suggeriamo a Walter prima che si concluda la trattativa..?

Stefano OLivieri
17 settembre 2008
PERCHE’ IL PD DEVE ESSERE ANCHE UN PARTITO DI LOTTA (DI Stefano Olivieri)
 

Ma nel PD si può parlare di lotta democratica ? Milito a sinistra da più di quarant’anni e ho scelto di votare PD, scommettendo sul futuro. E quando percepisco fra la gente del MIO partito una certa qual supponenza rispetto a temi pesantissimi come il disagio e l’incertezza in cui Berlusconi ha precipitato milioni di famiglie italiane, sento il dovere di reagire. Sarebbe ora di uscire dall’ombra del governo ombra e dire al paese che ci siamo oggi, non che ci saremo fra cinque anni. E che siamo organizzati e pronti a lottare per questa democrazia mortificata, per l’attacco dissennato di questo esecutivo al reddito fisso da lavoro e da pensione. Non si tratta di noccioline e non si può fare accademia su queste questioni, che meritano una riflessione e una risposta POLITICA prima di essere esaminate alla lente dell’economia. Perché è della vita di milioni di lavoratori che si discute, e del futuro prossimo delle loro famiglie. Nel dettaglio, e con la massima sintesi di cui sono capace :

1. Per tutto il lavoro dipendente : Tasso di inflazione programmata per i contratti a meno della metà della inflazione reale.Il prossimo anno al 1,7 %. Poi al 1,5 % nel 2010 e 2011 ( andando addirittura al di sotto del target prefissato dalla BCE : Tremonti fa il virtuoso con gli stipendi dei lavoratori..). E’ la prima volta che accade che la differenza fra l’inflazione reale e quella programmata dal governo sia superiore al 100 %. Perché attualmente l’inflazione reale nel nostro paese è al 4,2 & e se poi ci riferiamo alla spesa alimentare dobbiamo ragionare addirittura a due cifre pensando agli aumenti di pane e pasta, giusto per fare due esempi. Brutalizzare un budget contrattuale attraverso una inflazione programmata al 1,5 % significa per il governo voler andare consapevolmente allo scontro sociale, altro che storie.

2. Per tutto il lavoro dipendente : Diminuzione programmata della redditività delle pensioni attraverso il pdl 1299, che prevede il calcolo con il metodo contributivo PER TUTTI ( anche per quelli che hanno già maturato entro il 1985 i requisiti per il calcolo retributivo) a far data dal 2009. Il pdl prevede anche la liquidazione del TFR non più in denaro contante bensì sotto forma esclusiva di azioni e buoni del tesoro. Per altro la frenata degli stipendi produrrà un danno perenne per tutti coloro che sono in prossimità della pensione ma non hanno ancora maturato i requisiti. Per gli altri è già un fuggi fuggi generale, che non mancherà di creare ulteriori scompensi soprattutto nel comparto pubblico, già fin troppo criminalizzato da Brunetta.

3. Per tutto il lavoro dipendente : mancata restituzione del Fiscal Drag che per legge (dal 1993) dovrebbe scattare quando l’inflazione supera il 2 %. Per inciso è dal secondo governo Berlusconi ( 2001) che il fiscal drag non viene recuperato sugli stipendi : dopo la prima riforma fiscale di Tremonti, infatti, anche il governo dell’Unione non fece in tempo a mettere mano su questa questione ( era la famosa “fase 2” che avrebbe dovuto avviare la redistribuzione dei redditi, mai giunta in porto per i contrasti interni all’esecutivo seguiti dalla crisi di governo e poi dalle elezioni). Perché sia chiaro che non si discute di aria fritta bensì di soldi sottratti ai lavoratori dipendenti, poiché riporto qui di seguito la sintetica spiegazione che da del fiscal drag il portale wikipedia : Una persona che guadagna 20.000 € l'anno, soggetto ad una tassazione del 20% oltre la soglia di non tassazione di 5.000€ l'anno pagherà (20000-5000)*0,2 = 3000€ di tasse, cioè il 15% del suo reddito. Si supponga, allora, per il recupero sull'inflazione, che il suo reddito aumenti del 5% mentre il governo incrementi il limite di non tassazione del 2%. In questo caso dovrà pagare (21000-5100)*0,2 = 3180€, ovvero il 15,14%. A questo occorre anche aggiungere quanto dovrà pagare in più nel caso l'aumento di reddito lo facesse rientrare in una aliquota fiscale maggiore. In questo caso la proporzione del guadagno prelevato dal fisco è aumentato. Tale aumento è il fiscal drag(drenaggio fiscale).

