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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
20 luglio 2012
LO SPREAD, ELIMINIAMOLO DEL TUTTO (di Stefano Olivieri)


Che cosa sono i buoni del tesoro italiani, i bond tedeschi, i bonos spagnoli? Sono promesse di pagamento, cambiali che uno stato sovrano emette per avere in cambio denaro da parte di chi li acquista. Dopo tre mesi, sei mesi, un anno o dieci anni quel denaro tornerà indietro a chi lo ha prestato, con in più un premio per l’attesa, l’interesse.
Sembrerebbe tutto normale e legittimo ma così non è in realtà. Perché intanto ha ben poco senso che uno Stato sovrano offra il proprio debito a un mercato fuori dai confini nazionali. Lo Stato non è un’impresa, quei soldi che chiede dovranno essere impiegati per costruire scuola, strade, ospedali. Beni, insomma, di tutti i suoi cittadini e non di altri. E sarebbe dunque giusto, ETICO che i governi di stati sovrani eletti democraticamente offrissero il proprio debito SOLTANTO ai propri cittadini, che per quegli stessi governi hanno espresso la loro fiducia attraverso il voto. Anche perché, in questo modo, potendo contare soltanto sulla ricchezza ( e sulla fiducia) all’interno dei propri confini e non oltre, nessuno stato sovrano potrebbe fare i passi più lunghi della propria gamba. Il pareggio di bilancio non sarebbe più una chimera bensì la naturale conseguenza di una onesta e oculata amministrazione. I cittadini potrebbero finalmente controllare al centesimo, fuori dalla pazza roulette mondiale dei titoli, come e quanto i loro denari siano stati investiti in beni comuni.

Invece avviene che, nell’Europa dell’euro, cioè di una moneta comune che avrebbe dovuto assottigliare le differenze e avvicinare i popoli, l’euro non sia lo stesso da stato a stato. Quello tedesco vale di più, o per meglio dire lo stato della Merkel offre maggiori garanzie di onorare il suo debito. Così i suoi bond vengono acquistati (soprattutto all’esterno) con interessi praticamente azzerati, e vanno a ruba. E si vendono come una qualsiasi azione, ma sono debito pubblico. Così la Germania continua ad accumulare ricchezza con una velocità esponenziale, inversamente proporzionale alla difficoltà di altri stati, come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia. La Germania oggi può permettersi di fare la cicala con i soldi degli altri stati in difficoltà, gli stati cicala trasformati faticosamente in stati formiche con interventi pesantissimi che danneggiano gli strati più poveri delle loro popolazioni e inaridiscono i mercati interni, sono condannati a indebitarsi sempre di più senza mai riuscire a vedere la fine del tunnel.

Tutto questo non ha senso ed è ben magra la consolazione che anche la Germania, spingendo alle estreme conseguenze questo trend disastroso dell’economia europea e mondiale, avrà di che dolersene. Perché a quella data avremo sicuramente ben altri problemi, a cominciare dall’ordine pubblico in tutti gli stati in difficoltà.

Basterebbe una semplice regola, da votare in Europa tutti insieme, unitariamente. Senza mettere soldi in fondi anti spread, senza creare scudi. Basterebbe eliminare lo spread alla radice, imponendo la regola comune ( e profondamente etica ) del divieto, per tutti gli stati sovrani, di vendere il proprio debito a investitori appartenenti ad altri stati. Così ciascuno si risana il proprio debito, e misura i propri passi, con saggezza. E lo spread scompare in una bolla di sapone.
Provate a chiedere a Monti se è d’accordo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
12 settembre 2011
ARIA DI "GRAN CONSIGLIO" IN CASA PDL ( di Stefano Olivieri)


Arrivano alla spicciolata, si affacciano e poi se ne vanno. Il neo segretario Alfano vara preoccupato la linea durissima (alla faccia della democrazia interna) e annuncia che d’ora in poi coloro che non saranno d’accordo con le scelte del partito si dovranno “accomodare ai bordi del campo”. Beppe Pisanu, la Marcegaglia, Bonanni della Cisl. Alemanno da Roma, Tosi da Verona ( non è PDL ma il suo niet fa ancora più male, se possibile). Infine la Polverini, ma soltanto per adesso.

Il PDL perde i pezzi non soltanto come consensi nel paese, ma anche e soprattutto fra i suoi stessi eletti. Il cavaliere è sempre più nero e sempre più solo, in questo suo disperato tentativo di far sembrare l’Italia il paese dei suoi miracoli. Ora si dovrà guardare anche dagli amici, anche dai più fidati. C’è aria di fronda, da “gran consiglio” di mussoliniana memoria.

In Italia, del resto, non esiste purtroppo l’impeachment e in qualche modo si dovrà trovare una soluzione, all’italiana, appunto. Sicuramente ci stanno già lavorando, da qualche parte. Sicuramente a palazzo Grazioli pure, per una possibile e personalissima exit strategy. La magistratura incombe, e pare non più soltanto su questioni di badanti intime, stavolta. La via di fuga  va preparata per bene, in fin dei conti stiamo parlando del più grande statista degli ultimi 150 secoli. peccato che i suoi amici del nord Africa abbiano avuto qualche contrattempo, perchè a lui il caldo piace assai.