4. Per il lavoro dipendente pubblico : mancata detassazione dello straordinario (prevista e attuata sperimentalmente per l’anno in corso per il settore privato). Governo e Confindustria premono sul sindacato per barattare la proroga del provvedimento con la ridiscussione totale dei contratti (al ribasso naturalmente) e una breccia pare siano riusciti ad aprirla nella Cisl di Bonanni (ne ho già parlato qui) . Naturalmente il provvedimento ha incontrato i favori di quanti nel settore privato hanno avuto l’opportunità di effettuare prestazioni straordinarie oltre il normale orario di lavoro, avendo bene inteso la possibilità di farlo ( le donne ad esempio, impegnate anche sul fronte familiare, sono state fortemente penalizzate), ma non è tutto oro ciò che luccica : molti datori di lavoro hanno preso la palla al balzo per diminuire drasticamente l’orario di lavoro ordinario ( grazie alla legge Biagi) ai loro dipendenti/collaboratori. Così accade che in tempi di “vacche grasse” si possa guadagnare anche più di prima, ma se il tuo datore di lavoro ti nega all’improvviso lo straordinario la paga si riduce considerevolmente. Se non ci stai niente problemi, c’è sempre un aspirante schiavo pronto a rimpiazzarti.

5. Per il lavoro dipendente pubblico : sospensione per tre anni a far data dal 2009 del “salario di produttività” attraverso il decreto legge 112 . Si tratta di un provvedimento che colpisce in modo pesantissimo gli stipendi pubblici, dal momento che si tratta di somme che di fatto integravano i salari di base previsti dai contratti sempre più frenati a causa soprattutto del già citato tasso di inflazione programmata fin dal 1993. Nella stragrande maggioranza dei casi la diminuzione dello stipendio in tasca ai lavoratori sarà superiore a 1/3. Una “chicca” la devo segnalare : sarà penalizzata d’ora in poi perfino l’assenza dei genitori di figli disabili (art. 33 legge 104/92), dal momento che viene riconosciuto l’indennizzo pieno della giornata di assenza soltanto ai lavoratori disabili. Come a dire : per chi dona il sangue un giorno, indennizzo pieno. Per chi dona il suo sangue per tutta la vita a un figlio sfortunato, scatta la decurtazione. E mi duole constatare che finora sulle pazzie di Brunetta & c. anche il PD è stato molto, troppo prudente.

A ciò si dovrebbe aggiungere il ritorno di un clima di ricattabilità sui posti di lavoro pubblici e privati a causa della rimozione di diverse norme di tutela dei dipendenti entrate in vigore con il governo Prodi, come ad esempio la lettera di dimissioni firmata in bianco già tornata puntualmente nel cassetto del datore di lavoro. O come la norma “anti-precari” che prevede oggi, in caso di mancato reintegro sul posto di lavoro, una semplice sanzione per il datore di lavoro. O ancora la reperibilità 24ore in caso di malattia degli impiegati pubblici ( salvo dalle 13 alle 14 : in quell’ora non troverete un medico disposto a ricevervi o a venirvi a visitare a domicilio), mentre nel settore privato sono rimaste inalterate le due fasce 10-12 e 17-19.

Mi fermo qui per non farla troppo lunga, ma invito ad intervenire su questa discussione dal momento che è necessario rendere ben visibile l’enorme disagio in cui vivono attualmente milioni di famiglie legate ai redditi da lavoro dipendente. Così quando parlo di lotta (certamente non armata, siamo in democrazia, o almeno dovremmo esserlo) e mi rivolgo a Veltroni come a un nostro Robin Hood in un post che ieri ha conosciuto per qualche minuto qui dentro gli onori della prima pagina, lo faccio per motivi sacrosanti, perché con questi provvedimenti moltissime famiglie italiane scivoleranno rapidamente nel disagio, anche nel cosidetto ceto medi. E il PD ( e quanti vi militano a vario titolo, e intervengono nei blog ) farebbe bene a non considerare questa battaglia come corporativa ( fra pubblico e privato, i dipendenti – cococo e cocopro compresi, che pure vengono considerati “autonomi” dal governo - sono una fetta più che rilevante della popolazione) e a riconsiderare la necessità di una profonda riflessione che, alla luce dei recenti provvedimenti legislativi, rimetta in discussione tutti gli approfondimenti già avviati dal PD sui contratti, e sui diritti e le tutele dei lavoratori dipendenti. Un riposizionamento è necessario perché lo scenario è cambiato bruscamente e non far nulla potrebbe far giungere a sintesi errate e portare acqua a quella parte della sinistra che è restata ideologicamente antagonista scegliendo di tornare al passato, mentre invece è necessario guardare al futuro.

I sondaggi danno i consensi dalla parte di Berlusconi ? Ebbene infischiamocene dei sondaggi drogati dalla tv e guardiamo al paese reale. Attiviamoci per rendere visibile quanto fatto da Prodi e da Damiano in difesa del lavoro e quanto fatto invece da questo governo. Facciamo davvero aprire gli occhi, per far riflettere la gente, marcando la profonda e irreversibile diversità di intenti e di percorsi esistente fra il PD e la PDL. Scendere in campo con iniziative di lotta democratica è previsto dalla nostra Costituzione e non deve creare disagi e turbamenti, se non in chi ha evidentemente inteso questo partito come strumento di affermazione dei propri interessi personali. O in chi – ancora peggio – sempre nel PD pensa che sia meglio lasciar fare a Berlusconi un lavoro sporco ma necessario. La democrazia non accetta compromessi e ricette frettolose. In democrazia si vince o si perde tutti insieme, sempre. E guardare al futuro significa anche lottare, per raggiungerlo.

Non c’è più tempo. E’ ora di testimoniare, scendendo tutti in piazza e attivando ogni forma possibile di lotta, a Berlusconi e ai suoi che la solidarietà è quel qualcosa in più che abbiamo e avremo sempre rispetto a loro, e che può consentirci di competere per una alternativa di governo ben prima di cinque anni, se sapremo svegliare il paese.

8 settembre 2008
Chi pagherà la Service Tax ? (di Stefano Olivieri)

 Pare che già il nome piaccia tantissimo a Berlusconi, che di solito a sentir parlare di tasse diventa subito nervoso. Per questo la cosa mi insospettisce e molto, e non solo perché l’idea è stata partorita da Calderoli, noto mattacchione della CDL per le sue trappolone, prima fra tutte la riforma elettorale.

Credo che Berlusconi e i suoi siano contenti perché hanno appena finito di confezionare un nuovo pacco dono per gli italiani : la tassa sui servizi ( locali : dunque il governo centrale sarà una verginella che resterà a guardare) è intanto una nuova tassa, punto. A quanto ammonterà e soprattutto chi la dovrà pagare, questo è un argomento ancora avvolto dal mistero. Ma poiché in qualche modo andrà a sostituire l’ICI ( con cui la stragrande maggioranza dei comuni italiani riusciva più o meno a far quadrare il bilancio comunale), il paragone è d’obbligo.

L’ICI è stata cancellata, e va bene. Non se ne è accorto chi già non la pagava più nella passata legislatura, dal momento che il governo Prodi aveva predisposto i confini di una no tax area specifici per l’ICI. Dunque per chi è proprietario della sola casa di abitazione e titolare di reddito modesto, l’ICI è un ricordo già lontano, datato 2006. Il regalo Berlusconi lo ha fatto soprattutto alle classi abbienti, avendo il pudore di escludere castelli, ville hollywoodiane, etc. , ma a conoscere l’ingegno di certi commercialisti al soldo dei ricconi (ogni riferimento a Tremonti è puramente casuale) c’è da scommettere che nel frattempo molte dimore da nababbi sono state per incanto declassate.