Alfano chiede ai grandi del PDL di rendere conto sul web dei loro finesettimana, per una questione di etica. Attendiamo di conoscere l’indirizzo web del blog del premier, per consultarlo.

Intanto Borsa e spread anche oggi tornano a segnare in Italia, purtroppo, profondo rosso. E la UE subito ammonisce di tenersi pronti per una manovra aggiuntiva e convincente. Sono inflessibili questi europei, forse vogliono vedere anche il taglio del presidente del consiglio, per convincersi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

5 settembre 2011
GOVERNO E PAESE, MAI COSI’ DISTANTI ( di Stefano Olivieri)

Lo spread dovremmo misurarlo qui prima di tutto, non solo fra i BTP e i Bund tedeschi. Perché la distanza che di giorno in giorno separa questo esecutivo e le sue azioni dai problemi reali dell’Italia si è fatta ormai incolmabile e ieri, con l’ultimo schiaffo a operai e lavoratori dipendenti sulla facoltà di licenziamento in deroga all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il governo Berlusconi ha ammesso la sua sconfitta: non è, non lo è mai stato, il governo del nostro paese. E’ stato il comitato d’affari della parte peggiore dell’Italia, quella dei ladri e dei truffatori incalliti, quella degli evasori fiscali e contributivi, quella che sfrutta il lavoro nero e porta i suoi capitali all’estero. Quella dell’illegalità e della malavita organizzata, che non a caso hanno allungato i loro tentacoli proprio sotto gli esecutivi di Berlusconi, l’uomo che teneva in casa come guardiano un mafioso come Mangano. Berlusconi si lamenta – lo ascoltiamo nell’ultima intercettazione – ammettendo che l’unica debolezza che ha è la smania di scopare, ma non dice che proprio per questo la figa, nel nostro paese, ha sostituito di fatto la valuta legale negli affari che contano. Non dice che cosa faceva Tarantini oltre a procurargli la gnagna per le sue seratine eleganti, non capisce – o finge di non capire – che l’utilizzatore finale ha sconvolto, per appagare i suoi pruriti senili, la vita democratica e ‘produttiva di un intero paese.
 
Ora, che Berlusconi sia il papi di Noemi o lo zio di Tarantini, non ce ne può fregare di meno. Lo hanno capito tutti, anche i ragazzini, che ci marcia, che racconta balle colossali. Come quella di Ruby nipote di Mubarak, che però ha fatto registrare il momento più basso della nostra storia parlamentare, quella in cui la maggioranza fedele al Priapo ha giurato in parlamento che Ruby sì, poteva essere la nipote di Mubarak. Smentendo meschinamente non la propria coscienza, non la delega ricevuta dagli elettori ma prima di tutto l’impegno di fronte alla Costituzione di questo paese, di fare e dire cose per il bene della comunità e non per assecondare il priapismo di un vecchio bavoso.
 
Si dice: vizi privati e pubbliche virtù. Chiedo al più sviscerato sostenitore del premier di mostrarmele, queste virtù da statista, da uomo di governo. Ha fatto diventare il nostro paese ridicolo, debole, imbelle di fronte agli attacchi della speculazione finanziaria. Dietro alla quale poi ci sono altri pescecani come lui, fatti della stessa pasta, il che rende ancora più grave la sua negligenza, la sua incapacità di reggere, in questa crisi, le redini del governo italiano.
 
Domani scenderò per strada, scioperando per un giorno che dovrebbe essere destinato al lavoro, e che dunque non mi sarà retribuito. Come molti, troppi di voi non navigo certo nell’oro e già penso al riverbero dannoso che questo sciopero avrà sulla mia prossima busta paga. Ma non ci si può tirare indietro adesso, non si può – penso a Gramsci - più restare indifferenti a guardare il disfacimento della nostra democrazia. Domani sciopero, il prossimo 10 e 11 settembre si replica con l’arrivo a Roma di milioni di cittadine e cittadini, intere famiglie da tutte le regioni italiane a dire BASTA! Il nostro paese sta cadendo giù e vogliono impedirci di sorreggerlo, per continuare a proteggere chi fino all’ultimo continua a minare le sue fondamenta. Non possiamo consentirlo, mandiamo a casa questa banda di ladroni, liberiamo anche il popolo della destra imprigionato dai vaneggiamenti di un premier ormai esaurito da se stesso e consentiamo a tutto il paese di esprimere liberamente, fuori dai ricatti di questa classe politica, una nuova guida, un nuovo governo di persone normali e per bene, senza scheletri negli armadi, senza interessi personali da proteggere e alimentare, senza segreti ignobili da nascondere agli elettori.
 
Un nuovo premier ma prima di tutto una nuova classe politica. La road map della rinascita non potrà non passare da un atto di umiltà convinto di tutte le formazioni politiche, che dovranno tornare fra la gente e ai cittadini chiedere aiuto e consiglio a partire dai più deboli che sono restati senza voce da un pezzo. Elezioni primarie per tutti e nessuna ingerenza dei partiti nella formazione delle liste, poi dopo elezioni politiche con una nuova legge elettorale che sia rispettosa della Costituzione. Cara Italia di sinistra, di centro e di destra, lasciamoci questo incubo incubo alle spalle una buona volta.  
 
Stefano Olivieri
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