La tassa sui servizi con la casa c’èntrerà poco o nulla, pare. Invece interesserà i servizi resi ai cittadini. Quali ? Ad una intervista Calderoli risponde così a questa domanda : “«Tutto quello che viene offerto dal Comune in termini di servizi, dall’aiuola alla pulizia del marciapiede, dal parcheggio all’acqua che ti arriva fino a casa, verrà coperto da questa tassa»

Dunque la pulizia delle strade e dei giardini, i parcheggi, l’acqua potabile che esce dal rubinetto. Beni e servizi di cui certamente si giovano tutti, più o meno. Ma io aggiungerei anche – si sa : Calderoli è un genio smemorato, lo si vede dalla faccia – anche i trasporti pubblici. E poi chissà se i vari aiuti sociali al turismo, alla scuola, alle opere pubbliche, alle opportunità economiche e culturali ecc. rientrano anch’essi nelle categorie previste dalla service tax. E come omologare in questa logica prettamente mercantile – io ti do un servizio e tu lo paghi – le tessere gratuite per l’autobus dei nonnetti, o i servizi per gli studenti disabili ? Per il momento è un mistero, ma ho paura che questa tassa verrà spalmata tout court su tutta la cittadinanza a prescindere da reddito e condizione sociale. Tutti i servizi cresceranno di prezzo, e compiranno in maniera indiscriminata i redditi delle famiglie. Così chi dell’autobus o della metropolitana se ne frega perché gira in suv, non avrà un soldo di danno. Come chi come Bossi e Berlusconi, se sta male non va mai in ospedale ma si serve sempre delle cliniche private, ma è pronto a scandalizzarsi dell’inefficienza del servizio sanitario nazionale.

Così questo primo assaggio di federalismo fiscale mostrerà finalmente di che pasta, al di là degli annunci, è fatto questo governo. E se a questo aggiungiamo l’ottica niente affatto solidarista di tutto il complesso della riforma federalista, avremo di fatto la vecchia e mai morta secessione bossiana. Il sud crollerà inesorabilmente, e il bonus temporale concesso – circa dieci anni – a regioni come la Sicilia fa sorridere : la magnanimità e il buon senso c’entrano nulla, è soltanto per non mettere in difficoltà l’alleato Lombardo, che tanto ha contribuito alla vittoria nelle ultime elezioni politiche.

I sindaci – anche quelli dell’Unione – presi per il collo dal primo all’ultimo e nessuno escluso, hanno fin qui dimostrato attenzione e interesse per quello che bolliva nella pentola del federalismo fiscale, ma adesso usciranno allo scoperto per forza. Da una parte gli sceriffi fedeli al governo centrale, dall’altra quelli legati all’opposizione, che ovviamente sperano tanto di non ritrovarsi soli a risolvere l’ennesimo attacco ai diritti dei cittadini, in particolare quelli che già sono in difficoltà.

Si prepara una stagione tesissima su più fronti, dal lavoro dipendente mortificato nei salari e negli stipendi, a quello dei servizi locali che subiranno un rincaro per effetto della service tax. Questo è il momento di parlare chiaro, di mostrare che il re è nudo. Niente più dialogo e lotta in piazza, senza bandiere se non quella della difesa dei diritti sanciti dalla costituzione. Questo governo va smascherato fino in fondo, e il PD ha questa enorme responsabilità, di organizzare la protesta e impedire che i tanti piccoli fuochi già accesi divampino in un grande incendio. Lo faccia per carità, anche prima del 25 ottobre.

6 settembre 2008
Quanto è grande il PD dei poveri ? (di Stefano Olivieri)

Per un partito a vocazione maggioritaria dovrebbe essere la domanda del giorno, data la situazione sociale. Perchè non soltanto chi è davvero democratico non può e non deve “stare soltanto da una parte” – una scelta del genere è stata rovinosa per Bertinotti alle ultime elezioni – ma soprattutto perché il PD è attualmente, piaccia o non piaccia la sua attuale strategia, il maggior partito d’opposizione in parlamento e in un paese a democrazia rappresentativa come il nostro sono i deputati e i senatori a doversi assumere la grande responsabilità di corrispondere, dai banchi del governo come da quelli dell’opposizione, alle attese dei cittadini elettori.

Certo va detto che la percezione della rappresentatività politica degli eletti da parte della gente comune ha subito un gravissimo appannamento da un paio di legislature, grazie alla “porcata” di Calderoli che ci ha regalato un parlamento di nominati dalle segreterie politiche. E il contemporaneo rimescolamento di carte nella mappa dei partiti, con l’avvento del PD da una parte e quello della PDL ( che ancora partito non è ancora, anche se Fini gli schiaffi in faccia già li prende adesso..) dall'altra, se da una parte può aver semplificato la scheda elettorale, dall’altra ha reso drammatica la scelta per gli elettori collocati nell’area di centro sinistra, sospesi fra un grande partito non ancora radicato nel territorio e una sinistra incapace di giungere all’appuntamento elettorale con una sintesi organizzativa e programmatica presentabile.

Che ci sia stato un clamoroso sbando elettorale lo ha precisato l’analisi post elettorale del voto, con la lettura dei flussi e dei dati disaggregati. La storia dell’operaio cgiellino che vota Lega è soltanto la semplificazione di un malessere profondo e di un gap di comunicazione fra la politica dei partiti e quella del paese, ma a questo punto, a otto mesi dal voto, sarebbe ora di cominciare a sapere per bene chi ha votato PD, e soprattutto come vuole che sia oggi il suo partito e che tipo di opposizione debba fare al governo Berlusconi.

Perché se è vero, come è vero, che una quota consistente degli elettori di una sinistra ormai extraparlamentare è transitata nel partito democratico principalmente per opportunità politica ( del resto la campagna del voto utile è nata proprio dal PD), è altrettanto vero che oggi questi elettori rivendicano a fatica diritto di cittadinanza e di peso nelle scelte all’interno di un partito che ostinatamente continua a ribadire ufficialmente la sua diversità e la sua distanza dalla sinistra stessa. Che esistono ben inteso, sul piano organizzativo ( le primarie, pur con qualche bizantinismo, sono state fatte) e programmatico, ma sono ad esempio quasi inesistenti – almeno lo spero – sul terreno della difesa dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. Come il diritto alla casa, alla salute, alla scuola, a un lavoro non da schiavo soprattutto per i giovani ma non solo, ad una pensione decorosa. Il terreno dei diritti negati è divenuto così vasto che mi pare pretestuoso oggi continuare a rimarcare differenze e distanze fra PD e la sinistra nel suo insieme, quando invece si potrebbe convergere verso una strategia comune (sindacato compreso) per salvare il paese dallo sfacelo.

E qui arrivo al punto, il PD dei poveri. Perché questi non stanno certo soltanto a sinistra, il disagio è trasversale e interessa anche la PDL. E molti poveri non hanno neanche rappresentanza politica in parlamento, perché hanno votato la sinistra che su quei banchi stavolta non c’è nemmeno arrivata. Ora il disagio economico non può certo definirsi corrente politica, ma può e anzi deve dettare la sua agenda a un grande partito che si definisce democratico, inclusivo e maggioritario. E le scelte che il partito andrà a fare dovranno in primo luogo tener conto del “respiro corto” di questi suoi elettori, altrimenti si farà soltanto accademia. Altrimenti certe candidature di operai poi eletti nel PD serviranno a ricordare come anche nel centrosinistra si faccia uso di coccardine.

Fare una conta degli elettori PD in base al disagio economico è improponibile e anche inutile. Lo è assai meno verificare fra gli stessi quali siano oggi le vere emergenze del nostro paese. Indagini statistiche sull’universo dei cittadini e riguardanti questi temi sono state fatte di recente, e sono noti anche i risultati (al primo posto il carovita, il lavoro che non c’è, etc) tutti strettamente legati all’economia. Ma sarebbe interessante davvero sapere quanti del popolo delle primarie, quanti elettori del PD si riconoscono e si identificano in queste statistiche. Perché delle due l’una : o il PD ha rinunciato consapevolmente a rappresentarli e a difenderli attivamente, e a questo punto sono loro che dovranno cercarsi un altro partito, oppure il PD deve in fretta e furia cambiare strategia e fare un’opposizione più puntuale e incisiva su questi temi. Se questo voglia dire anticipare un congresso ( come vogliono guarda caso molti sindaci della ex Unione, che i cittadini ce li hanno proprio sotto al palazzo del Comune) o semplicemente annunciare la morte della stagione del dialogo, non sta a me dirlo, ma un segnale deve arrivare. Non scegliere nulla potrebbe riservare brutte sorprese fin dalle prossime consultazioni europee.

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